Civile.it Civile.it
  comunicati@civile.it
 
"Non bisogna aver paura dei migranti e alimentare psicosi. Si dice: sono delinquenti. Ma delinquenti ne abbiamo tanti anche qui. La mafia non l'hanno inventata i nigeriani, č nata in Italia" - Papa Francesco


Modello di atto di citazione - usura da mutuo bancario

Avv. Alberto Foggia - curatore dell'osservatorio di proc. civ.

adv iusondemand

Maro'

Di Battista sui Maro'

L'intervento di Alessandro di Battista (M5S) sulla vicenda dei Marņ
26.03.2013 - pag. 83188 print in pdf print on web

A

A voi il giudizio. Io ho il mio. In ogni caso di Battista ha studiato. Punto.

Ecco lo stenografico con la relazione del ministro dimessosi.

 

Informativa urgente del Governo sui recenti sviluppi della vicenda dei due militari italiani sottoposti a procedimento giudiziario in India.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sui recenti sviluppi della vicenda dei due militari italiani sottoposti a procedimento giudiziario in India.
   Dopo l'intervento del Ministro degli affari esteri e del Ministro della difesa interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, per dieci minuti ciascuno. In ragione dell'articolazione del gruppo Misto in componenti politiche, uno specifico tempo (tre minuti) è riservato a ciascuna di esse. Non sono previsti interventi a titolo personale.
  Come ho già anticipato in sede di Conferenza dei Presidenti di gruppo e nella seduta di ieri, ad un deputato in rappresentanza di coloro che hanno sottoscritto la domanda di autorizzazione alla costituzione di un gruppo (denominato Pag. 23«Fratelli d'Italia») ai sensi dell'articolo 14, comma 2, del Regolamento, sarà consentito, nelle more della decisione su tale domanda, la facoltà di svolgere un intervento per un tempo identico a quello assegnato alle componenti del gruppo Misto.

(Intervento dei rappresentanti del Governo).

  PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro degli affari esteri, Giuliomaria Terzi di Sant'Agata.

