Civile.it Civile.it
  comunicati@civile.it
 


Modello di atto di citazione - usura da mutuo bancario

Avv. Alberto Foggia - curatore dell'osservatorio di proc. civ.

adv iusondemand

Innovazioni

Condominio: innovazioni o modifica dell'uso della cosa comune

Cassazione Sezione II^ 16 gennaio 2013, n. 945:

"autorizzato, chi lo richiede, al passaggio della tubazione del gas in facciata e all'uso dell'attuale pattumiera (ndr: dismessa da 16 anni) per alloggiare il nuovo contatore e l'eventuale caldaia di produzione di acqua calda"

"costituisce innovazione ex art. 1120 cod. civ., non qualsiasi modificazione della cosa comune, ma solamente quella che alteri l'entita' materiale del bene operandone la trasformazione, ovvero determini la trasformazione della sua destinazione, nel senso che detto bene presenti, a seguito delle opere eseguite una diversa consistenza materiale ovvero sia utilizzato per fini diversi da quelli precedenti l'esecuzione della opere. Ove invece, la modificazione della cosa comune non assuma tale rilievo, ma risponda allo scopo di un uso del bene piu' intenso e proficuo, si versa nell'ambito dell'art. 1102 cod. civ., che pur dettato in materia di comunione in generale, e' applicabile in materia di condominio degli edifici per il richiamo contenuto nell'art. 1139 cod. civ."

" Si deve quindi ritenere che l'impugnata delibera non dovesse essere assoggettata al regime delle innovazioni, "

06.02.2013 - pag. 82958 print in pdf print on web

C

Cassazione Sezione II^ 16 gennaio 2013, n. 945

Svolgimento del processo

…. e  …., condomini dello stabile sito in  …., convenivano in giudizio dinnanzi al Tribunale di  Torino il Condominio, proponendo impugnazione avverso la delibera assunta nell'assemblea  condominiale del 27 maggio 1994, con la quale, in presenza di 19 condomini che  rappresentavano 627,5 millesimi, era stato all'unanimita' "autorizzato, chi lo richiede, al  passaggio della tubazione del gas in facciata e all'uso dell'attuale pattumiera per alloggiare il  nuovo contatore e l'eventuale caldaia di produzione di acqua calda". 

Costituitosi il  contraddittorio, il Condominio resisteva alla domanda, sostenendo che i collettori condominiali  dei rifiuti avevano da tempo perso la loro originaria destinazione comune e non ne avevano  acquistata un'altra e che pertanto la delibera era stata assunta legittimamente, in quanto non  aveva ad oggetto una innovazione ai sensi dell'art. 1120 cod. civ.  L'adito Tribunale, con  sentenza del 17 luglio 2003, ha rigettato la domanda.

Gli attori hanno proposto appello e, nella  resistenza del Condominio, la Corte d'appello di  Torino, con sentenza depositata il 30 marzo 2005, ha accolto il gravame.

La Corte d'appello ha  rigettato innanzi tutto i primi due motivi di appello, con i quali gli appellanti si dolevano del  fatto che il Tribunale avesse ritenuto nuova, e percio' inammissibile, la questione della  contrarieta' dei progettati interventi alla normativa di sicurezza, integrando la detta deduzione  una mera emendatio libelli.

In proposito, la Corte territoriale ha condiviso la decisione del  Tribunale, rilevando che la indicata deduzione non atteneva ad una emendatio libelli, ma  immutava la causa petendi del richiesto annullamento della delibera.  Ne'  la denunciata  contrarieta' della delibera alle norme di sicurezza poteva configurare una nullita' rilevabile  d'ufficio, non avendo gli attori richiesto una dichiarazione di nullita' della delibera, ma solo il  suo annullamento.

La Corte ha poi ritenuto frutto di equivoco il terzo motivo di appello, giacche' il Tribunale non aveva affatto negato la legittimazione passiva del Condominio in relazione  all'azione proposta, ma si era limitato ad affermare che gli attori avrebbero potuto agire in  futuro nei confronti dei singoli condomini che si fossero avvalsi della delibera, realizzando  impianti  non conformi a norma.

Tale affermazione, ha osservato la Corte d'appello, era del  tutto irrilevante nell'economia della decisione impugnata. 

La Corte ha invece accolto il quarto  motivo, con il quale gli appellanti avevano censurato la sentenza del Tribunale per avere  ritenuto gia' intervenuta la "cessazione della destinazione d'uso" della condotta di scarico  dell'immondizia, cosi' negando il valore di innovazione della delibera.

In proposito, la Corte ha  rilevato che la sigillatura delle aperture della canna pattumiera era intervenuta  -  come  accertato dal Tribunale - nel 1978 e che da molti anni la canna non era piu' stata usata secondo  la sua originaria destinazione. La delibera impugnata ha dunque autorizzato l'uso del vano,  evidentemente ove corrispondente ad un alloggio, per allocarvi il contatore e l'eventuale  caldaia del gas, non servendo piu' detto vano all'uso originario.

