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"Fai solo una volta ciò che gli altri pensano che tu non possa fare, e non dovrai mai più curarti delle loro limitazioni" - James Cook



Europa    

Meloni alla Camera sul colpo di mano sulla Commissione

Una situazione terribile, sottovalutata da chiunque non sia attento alle cose Europee.

Il voto e' stata una condanna alla politica della Commissione Europea che non ha mai smesso di lavorare nonstate il voto e il ricambio necessario. Orban e Meloni denunciano la richiesta di prendere atto che non ci saranno nuove candidature e non c'e' alternativa alla attuale commissione che sarebbe proprogata, violando prassi e rnorme fino ad oggi.

Comunque vada, l'Europa che conosciamo e' finita. Spero di sbagliarmi, non abbiamo alternativa all'Europa, ma qualcosa succedera'.

26.06.2024 - pag. 98628 print in pdf print on web

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Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 314 di mercoledì 26 giugno 2024

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LORENZO FONTANA

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

FILIBERTO ZARATTISegretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 107, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Saluto una delegazione dell'Assemblea federale svizzera, guidata dalla consigliera nazionale Anna Giacometti, che è in visita in Italia e sta assistendo ai lavori dell'Aula dalle tribune. Benvenuti (Applausi).

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2024.

La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (vedi calendario).

(Intervento del Presidente del Consiglio dei ministri)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo alla vigilia del primo Consiglio europeo della nuova legislatura comunitaria. Quella che prenderà il via ufficialmente il 16 luglio sarà la X legislatura del Parlamento europeo, la X legislatura, cioè, da quando i cittadini hanno avuto per la prima volta, era il 1979, la possibilità di votare direttamente i loro rappresentanti. Il prossimo 16 luglio si insedierà il nuovo Parlamento, la cui composizione sarà chiaramente il frutto delle indicazioni espresse nelle urne, tra il 6 e il 9 giugno scorsi, dai cittadini dei 27 Stati membri dell'Unione. Da quelle elezioni, che hanno rappresentato una tappa molto importante nella storia d'Europa, possiamo e dobbiamo trarre alcune importanti indicazioni, la più importante delle quali, ancora prima del voto dei cittadini, l'hanno data i partiti che ne sono stati protagonisti. Praticamente tutte le forze politiche, in questi mesi, hanno sostenuto la necessità di un cambiamento nelle politiche europee. Nessuno, neanche tra i partiti presenti in quest'Aula, si è presentato agli elettori dicendo che l'Europa andasse bene così, che non c'era nulla che andasse cambiato e che sarebbe stato sufficiente, sostanzialmente, mantenere lo status quo. Tutti hanno concordato su un punto: l'Europa deve intraprendere una direzione diversa rispetto a quella percorsa finora. Questo posizionamento è frutto di una consapevolezza che, poi, è stata confermata con il voto dai cittadini.

Il livello di attenzione e di gradimento tra i cittadini europei per le istituzioni comunitarie è sempre più basso; il gradimento è, oggi, intorno al 45 per cento, un dato sensibilmente più basso di quello che si registrava qualche decennio fa, mentre la disaffezione si è plasticamente materializzata anche con un astensionismo in costante crescita. Lo abbiamo visto molto bene in Italia, dove è andato a votare il 48,3 per cento degli aventi diritto, con una diminuzione di circa 6 punti rispetto alle europee di 5 anni fa, del 2019, il dato più basso di sempre, e con una partecipazione che, per la prima volta, scivola sotto il 50 per cento, ma è un fenomeno che ha attraversato molte Nazioni, in tutto il continente, e che non può lasciarci indifferenti. Non può lasciare indifferente questo Parlamento e, a maggior ragione, non può e non deve lasciare indifferenti le classi dirigenti europee, a partire da quelle che anche in questi giorni sembrano, purtroppo, tentate dal nascondere la polvere sotto il tappeto, dal continuare con vecchie e deludenti logiche, come se nulla fosse accaduto, rifiutandosi di cogliere i segnali chiari che giungono da chi ha votato e dai tanti che hanno deciso di non farlo. La prima domanda alla quale siamo chiamati a rispondere, dunque, è cosa l'Unione europea abbia fin qui sbagliato, come sia possibile invertire questa tendenza.

Dovremmo, cioè, avere l'onestà intellettuale di interrogarci, senza pregiudizi e senza posizioni preconcette, sulle criticità e sulle ragioni che hanno spinto una parte sempre più consistente dei cittadini europei a non riconoscersi adeguatamente nel processo di integrazione politica del nostro continente. La prima storica conquista del processo di integrazione è stata, certamente, la capacità di assicurare la pace all'interno dei confini europei: dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi, infatti, non ci sono stati conflitti tra le Nazioni dell'Unione. Se a noi, oggi, può sembrare una conquista scontata, guardando alla millenaria storia europea e ai numerosissimi conflitti che hanno attraversato il nostro continente, ci accorgiamo che scontata non era affatto, così come ci accorgiamo che scontata non è, se guardiamo a cosa accade appena fuori dai confini europei.

La seconda grande conquista connessa alla prima - cioè, alla pace e alla stabilità - è che quella pace e quella stabilità hanno, nei decenni, assicurato anche crescita e sviluppo. Ma quella crescita e quello sviluppo, negli anni, hanno rallentato sempre di più; e questo è indubbiamente uno degli elementi che ha contribuito ad allontanare la percezione degli europei dall'Unione, perché l'Unione è sembrata, sostanzialmente, incapace di invertire quella tendenza.

Il problema principale - a mio personale avviso - è dato da un'Unione europea sempre troppo uguale a se stessa; a tratti percepita perfino come autoreferenziale, così da non essere in grado di adeguare la sua strategia a un mondo che intorno cambiava; come se i suoi primati, nello scacchiere geopolitico, fossero immutabili e non, invece, delle conquiste da difendere e rilanciare.

In passato, era più che legittimo - e giusto - che l'Unione rivolgesse la sua attenzione soprattutto al proprio interno, perché guardare al proprio interno significava, di fatto, guardare a una parte estremamente significativa del mondo, in termini di peso economico e in termini di peso geopolitico. Nel tempo, però, lo scenario è drasticamente cambiato; eppure, l'Europa ha continuato a guardare prevalentemente al suo interno, come se non si accorgesse di ciò che stava accadendo fuori dai suoi confini. Qualche dato può essere utile a seguire questo ragionamento: nel 1990, il prodotto interno lordo di quella che, al tempo, era un'Europa a 12 Stati membri, rappresentava circa il 27,5 per cento del prodotto interno lordo mondiale; nel 2022, con 27 Stati membri, il suo peso era sceso a meno del 16,5 per cento. E mentre l'economia europea perdeva progressivamente forza, fuori dai suoi confini, l'economia degli Stati Uniti rimaneva più o meno stabile, mentre l'economia cinese cresceva esponenzialmente: nel 1990, il PIL cinese rappresentava l'1,8 per cento del PIL mondiale; nel 2022 era oltre il 18 per cento.

Lo scenario mutava, ma l'Unione europea non adeguava la sua strategia. Così, in questi lunghi anni, ha continuato a prevalere una visione eurocentrica, come se le scelte degli altri dovessero, sostanzialmente, dipendere dalle nostre.