  GIULIOMARIA TERZI di SANT'AGATA, Ministro degli affari esteri. Onorevole Presidente, onorevoli deputati, vorrei, prima di tutto, rivolgere un calorosissimo saluto e un sentimento di profonda partecipazione e ammirazione per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Ancora ieri, le loro parole sono state per tutti, per tutti noi e per il popolo italiano, uno straordinario esempio di attaccamento alla patria quando hanno detto: «Siamo italiani, dimostriamolo (Applausi)
   Onorevole Presidente, onorevoli deputati, ho accolto, insieme al Ministro della difesa, l'invito del Presidente del Consiglio a rappresentare il Governo in questa audizione, non solo per dare doverosa risposta all'urgente esigenza del Parlamento di essere pienamente informato di tutti gli sviluppi di una crisi che si è aperta nelle nostre relazioni con l'India il 16 lo febbraio 2012. Sono un uomo delle istituzioni, che ha servito per quarant'anni lo Stato nella diplomazia italiana. In questi giorni, ho letto ricostruzioni enormemente fantasiose in merito a presunte azioni che avrei assunto in modo autonomo, e comunque senza considerare gli effetti ed i rischi di queste azioni. Vorrei, in questa sede, sottolineare che, proprio da uomo delle istituzioni, per quarant'anni, mai, mai avrei agito in modo autoreferenziale e senza dare opportuna, dettagliata e ampia informativa circa tutti gli elementi critici del negoziato (che abbiamo portato avanti per più di un anno con le autorità indiane), senza aver dato informativa di tutti questi elementi, e soprattutto degli elementi critici, a tutte le autorità di Governo.
  La gestione della crisi è regolata al Ministero degli affari esteri da norme e prassi conosciute a memoria anche dal più Pag. 24giovane dei diplomatici. I raccordi decisionali e operativi con la Presidenza del Consiglio e le altre amministrazioni sono obbligatori e continui. Sostenere che sulla crisi con l'India la Farnesina abbia agito per i fatti suoi, è assolutamente risibile ed è veramente strumentale.
   Esiste un'assoluta necessità che sia fatta ogni definitiva chiarezza sulle linee seguite dal Governo in tutto il percorso di questa crisi e, quanto dirò, trova precisi, circostanziati ed esaurienti riscontri documentali nelle comunicazioni, valutazioni, analisi, riunioni e pareri di esperti, di cui l'amministrazione degli esteri dispone.
   Il 16 febbraio 2012 è stato un giorno di grave lutto per le famiglie di due indigenti pescatori dello Stato indiano del Kerala. Con queste famiglie e con quanti sono a loro vicini continuiamo a condividere il senso di dolore per la perdita di due vite innocenti (Applausi).
   Lo stesso 16 febbraio è iniziato il calvario, un vero calvario umano, personale e professionale, di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Due militari, due nostri uomini di eccellenza, delle Forze armate italiane, Forze armate che godono di riconoscimenti e consensi unanimi in sede internazionale per la loro esperienza, la loro preparazione, il loro straordinario spirito di servizio, l'abnegazione profonda e l'attaccamento ai valori più veri dell'uomo e della dignità umana. Il vulnus creato dalla decisione indiana di impossessarsi di una nave italiana, di militari italiani, che in acque internazionali compivano operazioni antipirateria, è stato gravissimo, non solo per l'Italia ma per l'intera comunità internazionale. In ogni modo, è stato sentito profondamente dal popolo italiano. L'accusa di aver ucciso i due pescatori non è mai stata veramente suffragata da prove o testimonianze credibili, mentre Latorre e Girone e i militari che erano con loro negano recisamente ogni addebito.
  Il 15 febbraio 2012, alle ore 15 italiane, le autorità indiane chiedevano al comandante della Enrica Lexie di cambiare rotta, di uscire dalle acque internazionali, di dirigersi verso il porto di Kochi, precisando che avevano arrestato alcuni sospetti pirati e che necessitavano di una collaborazione per identificare gli autori dell'attacco. Poliziotti armati salivano a bordo della nave e con azione coercitiva obbligavano il nucleo Pag. 25militare di protezione, i marò, a scendere a terra e a consegnarsi alla custodia della autorità locali. Nessuno, neppure per un istante, ha ignorato la gravità di un palese atto di forza, un atto perpetrato con l'arresto e l'immediata campagna mediatica innescata contro i due killer italiani, come la stampa locale ha subito bollato i nostri due militari. Nessuno ha, neppure per un istante, sottovalutato la grave lesione di sovranità inflitta al nostro Paese, l'oltraggio alle nostre Forze armate, le angosce provocate ai due interessati e ai loro familiari.
  Da quel 16 febbraio l'impegno mio personale e del Governo è stato assoluto, un impegno sostenuto fortemente dal Parlamento, da un fortissimo movimento di solidarietà nella società civile del nostro Paese, movimento che è stato volto a garantire la dignità e la sicurezza di Latorre e Girone, la tutela della loro posizione e delle salvaguardie legali, e di fare di tutto affinché essi potessero tornare rapidamente in patria, per sottoporsi, d'altra parte, alle indagini avviate dalla magistratura italiana e dalla magistratura militare.
  Con questi obiettivi il Governo si è mosso, dall'inizio della crisi, con determinazione, con l'intento di isolare, sin dove è possibile, questa vicenda dall'insieme complessivo dei rapporti bilaterali con l'India, perché la vertenza con l'India si è delineata subito in tutta la sua asperità, in tutta la sua asperità proprio per il grande Paese che l'Italia si è trovata dinanzi, un immenso Paese retto da una grande democrazia, ispirata dagli altissimi valori di Gandhi e, al tempo stesso, potenza nucleare e militare, con alcuni contenziosi in atto con i propri vicini, il che accentua anche alcuni aspetti di assertività che talvolta nell'opinione pubblica e nei media indiani possono diventare anche di nazionalismo. Ma è un Paese con il quale l'Italia ha consolidato, nei molti anni dalla sua indipendenza, straordinari rapporti politici, economici e culturali, nel quadro di un forte e reciproco rispetto che deve restare pieno e incondizionato.
  Conoscevamo e conosciamo molto bene la complessità di questo Paese, che è sempre stato nostro amico e di cui l'Italia è e intende continuare ad essere partner. Sono questi i punti di riferimento veri che il Governo - e in particolare la Pag. 26Farnesina - ha sempre avuto dinanzi a sé per valutare e per gestire gli sviluppi di una crisi che ha ben pochi precedenti nella recente storia internazionale.

