Diritto Tributario

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A cura dell'avv. Franco Ionadi e del dott. Spataro



Contenzioso tributario – Deposito documenti – In udienza – Inammissibilità – Deposito documenti in appello – Requisito della “novità” – Insussistenza – Inammissibilità

2016-11-04
abstract: Ctr Basilicata sent. n. 255/2/16 dep. 26/5/2016

Segnalato da Franco Ionadi


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   Il termine previsto dall’art. 32 D. Lgs. n. 546/1992, per il deposito dei documenti dinnanzi al giudice tributario deve considerarsi perentorio, per cui non è ammissibile il deposito direttamente in udienza di documenti che erano nella disponibilità della parte prima dello spirare di quel  termine.

   La produzione di documenti in grado di appello è ammissibile solo nel caso in cui essi posseggano il requisito della “novità”, diversamente configurandosi una violazione del diritto di difesa.

 

 

NOTA: nel caso affrontato dalla CTR Lucania, il contribuente aveva eccepito in primo grado la nullità dell’accertamento in quanto privo di firma del direttore dell’ufficio. Quest’ultimo aveva prodotto la delega di firma, ma solo in udienza. A seguito della decisione di primo grado, che aveva dichiarato inutilizzabile il documento, e pronunciato di conseguenza, l’ufficio aveva interposto appello depositando in tale grado il documento espunto dalla CTP. La CTR  si è pronunciata per la inammissibilità di tale deposito in quanto trattavasi di documento da sempre nella disponibilità dell’ufficio, stigmatizzando gli effetti negativi, sul piano della violazione del diritto di difesa avversario, che ne sarebbero scaturiti da una eventuale decisione contraria.

   La sentenza è particolarmente importante, anche in relazione al fatto che la Suprema Corte non ha approfondito la tematica, limitandosi ad ammettere una generica ammissibilità della produzione in appello dei documenti, ancorché non prodotti in primo grado.

   La CTR Basilicata, invece, evidenzia come la tempestiva produzione del documento, da parte dell’ufficio, avrebbe consentito al contribuente la proposizione di motivi aggiunti al ricorso, diritto il cui esercizio verrebbe di fatto neutralizzato ove si consentisse l’ammissibilità del deposito di quei documenti all’udienza o, peggio, in grado di appello.

 

   Aggiungiamo anche che ammettere la produzione in appello di documenti che la parte avrebbe potuto produrre in primo grado – e quindi privi del connotato della “novità” – significherebbe concedere surrettiziamente a una delle parti la facoltà di determinare, a propria discrezione, la durata del processo.

Sentenza segnalata da commercialistatelematico.com

 


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2016-11-04 Segnalato da Franco Ionadi









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