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"Al Negro deve somigliarsi l’uomo primitivo; se è vero che le specie zoologiche superiori si formano dal perfezionamento delle inferiori, dal Negro dovette derivare il Giallo e il Bianco" . Lombroso 1871


Modello di atto di citazione - usura da mutuo bancario

Avv. Alberto Foggia - curatore dell'osservatorio di proc. civ.

adv iusondemand

Condominio

Condominio: perdita d'acqua, assicurazione, risarcimento dell'attivita' commerciale e spese legali

Sul risarcimento dell'attivita' commerciale danneggiata dalla perdita d'acqua: Cass. 16 maggio 2013 n. 11968
22.05.2013 - pag. 83615 print in pdf print on web

R

Ritenuto in fatto

1) La ....s.r.l. otteneva decreto ingiuntivo per L. 39.044.790, oltre Iva e spese legali, a titolo di  risarcimento  dei  danni  cagionati  ai  propri  locali,  siti  nel  Condominio  di  ....,  da  infiltrazioni  d'acqua  provocate,  nel  luglio  1993,  dalla  rottura  di  una  tubatura  condominiale.  L'ingiunto  Condominio  di  ....  proponeva  opposizione  al  provvedimento  monitorio,  contestandone  l'ammontare,  e  chiamava  in  causa  la  compagnia  assicuratrice  RAS  -  Riunione  Adriatica  di  Sicurta'  S.p.A.,  dalla  quale  pretendeva  di  essere  manlevato  di  quanto  tenuto  a  pagare  alla  societa'  ingiungente.  Quest'ultima  si  costituiva  in  giudizio  chiedendo  la  provvisoria  esecuzione  del  decreto  (che  veniva  concessa),  mentre  la  RAS  ne  contestava  la  validita'  per  mancanza  di  prova  scritta  ed  eccepiva  che  la  polizza  assicurativa  copriva  soltanto  i  danni  derivati  dalla  rottura accidentale della tubatura e non gia' quelli da stillicidio protrattosi da almeno un anno.

2) La .... s.r.l. intentava, poi, distinto giudizio civile per sentir condannare il Condominio di ....

al  risarcimento  dei  danni  (nella  misura  di  lire  6.233.200)  asseritamente  cagionati  dalle  anzidette  infiltrazioni  d'acqua  alle  cose  mobili  presenti  nei  locali  di  sua  proprieta',  nonche'  di  quelli patiti (nella misura di L. 49.411.950) per l'interruzione dell'attivita' commerciale a causa  dei lavori di ripristino per inagibilita' dei locali medesimi. Il Condominio convenuto contestava la  fondatezza della domanda e, comunque, chiamava in causa a titolo di manleva la RAS S.p.A.,  la  quale  si  costituiva  in  giudizio  eccependo  l'inoperativita'  della  polizza  per  i  danni  lamentati  dalla societa' attrice.

3)  Riunite le cause, disposta ed espletata consulenza tecnica d'ufficio, assunto a chiarimenti il  c.t.u.  ed  espletata  prova  testimoniale,  il  Tribunale  di  Milano  confermava  il  decreto  ingiuntivo  opposto,  condannava  il  Condominio  di  ....  all'ulteriore  pagamento,  a  titolo  risarcitorio,  della  somma di Euro 25.841,93 in favore della  ....  s.r.l., nonche' la RAS S.p.A. al rimborso in favore  del Condominio di Euro 20.624,10.

4)  Avverso tale decisione interponeva gravame il Condominio di  ...., di cui l'appellata  ....s.r.l.
contestava  la  fondatezza;  la  RAS.  S.p.A.  proponeva  invece  appello  incidentale,  chiedendo  di  limitare  la  garanzia  in  favore  del  Condominio  alla  “piu'  ridotta  misura  corrispondente  alla  responsabilita' di quest'ultimo", come accertata dal c.t.u. e nei limiti di operativita' della polizza,  concernente i soli danni da responsabilita' civile.