Pag. 27

   Ci sono stati ben chiari sin dall'inizio i punti di forza e i punti di debolezza. Tra i punti di debolezza per l'Italia, il più drammaticamente evidente è stato la situazione di fatto: i nostri due uomini erano trattenuti sul territorio indiano. Non vi era nessun modo di farli tornare, di proteggerne la dignità e l'incolumità, se non attraverso il ricorso a tutti gli strumenti legali esistenti nel sistema indiano e un'azione internazionale ad ampio raggio che potesse influire sul Governo di New Delhi. Altro elemento di oggettiva debolezza per noi è stata la saldatura, in quel momento specifico in cui l'incidente si è verificato, tra la vicenda processuale nello stato indiano del Kerala e le logiche di accesa strumentalizzazione politica in India a livello locale e nazionale. Ma tra gli elementi di forza della posizione italiana, elementi di forza che pure erano e restano evidentissimi, figuravano per contro i principi e le norme del diritto internazionale, i principi e le norme sulla sovranità delle navi di bandiera al di fuori del mare territoriale e sull'immunità funzionale dei membri delle Forze armate. Inoltre, l'Italia poteva contare sul sostegno ricevuto grazie a un'intensissima azione diplomatica, sostegno ricevuto dai nostri più autorevoli partner europei, americani, africani e asiatici, tutti preoccupati per il rischio grave creatosi con un precedente così pregiudizievole per le operazioni di pace e le operazioni antipirateria.
  Nelle ultime settimane, la decisione indiana di sospendere l'immunità del nostro ambasciatore a New Delhi, in palese violazione della Convenzione di Vienna, uno dei Trattati internazionali più radicati non solo nel diritto ma nella consuetudine e nella coscienza degli Stati, è stata giudicata da tutti i nostri partner un atto di ritorsione platealmente illegittimo, che ha indebolito ulteriormente in quel momento la credibilità del Governo indiano su questa specifica controversia.
  A questi aspetti, negli scenari analizzati dal Governo durante la gestione dell'intera crisi, ne vanno certamente aggiunti altri molto influenti ai fini di una definizione della strategia italiana e del percorso da seguire, che vorrei brevemente citare. Anzitutto il Governo ha tenuto nella massima priorità la tutela dei nostri concittadini in India e delle Pag. 28imprese operanti in quel Paese, nonché dei loro lavoratori. Sono dati economici quelli che balzano all'occhio, perché negli ultimi vent'anni, dal 1991 al 2011, l'interscambio commerciale tra Italia e India è cresciuto di ben dodici volte, dodici volte in vent'anni, passato da 708 milioni di euro a 8 miliardi e mezzo di euro, con un saldo attivo, da notare, rilevante per la stessa India; cioè c'è un surplus commerciale indiano verso l'Italia. Sono oltre 400 le aziende italiane che operano in India, che generano un'occupazione di almeno cinquantamila lavoratori indiani nelle nostre imprese in India. Centomila turisti italiani visitano l'India ogni anno, 120 mila indiani risiedono in Italia. L'India è, come l'Italia, nel G20, quindi nel maggiore strumento di governance economica globale, ambisce da molti anni ad un seggio permanente al Consiglio di sicurezza, in ragione del suo crescente ruolo e del suo impegno nelle questioni internazionali, tiene a conquistare per sé un'influenza centrale e una credibilità forte in tutte le principali questioni internazionali, siano esse in campo economico, della sicurezza e dello sviluppo. Aggiungo che New Delhi ha in corso un negoziato per un accordo economico rafforzato con l'Unione europea, al quale tiene molto, e una trattativa con il gruppo dei Paesi fornitori di tecnologie nucleari, il Nuclear suppliers group. Nessuna di queste due trattative può avere successo senza l'attivo sostegno dell'Italia, dato che sono due situazioni che possono avanzare solo per consenso. Questo quadro di insieme ha fatto ritenere al Governo, durante l'intero sviluppo di questa crisi, che un'attenta e corretta valutazione del rischio dovesse guidare entrambi i Paesi, Italia e India, per quanto accese potessero essere sul piano interno le strumentalizzazioni, per convincerli a contenere fughe in avanti verso l'adozione di misure penalizzanti per l'insieme delle relazioni economiche. Da parte italiana si è sempre agito con estrema moderazione.
  Vorrei ora fare una breve cronistoria di quello che è avvenuto negli ultimi tre mesi.
   Dopo il permesso natalizio che avevamo richiesto nel mese di dicembre 2012 alle autorità indiane, nella prima metà di febbraio il Governo ha chiesto un secondo permesso speciale di un mese per consentire ai nostri militari di votare alle elezioni politiche.