Io credo sia questo il passaggio storico che è mancato fin qui e che ha portato, in questi anni, le istituzioni comunitarie ad avere l'approccio che i cittadini, con il voto, ci dicono di non condividere. In questo avvilupparsi su se stessa, fingendo di non vedere il contesto, l'Unione europea si è progressivamente trasformata - come tante volte abbiamo denunciato - in una sorta di gigante burocratico. E come se non bastasse, a questa tendenza alla iper-burocrazia, si sono spesso sommate scelte ideologiche, e il risultato dato dal combinato disposto delle due cose - burocrazia e ideologia - ha costruito buona parte della distanza che oggi esiste tra cittadini e istituzioni comunitarie. La percezione che hanno avuto gli italiani e gli europei è quella di un'Unione troppo invasiva, che pretende di imporre ai cittadini cosa mangiare, quale auto guidare, in che modo ristrutturare la propria casa, quanta terra coltivare, quale tecnologia sviluppare, e così via su moltissimi aspetti che riguardano la vita quotidiana. Mentre cerca di fare questo - di normare tutto, anche con il rischio di omologare culture, tradizioni, specificità geografiche e specificità sociali - rimane, invece, più debole nella sua capacità di incidere sugli scenari globali, di avere autorevolezza e credibilità nelle aree di crisi, di avere una politica estera e di sicurezza comune, di controllare le sue catene di approvvigionamento fondamentali, con il risultato di rendersi sempre più vulnerabile agli shock esterni. Per paradosso, la correttezza di quest'analisi è dimostrata dal fatto che, con l'avvicinarsi delle elezioni, sono cominciate ad arrivare, negli scorsi mesi, anche alcune risposte in controtendenza positiva rispetto al quadro che ho descritto: solo che era tardi e quelle risposte sono - giustamente - sembrate più l'eccezione che la regola.

Allora, io penso sia chiaro a tutti che quello che l'Europa ha di fronte oggi è un compito molto arduo e quel compito è ripensare completamente le sue priorità, il suo approccio, la sua postura, riscoprire il suo ruolo nella storia, particolarmente nella porzione di storia che noi stiamo attraversando. Personalmente, continuo a ritenere che la risposta a questo declino stia nella necessità di fare meno e di farlo meglio, concentrarsi su poche grandi materie, quelle, cioè, sulle quali gli Stati nazionali non sono in grado di competere da soli, lasciare, invece, decidere agli Stati nazionali ciò che non ha bisogno di essere centralizzato, privilegiare al gigante burocratico, che moltiplica regole insostenibili e, a volte, incompatibili con la crescita della sua competitività, un gigante politico, forte della sua civiltà millenaria, consapevole delle sue ineguagliabili eccellenze in molti campi e che aiuta i propri sistemi produttivi a competere a testa alta sullo scenario globale (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). Cosa significa, nel concreto? Significa che un'Europa protagonista nel mondo deve porsi, ad esempio, la questione di aumentare la propria autonomia strategica, cioè la capacità di costruire catene di approvvigionamento sicure e affidabili e diminuire così le proprie dipendenze strategiche. La doppia crisi - la pandemia, prima, e la guerra in Ucraina, poi - hanno mostrato quanto fosse sbagliata l'idea di un'Europa che giocava quasi esclusivamente il ruolo di piattaforma commerciale, intermediando tra l'America e i giganti asiatici, lasciando agli altri il controllo delle catene del valore. Quando gli shock sono arrivati e quelle catene del valore, che erano troppo lunghe e poco affidabili, si sono interrotte, l'Europa si è scoperta del tutto esposta a eventi che non poteva prevedere, né controllare. Abbiamo capito allora quanto, su materie prime fondamentali, come quelle critiche - l'energia, diversi settori strategici - il nostro destino fosse legato alla volontà di attori, purtroppo, non sempre amici, con le conseguenze che questo ha avuto - e continua ad avere - sui nostri sistemi economici e produttivi. È da questa consapevolezza che il Governo intende partire per affrontare i lavori di questo Consiglio europeo, a partire dal punto, molto importante, iscritto all'ordine del giorno che riguarda l'adozione dell'Agenda strategica 2024-2029, cioè il quadro delle priorità che l'Europa intende darsi per i prossimi anni. L'Italia ha chiesto e ottenuto che, nel preambolo dell'Agenda, venissero richiamati due principi cardine della Costituzione europea e dei quali Parlamento europeo, Consiglio e Commissione devono, a nostro avviso, tenere maggiormente conto nella loro azione: sono il principio di sussidiarietà e il principio di proporzionalità. Significa che l'Unione europea dovrà concentrarsi sui grandi temi strategici, su quelle materie e su quelle sfide dove è essenziale unire le forze ed evitare di occuparsi di quei settori dove gli Stati nazionali, anche con le loro articolazioni locali, possono ottenere risultati migliori in una logica di prossimità ai cittadini. Sempre con questa logica, abbiamo chiesto e ottenuto che nel preambolo dell'Agenda strategica fosse richiamato il tema delle risorse, perché è semplicemente impensabile che un singolo Stato membro, persino se si trova nella migliore condizione possibile, dal punto di vista della capacità fiscale, possa affrontare da solo gli investimenti necessari per alcune delle grandi sfide che l'Europa ha davanti (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE) e che dichiara di voler affrontare. Penso, certo, al rafforzamento della competitività, ma anche alla transizione energetica e ambientale, alla politica di difesa e sicurezza e - ovviamente - penso al governo dei flussi migratori.

Reputiamo che sia indispensabile, per l'Unione, dotarsi di risorse e strumenti comuni adeguati per sostenere gli investimenti che siamo chiamati a fare, come - allo stesso tempo - consideriamo essenziale stimolare gli investimenti privati, che oggi sono inevitabilmente rivolti verso mercati che si dimostrano più dinamici e intraprendenti.

L'obiettivo è rendere l'Europa un luogo dove sia conveniente investire; applicare, anche in Europa, il principio che questo Governo sta applicando in Italia, ovvero non disturbare chi vuole fare. Significa creare le condizioni per consentire a chi vuole investire e fare impresa di farlo al meglio; significa riuscire a essere più attrattivi degli altri e questo comporta, prima di tutto, disboscare pesantemente quella selva burocratica e amministrativa che ha finito con il rendere il quadro normativo europeo un percorso a ostacoli per le imprese - in particolare per le micro, piccole e medie imprese - a più riprese richiamate nelle dichiarazioni di principio, che abbondano tra i documenti dell'Unione, ma poi spesso dimenticate o, addirittura, penalizzate quando dalle parole si passa ai fatti.

Penso che il nuovo Presidente della Commissione europea dovrebbe immaginare una delega specifica alla sburocratizzazione, dando così un segnale immediato del cambio di linea che intende imprimere. Contestualmente, è necessario elaborare una strategia che protegga le aziende europee dalla concorrenza sleale, le faccia crescere, tuteli le filiere produttive industriali, difenda i marchi e le eccellenze, concretizzando il principio secondo il quale il mercato può essere libero solo se è anche equo (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Molto dell'approccio italiano si ritrova nell'Agenda strategica quando si parla di uno dei grandi temi di cui l'Europa dovrà occuparsi nei prossimi anni, e mi riferisco al governo dei flussi migratori. L'Agenda indica come priorità della UE la difesa dei suoi confini esterni, il contrasto all'immigrazione irregolare di massa, l'impegno per stroncare il business disumano dei trafficanti di esseri umani, che lucrano sul legittimo desiderio delle persone di cercare condizioni di vita migliori di quelle che hanno; desiderio che questi cinici, disumani schiavisti del terzo millennio trasformano spesso in tragedia, chiaramente dopo avere intascato lauti guadagni (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Credo che l'Europa, culla della civiltà occidentale, non possa più tollerare che un crimine universale come la schiavitù, che noi europei siamo stati i primi a debellare secoli fa, sia tollerato sotto altre forme. Ma l'immigrazione irregolare di massa non verrà mai fermata, se non si coinvolgono nella lotta ai trafficanti le nazioni di origine e di transito - come su impulso italiano l'Europa ha già fatto attraverso i memorandum con Egitto e Tunisia e dovrà continuare a fare, replicando questo modello in molte altre nazioni - e se non si affrontano a monte le cause che spingono una persona ad abbandonare la propria terra.