Con sentenza resa pubblica il 24 agosto 2006, la Corte di appello di Milano revocava il decreto  ingiuntivo  opposto  e  condannava  il  Condominio  di  ....  al  risarcimento  danni  in  favore  della  ....s.r.l., ”per la rottura della tubazione condominiale", nella somma di Euro 13.108,71, oltre al  risarcimento”  dei  danni  ulteriori"  pari  ad  Euro  25.841,93;  condannava  la  RAS  -  Riunione  Adriatica di Sicurta' S.p.A. ”a tenere manlevato e indenne il Condominio di quanto quest'ultimo  abbia corrisposto o dovra' corrispondere alla  ....s.r.l. a qualunque titolo in forza della presente  decisione".  Per  quanto  ancora  interessa  in  questa  sede,  la  Corte  territoriale  ascriveva  la  verificazione  dei  danni  al  seminterrato  di  proprieta'  della  societa'  ...."sia  alla  rottura  della  tubazione  condominiale  sia  all'umidita'  ascendente",  quest'ultima  causa  imputabile  alla  stessa  societa', per aver essa,  a suo tempo, realizzato lavori di ristrutturazione dell'immobile in modo  inidoneo,  alla  stregua  di  quanto  era  da  evincersi  dalla  espletata  c.t.u.  e  dalle  altre  relazioni  peritali  in  atti.  Il  Condominio  era,  dunque,  tenuto  a  rispondere  della  sola  rottura  della  tubazione  condominiale,  la  cui  incidenza  causale  sui  danni  lamentati  dalla  societa'  non  poteva  essere  circoscritta  al  solo  20%  indicato  dal  c.t.u.,  posto  che  cio'  contrastava  non  solo  con  quanto  evidenziato  dalle  perizie  di  parte,  ma  anche  con  elementi  obiettivi,  come  il  sollevamento del pavimento di circa cm. 50 in soli 15 giorni dalla rottura della tubazione, quale  fenomeno  che  non  poteva  ascriversi  all'umidita'  ascendente  “che  da  anni  non  aveva  prodotto  sollevamenti,  e  che  comunque  non  l'ha  prodotto  nel  resto  della  pavimentazione".  Ai  fini  della  quantificazione dei danni il giudice di secondo grado faceva riferimento” ai lavori effettuati e al  loro costo come esposti dall'Ing. G..F.", incaricato dal Condominio alla verifica dei danni subiti  dalla societa' S.C. Studio,”  da cui aveva ricevuto mandato unitamente all'incarico, accettato, di  direttore dei lavori". Quanto, poi, al danno da interruzione dell'attivita' lavorativa per inagibilita'  totale  (per  giorni  28)  e  parziale  (per  giorni  90  al  20%)  dei  locali,  la  Corte  territoriale  lo  riteneva  esistente,  “stante  l'attivita'  commerciale  svolta  dalla  societa'",  ma  suscettibile  di  valutazione  equitativa,  in  forza  del  fatturato  dell'anno  1992  e  della  relativa  dichiarazione  dei  redditi. Il giudice di appello poneva, poi, a carico della RAS S.p.A. il rimborso di tutte le somme  dovute  dal  Condominio  alla  societa'  S.C.  Studio,  senza  alcuna  riduzione,  giacche'  la  fattispecie  (diversamente  da  quanto  ritenuto  dal  Tribunale)  era  regolata  dal  settore  C  della  polizza  di  responsabilita'  civile,  “per  danno  involontariamente  cagionato  a  terzi",  richiamato  dall'art.  17  delle  condizioni  generali  di  assicurazione,  “che  non  prevede,  nella  sua  regolamentazione,  alcuna limitazione quantitativa dell'indennizzo".

5)  Per  la  cassazione  di  tale  sentenza  ricorre  la  RAS  -Riunione  Adriatica  di  Sicurta'  S.p.A.,  affidando le sorti dell'impugnazione a due articolati motivi, illustrati da memoria. Resistono con  controricorso la ....s.r.l., proponendo a sua volta ricorso incidentale sulla base di tre motivi, e il  Condominio di ...., che ha proposto altresi' ricorso incidentale sulla base di un unico motivo, al  quale resiste con controricorso la ....s.r.l..

Considerato in diritto

1) In forza dell'art. 335 cod. proc. civ., vanno riunite le distinte impugnazioni proposte avverso  la medesima sentenza.