  Dopo il rientro di Latorre e Girone in Italia il 23 febbraio scorso, pochi giorni dopo, il 27 febbraio, quasi immediatamente Pag. 29dopo, è stato avviato un approfondimento interministeriale con la Presidenza del Consiglio e i Ministri degli affari esteri, della difesa e della giustizia per valutare tutte le possibili strade che l'Italia poteva percorrere nell'affrontare il problema del conflitto di giurisdizione nella nuova situazione venutasi a creare con la sentenza della Corte suprema indiana del precedente 18 gennaio 2013.
  Tale sentenza - ricordo - accertava per la prima volta che i fatti non si erano verificati in acque indiane strictu sensu e sempre la stessa sentenza sottraeva la giurisdizione allo Stato del Kerala. Essa respingeva, peraltro, le richieste italiane di esercizio della giurisdizione e di immunità funzionale: devo dire che, su questa aspettativa, cioè che nella sentenza del 18 gennaio ci fosse un riconoscimento dell'immunità funzionale dei nostri militari, i nostri avvocati ed esperti giudici ci avevano contato. La questione veniva, infine, sempre da questa sentenza del 18 gennaio della Corte suprema, sottoposta a un tribunale speciale in India, a una corte speciale che sarebbe stata costituita post factum per giudicare i due marò per gli eventi avvenuti un anno prima. La Corte suprema riconosceva anche - questo è un aspetto importante della decisione della Corte, anche ai fini di quello che è avvenuto dopo - che il caso dei due fucilieri di Marina dovesse essere affrontato dai due Governi nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, denominata UNCLOS (United Nations Convention on the Law of the Sea), del 1982, che faceva riferimento, in modo particolare nell'articolo 100, all'impegno degli Stati firmatari a cooperare nella lotta contro la pirateria, esattamente la fattispecie sulla quale si era prodotto l'incidente al largo delle coste del Kerala.
  Sull'avvio di immediate consultazioni per la definizione di una procedura arbitrale si è sviluppata, dopo la precitata riunione interministeriale del 27 febbraio, un'ulteriore concertazione interministeriale con la Presidenza del Consiglio. Tale linea, la linea che ho espresso sopra, veniva valutata favorevolmente ed approvata. A partire da quel momento è stata avviata un'intensa attività fra tutti i soggetti istituzionali coinvolti per definire le modalità di gestione, i tempi e gli effetti delle misure e dei passi che il Governo avrebbe intrapreso verso il Governo indiano.
  Il primo passo, approvato - lo sottolineo ancora - da tutte le istituzioni coinvolte, è stato quello di dare istruzioni Pag. 30all'ambasciatore a New Delhi di sollecitare al Ministero degli esteri indiano l'avvio di consultazioni bilaterali, soprattutto sulle questioni giuridiche.
   Fu così che il 5 marzo l'ambasciatore Mancini effettuava un passo con il sottosegretario competente per le relazioni con l'Europa, per prospettare l'avvio delle consultazioni e l'incontro fra esperti giuridici, ma a questa richiesta veniva opposto un secco rifiuto indiano e una chiusura completa sull'avvio di un processo di consultazione internazionale.
  Sempre in costante coordinamento con Palazzo Chigi e i Ministeri interessati, la Farnesina ha allora, il giorno successivo, il 6 marzo, effettuato una comunicazione formale, la cosiddetta «nota verbale», sia a New Delhi che all'incaricato d'affari indiano a Roma, ma, purtroppo, anche in questo caso la risposta da New Delhi è stata un assoluto silenzio.
  In data 8 marzo 2013 vi è stata ancora una riunione a Palazzo Chigi con alti funzionari della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri degli affari esteri, difesa e giustizia e dell'Avvocatura dello Stato. Si è concordato ai rispettivi referenti istituzionali l'invio delle comunicazioni formali al Governo indiano e simultaneamente a tutti i partner internazionali sull'apertura della controversia con l'India, riguardante l'esercizio della giurisdizione, una controversia da risolvere attraverso i meccanismi arbitrali del diritto internazionale.
  La decisione che era stato assunta in ambito governativo aveva un solido fondamento giuridico e politico. I marò erano arrivati in Italia per un congedo che prevedeva il rientro in India il 22 marzo e vi era stato il rifiuto indiano di dare seguito alla stessa sentenza della propria Corte suprema, della Corte suprema indiana, nella parte concernente le consultazioni ex articolo 100 della Convenzione sul diritto del mare che ho appena citato. Tutto questo modificava radicalmente il quadro giuridico in cui era stato firmato il famoso affidavit per il ritorno che impegnava i due marò e il Governo a fare di tutto affinché i due marò rientrassero in India.