Anche qui, nell'Agenda strategica, l'Unione europea si impegna ad affrontare le cause profonde della migrazione. Si mette, cioè, nero su bianco un principio che noi sosteniamo da tempo, ovvero che il primo diritto che è nostro compito garantire è il diritto a non dover emigrare, potendo trovare nella propria terra le condizioni per la propria realizzazione. Quest'obiettivo presuppone la necessità di costruire un modello nuovo di cooperazione con le nazioni africane, affinché queste nazioni possano crescere e prosperare con le risorse che possiedono. Una cooperazione da pari a pari, capace di generare benefici per tutti. Siamo soddisfatti del fatto che anche questo approccio si ritrovi nell'Agenda strategica.

Si tratta di un approccio sul quale l'Italia ha fatto scuola con il Piano Mattei per l'Africa, che stiamo progressivamente implementando con sinergie strutturate e attività di raccordo con le altre iniziative in campo sullo stesso obiettivo, sia a livello europeo, con il Global Gateway dell'Unione europea, sia a livello internazionale, con la Partnership for Global Infrastructure and Investment, uno dei progetti strategici lanciati in ambito G7 per lo sviluppo e la crescita economica delle nazioni più fragili, in particolare in Africa e in Asia. L'Italia, ad esempio, ha deciso di contribuire, insieme al Global Gateway dell'Unione europea, alla realizzazione del Corridoio di Lobito, cioè l'imponente sistema infrastrutturale che ha come obiettivo quello di collegare l'Angola allo Zambia attraverso la Repubblica democratica del Congo, e di connettere così mercati regionali e mercati globali.

Sono queste le risposte che ci chiedono i leader, i Governi e i popoli africani. Non ci chiedono l'elemosina, né quell'ipocrita e un pò pelosa solidarietà che si ferma a chi riesce a superare i viaggi della speranza, fingendo di non vedere chi è così povero da non potersi permettere neanche di pagare i trafficanti per tentare quella traversata. Gli africani non chiedono la nostra carità, ci chiedono investimenti e progetti condivisi da realizzare insieme, ci chiedono rispetto e fatti concreti. E non c'è nulla di più concreto che investire in infrastrutture o in energia, e, su questo punto, tra l'altro, l'Italia ha un vantaggio che può diventare un vantaggio strategico per l'Europa nel suo complesso.

La nostra posizione di piattaforma naturale nel Mediterraneo ci offre l'opportunità di diventare un hub di approvvigionamento, cioè un ponte tra Mediterraneo orientale, Africa ed Europa, obiettivo che noi perseguiamo con diversi progetti già avviati e che intendiamo progressivamente implementare. Penso su tutti all'interconnessione elettrica Elmed Italia-Tunisia o al corridoio H2Sud per il trasporto dell'idrogeno dal Nord Africa verso l'Europa. L'Agenda strategica si occupa anche di come favorire la migrazione legale, perché l'obiettivo che ci prefiggiamo tutti è ristabilire la legalità nel governo dei flussi migratori.

Legalità vuol dire una cosa semplice, troppo spesso dimenticata in passato: in Italia e in Europa si entra solo legalmente (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE) e significa anche che di gestire gli ingressi legali si occupano le istituzioni e non gli scafisti. L'Italia - lo ricordo - ha programmato, nel periodo 2023-2025, circa 450.000 ingressi regolari, anche per rispondere alle esigenze del nostro sistema produttivo, prevedendo quote privilegiate proprio per quelle nazioni con le quali collaboriamo sul fronte migratorio in termini di rimpatri, di contrasto alle partenze, di lotta contro i trafficanti. Penso, ad esempio, alla Tunisia con cui abbiamo sottoscritto un accordo che prevede procedure semplificate per il rilascio di visti e permessi di soggiorno. Ma, contestualmente alla programmazione di un decreto Flussi triennale, abbiamo anche avviato un monitoraggio sull'andamento di questi flussi, e le evidenze che ne sono scaturite lasciano drammaticamente ritenere che la criminalità organizzata si sia infiltrata nella gestione dei permessi di soggiorno per scopo di lavoro, ragione per la quale ho presentato un esposto alla procura nazionale antimafia e annunciato modifiche alla legge che regola la materia.

Non consentiremo alle mafie di gestire gli ingressi in Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE), come temo facciano da diverso tempo, e mi stupisce, francamente, che nessuno prima di noi se ne fosse accorto. Sono convinta, inoltre, che in materia migratoria l'Europa debba cercare soluzioni innovative, come abbiamo fatto noi in Italia. Una di queste soluzioni innovative è certamente quella che abbiamo indicato con il Protocollo Italia-Albania, per processare in territorio albanese, ma sotto giurisdizione italiana ed europea, le richieste di asilo.

Quando ho sottoscritto il Protocollo con il Primo Ministro Rama - a cui voglio rinnovare anche in quest'Aula il mio ringraziamento (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE) per il grande gesto dallo spirito europeo che ha compiuto -, mi sono augurata che potesse diventare un modello e, con orgoglio, oggi possiamo dire che lo sta diventando.

La maggioranza degli Stati membri, infatti, ha di recente sottoscritto e inviato un appello alla Commissione europea per chiedere che l'Unione europea segua il modello italiano dell'accordo con l'Albania. Perfino la Germania, attraverso le parole della socialdemocratica Ministra dell'Interno Nancy Faeser, ha dichiarato di seguire con interesse questo accordo.

Qui il cambio di passo c'è stato e si vede, e sono orgogliosa del contributo che l'Italia ha dato in questa direzione per invertire la rotta. Infatti, ricordo sommessamente che, prima dell'insediamento di questo Governo, il dibattito in Europa si focalizzava unicamente su un punto, cioè su come redistribuire tra i 27 Stati della UE gli immigrati che sbarcavano soprattutto in Italia. Ora il paradigma è completamente cambiato, ma è fondamentale che, nei prossimi mesi e anni, questo approccio si consolidi e diventi strutturale. La stessa lettera che la Presidente della Commissione von der Leyen ha ieri indirizzato ai Capi di Stato e di Governo va in questa direzione, stabilendo che questo approccio debba rimanere al centro delle priorità anche del prossimo ciclo istituzionale.

Il Consiglio europeo si occuperà anche di un'altra priorità strategica, ovvero di come dotarsi di una politica di sicurezza e difesa all'altezza del ruolo dell'Europa sullo scenario globale. Per molto tempo ci siamo illusi che la pace garantita all'interno dei nostri confini dal processo di integrazione europea avrebbe contagiato anche i nostri vicini, ma la storia è andata diversamente, la guerra di aggressione russa all'Ucraina lo ha dimostrato. Ci siamo anche crogiolati nell'idea che qualcun altro avrebbe garantito per sempre la nostra sicurezza, ma anche questo è stato un errore e dobbiamo esserne consapevoli.