2) Con il primo mezzo del ricorso principale della RAS, assistito da quesito ex art. 366-bis cod.
proc.  civ.,  e'  denunciata  violazione  e  falsa  applicazione  dell'art.  1226  cod.  civ.,  in  relazione  all'art.  360,  primo  comma,  n.  3,  cod.  proc.  civ., nonche'  omessa  e/o  insufficiente  motivazione  circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all'art. 360, primo comma, n.
5,  cod.  proc.  civ..  Ci  si  duole  del  capo  di  sentenza  relativo  alla  liquidazione,  in  via  equitativa,  del  danno  per  interruzione  dell'attivita'  lavorativa  della  societa'  S.C.  Studio,  confermativo  della  statuizione di primo grado, censurata con specifico motivo di appello del Condominio, al quale  la  RAS  assume  di  aver  prestato  “formale  e  sostanziale  adesione",  con  la  propria  comparsa  di  costituzione  e  risposta.  In  particolare,  la  ricorrente  principale  si  lamenta  unicamente  della “palese inadeguatezza e illogicita' dei criteri adoperati nel procedimento di liquidazione".
In  primo  luogo  del  fatturato  della  societa',  quale  “dato  assolutamente  neutro  al  fine  di  individuare  il  danno  derivato  dalla  momentanea  sospensione  dell'attivita'  commerciale",  essendo  in  esso  ricompresi  “i  costi  di  produzione"  di  detta  attivita',  che,  nel  caso  di  sospensione,  non  sono  sostenuti.  Sicche',  il  danno  avrebbe  dovuto  essere  parametrato  “alla  redditivita'  dell'attivita'  commerciale",  ma  non  gia'  come  operato  dal  Tribunale,  che  aveva  confuso  “i  ricavi  col  reddito",  siccome  “tratto  in  inganno  dal  fatto  che  la  controparte  ha  prodotto il mod. 760 del 1992 e ha dichiarato un fatturato annuo di L. 392.331.000".

Inoltre,  il  giudice  di  appello  ha  errato  nel  moltiplicare  il  preteso  “danno  giornaliero",  quale  frazione  del  fatturato  annuo,  per  i  giorni  impiegati  per  la  ristrutturazione,  non  considerando  pero' che siffatto intervento  “e' stato eseguito anche (e soprattutto) per rimediare ai fenomeni  di  risalita  dell'umidita',  rispetto  ai  quali  il  Condominio  e'  stato  dichiarato  esente  da  ogni  responsabilita'",  con  conseguente  necessita'  di  scorporare  il  tempo  necessario  per  l'esecuzione  di detti ultimi lavori.

Ed infine e' censurata la sentenza impugnata la' dove ha mancato di considerare la  “inidoneita'  di  una  chiusura  limitata  al  periodo  estivo  a  produrre  un  danno  a  carico  della  societa'",  cosi  come emergeva dalle deposizioni testimoniali.
Peraltro,  la  Corte  territoriale  avrebbe  dovuto  tener  conto  delle  risultanze  dei  bilanci  societari  relativi  agli  anni  dal  1992  al  1994,  che  dimostravano  l'inesistenza  di  un  decremento  del  reddito.

3) Con il secondo mezzo dello stesso ricorso, assistito da quesiti ex art. 366-bis cod. proc. civ.,  e'  prospettata  omessa  pronuncia  su  un  motivo  di  appello  “costituente  error  in  procedendo  e  violazione  dell'art.  112  c.p.c.  in  relazione  all'art.  360,  n.  4,  c.p.c."  e,  in  subordine,  vizio  di  motivazione ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ. La RAS S.p.A. assume di  aver  censurato  la  decisione  di  primo  grado  la'  dove  aveva  ravvisato  la  garanzia  di  essa  compagnia  di  assicurazioni  in  favore  del  Condominio  anche  per  i  danni  da  indisponibilita'  dei  locali  della  societa'  e  cio'  in  base  all'argomento  per  cui  detto  danno  rientrava  nella  lettera  B  delle  condizioni  di  polizza  e  non  era,  pertanto,  risarcibile  perche'  l'assicurazione  non  era  stata  stipulata in relazione a tale rischi. Tale eccezione, sostiene la ricorrente principale, non sarebbe  stata  esaminata  dalla  Corte  territoriale,  la  quale  si  sarebbe  “limitata,  inconferentemente,  a  motivare" sulla applicabilita' della polizza ai sensi del suo settore C, che non prevedeva alcuna  limitazione quantitativa dell'indennizzo.

