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"L'erba è una superficie che sarebbe già sparita dal tennis se non fosse stata tenuta in vita da Wimbledon, ma è anche la più onesta nei confronti del talento. Sulla terra si può vincere con la pazienza e con la corsa, sul cemento con la violenza, sui prati ci vuole molto di più". Rino Tommasi

      

Il calcio preso a calci - novità !

2004-01-21  NEW: Appunta - Stampa · modifica · cancella · pdf
      

Inizia oggi una nuova e originale rubrica settimanale.


A

Al fischio d'avvio oggi una rubrica settimanale che vuole essere una voce fuori campo. Unica, potremmo definirla per il suo modo di intendere le questioni, perché completamente imparziale. Infatti, i suoi contenuti rispecchieranno l’andamento dei fatti principali che accadono intorno al calcio senza subire modifiche o aggiustamenti e saranno commentati con distaccato interesse.

Ai lettori, in sostanza, viene offerta semplicemente la possibilità di capire il significato di alcune cose che per anni, per così dire, hanno subito il fascino dei luoghi comuni.

Personaggi, istituzioni, società e calciatori, raccontati come mai prima attraverso un viaggio di realtà.

E il numero zero, non poteva non essere dedicato a colui dal quale non si può prescindere: il calcio.

Si dice che i primi ad inventare una cosa somigliante all’attuale “giuoco del calcio”  furono gli inglesi o forse i neozelandesi.

E c’è da credergli, visto che i primi conservano tra i documenti più rigorosi le regole trascritte, datate in tempi non sospetti, e i secondi asseriscono di averle adottate e messe in pratica prima di ogni altro.

Ma il fascino di questo movimento ludico ha saputo conquistare molto presto intere nazioni e continenti, che ne hanno condiviso spassionate gioie.

Comunque, nulla in confronto ai giorni nostri.

Attualmente, il calcio primeggia come sport più seguito al mondo, anche se va detto, che è in netto calo.

La mirabile scalata verso il successo ha aperto nuovi orizzonti, a questo che in principio era solo un gioco come un altro.  

Dunque, il calcio è cresciuto ed ha subito una evoluzione contrastante con il gioco stesso.

Evoluzione si, ma quasi esclusivamente, legata a questioni economiche.

Corporazioni e simili ormai da decenni vendono al miglior offerente la sua immagine.

Le televisioni a pagamento ne distribuiscono la visione.

Il calcio, suo malgrado, si è trasformato da divertimento in business.

Un business che per i suoi costi è chiamato ad assicurare uno spettacolo avvincente, contriso di fisicità, abilità,  fervore agonistico e geniali giocate, dove nulla è certo e tutto può accadere fino all’ultimo istante.

Esattamente, così!

E’ triste ammettere che, il calcio moderno, però non appartiene più a quel gioco dettato dalla passione, che gli aveva dato le origini; oggi ciò che fa muovere tutto è il denaro.

Promesse milionarie fuori da ogni canone di civile dignità spingono i calciatori avidamente verso questa o quella società, senza alcun rimpianto e nessun attaccamento alla maglia indossata fino a qualche giorno prima.

Tutto viene deciso a tavolino e precettato con dovizia di particolari, come: la cura dell’immagine dell’atleta, i diritti nascenti da essa, i rapporti con gli sponsors personali, l’assicurazione sui probabili infortuni, i premi, i benefits, le clausole, le postille, e tanto altro ancora.

E mentre, presidenti, direttori generali, responsabili dell’area tecnica, direttori sportivi, collaboratori personali del presidente, responsabili marketing, responsabili della comunicazione, allenatori, vice allenatori, allenatori dei portieri, accompagnatori, procuratori, etc…, si affannano a sembrare indispensabili, il calcio li subisce suo malgrado.

Ormai non vi sono più limiti alle prevaricazioni cui il movimento calcistico viene sottoposto da un numero sempre maggiore di detrattori e faccendieri senza scrupoli, che intravedono la possibilità di sfuggire ad ogni sorta di controllo facendosi scudo di esso.

Come si può apprendere da documenti di pubblico dominio, sono recenti, i numerosi crack economici patiti da società, con conseguenti arresti e condanne a danno dei responsabili, che con il calcio non dovrebbero avere nulla a che fare, ma che, guarda caso, proprio in esso trovano terreno fertile.

Viene naturale chiedersi se avvengano i dovuti accertamenti da parte delle istituzioni di settore, per chi decide di “investire” in questo sport.

Perché, resta ben inteso che di sport si tratta, e che la sua tutela è fondamentale per garantirgli l’esistenza.

Infatti, mal si conciliano con esso le labirintiche manovre perpetrate da chi evidentemente non è uomo di sport, trasformando una squadra di calcio in una S.p.A. quotata in Borsa.

Benfatto, se questo fosse servito a consolidare la sua leadership e le avesse creato un nuovo vitalizio, ma, invece, come era facilmente prevedibile, nulla di tutto questo.

Il castello di sabbia si è sgretolato al primo flebile soffio di vento non lasciando alcuna traccia di se, lasciando solo amarezza a chi ha creduto in una illusione creata per soddisfare interessi privati e non per il bene della propria squadra.

“Accordi sottaciuti e continue manovre di riciclo”, questo è quanto si evince dalle  indagini delle varie procure.

Naturalmente, al momento della deflagrazione tutti si professano ignari ed estranei alla faccenda, ma per fortuna, non sempre è così; merito della giustizia ordinaria che non fa sconti a nessuno.

Eppure, nello sport, le solite facce note sono sempre in sella da decenni e anzi pare che acquistino sempre più potere, aiutati dalle performances negative che sono in grado di offrire, naturalmente senza mai patire alcuna conseguenza, anzi semmai pronti a ricevere qualche attestato di stima e delle scuse.

Deposti dirigenti coinvolti in scandali di ogni sorta dopo un periodo di forzata assenza ricompaiono manutentori di incarichi prestigiosi e decisivi accolti come salvatori dell’intero movimento.

Per cui io mi chiedo fino a quando, uno come me che ama il calcio in senso strettamente sportivo, dovrà sopportare le gesta di questi personaggi che continuano a minarne la dignità?

Basti vedere cosa accade con i conti e i bilanci, questi sono talmente truccati, che sarebbero pronti per sfilare sulle passerelle di moda più prestigiose.

Per come la vedo io, e credo che corrisponda ad una innegabile volontà comune, a questo punto sarebbe necessaria una totale epurazione atta ad allontanare definitivamente tutti coloro che per decenni hanno solo saccheggiato nel calcio, essendo inutile riscrivere nuove regole con gli stessi interpreti.

Questo pallone gonfiato all’inverosimile è stato fatto scoppiare tante di quelle volte che non si riesce più a rattopparlo, e nemmeno esperti economisti chiamati al suo capezzale, a questo punto, sono in grado di fare il miracolo.

Nonostante tutto, la fine di questo sistema corrotto non è ancora scritta, purtroppo!

Però, è anche vero che troppo hanno tirato la corda, e ora che sono con l’acqua alla gola affogheranno, si spera, chiaramente per il bene di questo sport, che per quanto mi riguarda continua a trasmettermi sempre passione ed emozioni vere, ed è  lontano da coloro che vorrebbero giustificare il loro fallimento personale approfittando dei dintorni del calcio per sentirsi uomini impegnati. 

                                                                                       Gespa

2004-01-21 - Fonte: Avv. Gennaro Spagnoli

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