Divulgare la privacy e la cybersecurity nelle aziende
con spiegazioni semplici e operative, AI assisted
Osservatorio a cura del dott. V. Spataro 



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Discorso del 2024 del Presidente Garante della Privacy

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Documento annotato il 15.07.2025 Fonte: gpdp.it
Link: https://www.gpdp.it/documents/10160/0/Relazione+an




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Relazione annuale 2024
Discorso del Presidente Pasquale Stanzione


P OTERE E RESPONSABILITÀ
L
A CULTURA DELLA PROT EZIONE DEI DATI

ROMA , CAMERA DEI DEPUTATI , 15 LUGLIO 2025



1. Tempo fuori luogo

Autorità, Signore e Signori,
ringrazio, anzitutto, il Presidente della Camera per la possibilità, concessa
all’Autorità, di presentare, in questa bellissima Sala, la Relazione sulla
propria attività nel l’anno trascorso, che è stato molto rilevante dal punto di
vista della protezione dei dati.
“Tempo fuori luogo” è il titolo di un not o romanzo che, a sua volta,
richiama le parole di Amleto, mentre si chiede - dopo il dialogo con lo
spettro del padre - se spetti proprio a lui rimetterlo in sesto. E tuttavia, è
anche una definizione possibile, forse la più aderente, del tempo presente:
complesso, straniante, ma anche fondativo, perché percorso da uno dei più
grandi mutamenti antropologici che la storia possa annoverare: quello
indotto dall’i.a..
La “crisi” (etimologicamente “separazione”, ma anche “scelta” e
“giudizio”) che, per Kosell eck è tratto distintivo del moderno, caratterizza
infatti, ancor più, l’oggi, come momento di distinzione e passaggio,
appunto, tra un prima e un dopo e di scelta tra più opzioni e più direzioni.
Un tornante della Storia in cui si scrive il futuro e si ass ume la responsabilità
di governarlo. I dati sono la materia di questa rivoluzione e proteggerli
significa garantire che sia l’innovazione al servizio della persona, non
viceversa.
Papa Leone XIV ha dichiarato di aver scelto il proprio nome anche
rifacendo si alla figura di Leone XIII che, nell’enciclica Rerum Novarum,
aveva trattato, con lungimiranza, le questioni connesse al mutamento

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Discorso del Presidente Pasquale Stanzione
sociale indotto dalla rivoluzione industriale. Tale scelta è stata motivata
richiamando, tra l’altro l’esigenza, per la Chi esa, di offrire oggi il proprio
insegnamento sociale a fronte della rivoluzione, non solo industriale!
dell’i.a.
E quando , tra le ragioni della scelta del nome di un Pontefice concorre
anche il bisogno di governare le sfide lanciate all’umanità dalla tecnologia,
essa non appare più solo tale, ma costituisc e un fattore d’incidenza
determinante sulla stessa antropologia sociale. Erano stati, del resto, già
denunciati i ri schi dell’algocrazia richiamandosi, anche in occasione dello
scorso G7, un profondo bisogno di “algoretica”, ossia di un’impostazione
etica nel governo della tecnica, con senso del limite e rispetto del primato
della persona. Si avverte, sempre più forte, l’esigenza di porre, al centro
del processo d’innovazione l’uomo, con i suoi diritti e le sue libertà, perché
non divenga – richiamando Paul Valéry - schiavo della stessa potenza che
ha creato.
Questo bisogno cresce ogni giorno di più, parallelamente alla
diffusione, capillare e rapidissima dell’i.a. che, soltanto pochi anni fa,
poteva apparire un’idea quasi asimoviana, talmente lontana e futuribile da
non suscitare l’interesse se non dei pochissimi addetti ai lavori. L’i.a. si
delinea invece, oggi, sempre più quale “general -purpose technology ”:
tecnologia suscettibile di influenzare un intero sistema economico, su scala
ovviamente non solo nazionale.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale si estende infatti, in misura
crescente, negli ambiti più diversi della vita sociale: a livello globale il 60%
delle grandi aziende vi sta investendo, con un utilizzo già oggi regolare da
parte di tre dipendenti su cinque . Entro il 2030 l’i.a. potrebbe incidere su
circa 2 milioni di posti di lavoro, mentre il 65% degli attuali studenti delle
scuole elementari potrà avere , in futuro, un’occupazione oggi inesistente,
resa possibile dall’innovazione. L’Onu stima nel 40% dei posti di lavoro la
probabile ricaduta occupazionale dell’i.a., con un mercato globale che in
questo settore potrebbe raggiungere i 4,8 trilioni di dollari, pari circa
all’economia tedesca, sia pur con una significativa curvatura oligopolistica
(solo 100 aziende, principalmente tra Stati Uniti e Cina, partecipano del
40% della spesa globale in ricerca e svi luppo).
Nel settore sanitario l’i.a. viene già proficuamente impiegata in alcuni
pronto soccorso, per la gestione delle urgenze e le analisi radiologiche e ,
nelle procedure di procreazione assistita, potrà presto selezionare gli
embrioni con maggiore poss ibilità di sopravvivenza in utero. Essa, inoltre,
promette un significativo miglioramento nella qualità e nell’efficacia della
cura e della diagnosi. Se “FaceAge” consente di analizzare le foto del viso
per stimare le probabilità di sopravvivenza dei pazie nti oncologici, un nuovo