4)  Con  il  primo  ed  unico  motivo  del  ricorso  incidentale  del  Condominio  di  ....,  assistito  da  quesiti  ex  art.  366-bis  cod.  proc.  civ.,  e'  denunciata  la  violazione  e  falsa  applicazione  dell'art.
1226  cod.  civ.,  in  relazione  all'art.  360,  primo  comma,  n.  3,  e  od.  proc.  civ.,  nonche'  omessa  e/o  insufficiente  motivazione  circa  un  fatto  controverso  e  decisivo  per  il  giudizio,  in  relazione  all'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.. Il Condominio contesta la sentenza impugnata  anzitutto  la'  dove  ha  ritenuto  certo  il  danno  lamentato  dalla  societa'  per  l'inagibilita'  dei  locali,  posto  che  i  testi  escussi  avevano  evidenziato  che  tale  inagibilita'  vi  era  stata  solo  nel  mese  di  agosto,  in  cui  l'attivita'  commerciale  era  ferma  per  ferie.  Inoltre,  la  Corte  territoriale  avrebbe  considerato,  ai  fini  della  liquidazione  del  danno,  il  fatturato  della  societa',  quale  dato  inidoneo  allo  scopo,  non  tenendo  conto  poi  del  fatto  che  i  lavori  di  ristrutturazione  avevano  riguardato  anche  opere  di  rimedio  all'umidita',  per  la  quale  non  vi  era  responsabilita'  del  Condominio,  e  mancando  di  valutare  i  bilanci  societari,  dai  quali  emergeva  l'insussistenza  di  qualsiasi  decremento dei ricavi nell'anno dell'evento dannoso rispetto all'anno precedente e successivo.

5)  Il  primo  mezzo  del  ricorso  della  RAS  S.p.A.  ed  il  primo  ed  unico  mezzo  del  ricorso  del  Condominio di ...., che prospettano le medesime doglianze in ordine alla liquidazione equitativa  del  danno  patrimoniale,  vanno  congiuntamente  esaminati,  con  la  precisazione  che  il  mezzo  della RAS S.p.A. si presenta, pero', come motivo di impugnazione incidentale adesiva rispetto a  quella  del  Condominio  parte  adiuvata,  il  cui  ricorso  e'  da  intendersi  come  principale  e  tale,  pertanto, da rendere ammissibile la censura mossa dalla RAS alla sentenza impugnata sotto lo  specifico  profilo  in  esame  (in  tale  prospettiva,  tra  le  altre,  Cass.  10  agosto  2007,  n.  17644).
Cio' in quanto, alla stregua dell'orientamento prevalente di questa Corte, cui il Collegio intende  dare continuita' (Cass., 16 dicembre 1992, n. 13265; Cass., 18 ottobre 2001, n. 12747; Cass.,  13 maggio 2009, n. 11055; Cass., 21 aprile 2010, n. 9439; Cass., 15 marzo 2013, n. 6659), la  causa di garanzia impropria e' scindibile e indipendente rispetto alla causa principale tra attore  e convenuto (nella specie, la causa di garanzia impropria tra Condominio e RAS, convenuta in  giudizio  a  titolo  di  manleva,  in  base  ad  un  titolo,  contrattuale,  diverso  da  quello,  extracontrattuale, che fonda la causa principale tra la societa' ....e lo stesso Condominio), salvo  che il chiamato non si sia limitato a contrastare la domanda di manleva, ma abbia contestato  anche  l'obbligazione  principale  e  cioe'  il  titolo  del  rapporto  principale,  in  quanto  antefatto  e  presupposto della garanzia azionata. Sicche', realizzandosi in tale ultima ipotesi una situazione  di  pregiudizialita'-dipendenza  tra  cause  che  da  luogo  a  litisconsorzio  processuale  in  fase  di  impugnazione,  il  chiamato  in  garanzia  puo'  impugnare  autonomamente  le  statuizioni  che  attengono  all'esistenza,  validita'  ed  efficacia  del  rapporto  principale  in  quanto,  per  l'appunto,  presupposto del rapporto subordinato di garanzia, ma non gia' aspetti ulteriori e diversi relativi  allo  stesso  rapporto  principale  (come,  tra  gli  altri  e  in  particolare,  la  liquidazione  del  danno),  rispetto  ai  quali  il  vincolo  di  subordinazione  della  causa  accessoria  non  determina  piu'  l'interdipendenze  tra  le  due  cause,  che  restano  scindibili  e  diverse.  Ne  consegue  che,  in  tale  ultima  evenienza,  l'impugnazione  del  chiamato  puo'  ritenersi  ammissibile  solo  ove  sussista  (come  nel  caso  di  specie)  analoga  impugnazione  del  soccombente  nella  causa  principale,  rispetto alla quale si viene, quindi, a configurare come impugnazione adesiva dipendente.

