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"Sii saggio ma non farlo mai sapere a nessuno" - Socrate


Falcone

Ciao, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rita Atria, Rosario Livatino. E le loro scorte. E gli altri

Ma non li abbiamo mai ricordati in astratto, piuttosto citando le loro parole.
23.05.2013 - pag. 83630 print in pdf print on web

S

Sempre Vivi. Questo blog li ha sempre ricordati. Blog, sito. Non so.

Ma non li abbiamo mai ricordati in astratto, piuttosto citando le loro parole.

^ Questa volta, citero' Livatino, sul giudice nel contrasto tra leggi ed economia.

Vorrei che leggeste questa citazione con attenzione alla realta'.

^ Le leggi oggi non sono oscure. Sono inaccettabili. E scritte per essere manipolate. Da troppi collusi con le mafie. E sono coloro che non si schiodano, anche grazie ai voti che riescono a raccogliere non dagli inetti, ma dai furbi.

Purtroppo oggi per invocare giustizia le leggi umane parlano di prescrizione, non di regole di convivenza. Basterebbe abrogare e tornare alle leggi di trenta anni fa, e ripartire.

^ Ricordate quando le banche erano pubbliche e il cassiere vittima di offesa a pubblico ufficiale ?

Le banche avevano dei doveri e dei controlli. Ma inutile pensare solo a loro. Bisogna pensare anche ai condomini, dove ogni singolo aumenta il proprio danno per un migliore risarcimento. Bisogna pensare a chi ti sorpassa per il gusto di toglierti una opportunita'. O anche al debole che pretende, altrettanto criminalmente, di avere dei diritti senza rispettare i doveri. O chi pilota le nuove leggi con metodi di lobby e non con metodi democratici, di rappresentativita' della popolazione tutta.

^ Leggiamo Livatino pensando ad oggi. E lui voleva vedere la direzione, che oggi va ricostruita, nonostante chi perrmette l'invasione delle mafie nelle slot machine nei bar o in via della Spiga.

"La magistratura, per restare ancora fedele al dovere costituzionale di fedeltà alla legge, altro non cerca, anche per evitare ondeggiamenti, incertezze ed ulteriori ingiusti rimproveri, che di poter disporre di dettati normativi coerenti, chiari, sicuramente intelligibili, nonché di testi negoziali nei quali la posizione di diritto e di obbligo delle parti non sia offuscata da una trama tormentata di sottili e complicate espressioni verbali, che nascondono premesse politiche tutt'altro che chiare anziché una precisa volontà che sostenga il precetto. Fin quando tutto questo non sarà assicurato dal nostro legislatore e dalle parti sociali in sede di contrattazione, sarà ineliminabile che il giudice di Pordenone ed il giudice di Ragusa, con gli abissi di cultura e dei substrati territoriali, sociali ed economici nei quali si trovano ad operare, cerchino di districarsi nella perigliosa giungla di queste regolamentazioni adoperando dei machete interpretativi tra loro dissimili o addirittura contraddittori."

 


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