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modello algoritmico potrà leggere la “materia oscura” del Dna. Per la prima
volta un robot è riuscito a eseguire un intervento chirurgico su un
simulatore di paziente senza ricorrere ad alcun contributo umano . E se la
fiducia dei pazienti nell’i.a . cresce (fino al 33%), nel 36% dei casi si teme
che essa possa pregiudicare il rapporto con il medico o addirittura
sostituirlo (29%) . Si apprezzano, da questo punto di vista, la riserva di
decisione in capo al medico e il divieto di selezione nell’accesso alle cure
secondo criteri discriminatori, sanciti dal d.d.l. sull’i.a .
Il Consiglio d’Europa, con una recente raccomandazione, sottolinea
come un uso attento dell’i.a. in carcere possa contribuire a migliorare le
condizioni di vita dei detenuti, anche superando la distanza tra “il dentro e
il fuori”, a condizione che l’algoritmo non divenga giudice della persona e
non le si sostituisca.
Nell’arco di poco più di un anno e mezzo l’i.a., in particolare
generativa, è stata così protagonista di una vera e propria rivoluzione non
soltanto tecnologica ma, in senso ampio, sociale, culturale, politica,
antropologica. Si stima che nel mondo il 66% delle persone la utilizzi con
una certa regolarità ; in Italia il mercato dell’ i.a. sia cresciuto del 52% nel
2024; il 75% degli studenti la us i per i compiti ; l’82% dei ragazzi (14 % in
più rispetto allo scorso anno) è convinto che l’i.a. avrà un ruolo stabile nella
propria vita, anche se il 52, 3% dei ....... ... ...... . ........... ..
video ........ .. ... ...... .... ........ .. ... .. .. ..........à ..
avvalersi dell’i.a. per qualunque ricerca, pur con il rischio dell’effetto -
ancora, ovvero della tendenza ad affidar visi senza alcun senso critico né
volontà di approfondimento, con un approccio quasi oracolare. Ricerche
recenti dimostrano come il 66% dei dipendenti che utilizzano l’i.a.
generativa per ragioni professionali si affidino al risultato da essa proposto
senza valutarne l’accuratezza. Non sol tanto.
Tra l’urgenza della cronaca e il “rumore della storia”, l’i.a. si insinua
nella tattica bellica, alimentando la guerra algoritmica nel dominio
cognitivo, con manipolazione di contenuti , deterrenza digitale e narrazioni
polarizzanti. Si stanno sviluppando caschi integrati con realtà aumentata e
i.a. per potenziare le capacità sensoriali dei soldati. In Ucraina il sistema
Delta fornisce analisi strategiche predittive utili a orientare l’azione
difensiva, mentre in Israele Red Alert elabora modelli predittivi per
anticipare i tempi di evacuazione, a tutela dei civili. Benché non sostituisca
l’uomo, l’i.a. ne orienta, dunque, le decisioni persino su di un terreno così
drammaticamente umano come quello bellico, fatto di carne e sangue, che
nessun algoritmo può cancellare.

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Discorso del Presidente Pasquale Stanzione
2. A nostra immagine e somiglianza

Gli incomparabili benefici che, potenzialmente, l’i.a. può offrire
possono risolversi in pericoli intollerabili in assenza della necessaria
consapevolezza che ne esige l’uso.
Questo vale soprattutto per i min ori che, come “nativi digitali”,
intessono con le neotecnologie un rapporto quasi osmotico, con indubbi
benefici (si pensi soltanto allo sconfinato patrimonio d’informazioni
dischiuso da un solo click) ma anche, talo ra, rischi notevoli. In due soli anni
sono, infatti, cresciuti del 380% i casi di uso d’i.a. per creare materiale
pedopornografico, talora a partire da immagini reali cedute dietro ricatto
dagli stessi min ori, con un’esposizione di adolescenti cresciuta del 35% per
i ragazzi e del 67% per le ragazze nello stesso arco temporale. Anche in
ragione di tali rischi, il Garante ha inteso richiamare l’attenzione degli adulti
sul fenomeno dello sharenting. Esso, infatti, incide fortemente sull ’identità
personale oltre a creare, potenzialmente, tensioni significative nel rapporto
con i genitori (e persino tra loro stessi), ogniqualvolta la scelta di diffondere
le immagini non sia condivisa con i figli. E naturalmente i rischi non sono
soltanto quelli di precostituire a ciascun ragazzo un’ immagine che, sin da
subito o anche, magari anni dopo, egli non ritenga rifletta la sua identità,
ma anche di prestarne l ’immagine, pur non volendolo, ad abusi anche
gravissimi, quali pedopornografia, sexting , deep fake e così via.
L’ età adolescenziale si conferma, del resto, delicatissima non solo per
il rischio di dipendenza da dispositivi digitali ma anche per l’esposizione al
bullismo e, soprattutto, al cyberbullismo . Secondo stime Istat, quest’ultimo
risultava incidere, già nel 2023, sul 34% degli adolescenti (in particolare
stranieri) e rispetto a tale fenomeno, proprio in ragione della sua gravità,
la tutela accordata dal Garante interviene con la massima rapidità. Per
prevenire bullismo e discorsi d’odio è, tuttavia, indispensabile
un’educazione dei ....... .... ........ . (..... ..-.... ) . .. ........: ... .
caso scelt a come parola dell’anno dalla Treccani.
Non solamente le piattaforme e i social, ma anche l’i.a. generativa
innerva profondamente le vite degli adolescenti. P er questa ragione è
importante che l’accesso a tali dispositivi e, più in generale, alla rete, non
avvenga in solitudine e in assenza della necessaria “pedagogia digitale”,
comunque eludendo i limiti di età previsti normativamente per un
consapevole ........ ......... ... ......, ....., .. ....... .. .........
il massimo rigore nel controllo dei meccanismi di verifica dell’età adottati
on-line e, da ultimo, anche dai sistemi di i.a. generativa, per impedire che
i min ori vengano a contatto con contenuti inap propriati per il loro grado di
sviluppo cognitivo e personologico.