5.1.)  Il  motivo  di  censura  proposto  dal  Condominio  e'  infondato,  per  la  parte  in  cui  non  e'  ammissibile,  e,  con  esso,  cade  anche  il  primo  mezzo  del  ricorso  della  RAS,  che  e'  adesivo  rispetto  alla  medesima  doglianza.  La  Corte  territoriale,  con  statuizione  rimasta  esente  da  censure,  ha  riconosciuto  responsabile  il  Condominio  di  ....della  rottura  della  tubazione  condominiale  (e  non  gia'  della  “umidita'  ascendente"  presente  nei  locali  della  societa'  attrice),  liquidando  anzitutto  il  danno  derivato  alla  ....s.r.l.  per  la  rimessione  in  pristino  stato  dell'immobile  di  sua  proprieta'.  A  tale  voce  di  danno  si  e'  aggiunta  quella  per  la  “interruzione  dell'attivita' lavorativa per inagibilita' totale (per giorni 28) e parziale (per giorni 90 al 20%) dei  locali",  che  il  giudice  di  appello  ha  ritenuto  costituire  un pregiudizio  certo nella  sua  esistenza, “stante l'attivita' commerciale svolta dalla societa'", ma  “difficile da provarsi e valutarsi nel suo  preciso  ammontare",  e  dunque,  suscettibile  di  valutazione  equitativa.  Siffatta  valutazione  e'  stata operata in base all'esame della “denunzia dei redditi prodotta", al “fatturato della societa'"  ed al “periodo estivo dell'interruzione", cosi da reputare “equa la richiesta della ....S.r.l. basata  su un calcolo matematico (£ 392.331.000 pari al fatturato dell'anno 1992 della societa': 365 =  L. 1.074.825 pari al fatturato giornaliero, x 46 periodo di inagibilita' = £ 49.441.950)", senza,  altresi', “contemplare maggiori danni da attribuirsi a perdita o insoddisfazione della clientela".

La  Corte  territoriale  si  e'  quindi  attenuta  al  principio  per  cui,  in  sede  di  liquidazione  equitativa  del  lucro  cessante,  ai  sensi  degli  artt.  2056  e  1226  cod.  civ.,  cio'  che  necessariamente  si  richiede  e'  la  prova,  anche  presuntiva,  circa  la  certezza  della  sua  reale  esistenza,  prova  in  difetto  della  quale  non  vi  e'  spazio  per  alcuna  forma  di  attribuzione  patrimoniale,  mentre  il  giudizio  di  equita'  attiene  solo  all'entita'  del  pregiudizio  medesimo,  in  considerazione  dell'impossibilita'  o  della  grande  difficolta'  di  dimostrarne  la  misura  (tra  le  altre,  Cass.,  11  maggio 2010, n. 11353; Cass., 29 luglio 2009, n. 17677; Cass., 11 novembre 1996, n. 9835).

Le  doglianze  dei  ricorrenti  non  sono  tali,  dunque,  da  scardinare  l'anzidetta  complessiva  delibazione della Corte territoriale, mancando anzitutto, e decisivamente, di aggredire in modo  adeguato l'apprezzamento sulla sussistenza in concreto del danno riconosciuto alla societa' S.C.
Studio,  contestato  in  base  a  fatti  (chiusura  ordinaria  dei  locali  societari  nel  mese  di  agosto  anche negli anni precedenti all'evento dannoso e inagibilita' dei locali medesimi esclusivamente  per il mese di agosto) che non solo fondano una ricognizione della vicenda alternativa a quella  fornita  dal  giudice  del  merito,  ma  che,  in  parte,  sono  anche  veicolati  senza  rispettare  il  principio di specificita' del ricorso per cassazione, di cui e' corollario il principio di autosufficienza  (e  cio',  segnatamente,  quanto  ai  contenuti  delle  testimonianze  evocate,  la'  dove,  peraltro,  la  Corte territoriale ha formato il proprio convincimento anche in forza dell'esame dei testi, dando  preferenza  ad  una  determinata  deposizione).    Ne'  sono  riscontrabili  le  dedotte  insufficienze  o  aporie motivazionali in ordine alla valutazione eminentemente equitativa del danno, giacche' il  convincimento del giudice di appello, una volta affermatasi l'esistenza del pregiudizio nella sua  concretezza,  si  fonda  su  una  delibazione  complessiva  di  una  pluralita'  di  elementi  non  isolatamente  considerati,  ma  dei  quali  si  da  comunque  conto  nel  loro  combinarsi,  in  concorso  anche  con  la  prudenziale  esclusione  del  pregiudizio  da  perdita  e/o  insoddisfazione  della  clientela, nonche' con la ritenuta incidenza attenuata dei danni da  “umidita' ascendente".  Per il  resto  le  censure  si  risolvono  in  una  non  consentita  richiesta  di  rivalutazione  delle  emergenze  processuali  al fine di conseguirne una lettura favorevole agli  interessati, ma diversa da quella  fornita  dal  giudice  di  merito,  al  quale  soltanto  spetta  individuare  le  fonti  del  proprio  convincimento,  valutare  le  prove,  controllarne  l'attendibilita'  e  la  concludenza,  scegliere  tra  le  risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza  all'uno  o  all'altro  mezzo  di  prova,  salvo  i  casi  tassativamente  previsti  dalla  legge  in  cui  un  valore  legale  e'  assegnato  alla  prova  stessa  (tra  le  altre,  Cass.,  sez.  lav.,  26  marzo  2010,  n.
7394; Cass., sez. lav., 6 marzo 2008, n. 6064).

