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L’”A.C. FIORENTINA” E’ FALLITA: ECCO LA “NUOVA” FLORENTIA VIOLA

2002-10-15  NEW: Appunta - Stampa · modifica · cancella · pdf
      

Dopo lunga “agonia”, lo scorso 27 settembre il Tribunale civile di Firenze ha decretato il fallimento dell’A.C. Fiorentina.


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Dopo lunga “agonia”, lo scorso 27 settembre il Tribunale civile di Firenze ha decretato il fallimento dell’A.C. Fiorentina. Tale pronuncia non stupisce nessuno visto che da ormai un anno a questa parte il “patron” della Fiorentina Vittorio Cecchi Gori aveva mostrato una scarsa attitudine all’amministrazione e gestione della propria società calcistica, incorrendo, più di una volta, in guai giudiziari (e non); tra questi il più grave è stato il provvedimento del 5 giugno 2002, col quale il Tribunale di Firenze, acquisito il parere del Pubblico Ministero, aveva ritenuto la sussistenza di “fondati sospetti di irregolarità nell’adempimento dei doveri degli amministratori e dei sindaci” (art. 2409 c.c.), e, conseguentemente, disposto l’amministrazione giudiziaria della Fiorentina – con revoca del suo consiglio di amministrazione –-, nominando, nel contempo, quale amministratore giudiziario, col compito di risanare i bilanci del club, il Prof. Enrico Fazzini. Quest’ultimo, essendosi venuto a trovare a cospetto di un club con i conti sempre più in rosso, si era visto costretto ad avanzare richiesta di ammissione della società al concordato preventivo (procedura “salvagente” che consente all’imprenditore insolvente di evitare il fallimento mediante un accordo concluso con la maggioranza dei creditori chirografari e con effetti vincolanti su tutta la massa creditoria). Il Tribunale del capoluogo toscano ha, però, dichiarato tale richiesta inammissibile per “manifesta carenza dei suoi presupposti soggettivi e oggettivi” e, contestualmente, pronunciato il fallimento dell’A.C. Fiorentina, stante il suo conclamato stato di insolvenza, nominando curatore fallimentare il Dott. Giano Giani. Adesso un duro lavoro attende il curatore del fallimento il quale dovrà vagliare attentamente contratti, atti societari e operazioni finanziarie (Si pensi alle cessioni di Rui Costa, Toldo, Repka), antecedenti all’insediamento del Prof. Fazzini, per valutarne la regolarità, nonché chiedere, a tempo debito, nel rispetto della normativa della legge fallimentare, previa acquisizione del parere del comitato dei creditori e l’autorizzazione del Tribunale, la vendita di tutti i beni della Fiorentina (tra i quali il marchio e la palazzina di piazza Savonarola, 6, sede del club) per poter soddisfare con il suo ricavato, seppur parzialmente, più di 200 miliardi di debiti. Le sventure per Vittorio Cecchi Gori, però, non sono ancora finite: egli, infatti, rischia di essere chiamato a rispondere del reato di bancarotta fraudolenta per il presunto doloso compimento di atti che avrebbero pregiudicato gli interessi dei creditori. Bisogna comunque riconoscere la coerenza di Cecchi Gori che non molto tempo fa ha dichiarato che avrebbe preferito “disintegrare” la Fiorentina anzichè “cederla”. Infatti, al di là degli episodi anche “umoristici” che hanno caratterizzato l’ultimo anno di vita della società toscana (Si pensi al “misterioso” fax pervenuto alla Banca di Roma attestante l'avvenuto pagamento dei debiti societari attraverso una Banca colombiana, riconosciuto come palesemente fasullo), è riuscito pienamente nel proprio intento; grande abilità ha, infatti, avuto nel garantire prima i capitali occorrenti ad onorare i debiti e, poco dopo, a farli “volatilizzare”, come il grande mago Silvan. Certamente i creditori della “vecchia” Fiorentina non si potranno rivalere sulla “neonata” Florentia Viola di Diego Della Valle che, a partire dal nome, ha evitato equivoci ed eliminato dubbi che potessero accomunarla al club fallito. A tal proposito, appare curioso quanto fa notare Fausto Carioti, giornalista di un noto quotidiano nazionale: “il 7 agosto, con uno strappo a tutte le regole, la Florentia è stata ammessa dalla Federazione a giocare in C2, cioè tra i professionisti, a patto che si assumesse i debiti che la vecchia Fiorentina aveva verso il Fondo di garanzia calciatori e allenatori. Della Valle ha accettato. Domanda: a che titolo lo ha fatto, se la sua società rifiuta di avere qualsiasi cosa a che vedere con quella che fu di Vittorio Cecchi Gori? Nella stessa delibera si legge che la società è ammessa al campionato di C2, in quanto «espressione della città di Firenze». Ma perché una società appena nata deve essere «espressione» della città, quando a Firenze ci sono gli onesti pedatori della Rondinella che da oltre mezzo secolo si dannano l'anima nei campi fangosi delle serie cadette? Perché la Rondinella (che ora sogna di aggiudicarsi all’asta il giglio della Fiorentina fallita) deve giocare nello stadiuccio “delle due strade”, mentre l’ultima arrivata si sistema al Franchi? E perché alla Florentia è stato fatto il «gran regalo» di giocare tra i professionisti, come lo ha chiamato il presidente della Lega di C, Mario Macalli, mentre Brindisi, Catania, Livorno, Ravenna e Taranto (e Pisa), nella stessa situazione, dovettero ripartire dalle categorie dilettantistiche? Perché i vecchi abbonati della Fiorentina che hanno fatto la tessera alla Florentia hanno avuto diritto di prelazione sulle loro vecchie poltrone? La risposta è una per tutte le domande: perché la Florentia è l'erede della Fiorentina. Basta non dirlo a voce alta”.

2002-10-15 - Fonte: Alberto Foggia

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