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Informativa urgente del Governo sulla vicenda dell'uccisione di Gabriele Sandri e sugli incidenti che ne sono seguiti.

Ha facoltà di parlare il Ministro dell'interno, deputato Giuliano Amato.
13.11.2007 - pag. 50429 print in pdf print on web

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I

Informativa urgente del Governo sulla vicenda dell'uccisione di Gabriele Sandri e sugli incidenti che ne sono seguiti.

(Intervento del Ministro dell'interno)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro dell'interno, deputato Giuliano Amato.

GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo riuniti qui stamani perché un ragazzo, che domenica mattina era uscito di casa con altri ragazzi, ora non c'è più. Uno sparo, proveniente dall'altro lato dell'autostrada, è penetrato nell'automobile nella quale si trovava il ragazzo, nel sedile posteriore, e il proiettile lo ha ucciso. Non so se qualche minuto prima il ragazzo fosse partecipe di una zuffa che stava intervenendo tra tifosi laziali (egli era un tifoso laziale) e tifosi della Juventus, i quali, giungendo dal Sud, andavano ad assistere, a loro volta, alla partita della propria squadra a Parma.
So che morire così, comunque, è assurdo, ingiusto e senza senso. Oggi, il suo sorriso - che abbiamo tutti visto successivamente - la sua giovinezza e il dolore della sua famiglia sono con noi in quest'Aula e portano in noi una tristezza infinita e un'amarezza senza possibile risposta.
La risposta che noi possiamo e dobbiamo dare ora, certamente, è di accertare in che modo si sono verificati i fatti e stabilire, almeno, la verità su ciò che è accaduto. Questa verità io, ancora, non la conosco e la accerterà il magistrato. Abbiamo faticato anche a ricostruire quali fatti fossero accaduti nel corso della stessa mattina di domenica. Inizialmente ci era stato riferito che erano stati degli spari in aria e che, forse, era possibile che, sparando in aria mentre si corre, un colpo (il secondo) fosse partito con il braccio abbassato a causa della corsa.
Successivamente, sembra definitivamente accertato che lo sparo, comunque, è avvenuto con le braccia tese dall'altra parte dell'autostrada. Rimane da capire il perché, tra l'altro, ammesso che il primo sparo fosse stato in alto e la pistola non fosse stata riposta nella fondina - come è previsto dopo lo
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sparo in alto - vi fosse ancora un secondo sparo e ciò lo accerterà il magistrato e la perizia balistica. Noi abbiamo vissuto ore difficili la mattina di domenica e non siamo stati in grado, ne sono consapevole, di dare un'informazione tempestiva. Era difficile dare un'informazione tempestiva.
Voglio assicurare tutti i colleghi che il Viminale non ha occultato nulla che sapesse. In realtà, non aveva un'informazione che fosse in grado di erogare: non l'avevo io, come non l'aveva il Capo della Polizia. Le notizie si accavallavano e la questura di Arezzo, soltanto tra le 13,30 e le 14, è stata in grado di comunicare - spettava a loro che erano lì - che si era verificato un tragico errore. Anche sulle modalità di quest'ultimo abbiamo ancora bisogno di verificare: alla questura era giunta la notizia dall'autogrill che era in corso una zuffa tra tifosi; il personale della questura asserisce di averlo comunicato alle pattuglie che erano a Badia del Pino, sull'altro lato, ma è anche possibile che le pattuglie si siano mosse prima ancora di ricevere la comunicazione, attirate dalle urla e da ciò che vedevano. Non sappiamo ancora, quindi - lo confesso - se il giovane poliziotto che ha sparato fosse consapevole che, dall'altra parte, era in corso una rissa tra tifosi o se invece pensasse a qualcos'altro. Mi è dispiaciuto che anche i mezzi di informazione abbiano percepito un ritardo: più tempestiva è l'informazione, meglio è. Non abbiamo nulla da occultare e non avevamo alcun interesse a farlo: anzi, se avessimo avuto delle certezze - percependo che quanto è avvenuto potesse essere matrice di altri fatti - prima lo si fosse saputo, meglio sarebbe stato per noi. In ogni caso, in democrazia è bene far conoscere un avvenimento appena esso si verifica.

TEODORO BUONTEMPO. Lo ha spiegato al Capo della Polizia questo?

GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. Purtroppo, se anche l'informazione fosse stata erogata, con tutta la correttezza possibile, entro la tarda mattinata, assai difficilmente, credo, ciò avrebbe impedito ai violenti - che di questa uccisione hanno fatto occasione e premessa di un ritorno alla violenza - di comportarsi diversamente. Lo affermo non per una convinzione astratta, ma perché, sulla base delle notizie raccolte, i movimenti contro la polizia e contro bersagli fisici
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sono iniziati già alle 13. Vi è purtroppo un tam tam informativo - che, in Italia, funziona in una determinata cerchia di persone - totalmente disinteressato rispetto alle informazioni che, invece, giungono dal circuito dei mezzi di informazione.
Già alle 13, a Bergamo, una quindicina di tifosi locali aggrediva personale della Polizia di Stato, lanciando sassi contro i mezzi di polizia; alle 13,10, al passaggio presso la stazione di Treviglio del treno con a bordo quattrocento tifosi ospiti del Milan, sono stati lanciati sassi senza provocare danni a cose o a persone. A Taranto, sempre alle 13, alcune centinaia di tifosi si sono radunati nei pressi della curva nord, cominciando a scandire slogan contro le forze di polizia, e così via, altrove. Ciò è avvenuto perché la violenza con la quale si è reagito e l'irrazionale, ma esplicita, emotività con la quale ci si è appropriati del giovane morto dimostrano che l'occasione era stata cercata ed è stata trovata per rialzare le bandiere che si era stati costretti ad ammainare dopo la morte di Raciti: vi era di nuovo una ragione di vendetta e l'odio per la polizia, che comunque aveva sparato contro un tifoso, poteva riesplodere.
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Questo è ciò che è realmente accaduto e mi riferisco alle due partite sospese dopo l'inizio - quelle di Bergamo e di Taranto - ed in particolare ai fatti accaduti a Roma.
Sorvolo sui dettagli, perché a questo punto i mezzi d'informazione vi hanno già dato tutte le informazioni al riguardo. Sarebbe fuor di luogo, quindi, che il Ministro dell'interno venisse alla Camera per una burocratica lettura di dati e di fatti specifici.
In questi fatti abbiamo visto una rabbia cieca, guidata da menti e da intenti che o sono follemente criminali o sono comunque eversivi. È una rabbia che si è sfogata - lo abbiamo capito a Roma - contro la polizia, le sue auto, i suoi simboli e, al di là di questo, contro i cassonetti della spazzatura.
C'è stata un'azione contro gli uffici del CONI. Inizialmente, ho pensato che il CONI dovesse essere punito per le prese di posizione coraggiose e giuste contro il calcio violento, ma dalla dinamica che la questura di Roma ci ha fornito in seguito su quella vicenda sembra invece di capire che si trattasse di un'azione diversiva per attirare i poliziotti ed i carabinieri attorno al CONI, sguarnire le sedi di polizia e attaccarle, quindi, con maggiore facilità.
Infatti, mentre alcuni stavano attaccando la sede del CONI, molti stavano saltando giù sul lungofiume e si nascondevano, probabilmente, per fare qualcos'altro. Questa vicenda ha attirato attenzione giustamente non minore rispetto al fatto tragico della mattina. Certamente, la repressione di questi fatti da parte delle forze dell'ordine non è stata così dura come avrebbe potuto essere, ma questa è stata una scelta deliberata che il Capo della Polizia ha ritenuto di adottare, allo scopo di non fornire ulteriori occasioni per uno scontro fisico - perché era lo scontro fisico che si cercava - e non provocare altre situazioni umane che potessero essere utilizzate, come altre vittime ed altri feriti. Quindi, le forze dell'ordine hanno controllato e difeso le proprie sedi; hanno pagato un prezzo elevato anche in termini di feriti. Non hanno lasciato quella parte della città abbandonata alla violenza, perché era una violenza indirizzata solo contro di loro, contro le loro sedi. Hanno evitato, comportandosi così, come ha detto il Capo della
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Polizia, che vi fosse un'autentica mattanza. La gestione dell'ordine pubblico è una responsabilità delle forze dell'ordine...

PIER FERDINANDO CASINI. Si assuma le sue responsabilità.

PRESIDENTE. Onorevole Casini, la prego di non interrompere.

GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. Onorevole Casini, questa è l'ultima... [Commenti dei deputati del gruppo UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].

PRESIDENTE. Scusate, avendo tutti la possibilità di intervenire dopo il Ministro per far valere le vostre osservazioni, vi prego di non interrompere.

GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. È doveroso.

IGNAZIO LA RUSSA. Non tocca a lei dirlo, ma al Presidente. Non faccia il Capo della Polizia.

PRESIDENTE. Per favore, vi prego di consentire al Ministro di proseguire senza interruzioni. Signor Ministro, la prego di proseguire.

GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. È esattamente quello che non voglio fare. Non voglio fare il Capo della Polizia. Il Capo della Polizia ha la responsabilità dei fatti, mentre io ne porto la responsabilità politica davanti al Parlamento. Mi assumo interamente la responsabilità politica davanti a voi della condivisione, da parte mia, delle scelte adottate dal Capo della Polizia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-L'Ulivo, Italia dei Valori, La Rosa nel Pugno e Verdi).
Le ho ritenute giuste e le ho condivise, così come ho condiviso la scelta di non far sospendere, quel giorno, l'intero set delle partite di campionato, perché, quand'anche vi siano stati sporadici incidenti durante alcune di esse, sospenderle all'ultimo momento, con le tifoserie già concentrate, che poi sarebbero fuoriuscite dagli stadi, avrebbe provocato incidenti
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ben più gravi e con conseguenze ben più pesanti di quelle, sporadiche, che abbiamo registrato. Ho condiviso e fatta mia anche questa scelta.
Naturalmente, dalla vicenda di Roma sono emersi reati gravi: immediatamente sono stati arrestati quattro autori di tali reati; le identificazioni di altri sono tuttora in corso. Vi sono decine di identificazioni che stanno intervenendo e vi saranno ulteriori arresti.
Del resto, rispetto ai fatti accaduti in altre città, nella prima mattina della giornata odierna sono state arrestate in flagranza differita cinque persone a Taranto, sei a Milano e sette a Bergamo.
Ci troviamo davanti alla violenza e con essa dobbiamo fare i conti e dobbiamo sapere come liberarcene. Non ci si dica - e cerchiamo di avere la consapevolezza di quanto abbiamo realizzato - che stiamo ripartendo ogni volta da zero: fu adottato un decreto-legge, dopo la tragica morte dell'ispettore Raciti, ed esso (il Parlamento poi, modificandolo in parte, dimostrò di condividerlo e quindi ritenne di convertirlo in legge) ha prodotto effetti positivi significativi, nel senso che all'interno degli stadi la violenza è, se non interamente, ma quasi interamente scomparsa; gli incidenti sono nell'insieme diminuiti ed i feriti dovuti alle domeniche del calcio si sono statisticamente molto ridotti. Non vi fornisco i numeri, sapete dove si possono trovare.
Indiscutibilmente però, ciò che è accaduto non ha eliminato la violenza: l'ha spostata. In realtà, i «grumi» che la determinano sono rimasti quelli che erano prima e di questi ci dobbiamo francamente occupare. Abbiamo troppe palestre di violenza nella nostra società e non abbiamo ancora affrontato globalmente tale tema, ma se lo consideriamo complessivamente rischia di farci paura: il bullismo nelle scuole, le baby gang che si stanno diffondendo in più parti del Paese e poi questo tema della violenza che era diventato un vero e proprio mestiere negli stadi.
Il decreto-legge richiamato ha cercato di operare su alcuni dei gangli che determinano l'alimentazione e la stabilizzazione di tale violenza; ha cercato di rompere i rapporti anche economici fra le società e le tifoserie e di impedire quei
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movimenti di massa di tifoserie da una città all'altra, portatori di violenza nei pressi e dentro gli stadi delle città che ospitano le partite e nei mezzi di trasporto.
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Abbiamo constatato che quest'ultimo divieto era stato in parte aggirato e, attraverso gli acquisti on-line, dei biglietti si finiva per realizzare lo stesso risultato. Infine l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, l'altro ieri, ha deciso di porre ulteriori restrizioni proprio a queste forme di trasferimento per togliere anche questo passaggio della violenza.
Si è, altresì, deciso che il prossimo fine settimana, quando giocherà la nazionale e conseguentemente non la serie «A», siano sospesi gli altri campionati. È una decisione che condivido se e in quanto il mondo del calcio la saprà vivere non soltanto come espressione di un lutto per un giovane che non c'è più, ma anche per riflettere sul modo e sulle modalità volte a far scomparire la violenza presente ancora negli stadi.
