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Legaldesign

La forma delle decisioni delle corti

La forma e' libera, talvolta standardizzata.

Un avvocato propone di anticipare le conclusioni alle motivazioni, nelle sentenze. Ci sarebbero vantaggi ?

Disegno di Luca Visconti

27.10.2020 - pag. 95241 print in pdf print on web

Luca Visconti su Linkedin ha proposto di anticipare nelle decisioni giudiziarie la parte dispositiva, la decisione, le conclusioni.

Nei commenti al post (che raccomando di leggere) ci sono tesi a favore e contro.

Quindi, la decisione prima della motivazione:

- a favore: la leggibilità.
- a sfavore: l'apparenza di una decisione che prevale sulla motivazione.

Alcuni indifferenti: sottolineano che le motivazioni, spesso, mancano sostanzialmente.

Sono intervenuto rapidamente. Ecco come:


Interessante.

La visualizzazione non dovrebbe dipendere dal ragionamento che porta alla decisione. Quindi, che ben venga.

Meno in astratto mi basta un "marker" (tipo: "conclusioni") o ("PQM") ben evidente e completo in se'. Troppo spesso si vedono rinvii alla parte motivazionale, uno stile di scrittura piu' italiano che europeo, dove la motivazione e' nettamente divisa.

Le sentenze della nostra Corte Costituzionale sono gia' cosi': complete in se' nella decisione.

Ho analizzato decine di migliaia di sentenze o provvedimenti di altri autorità, a volte capire la decisione e' una impresa. Che sia posta all'inizio o alla fine conta meno della auto completezza.

I miei 2 cents. Bello spunto di riflessione, ne parlero' sul mio legaldesign.it

Aggiungo qui una valutazione.


Il principio della completezza intrinseca della decisione e' ben noto nelle decisioni della Corte Europea di Giustizia CURIA e nella Corte Costituzionale.


Nelle decisioni di Cassazione abbiamo uno stile frequente di esplicitare tra virgolette il principio di diritto espresso dal collegio: qualcosa che evita di sintetizzare malamente una decisione. Non tutti lo seguono sempre.

Nelle corti di merito e nelle decisioni delle altre autorità spesso la decisione e' chiara e completa, ma talvolta rinvia a qualcosa indicato nella parte motivazionale diventando oscura.

La procedura di rettifica e' prevista per questo.

Il punto centrale e' che la decisione deve essere completa in se', senza rinvii.

Questo e' un obiettivo che si potrebbe raggiungere quando, al momento della stesura del provvedimento, si voglia premettere la decisione.

In questo senso l'estensore si accorgerebbe che manca qualcosa, e lo intergrerebbe. Questo e' un metodo (4 parole che richiederebbero un libro).

Mi soffermerei sulle motivazioni, tanto importanti per il cittadino quanto per l'avvocato.

Le motivazioni sono stilisticamente espresse in almeno sette modi diversi, combinati tra di loro. Ho personalmente letto migliaia di sentenze e so di cosa parlo, e credo di essere in difetto.

La ricchezza di forme esprimono la linearità di pensiero e di soluzione prospettata, ma non dipende solo dal giudice, quanto anche dalla complessità della materia. Basta leggere una sentenza delle SS.UU. (ma non solo).

Il metodo invece del virgolettare il principio di diritto, che quindi deve essere chiaro e completo in se', potrebbe essere esteso a tutti e sarebbe una vera rivoluzione. La regola ridotta a poche righe. Si dice che se non sai spiegare in poche parole quello che hai da dire, non l'hai capito fino in fondo. Richiede piu' tempo pero'.

Questa funzione a volte e' esercitata dagli uffici stampa che curano gli abstract delle decisioni. I comunicati della Corte di Giustizia Europea CURIA sono emblematici. In Italia sarebbe considerata una eresia lasciare che un comunicato stampa spieghi una sentenza, e il risultato e' che i giornalisti fanno molto molto peggio e senza controllo di un professionista della lingua, del diritto e vicino all'estensore.

Insomma: un ottimo spunto di riflessione.

Aspettavo da anni che qualcuno lo proponesse e che tanti reagissero con entusiasmo. Esattamente dall'anno che ho registrato il dominio iusvision.com alla fine di riflessioni su questi temi.


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