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"La nostra società non ha più i pericoli di una volta, ma rischi, perché sappiamo cosa fare davanti ai pericoli" - prof. Elena Esposito, Bologna


Crocifisso

Esporre un simbolo non e' discriminatorio. Ma non e' sufficiente

Il crocifisso non offende nessuno. Non discrimina. Si puo' non condividere, ma finche' altri lo condividono, bisogna rispettare anche gli altri.

09.09.2021 - pag. 95676 print in pdf print on web

I

Il crocifisso non offende nessuno. Non discrimina. Si puo' non condividere, ma finche' altri lo condividono, bisogna rispettare anche gli altri.

Avvenire cita le Sezioni Unite della Cassazione.

E' un simbolo passivo.

C'e' anche di piu': la laicita' non significa ne' un diritto ne' un dovere di rimuovere i simboli in cui credono altri.

La Cassazione, apparentemente, non ho osato dire di piu'.

Il crocifisso non e' solo un simbolo passivo, ma e' un messaggio di convivenza pacifica. Un innocente, condannato con infamia a morte, non reagisce e subisce con pazienza una decisione ingiusta, per perdonarla. Costi quello che costi.

Capisco il significato di "passivo" della Cassazione.

Ma il crocifisso invita a sopportare gli abusi nel nome di una convivenza pacifica ad ogni costo.

Questo e' un simbolo costruttivo.

Altri simboli non sono costruttivi.

Sono certo che altri ci proveranno, ma bisogna ricordare che non basta aprire la bocca e sostenere qualcosa di credibile per avere ragione, e nemmeno per migliorare la convivenza civile.

Ci vuole la coerenza.

L'avvocato che accetta di difendere estremisti non e' coerente, e' un violentatore del diritto.

Deve rappresentare il cliente, certo.

Ma anche dissuaderlo quando il diritto, che nasce per la convivenza, lo si cerca di piegare per negare la convivenza per imporre una idea contro un'altra.

Per lottare contro le idee ci vogliono idee e fatti. Non leggi ne' armi. E nemmeno gomme per cancellare la realta'.


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