6)  Il  secondo  mezzo  del  ricorso  della  RAS  S.p.A.  non  puo'  trovare  accoglimento.  La  Corte  territoriale ha ritenuto sussistente, in capo alla RAS, l'obbligo di tenere indenne il Condominio  per  tutte  le  somme  da  quest'ultimo  dovute  alla  societa'  attrice,  senza  riduzione  alcuna,  sul  presupposto  che  la  fattispecie  che  veniva  in  rilievo  era  regolata  dal  settore  C  della  polizza  contrattuale di responsabilita' civile, disciplinante i rapporti tra il Condominio e la compagnia di  assicurazione,  relativa  al  “danno  involontariamente  cagionato  a  terzi",  richiamato  dall'art.  17  delle  condizioni  generali  di  assicurazione,  “che  non  prevede,  nella  sua  regolamentazione,  alcuna limitazione quantitativa dell'indennizzo".  Sicche', il giudice di appello ha espressamente  deciso in ordine all'ambito di operativita' della polizza assicurativa, siccome oggetto dell'appello  incidentale  della  RAS,  reputando,  per  l'appunto,  che  spiegasse  effetto  un  determinato  settore  della  polizza  assicurativa  (l'anzidetto  settore  C,  concernente  la  responsabilita'  civile  per  danni  involontariamente  cagionati  da  terzi).    Dunque,  non  e'  apprezzabile  alcuna  omessa  pronuncia  da  parte  della  Corte  territoriale,  ma  semmai  una  determinata  esegesi  della  portata  del  contratto  di  assicurazione,  pertinente  all'esercizio  dei  poteri  del  giudice  di  merito,  la  quale,  di  per  se',  non  viene  fatta  oggetto  della  doglianza  (posto  che  nel  motivo  non  si  deducono  vizi  di  interpretazione negoziale sulla scorta del malgoverno dei criteri di ermeneutica contrattuale) e  che,  in  ogni  caso,  avrebbe  dovuto  essere  supportata  (come,  in  realta',  non  lo  e')  dal  complessivo  testo  contrattuale  interpretato,  per  dar  modo  a  questa  Corte  di  poter  valutare,  ove effettivamente addotte, le eventuali aporie o carenze della motivazione.