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E’ uno dei rilievi sottesi, ad esempio, ai provvedimenti sanzionatori
adottati, in un caso in via conclusiva quest’anno, nei confronti di sistemi di
i.a. come Replika o ChatGpt , volti a promuoverne la conformità alle
garanzie sancite, dalla disciplina di protezione dei dati, a tutela
dell’autodeterminazione del min ore. Si tratta di una questione di cruciale
importanza, trattata sia nell’ambito del parere reso ad Agcom sul relati vo
provvedimento, sia nel contesto dell'audizione sui progetti di legge sui baby
influencer . Non si tratta tanto, né soltanto, di innalzare l'età del ........
digitale, che in un contesto di digitalizzazione della vita sin dalla pre -
adolescenza, rischierebbe di aumentare la distanza tra la realtà e la norma,
rendendola ineffettiva. Ciò su cui è necessario il massimo rigore è - come
dimostra l'azione del Garante sul punto - il rispetto degli obblighi di age
verification e, soprattutto, una comune alle anza delle istituzioni e delle
comunità educanti per la promozione della consapevolezza digitale dei
minori. La scuola, le scuole, stanno facendo molto; il Garante è al loro
fianco in quest ’ attività di formazione della cittadinanza digitale.
Per molti adolescenti i chatbot sono, del resto, divenuti ormai delle
vere e proprie figure di riferimento ( Replika si autodefinisce “l’amico
empatico”). Una recente ricerca dimostra che, a f ronte di mezzo miliardo
di persone che hanno scaricato un’app. di “amicizia virtuale”, almeno un
ragazzo su 6, tra gli 11 e i 25 anni, ha utilizzato i chatbot di i.a. per chiedere
consigli e valutazioni, come uno psicologo, riscontrandone poi dipendenza
in un caso su tre. Addirittura alcuni sviluppano una sorta di legam e
affettivo, empatico con questi chatbot anche in ragione del loro tono spesso
eccessivamente lusinghiero, assolutorio, consolatorio e del loro configurarsi
come un approdo sicuro in cui rifugiarsi, al riparo dal giudizio altrui. E’
quello che viene defini to il loop dell’empatia infinita, che genera appunto
dipendenza spingendo a svalutare, per converso, i rapporti umani (che
appaiono troppo complessi e poco satisfattivi), inducendo così
all’isolamento. S ono agli atti delle indagini per la tragica scomparsa di una
giovanissima ragazza le domande da lei rivolte a ChatGpt sulla “tossicità”
dell'amore e sulla relazione sentimentale.
E’ significativo che in Florida penda un giudizio sull’imputabilità a un
chatbot del suicidio di un ragazzo 14enne, che con l’as sistente virtuale
aveva sviluppato un rapporto talmente intenso da considerarlo equivalente
a quello con una persona, con una pericolosa sostituzione della figura
dell’altro. Di cui, tuttavia, il robot non possedeva e non può possedere
l’intelligenza emotiva, la capacità di cogliere la fragilità psicologica
dell’interlocutore necessaria, tra l’altro, per dissuaderlo, appunto, da gesti
estremi.

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Per quanto creato a immagine e somiglianza dell’uomo, infatti, il robot
può certamente sviluppare, la metis , ma mai la nous. Su questo terreno si
arresta la capacità mimetica – non più soltanto protesica - dell’i.a. E se
l’identità è nella relazione (Emmanuel Lévinas), i rapporti intessuti con i
robot rischiano di alterare profondamente la stessa identità indivi duale e la
percezione dell’altro.
Esistono persino “deadbot”, ovvero chatbot che riproducono voce e
volto dei defunti, rispetto ai quali si rischia di sviluppare una proiezione
affettiva che giunga a confondere persino i confini della vita. L’i.a. s’insin ua,
così, persino nei due fuochi dell’esistenza individuati da Freud in eros e
thanatos : le pulsioni fondamentali dell’uomo.
E proprio in quanto capace, prima e oltre che colmarne le carenze, di
simulare l’uomo e la sua razionalità, fino appunto a sostituirlo nella
relazione affettiva, l’i.a. è protagonista di un vero e proprio mutamento
d’epoca, in cui il mondo è intermediato da algoritmi che plasmano la
percezione individuale e sociale, l’opinione pubblica, il pensiero.

3. Il genere dell’algoritmo

Ritenendolo neutro, all’algoritmo si affidano scelte progressivamente
più importanti, attendendosene prevedibilità e infallibilità ma
sottovalutandone, spesso, il potere trasformativo e l’attitudine a
cristallizzare, talora, i pregiudizi di chi lo proget ta. La stessa selezione,
generalmente non neutra dei contenuti, da parte dell’i.a., può avere
implicazioni importanti sulla formazione dell’opinione pubblica, della
coscienza sociale, persino della memoria storica o dell’identità collettiva
con il rischio di eludere le garanzie fondative della costruzione democratica.
E non sono irrilevanti i bias di genere da cui sono affetti gli algoritmi
c he , anziché superare rischiano di perpetuare condizioni di discriminazione
radicate. L’algoritmo non riflette, infatti, imparzialmente tutto il sapere del
mondo , ma, anzi, può ben riprodurre gli stereotipi e i pregiudizi sottesi, più
o meno implicitamente e consapevolmente, al nostro pensiero,
fotografando una realtà diseguale, iniqua come se essa fosse valida
sempre, dunque elevando l’eccezione a regola.
Come chiarisce una ricerca del Politecnico di Torino, infatti, se “la
parola uomo capita vicino alla paro la dottore più spesso di quanto capiti
vicino alla parola infermiere e, viceversa ; se la parola donna è accostata
più spesso alla parola infermiera, il modello imparerà che la donna è
l’infermiera e l’uomo il medico”. Il che vorrebbe dire cancellare decenni, se
non secoli, di lotta per l’emancipazione femminile. Dobbiamo, allora,
insegnare agli algoritmi che la donna ben può essere medico e l’uomo ben