Ecco perché è fondamentale accelerare la strada verso una politica industriale comune nel settore della difesa, aumentando la collaborazione tra i nostri campioni nazionali in una logica di sovranità europea. In ultimo, dobbiamo anche assumerci le nostre responsabilità. In questi anni di conflitti e di minacce alle porte dell'Europa dobbiamo ricordarci che la libertà e la sicurezza hanno un costo e che, per avere pace ai nostri confini, dobbiamo essere capaci di esercitare la deterrenza necessaria a raggiungere quell'obiettivo.

Questo vale ancora di più se ci poniamo l'obiettivo ambizioso, ma, a mio avviso, improcrastinabile, di costruire quel solido pilastro europeo della NATO, affiancato al pilastro statunitense, che possa metterci nelle condizioni di affrontare le nuove sfide alla sicurezza, incluse le minacce che investono il Mediterraneo e il Medioriente, posizione che il Governo italiano ha sempre sostenuto e di cui ci faremo interpreti anche al vertice NATO, previsto a Washington tra pochi giorni.

Spendere in difesa significa investire nella propria autonomia, nella capacità di contare e di decidere, nella possibilità di difendere al meglio i propri interessi nazionali. È questa la strada che crediamo debba seguire l'Europa nei prossimi anni, se vuole essere all'altezza della propria missione nel mondo, ma anche qui per farlo è fondamentale affrontare il nodo delle risorse necessarie a fare il tanto decantato salto di qualità. Da questo punto di vista, abbiamo accolto positivamente i passi in avanti nelle politiche di finanziamento della Banca europea per gli investimenti e il nostro auspicio è che la BEI possa ulteriormente incrementare gli investimenti anche in materia di difesa, salvaguardando, al contempo, la piena capacità della banca di finanziarsi sui mercati internazionali. Credo che sia anche necessario un dibattito per immaginare soluzioni innovative, aprendo alla possibilità di obbligazioni europee per questo genere di investimenti. Approfondiremo e valuteremo, ovviamente, con attenzione le opzioni di finanziamento che la Commissione ci presenterà in questo Consiglio europeo.

Le esigenze di sicurezza e di difesa dell'Unione europea sono strettamente legate al processo di allargamento o, come sapete che preferisco chiamarlo, di riunificazione dell'Unione europea. Sarà uno dei temi in agenda e l'Italia sostiene il cammino di avvicinamento all'Europa di tutti i candidati: Balcani occidentali, Ucraina, Moldova e Georgia. Ci siamo espressi a favore della convocazione delle prime Conferenze intergovernative che apriranno formalmente i negoziati per Ucraina e Moldova e manteniamo aperto il canale di dialogo con la Georgia, con l'auspicio che possa rivedere i passi compiuti con la recente legislazione sui cosiddetti agenti stranieri. Ovviamente, il processo di adesione di tutte le Nazioni candidate deve restare ancorato al rispetto dei valori europei e al progressivo allineamento agli standard politici ed economici dell'Unione europea.

Il Consiglio europeo confermerà, ancora una volta, il suo sostegno alla causa ucraina, perché difendere l'Ucraina è nell'interesse dell'Europa ed equivale a difendere quel sistema di regole che tiene insieme la comunità internazionale e protegge ogni Nazione. Vale la pena ribadire che se l'Ucraina fosse stata costretta ad arrendersi oggi non ci sarebbero le condizioni minime per un negoziato, ma staremmo, invece, discutendo dell'invasione di uno Stato sovrano, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare. Pace non significa mai resa e confondere la pace con la sottomissione creerebbe un pericoloso precedente per tutti (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Voglio ribadire, anche in quest'Aula come ho già fatto in ambito G7 e alla Conferenza di pace in Svizzera, che ogni nostro sforzo è finalizzato ad aiutare l'Ucraina e a guardare al futuro, un futuro di pace, di prosperità e di benessere. Credo sia stato molto importante, in sede G7, raggiungere l'accordo politico per l'utilizzo degli interessi generati dagli asset russi immobilizzati a garanzia di un prestito che verrà fornito dagli Stati Uniti all'Ucraina; l'Europa sarà chiamata a rendere questo impegno politico tecnicamente percorribile. Si tratta di un passaggio fondamentale non solo per il sostegno immediato, ma anche perché in un eventuale tavolo negoziale dovrà chiarirsi anche chi debba essere a pagare per la ricostruzione dell'Ucraina. Fondamentale, in questo ambito, è anche l'impegno europeo per garantire l'accesso ai porti commerciali e la libertà di navigazione nel Mar Nero, elementi indispensabili all'esportazione di grano da parte dell'Ucraina e alla sicurezza alimentare globale.

È nell'interesse dell'Europa compiere ogni sforzo per una soluzione di pace in Medio Oriente, che non può che essere basata sul principio di due popoli due Stati, con il diritto di Israele, pienamente riconosciuto da tutti gli attori regionali, di vivere in pace e senza aggressioni e il diritto del popolo palestinese di avere un proprio Stato da far crescere e prosperare (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). L'Italia sostiene, come ribadito anche nel comunicato finale del Vertice G7, la proposta di mediazione degli Stati Uniti, coadiuvata dalla collaborazione di Egitto e Qatar, per un cessate il fuoco immediato, il rilascio di tutti gli ostaggi e un significativo aumento dell'assistenza umanitaria alla popolazione civile di Gaza. Su questo versante, però, l'Europa può e deve giocare un ruolo decisamente più attivo.

Un'Europa consapevole del proprio ruolo geopolitico non può non guardare con rinnovata attenzione a ciò che succede nel Mediterraneo, che sta trovando una sua nuova centralità e che ha riscoperto la sua antica vocazione di crocevia di interconnessioni strategiche, commerciali, energetiche e digitali. Anche per questo siamo convinti che l'Unione europea di domani debba mettere il rapporto con il vicinato Sud tra le priorità della sua azione esterna, perché il Mediterraneo è la nostra casa e sarebbe autolesionistico non curarsene o, peggio, consegnarne le chiavi ad altri attori.

Una delle priorità che i cittadini ci consegnano con il loro voto è, poi, riportare buonsenso e pragmatismo nella transizione ecologica ed energetica, rimettendo mano alle norme più ideologiche del Green Deal e assicurando neutralità tecnologica (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). Come ho detto molte volte, siamo i primi difensori della natura, ma vogliamo difendere la natura con l'uomo dentro. In questi anni si è fatto, invece, spesso l'esatto contrario, le attività umane sono state considerate troppo spesso nocive per la natura e la prospettiva green è stata perseguita anche a costo di sacrificare intere filiere produttive e industriali, come quella dell'automotive. Nessuno ha mai negato che l'elettrico possa essere una parte della soluzione per la decarbonizzazione dei trasporti, ma non ha alcun senso autoimporsi il divieto di produrre auto a diesel e benzina a partire dal 2035 e condannarsi, di fatto, a nuove dipendenze strategiche, come l'elettrico cinese (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). Sostenere il contrario è stata semplicemente una follia ideologica, che lavoreremo per correggere. Ridurre le emissioni inquinanti è la strada che vogliamo seguire, ma con buon senso e concretezza, sfruttando tutte le tecnologie disponibili, senza andare a scapito della sostenibilità economica e sociale, difendendo e valorizzando le produzioni europee e salvaguardando decine di migliaia di posti di lavoro. Con lo stesso approccio ci siamo battuti per modificare la direttiva sulle case green, nella quale siamo riusciti a eliminare l'obbligo di passaggio di classe energetica in capo ai proprietari. Gli obiettivi della direttiva rimangono, però, ancora troppo ravvicinati e troppo onerosi, soprattutto in assenza di incentivi europei e lo sono tanto più per l'Italia, che deve fare i conti con la voragine creata nei conti pubblici dal superbonus 110 per cento (Commenti). È tra le nostre priorità rimettere mano anche a questa normativa.