7)  Venendo, quindi, al ricorso incidentale della ....s.r.l., con il primo mezzo e' denunciato vizio  di  motivazione,  ai  sensi  dell'art.  360,  primo  comma,  n.  5,  cod.  proc.  civ.  in  relazione  alla  quantificazione  dei  danni.    La  Corte  territoriale,  in  riferimento  alla  quantificazione  dei  danni  materiali in favore di essa societa', avrebbe reso una motivazione insufficiente e contraddittoria  la' dove ha affermato che “erroneamente il Tribunale ha ritenuto responsabile il Condominio dei  danni  provocati  dall'umidita'  ponendoli  a  carico  dello  stesso  stante  la  difficolta'  a  separare  i  lavori dovuti all'umidita' creata dalla fuoriuscita di acqua dalla tubazione rotta da quelli eseguiti  a  causa  dell'umidita',  gia'  presente  nei  locali",  altresi'  mancando  di  valutare  con  attenzione  “la  relazione tecnica dello Studio STEI (che cita)".  In chiusura del motivo sono precisati i seguenti  fatti controversi ai sensi dell'art. 366-bis cod. proc. civ.: “a) il fatto che la Corte d'Appello abbia  attribuito  al  Giudice  di  Prime  Cure  una  pronunzia  che  non  gli  appartiene  (ossia  ...secondo  la  Corte  erroneamente  il  Tribunale  ha  ritenuto  responsabile  il  Condominio  dei  danni  provocati  dall'umidita'  ponendoli  a  carico  dello  stesso  stante  la  difficolta'  a  separare  i  lavori  dovuti  all'umidita'  creata  dalla  fuoriuscita  di  acqua  dalla  tubazione  rotta  da  quelli  eseguiti  a  causa  dell'umidita',  gia'  presente  nei  locali...pagina  11  della  Sentenza  di  Secondo  Grado);  b)  il  fatto  che  la  Corte  d'Appello  pur  avendo  citato  la  relazione  della  societa'  STEI  non  ha  considerato  quanto la stessa riferisce circa la responsabilita' per l'umidita' ascendente".


7.1.  -  Il  motivo  e'  inammissibile.  Esso,  infatti,  oltre  ad  essere  assistito  da  quesiti  inidonei  rispetto al paradigma legale, di cui all'art. 366-bis cod. proc. civ., applicabile ratione temporis  in quanto la sentenza impugnata e' stata resa pubblica il 24 agosto 2006 (norma che, quanto al  vizio di motivazione, richiede l'enucleazione di una sintesi ricostruttiva dalla quale emerga con  chiarezza  non  solo  il  “fatto  controverso",  ma  anche  le  ragioni  per  le  quali  la  dedotta  insufficienza o contraddittorieta' della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione;
cio'  che,  nella  specie,  e'  carente,  unitamente  alla  complessiva  chiarezza  dei  quesiti  stessi),  stenta  a  cogliere  la  complessiva  ratio  decidendi  della  sentenza  impugnata,  alla  muove  una  doglianza  dai  contorni  opachi.    La  decisione  assunta  dalla  Corte  territoriale  non  si  presta,  infatti, ad equivoci nella suddivisione dei pregiudizi imputabili al Condominio, da quelli ad esso  non  ascrivibili,  e  nella  ripartizione  della  varie  voci  di  danno  oggetto  di  liquidazione.  Sicche',  la  doglianza  della  societa'  ricorrente  si  sarebbe  dovuta  semmai  appuntare  su  tale  specifico  percorso  motivazionale,  proprio  della  sentenza  oggetto  di  impugnazione,  e  non  gia'  porre  a  confronto le pronunce dei due gradi di merito ed aggredire le argomentazioni della decisione di  gravame in quanto divergenti da quelle della sentenza di primo grado.

8. Con il secondo mezzo dello stesso ricorso incidentale e' dedotta, ai sensi dell'art. 360, primo  comma,  n.  3,  cod.  proc.  civ.,  violazione  e  falsa  applicazione  dell'art.  91  cod.  proc.  civ.,  in  relazione al pagamento dell'Iva.  Sarebbe errata la decisione della Corte territoriale la' dove ha  escluso  la  corresponsione  dell'IVA  sulle  spese  legali  liquidate  in  favore  di  essa  societa',  in  quanto imprenditore  commerciale, posto che trattasi di somma per cui la societa' e' tenuta nei  confronti del proprio difensore. Viene quindi formulato il seguente quesito di diritto :”Accerti la  Corte se vi e' stata falsa applicazione dell'art. 91 codice di procedura civile".

9.  Con  il  terzo  mezzo  del  medesimo  ricorso  e'  prospettata  violazione  e  falsa  applicazione  dell'art. 91 cod. proc. civ. e dell'art. 15 d.m. n. 585 del 1994, in riferimento al “rimborso spese  generali".  Avrebbe errato la Corte territoriale nel ritenere non dovute ad essa societa' le spese  generali di cui all'art. 15 del citato d.m. sul presupposto che”tali spese, pur se richieste in nota,  non  sono  state  liquidate  in  sentenza  e  deve  escludersi  che  la  condanna  alle  spese  si  estenda  anche  a  tale  somma  non  liquidata  e  non  compresa  nel  titolo".  Tale  statuizione  sarebbe  in  evidente  contrasto  con  l'art.  91  cod.  proc.  civ.,  che  contempla  anche  il  rimborso  delle  spese  generali.  Viene  quindi  formulato  il  seguente  quesito  di  diritto:  “Accerti  la  Corte  se  vi  e'  stata  falsa applicazione dell'art. 91 codice di procedura civile".