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può essere infermiere e utilizzare, anzi, la tecnologia perché promuova le
nostre libertà, anzitutto supera ndo ogni forma di discriminazione.
Gli algoritmi sono poi spesso utilizzati per produrre deepfake,
generalmente in danno di donne o min oranze; di coloro i quali sono ritenuti,
per natura, rappresentazione o circostanza, più fragili. Anche per questa
ragione, il Garante è intervenuto, nel corso dell’anno, rispetto a istanze di
tutela inerenti la temuta diffusione di immagini artefatte mediante i.a.,
espressiva di una forma di prevaricazione ulteriore rispetto al sextortion e
al revenge porn , che ha impegnato l’Autorità in 823 procedimenti nel 2024.
Ciò che rende ulteriormente più complessa l’intelligenza artificiale è,
del resto, oltre all’attitudine emulativa, mimetica della razionalità umana,
la sua capacità di sviluppo, almeno in parte, autonomo, tale da “ deviare”
dal modello progettato (“disallineamenti emergenti”). E’ noto il caso di un
algoritmo che, nell’84% delle simulazioni volte appunto a testarne
l’allineamento, ha tentato di ricattare l’ingegnere (ipotetico) che ne avrebbe
prospettato la disattivaz ione, min acciando di rivelare indiscrezioni sulla sua
vita privata.
Come nei paradigmi letterari più ricorrenti il robot si emancipa,
dunque, dal suo creatore, ribellandoglisi addirittura. Il rischio diviene tanto
maggiore, naturalmente, ove la deviazione (ad esempio con la fornitura di
indicazioni sulla fabbricazione di armi o sull’uso di violenza ) riguardi
presupposti essenziali di sicurezza e d’incolumità . Di qui l’importanza di
normative, quali quelle europee di protezione dei dati e sull’i.a., che
impongono verifiche periodiche sul grado di rischio per i diritti umani
connesso all’uso delle tecnologie, garantendone sempre la supervisione
umana. Per questa ragione, l’approccio umanocentrico della disciplina
europea - è, per quanto perfettibile - quello maggiormente coerente con
una democrazia personalista e quell’etica della responsabilità cui alludeva
Max Weber.
La protezione dei dati – tutelando la compone nte più profondamente
“umana” dell’innovazione; la materia viva del digitale - è l’elemento
fondativo di quest’impostazione; il principale argine a un esercizio illiberale
e irresponsabile del potere; oggi, appunto, sempre più digitale, con la sua
“bulimia di mezzi e atrofia di fini” (P aul Ricoeur).

4. La verticale del potere

Se il potere, con Carl Schmitt, è anzitutto definizione di identità ; quello
“ingiuntivo”, esercitato da algoritmi e piattaforme con la ............ , ..
selezione e talora l’alterazione dei contenuti , si dimostra sempre più
incisivo e decisivo nelle dinamiche democratiche. I d ati ridefiniscono l’idea

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di sovranità e il confine tra pubblico e privato, potere e supremazia, mentre
l’i.a. diviene il fulcro della competizione geopolitica. “ Il suddito ideale del
regime totalitario” è , ricordava Hannah Arendt, colui per il quale sfuma la
“differenza tra realtà e finzione, tra il vero e il falso”. Emerge dunque, in
tutta la sua urgenza , il pericolo del ricorso a deep fake o sedicenti post-
verità: una vera propria sfida per le democrazie, sempre più esposte al
rischio della degenerazione autocratica. Così, nel momento in cui Meta
rifiuta il fact-checking e il controllo delle piattaforme si dimostra
componente centrale della geopolitica, baricentro dei suoi rapporti di forza,
il digitale si delinea sempre più come un potere da includere, come tale,
nel principio di separazione.
Lo ha inteso l’Europa che, con il .... . .. ..... ..... ... ........, ..
tracciato il “Nomos der Erde” della geopolitica dei dati, comprendendone
fino in fondo il valore e fondando sulla regolazione la propria sovranità
digitale. Significativo, in tal senso, il valore politico riconosciuto, dalle varie
Amministrazioni americane succedutesi dalla sentenza Schrems, agli
accordi Europa -Usa sul trasferimento dei dati, nella consapevolezza di
come al mercato europeo non possa accedersi senza rispettarne le regole.
Specular e anche la tendenza al “cloud repatriation”, ovvero all’
emancipazione, da parte europea, dalla dipendenza americana nel controllo
dei dati di aziende e istituzioni, oggi vincolato al 70% alle big tech.
Parte essenziale della strategia europea di governo del digitale è
anche la regolazione del l’altrimenti illimitato potere privato delle
piattaforme , comprensiva oggi anche del Regolamento sul targeting
politico. Esso assegna alle Autorità di protezione dei dati un ruolo rilevante
nell’impedire che la ............ . .. ........... ......... “.............”
dei contenuti alteri le più essenziali dinamiche democratiche. Alle
piattaforme - i “mercanti dell’attenzione” cui allude Tim Wu -, si rischia
infatti altrimenti di delegare, con la legge del m ercato, la definizione delle
nostre libertà e l’esercizio della democrazia, ridisegnando una nuova
“verticale del potere” (E zio Mauro) al di fuori delle garanzie dello Stato di
diritto. Quest’esigenza di redistribuzione del potere muove dalla
consapevolezza di come la rinuncia all’introduzione di una forma, sia pur
limitata, di responsabilizzazione dei poteri privati rifletta uno slittamento
dell’idea di libertà su quella di anomia , quando l’assenza di regolazione non
produce eguaglianza , ma su balternità agli imperativi del mercato. Come
rileva Byung Chul Han, peraltro, “l a libertà di potere produce persino piú
vincoli del dovere disciplinare, che esprime obblighi e divieti. Il dovere ha
un limite: il potere, invece, non ne ha”.