È una priorità, per questo Governo, anche riportare nelle istituzioni europee il giusto rispetto per gli uomini e le donne che nella natura vivono e lavorano da generazioni, come spesso abbiamo già fatto in Consiglio europeo. Mi riferisco ad agricoltori, allevatori, pescatori, insomma a coloro che, con il proprio lavoro, garantiscono la sopravvivenza alimentare delle popolazioni, ma anche la preziosa manutenzione della stessa natura nella quale operano (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). Troppo, troppo spesso negli ultimi anni questi imprenditori sono stati colpiti da provvedimenti normativi furiosamente ideologici e solo l'imminenza delle scorse elezioni europee, insieme all'azione decisa dal nostro Governo, ha consentito un primo, seppure insufficiente, ripensamento riguardo agli errori compiuti a loro danno. Sono errori che non devono ripetersi.

D'altra parte, approfitto di questo passaggio per condividere una riflessione su un episodio di cronaca che mi ha lasciato esterrefatta, come voi. Parlo dell'orribile e disumana morte di Satnam Singh, trentunenne bracciante che veniva dall'India (Prolungati applausi – l'Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi), una morte orribile e disumana per il modo atroce in cui si è verificata, ma ancora di più per l'atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro (Applausi). Dobbiamo dircelo, questa è l'Italia peggiore, quella che lucra sulla disperazione dei migranti, sulla piaga dell'immigrazione senza regole. La vergogna del caporalato è lungi dall'essere sconfitta, nonostante gli sforzi compiuti da Governi di diverso colore, ma non intendiamo smettere di combatterla.

Questo Governo - lo ricordo -, tra i suoi primi atti, ha approvato il decreto sulla condizionalità sociale, che introduce sanzioni relative agli aiuti comunitari per le imprese che non rispettano le regole sul lavoro, sulla sicurezza, sulla salvaguardia della salute dei lavoratori, così come ricordo che è stato questo Governo a reintrodurre il reato penale di somministrazione illecita di manodopera, che nel 2016 era stato depenalizzato dall'allora Governo Renzi e che, dalle nostre risultanze ispettive, emergeva come la fattispecie di reato cresciuta di più. Abbiamo aumentato il numero di ispettori del lavoro, il numero di Carabinieri del Nucleo tutela del lavoro, abbiamo sbloccato i ruoli degli ispettori INPS e INAIL che erano stati bloccati da Governi precedenti e approfitto per annunciare che intendiamo anche anticipare le assunzioni previste per INPS e INAIL, destinate proprio all'incremento dell'azione ispettiva.

Intendiamo anche introdurre, anticipandolo, il sistema informativo contro il caporalato che ci consente di mettere in relazione tutte le banche dati per intensificare il monitoraggio e la lotta al fenomeno. Dunque, pene più severe per i criminali, controlli molto più stringenti.

Ma intendiamo anche valorizzare la rete agricola di qualità, con il concorso delle rappresentanze sindacali e datoriali e con una loro maggiore responsabilizzazione. In una Nazione che funziona, economicamente e socialmente, ognuno deve fare la propria parte. Noi legislatori, ovviamente, così come chi rappresenta la spina dorsale della filiera produttiva italiana.

Costruire un'Europa forte e protagonista nel mondo significa anche affrontare quella che è, probabilmente, la sfida dalla quale dipendono tutte le altre, che è la sfida demografica. L'inverno demografico colpisce tutta Europa e non c'è nessuna Nazione che raggiunga il tasso di sostituzione, cioè il numero di figli per donna che garantisce la continuità della popolazione. Ecco, noi vorremmo che questa sfida la si potesse affrontare tutti insieme per impedire che quella del “vecchio continente”, da etichetta storica qual è, diventi anche un'infausta previsione del futuro.

Ecco perché crediamo che l'Europa ora debba porsi anche il problema di come considerare gli investimenti per la natalità. Noi siamo convinti che ogni euro speso sulla natalità, sui servizi e sugli aiuti alle famiglie, sulla conciliazione vita-lavoro sia un euro speso in un investimento produttivo, perché è un investimento sul futuro stesso dei nostri sistemi sociali, in Italia come in Europa (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Garantire l'equilibrio di un esercizio o di un settennato di bilancio servirà a poco, se nel medio-lungo periodo sarà l'intero sistema a diventare insostenibile, se verrà meno quella next generation alla quale l'Europa ha intitolato i piani di ripresa post-pandemia, ma che semplicemente rischia di non esistere.

Una delle grandi rivoluzioni che l'Europa del futuro deve portare avanti è, quindi, proprio quella di sostenere finalmente, e con forza, la sfida demografica e il Governo intende battersi affinché il tema della natalità sia specificatamente inserito tra le priorità dell'Agenda strategica. Molte di queste priorità sono contenute nel programma della Presidenza di turno del Consiglio europeo, la Presidenza di turno ungherese, che, come sapete, prenderà l'avvio tra pochi giorni. Nei giorni scorsi ho avuto modo di approfondire queste priorità anche con il Primo Ministro Orbán, in visita a Roma, Parigi e Berlino. Ma, per portare avanti quest'agenda ambiziosa, serve una volontà politica comune. Non è una questione di regole, è una questione di visione.

Qui torniamo all'inizio del mio intervento. I cittadini, nelle elezioni che si sono appena svolte, hanno detto chiaramente qual è il modello che preferiscono tra quello portato avanti fin qui e quello che proponiamo, tra l'Europa dei compromessi al ribasso e quella delle sfide al rialzo. Se c'è un dato indiscutibile, che è emerso da questa tornata elettorale, è la bocciatura delle politiche portate avanti dalle forze di governo in molte delle grandi Nazioni europee, che sono anche molto spesso le forze che hanno impresso le politiche dell'Unione in questi anni.

Questo giudizio negativo emerge dal peso dei seggi ottenuti dai partiti di governo sul totale degli eletti: in Francia le forze di governo hanno eletto soltanto il 16 per cento dei parlamentari europei spettanti a quella Nazione; in Germania il 32 per cento; in Spagna il 34 per cento. Solo l'Italia, tra le grandi Nazioni europee, ha un dato positivo, con quasi il 53 per cento degli eletti che è espressione delle forze di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Certo, c'è anche chi sostiene che i cittadini non siano abbastanza maturi per prendere determinate decisioni e che l'oligarchia sia, in fondo, la sola forma accettabile di democrazia. Ma io non sono di questo avviso: ho combattuto questo principio surreale in Italia, intendo combatterlo anche in Europa. Noi, cioè, siamo convinti che il popolo abbia sempre ragione e che sia dovere di chiunque ricopra un incarico di responsabilità seguire le indicazioni che arrivano dai cittadini.