Pag. 31

   Fra l'altro, nelle considerazioni giuridiche che sono emerse dopo questo stallo di progresso nell'attuazione della sentenza della Corte suprema indiana, vi erano anche le conseguenze rilevanti che dovevano essere valutate da parte italiana per quanto riguardava il profilo della pena comminabile da parte della corte speciale. Cioè, non esistendo un processo di consultazioni, non esistendo nessun modo di chiarire, formalmente e in un modo impegnativo fra i due Paesi, cosa sarebbe avvenuto con la costituzione della Corte suprema post factum, come l'ho definita, non c'era neanche la possibilità di avere garanzie assolute che, in relazione ai titoli di reato previsti, potesse, seppure come extrema, extrema ratio, essere anche comminata la pena capitale.
   Fu così quindi che, sempre in data 8 marzo 2013, in una riunione al Ministero della giustizia e alla presenza dei Ministri competenti, venivano discussi tre fondamentali aspetti giuridici: uno, la questione della corte speciale ad hoc e la sua compatibilità con i principi del diritto internazionale, la compatibilità della stessa corte con i nostri principi costituzionali del giusto processo che pur dovevano essere garantiti e, in terzo luogo, l'esclusione assoluta, che ci doveva essere, per quanto riguarda una eventuale applicabilità della pena di morte.
  Veniva inoltre deciso di proporre alla Presidenza del Consiglio l'invio delle comunicazioni formali al Governo indiano e ai partners internazionali, alle Nazioni Unite e all'Unione europea, nei giorni 15 e 16 marzo - anche se inizialmente avevo proposto una data più a ridosso della scadenza ultima, 18-20 marzo, ma, alla fine, si decise che poi per una serie di questioni derivanti...- e si era deciso anche, alla stessa riunione, che, in pendenza della procedura arbitrale che volevamo esperire con l'India i due Marò sarebbero rimasti in Italia, sin che si fosse attivato perlomeno un processo che desse reale affidamento alla parte italiana.
  In data 11 marzo, a seguito di una intensa attività...