10. Entrambi gli anzidetti motivi (secondo e terzo) sono inammissibili.

Alla luce del “diritto vivente" (tra le tante: Cass., sez. un., 5 febbraio 2008, n. 2658; Cass., 17  luglio 2008, n. 19769; Cass., 30 settembre 2008, n. 24339; Cass., 25 marzo 2009, n. 7197;
Cass., 8 novembre 2010, n. 22704), il quesito di diritto imposto dall'art. 366-bis cod. proc. civ.
va  formulato  in  modo  tale  da  esplicitare  una  sintesi  logico-giuridica  della  questione,  cosi  da  consentire  al  giudice  di  legittimita'  di  enunciare  una  regala  iuris  suscettibile  di  ricevere  applicazione  anche  in  casi  ulteriori  rispetto  a  quello  deciso  dalla  sentenza  impugnata;  in  altri  termini, esso deve compendiare: a) la riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti  al  giudice  di  merito  (siccome  da  questi  ritenuti  per  veri,  altrimenti  mancando  la  critica  di  pertinenza  alla  ratlo  decidendl  della  sentenza  impugnata);  b)  la  sintetica  indicazione  della  regola  di  diritto  applicata  dal  quel  giudice;  c)  la  diversa  regola  di  diritto  che,  ad  avviso  del  ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie. Sicche', il quesito non deve risolversi  in un'enunciazione di carattere generale e astratto, priva di qualunque indicazione sul tipo della  controversia e sulla sua riconducibilita' alla fattispecie in esame, tale da non consentire alcuna  risposta  utile  a  definire  la  causa  nel  senso  voluto  dal  ricorrente,  non  potendosi  altresi'  desumere il quesito stesso dal contenuto del motivo o integrare il primo con il secondo, pena la  sostanziale abrogazione del suddetto articolo (Cass., sez. un., 11 marzo 2008, n. 6420). Cio' in  quanto  il  quesito  di  diritto,  congegnato  in  una  prospettiva  volta  a  riaffermare  la  cultura  del  processo  di  legittimita',  risponde,  al  tempo  stesso,  all'esigenza  dello  ius  litigatoris  -  e  cioe'  di  soddisfare l'interesse del ricorrente ad una decisione della lite diversa da quella cui e' pervenuta  la sentenza impugnata  - e della funzione nomofilattica assegnata alla Corte di Cassazione, cosi'  da  rappresentare,  quindi,  il  punto  di  congiunzione  tra  la  risoluzione  del  caso  specifico  e  l'enunciazione  del  principio  giuridico  generale,  risultando  altrimenti  inadeguata,  e  quindi  non  ammissibile,  l'investitura  stessa  del  giudice  di  legittimita'  (cosi'  Cass.,  9  maggio  2008,  n.
11535). Tanto premesso, risulta di tutta evidenza come i quesiti di diritto presenti nei motivi di  ricorso  in  esame  non  rispondano  ai  requisiti  e  criteri  anzidetti,  risolvendosi  in  una  mera  richiesta  di  verifica  sulla  eventuale  esistenza  di  un  errore  di  diritto  formulata  in  modo  apodittico,  senza  aggancio  alcuno  alla  fattispecie  controversa,  ne'  alla  decisione  resa  dalla  sentenza impugnata.

11.  Vanno, dunque, rigettati i ricorsi della RAS e del Condominio di ....,  mentre va dichiarato  inammissibile quello della societa' ....s.r.l.. In ragione della reciproca soccombenza, le spese del  presente giudizio di legittimita' devono essere interamente compensate tra tutte le parti.

P.Q.M. 

 

La  Corte  riunisce  i  ricorsi;  rigetta  il  ricorso  della  RAS  -  Riunione  Adriatica  di  Sicurta'  S.p.A.,  nonche'  quello  del  Condominio  di  ....e  dichiara  inammissibile  il  ricorso  della  ....s.r.l.,  compensando le spese di lite.

22.05.2013

Spataro

Cassazione

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