E tale concessione costituiva  certamente una innovazione, non vietata - perche' la circostanza che chi non aveva affaccio sul  cortile  non potesse mettere la caldaia nel vano senza richiedere ad altri il passaggio della  tubazione sulla proprieta' individuale di costoro, doveva ritenersi irrilevante, trattandosi di  circostanza meramente accidentale, per cui il pari utilizzo di chi si trovava in situazione diversa  era meno agevole ma non di per se' impedito dalla delibera (da qui il rigetto del sesto motivo di  appello)  -, ma pur sempre implicante un utilizzo esclusivo sia pur frazionato del manufatto  comune, radicalmente diverso da quello passato (canna pattumiera) e da quello presente,  inesistente, ma non per questo irrilevante: la presenza ai piani inferiore e superiore delle  caldaie a gas, il passaggio dei tubi, la eventuale esecuzione dei lavori per la messa a norma  degli impianti dovevano  infatti considerarsi tutti atti innovativi, conseguenti alla delibera.

Questa, pertanto, avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza dei due terzi del  valore dell'edificio, nella specie non raggiunta.

Per la cassazione di questa sentenza il Condominio ha proposto ricorso sulla base di un motivo;
hanno resistito, con controricorso, gli intimati, i quali hanno anche proposto ricorso incidentale  condizionato, affidato a tre motivi. Il Condominio ricorrente ha notificato controricorso al  ricorso incidentale. La trattazione della causa veniva fissata per l'udienza del 12 gennaio 2011,  in prossimita' della quale le parti hanno depositato memoria, e quindi, con ordinanza emessa in  udienza, rinviata onde consentire al Condominio ricorrente la produzione  della delibera di  autorizzazione alla impugnazione.  La causa veniva quindi avviata alla trattazione in camera di  consiglio, essendosi ravvisata una ipotesi di improcedibilita' per la mancata produzione della  delibera.

All'esito dell'adunanza camerale del 30 gennaio 2012, in prossimita' della quale il Condominio  ricorrente ha depositato memoria, con ordinanza interlocutoria n. 1676 del 2012, e' stato  disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, previa revoca della precedente ordinanza che  onerava il Condominio della produzione della delibera assembleare, avendo il Condominio  stresso dimostrato l'esistenza in atti della detta autorizzazione.  La causa e' stata quindi  discussa all'udienza del 31 maggio 2012, in prossimita' della quale il Condominio ricorrente  ha  depositato memoria.

Motivi della decisione

1. Deve essere preliminarmente disposta la riunione del ricorso principale e di quello  incidentale, in quanto rivolti avverso la medesima sentenza (art. 335 cod. proc. civ.).

2. Con l'unico motivo del ricorso principale, il Condominio deduce falsa applicazione dell'art.
1120 cod. civ. e vizio di motivazione contraddittoria.

Premesso che, al momento della delibera impugnata, la canna della spazzatura non svolgeva  piu' la sua funzione da oltre sedici anni e che detta funzione la medesima canna non avrebbe  piu' potuto svolgere per effetto dell'ordinanza comunale del 1992, che detto uso aveva vietato,  ipotizzandone l'utilizzazione per altri scopi ove cio' fosse consentito dalle norme  edilizie, il  Condominio ricorrente rileva che correttamente il Tribunale aveva definito la canna in  questione un mero spazio cavo, essendo la sua destinazione d'uso venuta definitivamente  meno.

Rileva altresi' che la Corte d'appello, dopo aver condiviso il  ragionamento del Tribunale,  respingendo il motivo di gravame relativo alla imprescrittibilita' della destinazione delle parti  comuni dell'edificio condominiale, ha tuttavia ritenuto che la concessione di costituire nella  canna della spazzatura l'installazione del contatore e della caldaia, costituisse innovazione  sicuramente non vietata ma nondimeno implicante un utilizzo esclusivo del manufatto comune,  radicalmente diverso da quello passato (canna pattumiera) e da quello attuale "(inesistente ma  non per questo irrilevante)". 

Tale affermazione, ad avviso del ricorrente, sarebbe  contraddittoria oltre che contrastante con i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimita'  in tema di innovazioni. Queste, invero, devono implicare una notevole modificazione della cosa  comune, alterandone l'entita' sostanziale, nel senso che il bene, a seguito delle opere  innovative eseguite, presenti una diversa consistenza materiale, ovvero della destinazione  originaria, nel senso che il bene sia utilizzato per fini diversi da quelli precedenti all'esecuzione  delle opere.

Nel caso di specie, la Corte d'appello avrebbe errato nel ritenere integrato il  diverso uso della cosa comune, atteso che, come la stessa Corte riconosce, detto uso era  inesistente al momento della adozione della delibera. 

La Corte d'appello avrebbe quindi errato  nel ritenere la fattispecie regolata dall'art. 1120 cod. civ., laddove la stessa avrebbe dovuto  essere inquadrata e risolta in base all'art. 1102 cod. civ.; mentre infatti l'art. 1120 si riferisce  ad innovazioni che comportano oneri e spese per tutti i condomini, l'art. 1102 disciplina invece  il caso in cui non si debba procedere alla ripartizione di tali oneri, per essere la spesa per le  innovazioni assunta per intero dal condomino, il quale puo'  anche apportare innovazioni  finalizzate ad un maggiore uso della cosa comune, purche' questo uso non impedisca agli altri  condomini il pari uso. 