Personalmente, non conosco alternative alla democrazia e mi batterò sempre contro chi vorrebbe sublimare, in questo caso anche a livello europeo, una visione oligarchica e tecnocratica della politica e della società. Non mi stupisce che qualcun altro lo faccia, in alcuni casi perché appartiene alle sue basi culturali, in altri casi perché è una lettura che consente di tentare di mantenere un potere anche da posizioni di debolezza.

Non mi stupisce neanche, in fondo, che questo approccio sia emerso prima, durante e dopo la campagna elettorale. Ma è un elemento che non può lasciarci indifferenti, soprattutto in un'Aula parlamentare, perché nessun autentico democratico che creda nella sovranità popolare, sancita dall'articolo 1 della Costituzione, può, in cuor suo, considerare accettabile che in Europa si tentasse di trattare sugli incarichi di vertice ancor prima che i cittadini si recassero alle urne (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE - Commenti). Poi ci si chiede perché i cittadini non considerano importante andare a votare.

Dirò, come sempre, quello che penso: non mi pare sia emersa finora la volontà di tener conto di ciò che i cittadini hanno detto nelle urne, nel metodo e nel merito. Relativamente al merito, mi sono permessa di far notare che consideravo surreale che nella prima riunione, seppure informale, del Consiglio europeo successiva alle elezioni, alcuni si presentassero direttamente con le proposte di nomi per gli incarichi apicali, frutto delle interlocuzioni tra alcuni partiti, senza neanche fingere di voler aprire una discussione su quali fossero le indicazioni arrivate dai cittadini con il voto; perché, prima di discutere chi debba fare cosa, andrebbe discusso cosa vogliamo fare e solo successivamente andrebbe scelta la persona migliore per concretizzare quelle indicazioni (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

E questo mi porta al metodo. Come se i cittadini non avessero dato un'indicazione diversa in queste ore, come in campagna elettorale da più parti si è sostenuto che non si debba parlare con alcune forze politiche che in queste elezioni sono - guarda un pò - quelle che hanno visto crescere il loro consenso.

Allora, su questo, consentitemi di fare un passo indietro. Le istituzioni europee, in passato, non sono mai state pensate in una logica di maggioranza e opposizione; sono state pensate come soggetti neutrali, capaci di garantire così tutti gli Stati membri, indipendentemente dal colore politico dei Governi di quegli Stati membri. Così gli incarichi apicali - Presidente del Consiglio, della Commissione e del Parlamento, più Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza - sono stati normalmente affidati tenendo in considerazione i gruppi con la dimensione maggiore e, quindi, tenendo in considerazione il responso elettorale, indipendentemente da possibili logiche di maggioranza o opposizione, perché la logica della maggioranza e dell'opposizione si materializza nel Parlamento con maggioranze che, tra l'altro, cambiano da dossier a dossier data la complessità del quadro europeo.

Oggi si sceglie di aprire uno scenario completamente nuovo e la logica del consenso, su cui si sono sempre basate gran parte delle decisioni europee, viene scavalcata dalla logica dei caminetti (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE) nei quali alcuni pretendono di decidere per tutti, sia per quelli che sono della parte politica avversa sia per quelli di Nazioni considerate troppo piccole per essere degne di sedersi ai tavoli che contano: una sorta di conventio ad excludendum in salsa europea che, a nome del Governo italiano, ho apertamente contestato e che non intendo condividere (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Se vogliamo rendere un buon servizio all'Europa e alla sua credibilità, noi dobbiamo dimostrare di aver compreso gli errori del passato e avere in massima considerazione le indicazioni che sono arrivate dai cittadini con il voto. E se anche qualcuno preferisce ignorarle, quelle indicazioni sono chiare: i cittadini chiedono un'Europa che sia più concreta, un'Europa che sia meno ideologica.

Ma l'errore che si sta per compiere, con l'imposizione di questa logica e di una maggioranza, tra l'altro, fragile e destinata probabilmente ad avere difficoltà nel corso della legislatura, è un errore importante non per la sottoscritta o per il centrodestra e neanche solo per l'Italia, ma per un'Europa che non sembra comprendere la sfida che ha di fronte o che la comprende, ma preferisce, in ogni caso, dare priorità ad altre cose. Né intendo sostenere una tesi diversa da quella nella quale credo semplicemente per chiedere in cambio un ruolo che all'Italia spetta di diritto. Non mi addentrerò - lo comprenderete - nel merito delle tante interlocuzioni che in questi giorni sto avendo, che continuerò ad avere. Voglio limitarmi a dire che abbiamo chiesto e torneremo a chiedere un cambio di passo politico, prima di tutto, in linea con il messaggio dato dalle urne. E poi, ovviamente, intendiamo batterci per l'Italia.

Noi siamo un Paese fondatore dell'UE, l'economia italiana è la terza d'Europa, la nostra manifattura è la seconda del continente, siamo il terzo Stato membro per popolazione, abbiamo primati in tantissimi campi e oggi possiamo contare su una ritrovata stabilità politica e una solidità economica che ci hanno consentito di scrollarci di dosso i troppi pregiudizi dei quali eravamo vittime.

Forti di ciò che siamo e di ciò che l'Italia può ambire ad essere, mi auguro che su questo si possa agire con compattezza e fare gioco di squadra per assicurare che la nostra Nazione (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE) sia rappresentata al meglio negli incarichi di vertice dell'Unione europea.

Dobbiamo, cioè, lavorare per vedere riconosciuto ciò che spetta all'Italia come Nazione - non al Governo, non a questo o a quel partito -, ma alla Nazione (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). Non sempre quel peso ci è stato adeguatamente riconosciuto in passato, ma il messaggio che i cittadini ci hanno consegnato con il voto è un messaggio chiaro e non intendiamo farlo cadere nel vuoto. Vi ringrazio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE), che si levano in piedi).

PRESIDENTE. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 10,35, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri di consegnare il testo delle comunicazioni testé rese presso il Senato della Repubblica.

La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 10,35 con la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,40.

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GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Lo so, lo so. Voglio ringraziarla perché la collega Madia è riuscita - non so quanto consapevolmente - a dire, molto meglio di me, quello che stavo cercando di spiegare.

Dice, la collega Madia, in apertura del suo intervento: la ragione per la quale oggi c'è un accordo tra tre forze politiche per distribuire la Presidenza della Commissione, la Presidenza del Consiglio e l'Alto rappresentante è che ci sono tre forze politiche che numericamente sono superiori alle altre. Si chiama democrazia, ci dice la collega Madia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). La collega Madia ci dice: il Partito Popolare è il primo partito, il Partito Socialista è il secondo partito, il Partito Liberale è il terzo partito e, quindi, Presidente del Consiglio, è la democrazia.

Io sono d'accordo, ma c'è un problema: il Partito Liberale non è il terzo partito. Il terzo partito, in Europa, il terzo gruppo, sono i conservatori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Sono i conservatori. Quindi, quello che implicitamente la collega Madia ci sta dicendo è ciò che io ho tentato di spiegare nel mio intervento e, cioè, che storicamente è accaduto questo: è accaduto che, nella definizione dei top jobs, dei ruoli di vertice, si seguisse quella che era l'indicazione arrivata dai cittadini, quindi non ragionando sul meccanismo di una maggioranza che blindava tutto, ma, partendo dai gruppi che erano maggiormente rappresentativi, in ruoli apicali che rimangono tendenzialmente neutri rispetto al principio della maggioranza e dell'opposizione.