Relazione annuale 2024
Discorso del Presidente Pasquale Stanzione
Ed è proprio que sto effetto distorsivo, anzitutto in termini
democratici, che la regolazione europea del digitale, pur tra inevitabili
ombre e luci, mira a contrastare, ridisegnando il ......... ... ...... .......
e ponendo la tecnica al servizio della persona. E’ questa la strada su cui
proseguire, tenendo insieme innovazione, iniziativa economica, tutela della
persona.
Se è vero, del resto, che l’Europa, sul piano interno, ha fondato la
propria identità sul diritto e non sul potere, è altrettanto vero che nelle
relazion i internazionali – e nel digitale soprattutto – ha tentato di affermare
il proprio potere sul diritto , delineando una terza via tra protezionismo
cinese e neo-mercantilismo americano . Così anche per l’i.a., attorno alla
quale l’ AI Act tenta di far convergere progresso e libertà, in un progetto di
governo dell’innovazione in cui la protezione dei dati assume un ruolo
centrale.
I .... ......... .... ......., .... – ........... ....... ..... – .. ....
specifico della libertà; parametro e condizione, al tempo stesso, delle
garanzie democratiche. Del resto, i provvedimenti adottati dal Garante nei
confronti di ChatGpt, Replika e DeepSeek , come anche le indicazioni fornite
rispetto ai rischi del webscraping dimostrano, ciascuno con le proprie
peculiarità , come le norme di protezione dei dati costituiscano un presidio
fondamentale per il governo sostenibile dell’i.a.
E’ significativa, in questo senso, la riserva di competenza sancita,
dall’ Ai Act , in favore delle autorità di protezione dei dati, rispetto a ll’uso di
sistemi di i.a. ad alto rischio in ambiti sensibili come , in particolare, quelli
delle attività di contrasto, gestione delle frontiere, giustizia e democrazia.
Nell’esercizio della delega legislativa di adeguamento dell’ordinamento
interno all’ Ai Act , tale riserva di competenza dovrebbe essere valorizzata,
anche con la previsione di un meccanismo agile ed efficace di
coordinamento tra le istituzioni, a vario titolo coinvolte, nella complessa
gestione dell’i.a. Ciò è stato più volte suggerito al Governo, anche
nell’ambito della Giornata europea della protezione dei dati, dedicata
quest’anno proprio alla promozione del dialogo con il Parlamento e il
Governo su questo tema centrale.

5. La frontiera digitale

L’enorme mole di dati connessa al funzionamento dell’i.a. rende,
proporzionalmente, sempre più rilevante l’esigenza di tutela della sicurezza
dei dati stessi e dei sistemi che li ospitano: quella digitale è ormai, infatti,
la frontiera più delicata e vulnerabile (perché mobile, dinamica,
i mmateriale) dei Paesi. Si pensi all’esplosione, in Libano, dei cercapersone

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dei miliziani di Hezbollah, imputabile probabilmente a un malware mai così
fatale . Si tratta di un esempio dei più paradigmatici di quanto permeabile
possa essere il confine virtua le da difendere, da attacchi asimmetrici e
pulviscolari. Non di rado, poi, le informazioni illecitamente carpite sono
rivendute a caro prezzo e per scopi i più varii, alimentando un mercato dei
dati che trae forza proprio dalle vulnerabilità informatiche. Per accertare
l’effettiva liceità della commercializzazione di informazioni, anche personali
e di contatto, svolta dalla società statunitense Lusha e l’assenza di rischi
per gli interessati, il Garante ha, in particolare, avviato un’istruttoria
specifica l o scorso aprile. Per altro verso, si è rivolto un avvertimento
generale rispetto al rischio di un utilizzo illegale di alcuni software spia,
quali quelli prodotti dalla società Paragon .
D alla prospettiva della sicurezza cibernetica , il 2024 non restituisce
dati positivi. Si è, infatti, registrato – secondo l’analisi del Clusit - il 27% di
attacchi cibernetici in più dello scorso anno a livello globale; quelli di tipo
“ddos”, capaci di bloccare servizi strategici per i Paesi sono cresciuti del
36%. La posizione nazionale non è incoraggiante, risultando l’Italia (con
146 casi) il secondo Paese dell’Unione europea più colpito da ransomware .
Per altro verso, è significativa l’esposizione della pubblica amministrazione,
il cui tasso percentuale è salito nell’anno dall’1 al 42% del totale. Questi
dati evidenziano le vulnerabilità che caratterizzano, spesso, le
infrastrutture del sistema -Paese - inteso nella duplice componente del
settore privato e di quello pubblico - sulle quali l’attenzione del Ga rante è,
e non da ora, massima.
Il processo di digitalizzazione (soprattutto, ma non soltanto) delle
pubbliche amministrazioni è avvenuto infatti, in Italia, in maniera
fortemente disomogenea e, soprattutto, al di fuori di un progetto organico
e trasversa le. Lo sviluppo maggiore della digitalizzazione si è riscontrato,
in particolare, durante la pandemia e, quindi, con il PNRR, che lo ha incluso
tra i suoi obiettivi principali. Tuttavia, non sempre la spinta all’innovazione
è stata sostenuta da una consapevolezza adeguata dei rischi che essa, se
non ben governata, comporta. Di qui, anche, le vulnerabilità dei sistemi
informativi, che sono tanto di natura tecnologica (la tecnica evolve sempre
più velocemente delle procedure amministrative in cui è inscritta) quanto
imputabili al “fattore umano”.
Appare, così, sempre più necessaria l’introiezione, da parte del
personale del settore pubblico e di quello privato, di una complessiva
cultura della protezione dei dati. Ciascuno deve essere consapevole della
rileva nza della propria azione per la garanzia della sicurezza della “frontiera
digitale” del Paese: fa parte di quella cultura del digitale senza la quale
nessuna strategia di tutela è possibile. Questa consapevolezza è il

