Diritto Tributario

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A cura dell'avv. Franco Ionadi e del dott. Spataro



Amministrazione finanziaria – Agenzia delle Entrate – Incarichi dirigenziali – Senza concorso – Illegittimità costituzionale

2015-04-03
abstract: Corte Costituzionale – Sentenza 17/3/2015 n. 37

Segnalato da Franco Ionadi


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    E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, per violazione degli articoli 3, 51 e 97 Cost., (articolo che consentiva alle Agenzia delle Entrate, del Demanio e del Territorio, nelle more della indizione di apposite procedure concorsuali, di poter conferire incarichi dirigenziali a propri funzionari con contratti a tempo determinato, salvi gli incarichi già conferiti).

 

 Qui la sentenza integrale.

 

In sintesi, la questione è questa. L’art. 24 del Regolamento di Amministrazione dell’Agenzia delle Entrate (in GU n. 36 del   13/2/2001) prevedeva che, per inderogabili esigenze di funzionamento, le posizioni dirigenziali potessero essere coperte, previo interpello, con contratti individuali di lavoro  e a termine stipulati con propri funzionari. Si doveva trattare di una situazione eccezionale e di emergenza, dal momento che, per legge (prima di tutto costituzionale) la porta di accesso al pubblico impiego è solo quella concorsuale.

 

 I termini previsti da detto  articolo, tuttavia,  vennero prorogati con delibere del Comitato di Gestione dell’Agenzia delle Entrate.

 

  L’art. 8 comma 24 del DL n. 16/2012 operò una trasposizione in legge della previsione di cui all’art. 24 anzidetto, in tal modo cristallizzando, di fatto, la possibilità di aggirare sine die  l’obbligo del pubblico concorso.

 

  La sentenza n. 37/2015 ne ha quindi dichiarato l’illegittimità costituzionale.

 

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La sorte degli atti sottoscritti da “dirigenti” decaduti (la cui nomina è stata dichiarata illegittima).

 

Anzitutto, nessun dubbio sulla nullità dell’avviso di accertamento non sottoscritto dal capo dell’ufficio (o comunque invalidamente sottoscritto), stante la tassativa previsione dell’art. 42 DPR n. 600/1973 (Cassazione  14942/2013 18758/2014 – 17400/2012)

 

Diverso è il discorso per atti diversi dall’avviso di accertamento, quali cartella di pagamento, avviso di mora, diniego di condono, intimazioni ecc.) per i quali la Cassazione ha enucleato una generale presunzione di riferibilità dell’atto – privo di firma – all’ufficio (Sentenza citata n. 14942/2013).

La nullità dell’avviso di accertamento per difetto di firma o per invalidità della stessa non è rilevabile d’ufficio (Cassazione 7645/2014). Tale nullità va dedotta, a pena di decadenza, in primo grado (e col ricorso introduttivo) ai sensi dell’art. 61 DPR n. 600/1973.

2015-04-03 Segnalato da Franco Ionadi









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