La collega Madia ci conferma che è stato così e ci conferma che oggi c'è un cambio di passo. Oggi si sceglie di fare un'altra cosa: si sceglie di stabilire che quel meccanismo, che è frutto delle elezioni e dell'indicazione che arriva dai cittadini, non va più bene, perché il terzo gruppo oggi è un gruppo che non piace a chi decide di fare questa scelta.

Sono d'accordo, però, sul fatto che la democrazia, colleghi del Partito Democratico, sarebbe una cosa diversa, cioè sarebbe - come ci ha detto correttamente la collega Madia - una scelta che rispecchia l'indicazione dei cittadini, se quella scelta fosse stata diversa.

Dopodiché, ho altre cose da rispondere alla collega Madia, che parlava di promesse non mantenute, di promesse che non potevano essere mantenute. Con tutto il rispetto, Presidente, per il suo tramite, vorrei dire alla collega Madia che queste sono valutazioni che fanno gli italiani e mi pare che le abbiano ampiamente fatte gli scorsi 8 e 9 giugno (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Sulla natalità sono d'accordo sul fatto - e l'ho detto - che è una delle nostre priorità. Penso che, davvero, ci voglia coraggio a sostenere che questo Governo non ha messo al centro il tema della natalità. Con le poche risorse delle quali disponiamo, io voglio ricordare che noi abbiamo aumentato l'assegno unico di 3 miliardi, abbiamo esteso il congedo parentale, abbiamo introdotto la decontribuzione per le mamme lavoratrici, abbiamo previsto sgravi per chi assume donne e giovani, abbiamo previsto l'asilo nido gratis per il secondo figlio, e così via.

Poi, c'è una battaglia in tema di natalità che mi auguro che anche l'opposizione ci aiuti a fare e che riguarda proprio l'Europa, perché - come voi sapete - l'Unione europea, la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l'Italia sulla materia dell'assegno unico, che è una delle poche questioni su cui, in quest'Aula, siamo tutti sempre stati d'accordo. Fu istituito nella scorsa legislatura, anche con il voto dell'allora opposizione, è stato aumentato da questo Governo; quindi, è una delle poche cose su cui siamo d'accordo. La Commissione europea ci apre una procedura di infrazione, sostenendo la bizzarra tesi che noi dovremmo riconoscere l'assegno unico a tutti i lavoratori stranieri, anche a quelli extracomunitari, anche a quelli che hanno figli in patria. Ora, voi capite che, con questo principio - secondo me molto ideologico - noi ci troviamo di fronte a una misura che, per noi, non è più sostenibile, al netto del fatto che - capite bene - è anche molto difficile andare a verificare quale sia il reddito ISEE di un lavoratore che arriva, per esempio, dal Pakistan.

Quindi, io intendo dare battaglia e chiedo di sapere se l'opposizione vuole darci una mano a dare battaglia su questa materia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Dopodiché, in relazione all'ambiguità circa il dove si stia schierando l'Italia, guardi, in tema di ambiguità penso che sicuramente sono seconda ad altri, perché, se volessi seguire questo ragionamento, allora dovrei chiedere ai colleghi del Partito Democratico se la posizione che è stata espressa da alcuni vostri eletti, relativa alla necessità di sciogliere l'Alleanza atlantica, sia anche la posizione del partito (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). Perciò, direi che, prima di parlare dell'ambiguità degli altri, sarebbe bene dare un'occhiata in casa.

Dove sto schierando l'Italia? Guardi, è una risposta molto semplice questa: io, l'Italia, la schiero con l'Italia, cioè la schiero dove sta l'interesse nazionale (Commenti). E sono fiera che sia finita la stagione nella quale l'Italia viene schierata dove interessa al PD (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Sono fiera che quella stagione sia finita.

La schiero con l'Italia e dirò, dico di più: la schiero anche con l'Europa, perché io penso che avere il coraggio di fare delle valutazioni su cosa si possa fare meglio, su cosa non abbia funzionato e fare delle proposte sia l'atteggiamento che dovrebbero tenere coloro che vogliono migliorare il processo di integrazione europea e il ruolo dell'Europa. Poi, si può non essere d'accordo su quali siano gli strumenti per farlo e noi con molti non siamo d'accordo, ma stabilire che chi fa delle critiche è nemico dell'Europa e chi invece mette la sabbia sotto il tappeto e fa finta di non vedere quello che sta accadendo è l'amico dell'Europa, perdonatemi non sono d'accordo su questo, la vedo esattamente al contrario (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

La collega Onori parlava del tema dei condizionamenti russi. Sono d'accordo. Comprendiamo molto bene il rischio. Come lei sa, collega, noi abbiamo approvato una legge sulla cybersicurezza; tra l'altro, lo abbiamo fatto senza voti contrari, l'abbiamo fatto anche accogliendo diverse proposte che arrivavano dall'opposizione. In quella legge ci sono, differentemente da quello che veniva detto, anche le risorse, ma, ovviamente, siamo su questa materia sempre pronti ad altre proposte.

Il riferimento al Primo Ministro ungherese torna spesso, in questo caso anche dalla collega Onori, che diceva “i nemici, gli amici”: guardi, io non vedo mai la politica estera così. La politica estera per me, soprattutto all'interno della dimensione europea, non è una politica fatta di amici e di nemici. Questo è un altro grande errore, un altro grande errore, signori, perché noi, qualche avversario, ce lo abbiamo, ma ce l'abbiamo fuori dai confini europei. Se continuiamo a ragionare in questa logica autoreferenziale per cui la nostra priorità è dividerci all'interno dell'Europa, purtroppo saremo sempre più deboli (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Per me non ci sono amici o nemici, ci sono interlocutori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Serve qualcuno che cerchi degli interlocutori, perché sempre la collega Onori - ma questa è una risposta che ho dato mille volte - diceva: l'Ungheria blocca qualsiasi cosa che riguarda l'Ucraina. Non mi risulta. Mi risulta che l'Ungheria, anche quando non era d'accordo - e spesso non è stata d'accordo: quando si trattava, per esempio, di avviare le procedure per l'accesso dell'Ucraina all'Unione europea, quando si parlava della revisione di medio termine del bilancio pluriennale e l'Ungheria non era d'accordo - ha consentito che gli altri decidessero, anche se non era d'accordo. È accaduto anche perché qualcuno, invece di pensare che ci siano dei nemici da escludere e spingere in un angolo, in un'ottica, secondo me, suicida per l'Europa, è capace di avere degli interlocutori e di mantenere un dialogo, rispettando tutti quegli interlocutori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Collega Della Vedova, sulla maggioranza vedremo in corso di legislatura. Sulla maggioranza che, secondo me, si materializza non distribuendo adesso degli incarichi e cercando, in alcuni casi, di sommare anche delle debolezze. Come dicevo nel mio intervento, la maggioranza si materializza nel Parlamento. Secondo me, mettersi d'accordo sui top jobs non vuol dire, in ogni caso, avere una maggioranza, sicuramente non vuol dire avere una maggioranza solida. Valuteremo nel corso di legislatura se esista una maggioranza o se quella maggioranza, come io penso, sia solida. Diceva la collega Zanella: la maggioranza esiste e resiste. Direi che sicuramente resiste, che esiste lo verificheremo più avanti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Poi, il collega Della Vedova dice: voti a favore, negozi il futuro. Io non so se il collega Della Vedova intenda, con questo, che si sia in condizione di negoziare ciò che spetta all'Italia solo se ci si adegua. Immagino che non sia, collega Della Vedova, la sua visione. Sicuramente, non è la mia, non è la mia idea d'Europa. Considero folle - approfitto per dire anche questo, perché ho letto diverse dichiarazioni in questi giorni da parte di esponenti dell'opposizione - che si dica, da parte di chi rappresenta gli italiani in Europa, che non bisogna negoziare, di fatto, con la Presidenza del Consiglio italiano, di fatto con il Governo italiano, perché in Italia c'è un Governo che non piace alla sinistra (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE). Penso che sia una grave responsabilità quella che ci si assume, rappresentando l'Italia quando si va fuori dai nostri confini nazionali a cercare un soccorso esterno e a cercare un isolamento per l'Italia, che crea molti problemi all'Italia, ma può offrire qualche elemento - diciamo così - di dibattito all'interno della nostra Nazione. Lo considero grave e non mi sono, dall'opposizione, mai sognata di fare dichiarazioni del genere.