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presupposto ineludibile per riforme che siano non soltanto e mera
innovazione tecnica, ma che sanciscano invece un reale progresso in
termini di libertà e di garanzie democratiche. Del resto, se il digitale è un
bene comune, per non essere vittima della tragedia di Hardin necessita non
di un Leviatano, ma di un governo lungimirante e di un impegno quantomai
collettivo a sua tutela.
Sebbene le criticità ancora non manchino , il Garante ha, sinora, svolto
un’azione importante di prevenzione delle vulnerabilità informatiche e
contribuito alla mes sa in sicurezza di moltissime banche dati anche
strategiche, pubbliche e private , anche grazie all’istituto della notifica dei
data breach (2.204 nel 2024) . La disciplina di protezione dei dati –
permeata dal principio di responsabilizzazione, che onera i titolari di un
ruolo anche proattivo di tutela - ha rappresentato, in questo senso, uno
stimolo importante al rafforzamento delle garanzie, non sol amente
tecniche, nella gestione dei dati e nel rischio “sociale” ad essa connesso.
Le vulnerabilità cui posso no essere esposti patrimoni informativi, talora
anche di cruciale rilevanza , p ossono avere, infatti, implicazioni importanti
in termini di sicurezza nazionale e pubblica oltre che di riservatezza
individuale, tanto più alla luce della diffusione dell’i.a. che si avvale di
quantità di dati notevolissime per addestrare i propri sistemi.
L’impatto potenziale di tali fenomeni è apparso plasticamente
evidente con la diffusione, lo scorso autunno, di notizie inerenti presunti
dossieraggi svolti mediante accessi abusivi a banche dati sia pubbliche che
private. Il Garante ha tempestivamente costituito una specifica task -force
interdipartimentale, per contra rre i tempi istruttori e semplifica re taluni
passaggi procedurali, così da coniugare efficacia e rapidità
dell’accertamento . Le notizie sui presunti dossieraggi hanno restituito, con
plastica evidenza, il valore della ....... ... ...... ...... .. ........... .
che, tuttavia, non può essere ap prezzato soltanto nel momento della
patologia. Serve agire (e proteggersi) prima.
E’ necessari o che ciascuno si faccia portatore di quella cultura della
privacy che renda il rispetto della norma un’attitudine, un vantaggio
competitivo e non un mero onere burocratico. E questo, tanto più quando
sarà in vigore la riforma del .... ............ .......... .....
Commissione europea, tesa a una notevole semplificazione degli oneri in
favore delle piccole e medie imprese, valorizzando la coregulation
(soprattutto con codici di condotta, oltre che certificazioni).

6. Vecchie e nuove vulnerabilità

La diffusione della cultura della protezione dei dati è, del resto, tanto più

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necessaria in un ambito, quale quello sanitario, in cui massima è l’esigenza
di coniugare condivisione delle informazioni a fini di ricerca, governanc e
sanitaria ed efficienza diagnostica e protezione di dati espressivi di una
fragilità del corpo o della psiche. Questa tensione riflette, del resto, la
natura complessa del diritto alla salute, n ell’art. 32 della Carta non a caso
descritto come diritto fondamentale, tanto quanto interesse della
collettività.
Analoga complessità è propria del diritto alla protezione dei dati
personali: diritto sancito come fondamentale dalla Carta di Nizza ma,
anc he, caratterizzato da una “funzione sociale” espressa con nettezza dal
Gdpr. Questo parallelismo tra pubblico e privato, individuale e collettivo
caratterizza tutta la questione dell’innovazione in sanità . Mai come oggi
essa è, infatti, percorsa dalla tens ione tra data sharing e privacy,
soprattutto in un contesto di costruzione dello Spazio europeo dei dati
sanitari fondato, nel Regolamento da poco approvato , proprio sulla
valorizzazione delle informazioni sanitari e e sulla loro condivisione a fini di
ricerca e miglioramento delle cure.
In questa prospettiva d’integrazione dei sistemi informativi sanitari
degli Stati membri, è sempre più necessario investire, a livello interno, su
una digitalizzazione sostenibile della sanità, che consenta di valorizzare i
dati sanitari, tutelando al contempo la riservatezza del paziente.
E’ questo l’obiettivo sotteso alle indicazioni fornite, dal Garante,
rispetto al FSE e all’Ecosistema dei dati sanitari, volte in particolare ad
a ssicurare omogeneità nelle garanzie accordate sul territorio nazionale,
non potendo ammettersene una tutela a geometria variabile. Importanti
anche le modifiche apportate, su suggerimento del Garante, alla disciplina
della Piattaforma nazionale di telemedi cina, per coniugare efficacia ed
efficienza delle cure e riservatezza dei pazienti.
Per quanto, invece, riguarda l’oblio oncologico – vera e propria
conquista di civiltà – sono state fornite indicazioni anche rispetto alle
implicazioni che esso può avere nelle procedure di adozione, in modo che
il relativo certificato precluda di attribuire alla pregressa patologia
qualunque effetto pregiudizievole in tale ambito.
La digitalizzazione del lavoro impone, del resto, alcune essenziali
cautele per impedire che le garanzie faticosamente conquistate sul terreno
giuslavoristico per riequilibrare la posizione di vulnerabilità del dipendente,
siano eluse da mere scorciatoie tecnologiche. Come conferma anche la
direttiva (UE) 2024/2831, l a protezione dei dati svolge un ruolo centrale
nel coniugare esigenze datoriali e libertà del lavoratore, anche alla luce
delle innovazioni indotte dalla gig economy, che non può degenerare in una
forma di caporalato digitale .

