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"E' importante ricordarsi da dove partiamo, e le persone che ci sono state per farci arrivare dove siamo" - Luca Giacomelli Ferrarini



Musica    

Buona Pasqua: il Discorso di Ezio Bosso al Parlamento Europeo del 15.5.2020

Introvabile su internet la trascrizione della "musica fatta corpo", come in tanti hanno definito Ezio Bosso. Suonava ma non leggeva le note. Le note suonavano lui.

In tempi dove i politici riprendono la leva obbligatoria e aumentano le spese militari, offuscandole ai cittadini, Ezio Bosso parlava una lingua non solo eterna, ma coessenziale della nostra vita (coessenziale: qualcosa di universale presente in ogni essere umano).

Buona lettura e buon ascolto

Vedete, non c'è un confine. La musica non è solo un linguaggio, la musica è una forma di trascendenza.

Paganini ... era un violino.

L'Europa è un'orchestra a cui rivolgersi e queste radici che vi dicevo, le radici non sono un perno che va dentro ma sono degli altri rami più profondi

Troviamo soluzioni. Troviamo la musica che vuole che cantiamo insieme.

28.03.2024 - pag. 98402 print in pdf print on web

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la parola e ringraziarla di essere qui con noi. Grazie. Ciao.

Scusate, ma ho paura. Sono abituato a stare di schiena. Per fare musica è più facile.

C'è un aspetto che si occupa della musica a cui appartengo, quella definita classica, nel modo più bello, cioè che ci accompagna sempre, che è la musica, quella che trascende. Vi parla un bambino che da quando aveva quattro anni era abituato ad essere europeo. Perché? È facile.

Perché noi che dedichiamo la nostra vita alla musica, sin da piccoli, frequentiamo germani, austriaci, Beethoven, o francesi, Debussy, o tedeschi, Brahms, Mendelssohn.

Vedete, non c'è un confine. La musica non è solo un linguaggio, la musica è una forma di trascendenza.

La trascendenza è ciò che ci porta oltre. Di fatto, da centinaia di anni, Noi continuiamo a suonare Bach, un ragazzo che fece a piedi 70 chilometri per conoscere la musica di Benedetto Marcello, che era la sua musica, per trascriverla. O Schubert, che spese gli ultimi soldi per andare a sentire Paganini, ma non perché era italiano, perché era un violino.

Noi siamo uno strumento, che abbiamo la barchesa, che abbiamo qualsiasi forma di strumento, andiamo oltre, portando la nostra identità. E di fatto, se ci pensate, ce l'abbiamo portata di mano questa identità. L'orchestra che sto dirigendo adesso, proprio arrivo dalle prove, è un'orchestra italiana, Ma dove il primo violino è rumeno, se prima viola ungherese, eppure siamo tutti semplicemente un'orchestra.

Noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo un pò buffi, perché tendiamo a guardare e a erigere muri, anziché a scoprire che ce l'abbiamo portata di mano. Questo luogo importante, così voluto, così combattuto, mi fa venire in mente quel desiderio, sapete che bufo, ma Beethoven sognava un'Europa unita. Non a caso usiamo quell'ino alla gioia, che fa un gioco di parole, perché noi, poiché facciamo la musica, siamo obbligati a studiare le lingue fin da subito, da centinaia di anni, perché la musica parla italiano.

Poi è stata inventata da un aretino, quindi ancora... E lui fa un gioco di parole tra Freud, cioè felicità, e Freud, amici. che guardano insieme la meraviglia del creato che convive, che vive insieme, il cum.

Vedete, ed è questo. Le architetture creano l'identità, creano la differenza, l'Europa delle differenze, della visione. quella che però poi diventa fondamentale.

Vi faccio proprio esempi storici. Mendelssohn che descrive l'Italia con i suoi occhi in una sinfonia che diventa Italia in una Scozia. C'è Tchaikovsky che parla...

Adesso porto acqua agli italiani, scusate. Tchaikovsky che dice, la mia amata Italia, la mia cento volte amata Italia, sei il paradiso, ispirandosi a ciò che vede. Ecco, la differenza di questa Europa così importante, le differenze da tutelare nei patrimoni architettonici, Ma ce n'è uno invece che ci appartiene, ed è la nostra vera e propria radice, gli europei, dal mio punto di vista, ed è la musica.

Ed è quella che fa eliminare ogni confine e viene considerata anche la cultura europea negli altri paesi del mondo. in più in un altro modo. Ogni tanto è questo che chiedo anche un appello, di lavorare ancora di più, come fece una persona di cui oggi era nato oggi.

Si chiamava Claudio Abaddo. Sì, per favore. Quarant'anni fa, inventò l'orchestra dei giovani della loro comunità europea.

Da lui imparamo che, appunto, eravamo tutti un'orchestra. L'Europa è un'orchestra a cui rivolgersi e queste radici che vi dicevo, le radici non sono un perno che va dentro ma sono degli altri rami più profondi. Allora ce l'abbiamo portata di mano anche perché non smetterò mai di dirlo, questo è il luogo dove appunto si chiama Parlamento ma la musica ci insegna la cosa più importante, ad ascoltare e ad ascoltarci.

Un grande musicista non è chi suona più forte, ma chi ascolta più l'altro. E da lì i problemi divengono opportunità. Ecco.

Credete nella musica, credete nell'Europa, ciao!

Speaker: Grazie, grazie Mestro Bosso, siamo penso tutti commossi e queste due cose soltanto e passo sotto la parola agli altri nostri panelist ma solo per dare una sottolineatura. Forse se dessimo più spesso la voce agli artisti per parlare dell'Europa forse diremmo cose molto più significative e l'Europa ha bisogno di voi. Ti chiediamo come tu fai spesso ma anche tutti gli artisti creativi intellettuali di prendere più forte in questa fase difficile dell'Europa la voce


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