  EDMONDO CIRIELLI. Chi lo ha deciso ?

  GIULIOMARIA TERZI di SANT'AGATA, Ministro degli affari esteri. Sto parlando di questa riunione dell'8 marzo 2013, Pag. 32con la presenza dei Ministri della giustizia, degli esteri, della difesa. Una proposta che venne poi sottoposta alla Presidenza del Consiglio. E alla Presidenza del Consiglio, come termine di questa elaborazione fra tutti, a seguito di un'intensa attività di interrelazione per acquisire nuovamente i pareri di tutte le istituzioni coinvolte, e ricevuto l'assenso di tutti, si concordava di formalizzare quel giorno stesso l'instaurazione della vera e propria controversia internazionale con l'India sul conflitto di giurisdizione e sulla richiesta di arbitrato. Perché, come dicevo prima, era emersa la preoccupazione che anche gli indiani stessero accelerando un processo che poteva ridurre gli argomenti sui quali stavamo operando e che la costituzione della corte speciale indiana fosse ormai prossima, non solo rendendo tardive, nel momento in cui si fosse costituita, le argomentazioni italiane, ma creando uno stato di fatto e di diritto sul quale poi non si poteva più negoziare; sarebbe stato inutile un prosieguo di consultazione fra i due Paesi.
  Da qui, quindi, questa accelerazione di qualche giorno nella diffusione, nella formalizzazione della controversia e nella comunicazione agli indiani e nella tramitazione a tutte le sedi internazionali e ai nostri principali partners con un'opera di illustrazione, di spiegazione molto approfondita. Informavamo quindi anche tutti partners, come gli indiani, che i due militari non avrebbero fatto rientro in India, in pendenza di questo processo di consultazioni. Contestualmente, si illustrava questa posizione all'incaricato agli affari indiano a Roma, esprimevamo rincrescimento per il rifiuto del Governo indiano di dare applicazione al principio delle consultazioni, ribadivamo la nostra disponibilità ad avviare consultazioni, anche semplicemente informali, tra gli esperti giuridici dei due Paesi.
  La nostra porta, la porta dell'Italia al dialogo e alle consultazioni su questo tema, così come su tutti gli altri aspetti della realtà internazionale, è sempre stata l'incoraggiamento, la disponibilità, l'apertura al dialogo. Non abbiamo mai sbarrato la strada, mai chiuso i canali di comunicazione con nessuno e questa è stata la linea che con fierezza la politica estera italiana ha sempre rivendicato e continuato a rivendicare anche in questa dolorosa circostanza.
  Contemporaneamente informavamo il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che auspicava subito Pag. 33pubblicamente in quei giorni che ci doveva essere una soluzione fra Italia ed India conforme al diritto internazionale. Attenzione: Ban Ki-moon aveva preso una posizione di principio, ma molto significativa, e non aveva detto: regolatevi fra voi e stabilite in base ai vostri ordinamenti interni. Ha stabilito subito - e poi è stato anche ribadito, così come poi da Catherine Ashton, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri - che di diritto internazionale si trattava e che da lì si doveva passare per stabilire di chi era la giurisdizione.
  Analogo passo veniva effettuato anche con il Ministro degli esteri indiano, Salman Khurshid, e negli stessi termini. Anche questa comunicazione scritta al Ministro degli esteri indiano - tengo a precisarlo perché stiamo richiamando tutta una serie di elementi che sono importanti nella descrizione della storia - è stata concordata in tutti i suoi dettagli con la Presidenza del Consiglio e con tutti i ministri direttamente interessati.
