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"I nostri diritti non sono altro che i doveri degli altri nei nostri confronti" - Norberto Bobbio


Spiritualità

Discorso alla città di Milano di Delpini: adesso tocca a noi, tocca ancora a noi, sempre.

Tocca a noi, piuttosto, nel senso di un dovere da compiere, di un servizio da rendere, di un contributo da offrire con discrezione e rispetto, di intraprendere un cammino che nessuno può compiere al nostro posto. Un cammino che siamo chiamati a percorrere insieme

È l’Italia che nel silenzio si rimbocca le maniche "anche quando tutto è sconvolto e complicato"

08.12.2020 - pag. 95338 print in pdf print on web

I

Il discorso si intitola “Tocca a noi, tutti insieme”: adesso tocca a noi, tocca ancora a noi, sempre. Tocca a noi, non nel senso che abbiamo la presunzione di occupare tutta la scena, di imporci come maestri che devono indottrinare altri, di prenderci momenti di potere o di gloria. Tocca a noi, piuttosto, nel senso di un dovere da compiere, di un servizio da rendere, di un contributo da offrire con discrezione e rispetto, di intraprendere un cammino che nessuno può compiere al nostro posto. Un cammino che siamo chiamati a percorrere insieme

C’è una parola per te, che hai l’impressione di non contare niente per nessuno, che sei solo e come perduto nell’anonimato della città; per te che non sei a casa tua e perciò hai l’impressione di non abitare da nessuna parte, per te che vivi qui pensando a un altrove dove era più facile comunicare, sentirsi parte della famiglia o della città

Mi sembra che oggi sia diffuso un atteggiamento più incline alla rinuncia che alla speranza. Ho l’impressione che, insieme alla prudenza, alla doverosa attenzione a evitare pericoli per sé e per gli altri e danni al bene comune, ci siano anche segni di una sorta di inaridimento degli animi, un lasciarsi travolgere dal diluvio di aggiornamenti, di fatti di cronaca, di rivelazioni scandalose, di strategie del malumore, di logoranti battibecchi

Proprio questi sintomi inducono a formulare una diagnosi definibile come "emergenza spirituale"

^ Vorrei riconoscermi nel popolo delle donne e degli umini di buona volontà, di quelli che sono rimasti al loro posto, che hanno sentito in questo momento la responsabilità di far fronte comune, di moltiplicare l’impegno.

Trovo pertanto giusto fare l’elogio di quelli che rimangono al loro posto: grazie a loro la città funziona anche sotto la pressione della pandemia. Rimangono dove sono, come una scelta ovvia; affrontano fatiche più logoranti del solito, come una conseguenza naturale della loro responsabilità. ^ Rimangono al loro posto e fanno andare avanti il mondo: gli ospedali funzionano, i trasporti, i mercati, i comuni, le scuole, le parrocchie, i cimiteri, gli uffici funzionano. Dietro ogni cosa che funziona c’è il popolo, che nessuno può conteggiare, di coloro che rimangono al proprio posto

È l’Italia che nel silenzio si rimbocca le maniche "anche quando tutto è sconvolto e complicato": "Non pretendono di fare notizia, non cercano occasioni per esibirsi in pubblico, non si aspettano riconoscimenti: stanno al proprio posto. ^ Sono infastiditi dalle chiacchiere, non riescono a capire come ci sia gente che ha tanto tempo per discutere, litigare, ripetere banalità. Rimangono dove sono e perciò la società continua a funzionare. Nei disagi e nelle complicazioni, con attenzione e prudenza, restano lì"

Voglio ringraziare, elogiare e incoraggiare quelli che si fanno avanti. Quelli che si fanno avanti e dicono: “Eccomi! Tocca a me!”

L'articolo completo sul sito chiesamilano.it e il testo completo disponibile a 1,90 euro


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