Collega Scutella', le confermo che non faccio inciuci con la sinistra. Non li ho fatti in Italia, non li faccio in Europa, sono in questo abbastanza coerente e abbastanza determinata. Chiaramente, non penso che il Patto di stabilità si possa definire un inciucio: è uno dei tanti dossier che arrivano in Europa, sui dossier i 27 Stati membri parlano e, alla fine, cercano una soluzione. Penso che accadesse anche quando al Governo c'eravate voi, per cui non credo che si possa definire il Patto di stabilità un inciucio. Le posso dire che cosa ritengo che sia un inciucio. Un inciucio è guidare un Governo, essere sfiduciati e mettersi d'accordo con l'opposizione per rimanere al Governo. Quello, secondo me, è un inciucio, non il Patto di stabilità (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro) MAIE).

Collega Mauri, secondo me, forzava la valutazione che ho fatto sull'Europa. Io ho fatto certamente delle critiche - non sono nuova a quelle critiche -, ho fatto anche delle proposte. Come dicevo prima, ritengo che chi vede che alcune cose non funzionano, se è sinceramente in buona fede nel voler migliorare la condizione della propria Nazione, ma anche del contesto europeo, debba fare delle proposte. Io ho fatto delle proposte e mi dispiace, ve lo dico sinceramente, che in buona parte di questo dibattito - al netto di “gli amici, i nemici, stiamo con la Germania o stiamo con l'Ungheria”, tutta questa semplificazione della politica estera, perché io la considero una semplificazione, ve l'ho detto in passato e lo ripeto -, poi, nel merito delle proposte che abbiamo fatto, nel merito della lettura che io ho tentato di portare con la mia relazione, non ci siano alternative.

Si può non essere d'accordo con le proposte che faccio, se ne possono fare delle altre. In alcuni casi, chiaramente, in moltissimi casi, non saremo d'accordo. Sicuramente, la scelta migliore, per me, non è mettere la testa sotto al tappeto, per nessuno di noi, per nessuno di noi, particolarmente nel contesto nel quale ci troviamo. Infatti, come dicevo nella mia relazione, anche in campagna elettorale non mi pare che ci sia stato nessuno qui che diceva “va tutto bene, non c'è niente che vada cambiato, andiamo avanti così, grande!”. Abbiamo perso competitività, abbiamo un problema di catene di approvvigionamento, abbiamo un problema con la politica estera, abbiamo un problema con la politica di difesa, ma va tutto bene. No, non l'ha detto nessuno. Quindi, perché se lo fanno alcuni si è europeisti e se lo fanno altri si è nemici dell'Europa? Vi prego, queste semplificazioni, secondo me, non funzionano e, infatti, mi pare che poi - dati alla mano - non funzionano.

Aggiungo, sempre per il collega Mauri, che il dibattito sul tema delle regole di funzionamento, a mio avviso, è un dibattito meno importante di quello sulle priorità e si lega al dibattito sulle priorità. Invece, noi continuiamo a parlare solo di regole di funzionamento senza interrogarci davvero su cosa davvero debba occuparsi l'Europa, che è il vero tema che io pongo. Voi ritenete, legittimamente, che l'Europa debba occuparsi di più materie di quelle delle quali si occupa oggi. Io credo che, nel tentativo di occuparsi di tutto, alla fine, non si occupa bene davvero di niente e credo che, secondo il principio di sussidiarietà, che ricordo essere iscritto nei Trattati europei, l'Europa dovrebbe occuparsi di ciò che gli Stati nazionali non sono in grado di fare da soli e lasciare alla competenza degli Stati nazionali quello che gli Stati nazionali possono fare meglio, anche in un'ottica di difesa della specificità rispetto a quello che può fare un eccessivo centralismo. È una proposta politica o non è una proposta politica? Collega, colleghi: io sono stufa di vedermi raccontata e di vedere raccontato il Governo “impresentabile, nemico, vogliono distruggere tutto!”. È una proposta, scendiamo nel merito e si discute e, alla fine, gli italiani e gli europei ci dicono qual è la proposta che preferiscono.

In Italia ce lo hanno detto abbastanza chiaramente, ma non si possono liquidare i ragionamenti che fanno gli altri e le posizioni politiche diverse come se fossero impresentabili perché non si riesce a scendere nel merito, perché è un film che abbiamo già visto, ma non funziona, dal mio punto di vista (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

Sull'immigrazione, sempre il collega Mauri, diceva: chi definisce, tra chi sbarca, chi è irregolare e chi non lo è? Lo definisce la legge, collega (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier). Lo definiscono le regole, la legge, che dice che ci sono metodi legali per entrare in Italia legalmente e non è consentito, invece, entrare in Italia dando i soldi agli scafisti e sbarcando illegalmente È la legge, eh (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE)!

Collega Sportiello, al di là di questa propaganda che fate, perché chiaramente, insomma, si è un pò a corto di argomenti sul tema dell'aborto così come sul tema dei diritti LGBT e quant'altro, mi corre l'obbligo di ricordare, ma siete in questo Parlamento e dovreste saperlo, che noi non siamo intervenuti su queste normative (Commenti della deputata Sportiello). Scusi, non ci sono delle novità - scusi - di legge che questo Governo ha portato avanti. Quindi, se la disgustano le nostre politiche temo che la debbano disgustare anche le vostre, perché non siamo intervenuti sulla materia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Quindi, per concludere - ho promesso che sarei stata breve e intendo essere breve - io ribadisco che il mandato che spero di avere da quest'Aula per il Consiglio europeo di domani e di dopodomani è un mandato a continuare a chiedere un cambio di passo sulle priorità dell'Unione europea, a portare le nostre proposte, che ho cercato di confrontare con l'Aula, e chiaramente è un mandato a lavorare, perché all'Italia venga riconosciuto il ruolo che le spetta. Diceva, sempre la collega Madia, che spera in un ruolo importante, come quello che abbiamo ora, ma io voglio dire francamente, colleghi, che spero di riuscire a fare meglio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE), che si levano in piedi).


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