Diritto Tributario

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A cura dell'avv. Franco Ionadi e del dott. Spataro



Imposte e tasse – Soggettività passiva – Qualità di erede del contribuente – Necessità – Condizioni – Chiamata all’eredità – Insufficienza – Accettazione – Necessità


2024-02-08
abstract: Per richiedere il tributo al figlio del contribuente deceduto, è necessario provare la sua qualità di erede.
Cassazione sentenza n. 2940 del 31/1/2024

Segnalato da Avv. Franco Ionadi
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I

In materia tributaria, l’assunzione delle obbligazioni del de cuius richiede l’accettazione dell'eredità, essendo insufficiente la partecipazione alla denuncia di successione, sicché l’assenza della pregressa accettazione esclude la legittimazione passiva per i debiti ereditari.

 

(Nella fattispecie, l’Agenzia delle Entrate aveva richiesto l’imposta di registro al figlio del contribuente deceduto e sulla base di tale sua sola qualità. I giudizi di merito si erano conclusi a favore dell’ufficio impositore, ma la Suprema Corte ha ribaltato la pronuncia).

Passi salienti della sentenza:

“…Cass., Sez. L, Sentenza n. 1885 del 22/02/1988 ha affermato che: “In ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per il pagamento dei debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale contenuto nell'art. 2697 cod. civ., l'onere di provare l'assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, che non può inferirsi dalla mera chiamata alla eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all'accettazione dell'eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella sua qualità di erede>> (conf. Cass., Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 5247 del 06/03/2018 e Cass., Sez. L, Sentenza n. 21436 del 30/08/2018). Pertanto, colui che deduca l'avvenuta acquisizione della qualità di erede da parte dell'avversario, come fatto posto a fondamento della domanda, è tenuto, ai sensi dell'art. 2697 cod. civ., a provare che vi sia stata Corte di Cassazione - copia non ufficiale 4 l'accettazione dell'eredità, senza che siffatto onere comporti una prova impossibile in conseguenza della previsione, per detta accettazione, del termine di dieci anni e della forma espressa o tacita, in quanto l'art. 481 cod. civ. consente a chiunque vi abbia interesse di acquisire in qualsiasi momento la certezza circa l'accettazione o meno dell'eredità da parte del chiamato (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 125 del 07/01/1983; conf. Cass., Sez. L, Sentenza n. 2489 del 10/03/1987).

In particolare, colui che deduce l'avvenuta accettazione dell'eredità come presupposto della domanda azionata, facendo valere un credito contro un chiamato all'eredità del debitore, quale erede ope legis ai sensi dell'art. 485 cod. civ., ha l'onere di provare, in applicazione del generale principio di cui all'art. 2697 cod. civ., la verificazione di tutti gli elementi di quella fattispecie, ed in particolare del possesso dei beni ereditari da parte del detto chiamato, senza possibilità d'invocare al riguardo presunzione di sorta (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 11634 del 30/10/1991). Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all'art. 2697 cod. civ., l'onere di provare l'assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all'eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all'accettazione dell'eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità (Cass., Sez. L, Sentenza n. 10525 del 30/04/2010). Poiché la responsabilità per i debiti tributari del de cuius presuppone l'assunzione della qualità di erede e la rinuncia all'eredità produce effetto retroattivo ex art. 521 c.c., il chiamato rinunciante non risponde di tali debiti, ancorché questi ultimi siano portati da un avviso di accertamento notificato dopo l'apertura della successione e divenuto definitivo per mancata impugnazione; in tale evenienza, dunque, legittimamente il rinunciante può far valere, in sede di opposizione alla cartella di pagamento, Corte di Cassazione - copia non ufficiale 5 la propria mancata assunzione di responsabilità per i debiti suddetti (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 37064 del 19/12/2022).


2024-02-08 Segnalato da Avv. Franco Ionadi








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