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Particolarmente significativo, in tal senso, il provvedimento adottato
nei confronti di una società di food delivery che organizzava il lavoro
mediante piattaforma, in assenza delle necessarie garanzie per i ..........
e di misure tese a evitare usi impropri e discriminatori dei meccanismi
reputazionali basati sui riscontri dei clienti. Particolare rilievo assumono
anche i provvedimenti con i quali è stata esclusa l’ammissibilità – sulla base
della disciplina vigente – del ricorso al .............. ........ . ....
rilevazione delle impronte digitali per l’accertamento della presenza in
servizio del lavoratore, nemmeno sull a base del suo consenso, invalido in
ragione della strutturale asimmetria del rapporto.

7. Raccontare la giustizia

Giurisdizione e informazione sono due presidi essenziali della
democrazia, il cui rapporto si snoda attorno a un equilibrio delicatissimo
tra indipendenza e responsabilità. Raccontare la giustizia è, quindi,
un’attività tanto importante quanto complessa, nel costante tentativo di
coniugare istanze molteplici quali il diritto di informazione, la
“trasparenza” dell’amministrazione della giustizia, il diritto di difesa, la
privacy delle parti e dei terzi a vario titolo coinvolti nel processo.
Anche quest’anno, il Garante è dovuto intervenire per richiamare gli
organi d’informazione al rispetto del criterio di essenzialità
dell’informazione , a fronte di eccessi come nel caso della diffusione dei
colloqui intercettati, in carcere, tra l’imputato di un noto femminicidio e i
genitori. Il principio di essenzialità dell’informazione costituisce infatti,
soprattutto in contesti di tale drammaticità, l’unico argine al rischio di
sensazionalismo in cui può degenerare la cronaca giudiziaria. Per questo
e per evitare una paradossale vittimizzazione secondaria, il Garante ha
avvertito i media dell’illiceità connessa all’eventuale diffusione del video
dell’autopsia di Chiara Poggi, oggetto di un recente provvedimento di
blocco .
La valutazione della reale funzionalità del dato ai fini informativi deve
essere, del resto, ora condotta anche alla luce della maggiore selettività
imposta dalle recenti riforme sul terreno della .........à ..... .... ..
indagine . Soprattutto rispetto alle intercettazioni, sono state infatti
accentuate le garanzie di riservatezza dei terzi , anche circoscrive ndo
l’ambito circolatorio (endo- ed extra-processuale) dei contenuti captati, a
tutela della ....... .. ..... . ........ ( ... ......... .. .....) .. ...
conversazioni siano captate.
Le esigenze di riservatezza sono, peraltro, valorizzate d alla riforma,
attualmente in seconda lettura, del sequestro dei dispositivi elettronici,

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rispetto alla quale è importante garantire un equilibrio ragionevole tra
esigenze investigative e privacy, non sacrificando in misura
sproporzionata né le une né l’altra. Analoga proporzione è necessario
assicurare – come si è avuto modo di sottolineare in sede di audizione
parlamentare – nell’esercizio della delega legislativa in materia di e-
evidence, anche garant endo la giurisdizionalizzazione del procedimento
acquisitivo dei tabulati valorizzata dalla Corte di giustizia Ue e la riserva
di giurisdizione (oltre che di legge) sancita dall’art. 15 Cost, il cui spettro
copre anche – come chiarito dalla Corte costituzionale - la corrispondenza
elettronica conservata nei dispositivi.
Un attento equilibrio richiede poi – come sottolineato in sede di
audizione parlamentare – l’applicazione della norma del decreto -flussi
sull’is pezione per fini identificativi dei dispositivi digitali dei migranti,
anche min orenni, dallo spettro potenzialmente molto ampio.
Ragionevole appare - come abbiamo avuto modo di sottolineare alla
Camera - l’equilibrio sancito dalla proposta di legge sulle person e
scomparse , volta a consentire l’acquisizione dei tabulati telefonici e
telematici , se ritenuta necessaria per esigenze di tutela della vita e
dell'integrità fisica dell’interessato. Si tratta di uno dei (molti) esempi di
come la privacy, lungi dall’essere un diritto “tiranno”, prevaricatore
rispetto agli altri interessi in gioco, sia in vece un diritto “di frontiera”,
perché tenuto a coniugare libertà e solidarietà, diritto e tecnica, dignità e
sicurezza. Su quest’equilibrio dovrebbe attestarsi anche l’attuazione della
sentenza della Corte costituzionale sul diritto all ’affettività in car cere,
costituendo la ....... .. ........ .......... .. .... “........ ..
inveramento del volto costituzionale della pena ” invocato dalla Consulta.

