Diritto Tributario

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A cura dell'avv. Franco Ionadi e del dott. Spataro



Ragionevole durata del processo - Equa riparazione - Rassegna di giurisprudenza della Cassazione (Parte prima) (Tributario)

2003-04-21
abstract: Ragionevole durata del processo - Equa riparazione - Rassegna di giurisprudenza ...

Segnalato da FrancoIonadi Euro


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Pubblichiamo una serie di massime della Corte di Cassazione relative a giudizi azionati in base alla cosiddetta Legge Pinto, sull'equo indennizzo per violazione del diritto al ragionevole termine di durata del processo. La questione è di viva attualità in quanto le massime segnalate sono le prime rese dalla Cassazione e rappresentano quindi un utile punto di riferimento per coloro che intendono avvalersi dei mezzi di tutela previsti dall'anzidetta Legge Pinto.


Sentenza 22.10.2002 n. 14885
Equa riparazione – Esclusione della natura sanzionatoria – Affermazione della natura indennitaria – Conseguente irrilevanza dell’elemento soggettivo – Rilevanza di eventuali ritardi dovuti alla applicazione di atti legislativi o normativi in genere – Azionabilità della domanda anche in relazione a giudizi di esecuzione forzata per rilascio di un immobile
Ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, il diritto ad un'equa riparazione in caso di mancato rispetto del termine ragionevole del processo, avente carattere indennitario e non risarcitorio, non richiede l'accertamento di un illecito secondo la nozione contemplata dall'art. 2043 cod. civ., ne' presuppone la verifica dell'elemento soggettivo :della colpa a carico di un agente; esso e' invece ancorato all'accertamento della violazione dell'art.6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, cioè di un evento "ex se" lesivo del diritto della persona alla definizione del suo procedimento in una durata ragionevole, l'obbligazione avente ad oggetto l' equa riparazione configurandosi, non gia' come obbligazione "ex delicto", ma come obbligazione "ex lege", riconducibile, in base all'art. 1173 cod. civ., ad ogni altro atto o fatto idoneo a costituire fonte di obbligazione in conformità dell'ordinamento giuridico.
Ai fini del diritto ad un'equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, il giudice, nell'accertare la durata del procedimento onde verificarne la ragionevolezza, deve considerare anche il ritardo conseguente alla (doverosa) applicazione di atti legislativi (o normativi in genere), e cio' non gia' per sindacare tali atti, ma per apprezzare se la durata del singolo procedimento, come conformato in base a quegli atti, si riveli in concreto compatibile con il precetto di cui all'art. 2 della citata legge n. 89 del 2001 e, tramite questo, con il precetto di cui all'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. (Enunciando il principio di cui in massima, la S.C. ha cassato il decreto della corte territoriale, il quale, invece, aveva affermato che dall'ambito applicativo della legge andasse esclusa l'incidenza, sulla durata del procedimento di esecuzione forzata per rilascio di immobile ad uso di abitazione, riferibile ai provvedimenti legislativi che avevano piu' volte sospeso gli sfratti o demandato alla graduazione prefettizia l'assistenza della forza pubblica).
Nell'ambito applicativo della legge 24 marzo 2001, n. 89, che prevede il diritto ad un'equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo ai sensi dell'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rientra anche il procedimento di esecuzione forzata di un provvedimento di rilascio d'immobile adibito ad uso di abitazione, stante il collegamento, emergente anche dai principi elaborati dalla Corte europea (alla cui stregua va condotta l'interpretazione della legge n. 89 del 2001), tra soddisfazione concreta del diritto azionato e procedimento di esecuzione forzata. Ne' in senso contrario può invocarsi l'art. 4 della citata legge. il quale, nel fissare termini e condizioni di proponibilità della domanda di riparazione, fa decorrere il termine di decadenza di sei mesi "dal momento in cui la decisione, che conclude il procedimento, e' divenuta definitiva", atteso che l'espressione "decisione definitiva" non coincide con quella di sentenza passata


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2003-04-21 Segnalato da FrancoIonadi Euro









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