  Nel frattempo, la posizione dell'India subiva, come sapete, un brusco irrigidimento e venivano alzati i toni con dichiarazioni altisonanti ed aggressive. A fronte di questi sviluppi, il Governo italiano ha insistito anche con i partners internazionali per riportare la controversia nell'alveo delle normali relazioni tra due Paesi sovrani. Il Governo indiano consegnava, proprio in quelle ore, all'ambasciatore Mancini un'ingiunzione, un'ingiunzione della Corte Suprema di Delhi a non lasciare il Paese e diramava queste istruzioni tassative anche agli aeroporti della capitale.
  Era questa una plateale violazione della Convenzione di Vienna, a cui sarebbe seguita la decisione che trova un unico precedente nella crisi degli ostaggi americani in Iran nel 1979: a questa decisione della Corte Suprema sarebbe seguita la decisione del Governo di revocare l'immunità diplomatica all'ambasciatore stesso.
  È stato questo un atto che ha sollevato un coro di voci preoccupate ed allarmate nella comunità internazionale con appelli al diritto internazionale ed al rispetto della Convenzione di Vienna ed un'importante manifestazione di solidarietà sulla violazione dell'immunità diplomatica è pervenuta anche dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea nel comunicato che ha emesso il 19 marzo. In tutto Pag. 34questo, in parallelo, il Governo italiano chiedeva anche al Segretario generale delle Nazioni Unite la possibilità di nominare un facilitatore, un mediatore, una personalità internazionale autorevole che potesse iniziare un'opera di boni officii fra Italia e India su questi aspetti.
   Sono seguiti intensi contatti diplomatici sollecitati dall'UE, dalla comunità internazionale e dal Segretario generale Ban Ki-moon affinché l'Italia e l'India trovassero una soluzione e - ripeto - nuovi appelli al diritto internazionale da parte di queste autorità esterne, molto e molto importanti nella comunità internazionale. È in questo frangente di impasse diplomatica che Delhi ha deciso di ricorrere a minacce di misure ritorsive, menzionando anche possibili ripercussioni sui rapporti economici italo-indiani, che sono stati tutti oggetto di un esame minuzioso e costante, non soltanto negli ultimi giorni di questa crisi: per tutto il percorso di questa vicenda c'era stata sempre un'attenta valutazione di scenari da parte dei ministeri interessati sul decorso di questa situazione e quindi degli interessi economici, ovvero come potessero essere utilizzati nei due sensi, anche in modo negativo, cosa che, come dicevo prima, veramente nessuna persona di buon senso potrebbe neanche immaginare.
  In data 20 marzo, all'approssimarsi della scadenza del rientro dei marò prevista per il 22 marzo, sono state acquisite comunicazioni da parte delle autorità indiane - ecco il fatto nuovo - comunicazioni ed accenni da New Delhi - un membro di Governo in particolare - di disponibilità a dirimere la controversia in tempi brevi sul presupposto del ritorno dei marò, purché i marò tornassero entro il 22 marzo. E perciò il 20 e 21 con urgenza si è riunito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, alla presenza del Presidente del Consiglio, dei ministri degli esteri, difesa, giustizia, interno, sviluppo e economia, ed è stata analizzata la situazione con lo scopo di trovare una soluzione, come sollecitato anche dalla comunità internazionale.