8. M emoria e responsabilità

Il breve excursus di alcuni dei temi trattati dal Garante restituisce,
benché solo in parte, l’idea dell’ampiezza dell’azione dell’Autorità, tenuta a
tutelare la persona in ogni contesto in cui i suoi dati siano trattati: da i
rapporti commercial i alla sanità, dall’istruzione al giornalismo, dalla
giustizia all’immigrazione, dalla pu bblica sicurezza ai social network.
La garanzia di una tutela così ampia è affidata al costante e
instancabile impegno di un contingente di personale ristretto , ma
qualificato che intendo , unitamente al Collegio e al Segretario generale,
sinceramente ring raziare, per l’abnegazione e la professionalità . Ringrazio
anche le Autorità che hanno inteso offrirci, in vario modo, sostegno, nonché
il corpo della Guardia di Finanza, per l’insostituibile collaborazione.

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La trasversalità dell’ impegno del Garante si ri flette anche, del resto,
sulla varietà delle tipologie dei provvedimenti suscettibili di adozione e
che, anche quest’anno, si sono articolati in atti di natura eterogenea, tesi
a modulare al meglio l’ azione amministrativa sulla base delle esigenze di
volta in volta emergenti.
Spesso, anzi, l’efficacia della strategia sta nel la sua natura integrata;
nel suo coniugare, cioè, diverse dimensioni e direttrici dell’agire
amministrativ o. Emblematico, in questo senso, il fenomeno del
te lemarketing , rispetto al quale le misure sanzionatorie, pur rilevanti per
entità e presupposti (in un caso di oltre sei milioni di euro) , sono state
affiancate da attività complementari, di natura preventiva , remediale e
consultiva, non meno significative. Sono state, infatti, acquisite 87.229
segnalazioni in materia, mentre si è definitivamente concluso il percorso
di adozione del Codice di condotta per le attività di telemarketing e
teleselling che, con l’efficacia pr opria della co-regolazione, potrà
validamente promuovere, nei vari attori coinvolti nella filiera delle attività
promozionali, il principio di responsabilizzazione e l’introiezione di
condotte conformi. Per altro verso, con audizioni parlamentari e
interlo cuzioni con Parlamento e Governo, si è promosso un proficuo
dialogo sulle più efficaci soluzioni legislative suscettibili di adozione ,
secondo un metodo di confronto che, in generale, ha comportato
l’esercizio della funzione consultiva del Garante su atti normativi in ben
84 casi nel 2024.
Il Garante ha partecipato, peraltro, a numerosi tavoli di lavoro (uno
anche con la Polizia di Stato, per la disciplina della videosorveglianza per
fini di sicurezza integrata) e siglato diversi protocolli d’intenti (uno dei
quali con l’Arma dei Carabinieri ) per coordinare la propria azione con
quella di altre istituzioni, realizzando proficue sinergie.
Importante anche, per contenuti ed esiti, l’attività del G7 .......
promossa dal Garante lo scorso ottobre, che ha rivelato un comune
sentire, sulla cui bas e poter fondare azioni condivise e realizzare gli
impegni delineati nel piano di azione, riaffermando il valore del metodo
proprio del G7: il confronto, la cooperazione, lo scambio di esperienze
come migliore strumento di governo di fenomeni complessi.
Si tratta di un metodo che, mai come per il digitale, è necessario
adottare per poter affrontare fenomeni ontologicamente trans nazionali,
legati a una realtà che ha superato da tempo i confini degli Stati e delle
giurisdizioni e rispetto alla quale, quindi, non si può che ragionare in
termini globali. Ogni regola in quest’ambito deve avere una vocazione –
o, quantomeno, un’aspirazione – il più possibile sovranazionale,
sostituendo orizzonti ai confini .

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Discorso del Presidente Pasquale Stanzione
Un dialogo ampio è stato promosso mediante una consultazione
pubblica sul modello “pay or ok” utilizzato da alcuni soggetti economici,
per individuare soluzioni coerenti con le esigenze sottese ma, anche, con
la necessità di impedire che la monetizzazione dei dati sancisca una vera
e propria patrim onializzazione delle libertà. Promuovere un confronto
quanto più possibile ampio su temi importanti e fondarvi una regolazione
il più possibile aderente alle istanze sociali è, infatti, il modo migliore per
interpretare la protezione dei dati come cultura, comune sentire che
avvicini “la vita e le regole”, per riprendere il titolo di un bellissimo libro
di Stefano Rodotà.
E’ questa la responsabilità che deve necessariamente bilanciare un
potere, come quello digitale, che la protezione dei dati ha il compit o di
porre al servizio della persona e della sua dignità. In fondo, la vera
caratteristica distintiva di questo diritto rispetto al corrispondente
americano del right to be let alone risiede nelle radici della storia europea
e nel valore che la dignità vi ha assunto, quale reazione alla tragica
esperienza dei totalitarismi.
Nel governo dei dati e del loro potere si intrecciano quest a
consapevolezza e questa responsabilità, che il Garante assume come
fondamento e obiettivo, al tempo stesso, della propria azione. Ricordando,
con le parole di Josè Saramago, che siamo la memoria che abbiamo e la
responsabilità che assumiamo.
Vi ringrazio.


Link: https://www.gpdp.it/documents/10160/0/Relazione+an

Testo del 2025-07-15 Fonte: gpdp.it




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