Adopereremo e continueremo ad utilizzare tutta la fermezza che serve. Le forze di polizia, che hanno giustamente gestito i fatti di Roma due sere fa, sono sempre le medesime che avevano arrestato i Lo Piccolo, che stanotte hanno arrestato tutti i vertici della famiglia Lo Piccolo, che ieri hanno sgominato a Trento una banda italo-maghrebina che trafficava droga effettuando 56 arresti, sono le stesse che in un'operazione di mafia hanno arrestato, ieri, settanta persone nel siracusano. Non possiamo attribuire i meriti di ciò che riteniamo meritevole e poi, davanti a scelte difficili come quella che è stata presa a Roma, passare ad un giudizio totalmente opposto. Ho espresso la mia fiducia nelle forze dell'ordine e continuo ad avere fiducia in loro.
È ovvio, poi, che se qualcuno spara quando non dovrebbe, le sue responsabilità devono essere accertate con la massima severità ed essere poliziotti non esime dal rispetto delle regole, al contrario, impone che le regole siano rispettate con ancora maggiore impegno.
Detto tutto ciò, sono convinto che non è solo la fermezza delle forze dell'ordine quella che serve a risolvere il problema; ci sono altre soluzioni che sono necessarie.
Qualcuno ha scritto in questi giorni, dopo il tragico fatto di domenica mattina, che occorrono fermezza e dialogo: sono convinto anch'io che sia così. Non vi è però dialogo possibile con le centrali eversive che cercano di alimentare l'estremismo
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nel mondo delle tifoserie e di arruolare come propri soldati, come propri militanti armati contro la polizia, tanti giovani che trovano in quel modo una loro identità. Con questi giovani dobbiamo trovare il modo di parlare e il Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive è impegnato in questo tipo di lavoro, ma anche le società sportive, le istituzioni educative, gli enti locali, tutti debbono fare di più.
Non voglio fare sociologia - appena si parla di certe cose si viene accusati di fare sociologia - ma i Ministri dell'interno di tutta Europa, quando s'incontrano, hanno come uno dei temi di loro discussione come impedire la radicalizzazione dei giovani, perché vi è un tema, quello dell'estremismo che si diffonde tra i giovani, che, se riguarda giovani musulmani, diventa l'estremismo jihadista che conferisce loro un'identità attraverso i messaggi che arrivano attraverso la rete, mentre se si tratta di giovani che non appartengono al mondo musulmano l'estremismo è quello della violenza praticata nelle occasioni di incontri pubblici, e in particolare nelle occasioni determinate da taluni sport, tra i quali il calcio è quello determinante.
A tal proposito bisogna creare una rete di protezione dei nostri giovani nei confronti di queste centrali eversive, ed è vero che queste operano nell'ambito delle tifoserie.
Ho letto, e non so nulla di più, che la procura di Roma ha inteso verificare, anche in relazione agli arresti effettuati a Roma, se vi è la possibile connessione terroristico-eversiva, ma di sicuro questo è uno dei temi che noi abbiamo la responsabilità di affrontare e dobbiamo liberarne il calcio.
Non vedo perché le tifoserie debbano esprimersi in termini di violenza. Vi sono tifoserie, vi possono essere tifoserie, che sono esclusivamente sportive e che vivono l'antagonismo come antagonismo tra squadre, e non come odio e ostilità nei confronti delle forze dell'ordine.
Quel ragazzo, che oggi non c'è più, di sicuro non sarebbe morto se quel poliziotto non avesse sparato (Commenti dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale), e ciò è comunque imperdonabile, ma non sarebbe morto neppure se i tifosi di due squadre diverse, incontrandosi in un autogrill, non si cimentassero in risse ma bevessero un caffè insieme.

TEODORO BUONTEMPO. Bastava dare subito la notizia, non aspettare per un giorno intero!
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PRESIDENTE. Per favore, la prego di non interrompere.

GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. Nel basket, nel baseball e in quasi tutti gli altri sport è così che capita negli incontri tra i tifosi. Nel calcio continuano ad accadere questi fatti tremendi.
È una responsabilità mia, e me l'assumo in tutta la sua interezza, quella di provvedere all'uso della fermezza nei confronti della violenza. È una responsabilità di tutti noi, che quella che porto io non elimina, togliere le radici di questa violenza. Sarà la volta di cominciare ad occuparsene seriamente, il Governo, ma non solo il Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo, Italia dei Valori, La Rosa nel Pugno, Verdi).

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