Pag. 35

   Ed è stato l'esito di questo nuovo approfondimento che ha consentito alla Presidenza del Consiglio e ai Ministri interessati di valutare quello spiraglio che si era determinato con le voci, voci autorevoli, provenienti da New Delhi. Si è così ritenuto che un'eventuale, libera e responsabile disponibilità di La Torre e Girone a rientrare in India meritasse di prevalere sulla linea elaborata e sostenuta dal Governo nelle settimane precedenti, perché avrebbe consentito di riaprire un negoziato con l'India in un contesto meno conflittuale, purché venissero fornite le necessarie assicurazioni da parte indiana.
  Nel dover prendere comunque atto della posizione che si era così delineata, in qualità di Ministro degli affari esteri, sottolineavo, ritenevo opportuno sottolineare ai colleghi di Governo la fondamentale esigenza che un eventuale ritorno dei due fucilieri in India fosse preceduto dall'accettazione di quattro assicurazioni che ritenevo necessarie a salvaguardare la credibilità della linea di Governo verso l'India e verso tutti partners internazionali dell'Italia, a tutelare pienamente la sicurezza dei nostri militari, a riaffermare il principio delle consultazioni ex articolo 100 della famosa Convenzione sul diritto del mare e a ripristinare immediatamente, in modo definitivo ed immediato, l'immunità diplomatica del nostro ambasciatore.
  Il Presidente del Consiglio nominava un inviato speciale del Governo nella persona del Sottosegretario Staffan De Mistura, che riteneva che le assicurazioni ottenute dall'India fossero idonee. Queste assicurazioni potranno essere valutate nei loro effetti reali e nello scopo fermo che intendiamo perseguire di definire questa vicenda con il rientro in patria definitivo e legittimo dei nostri marò nei tempi più brevi possibili. Ora che Massimiliano La Torre e Salvatore Girone si trovano nuovamente in India, la gratitudine che l'Italia deve loro, per il senso straordinario di generosa responsabilità mostrato in questo secondo ritorno in India, impone la massima concentrazione degli sforzi e di tutti, qui in Italia, affinché le condizioni si realizzino con una definitiva e rapida soluzione dell'intera vicenda.
  Onorevole Presidente, onorevoli deputati, questa è la ricostruzione dei fatti minuziosa e documentata, e documentabile, Pag. 36con la quale ho chiarito come sia stata maturata in modo pienamente collegiale la decisione di ricorrere all'arbitrato e di trattenere i marò in Italia. Allo stesso tempo, ho detto, e ora ribadisco, che avevo posto, da Ministro degli esteri, serie riserve alla repentina decisione di un loro ritrasferimento in India in data 22 marzo. La mia voce, e me ne rammarico profondamente, è rimasta inascoltata. Avevamo finalmente da noi, in patria, i due fucilieri di marina in una cornice legale che consolidava la giurisdizione del nostro Paese e la consolidava in modo inequivocabile. L'azione diplomatica con i nostri principali partners aveva acquisito forti consensi e ancor più dopo la revoca dell'immunità al nostro ambasciatore. E la coerenza della linea intrapresa dal Governo nella tutela dei valori fondamentali per il Paese, per le Forze armate, dei nostri interessi economici e dei nostri connazionali espatriati, attirava nella comunità internazionale ampio e crescente sostegno.
  Ho atteso, onorevoli parlamentari, onorevole Presidente, di poter oggi essere qui in Parlamento a riferire e a parlare apertamente per esprimere questa mia posizione in modo pubblico e proprio per questa mia posizione non posso più far parte di questo Governo e annuncio le mie dimissioni (Applausi dei deputati dei gruppi IlPopolo della Libertà-Berlusconi Presidente, Scelta Civica per l'Italia e di deputati del gruppo Partito Democratico).
   Annuncio le mie dimissioni per le seguenti motivazioni: primo, le riserve da me espresse sul rientro dei marò in India non hanno prodotto alcun effetto visto che la decisione è stata un'altra; secondo, sono solidale in modo completo ai nostri due marò e alle loro famiglie (Applausi dei deputati dei gruppi Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente, Scelta Civica per l'Italia e di deputati del gruppo Partito Democratico); terzo, ritengo oggi, come ho ritenuto per quarant'anni, ma oggi ancora in maniera più forte in questo Parlamento, che vada salvaguardata l'onorabilità del nostro Paese, delle Forze armate e della diplomazia italiana, una diplomazia che fa straordinari sacrifici, ottiene formidabili risultati ed è apprezzata nel mondo. Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente, Scelta Civica per l'Italia e di deputati del gruppo Partito Democratico - I deputati del gruppo Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente si levano in piedi).

 

26.03.2013

Spataro

RaiNews

Segui le novità di Civile.it via Telegram oppure via email: (gratis Info privacy)

Tags:





Maro' - Indice:
1. India: ci siamo dimenticati di loro ?



eventi sponsorizzati:


Store:

    





"Obbligo di cancellare due regole dello stato per ogni nuova regola introdotta" - Donald Trump, 2016

Visita lo Store On Demand


Internet Law - Procedura - Sportivo - Consulenze - Store