Ove correttamente inquadrata nell'ambito di applicazione dell'art. 1102  cod. civ., la delibera impugnata, come ritenuto dal Tribunale, si e' limitata a stabilire, una volta  per tutte, che il condominio non si sarebbe opposto alla eventuale futura utilizzazione degli  impianti considerati, senza pregiudizio per successive eventuali doglianze da parte di  condomini che  si fossero ritenuti lesi dalla concreta utilizzazione posta in essere dall'uno o  dall'altro condomino.

3. Con il primo motivo del proprio ricorso condizionato, i rincorrenti incidentali denunciano  l'errore nel quale sarebbe incorsa la Corte d'appello nell'iter logico che la ha condotta a  ritenere applicabile l'art. 1120 cod. civ., segnatamente laddove ha sostenuto che essi  avrebbero contrapposto la imprescrittibilita' della destinazione d'uso delle parti comuni  dell'edificio. In realta', il motivo di gravame era volto a dedurre che nel caso di specie non si  era verificata la prescrizione della destinazione d'uso, invece ritenuta sussistente dalla Corte  d'appello. Al contrario di quanto affermato dalla sentenza impugnata, la canna della pattumiera  non avrebbe mai perso la propria destinazione, che non era mai stata giuridicamente  modificata.

Con il secondo motivo, i ricorrenti incidentali si dolgono del fatto che la Corte d'appello non  abbia ritenuto l'innovazione vietata,  giacche'  dalla stessa discendeva che alcuni condomini non  avrebbero potuto fare il medesimo uso della cosa comune degli altri, osservando inoltre che la  semplice installazione da parte di un condomino della caldaia nella canna avrebbe comportato,  in forza delle norme di sicurezza che disciplinano dette installazioni (che non consentono canne  fumarie collettive), la impossibilita' per gli altri di effettuare la medesima installazione. La  delibera impugnata, per tale aspetto, era quindi nulla e la Corte d'appello avrebbe errato nel  ritenere che detta nullita' non fosse compresa nella domanda come proposta.

Con il terzo motivo, i ricorrenti incidentali denunciano violazione dell'art. 1108 cod. civ. e vizio  di motivazione. La delibera impugnata aveva effetto dispositivo del bene comune, consentendo  ai singoli condomini l'acquisizione di una servitu' su di una parte comune dell'edificio, o quanto  meno la realizzazione di una situazione di fatto suscettibile di condurre all'usucapione del  relativo diritto. Essa quindi avrebbe dovuto essere approvata  con la maggioranza qualificata  della totalita' del valore dell'edificio.

Con l'ultimo motivo, il ricorrente censura la motivazione con la quale la Corte d'appello ha  disposto la compensazione delle spese.

4. Il ricorso principale e' fondato.  La questione che il Condominio ricorrente consiste nel  valutare se la Corte d'appello abbia correttamente o no ritenuto che la deliberazione  assembleare impugnata  -  con la quale si e' "autorizzato, chi lo richiede, al passaggio della  tubazione del gas in facciata e all'uso dell'attuale pattumiera per alloggiare il nuovo contatore e  l'eventuale caldaia di produzione di acqua calda"  -  costituisse una innovazione, soggetta alla  maggioranza dei due terzi, secondo la disciplina dell'art. 1136 c.c., comma 5, sostenendosi, da  parte del ricorrente, che non di innovazione in senso proprio si sarebbe trattato, ma di mera  autorizzazione all'uso piu' intenso, da parte dei condomini interessati, della cosa comune,  costituita dalla canna pattumiera.


Occorre in proposito premettere  che nella giurisprudenza di questa Corte si e' chiarito che  "costituisce innovazione ex art. 1120 cod. civ., non qualsiasi modificazione della cosa comune,  ma solamente quella che alteri l'entita' materiale del bene operandone la trasformazione,  ovvero determini la trasformazione della sua destinazione, nel senso che detto bene presenti, a  seguito delle opere eseguite una diversa consistenza materiale ovvero sia utilizzato per fini  diversi da quelli precedenti l'esecuzione della opere. Ove invece, la modificazione della cosa  comune non assuma tale rilievo, ma risponda allo scopo di un uso del bene piu' intenso e  proficuo, si versa nell'ambito dell'art. 1102 cod. civ., che pur dettato in materia di comunione  in generale, e' applicabile in materia di condominio degli edifici per il richiamo contenuto  nell'art. 1139 cod. civ." (Cass. n. 240 del 1997; Cass. n. 2940 del 1963).  In sostanza,  perche' possa aversi innovazione e' necessaria l'esecuzione di opere che, incidendo sull'essenza della  cosa comune, ne alterino l'originaria funzione e destinazione. Inoltre, proprio perche' oggetto di  una delibera assembleare, l'esecuzione di opere, per integrare una innovazione, deve essere  rivolta a consentire una diversa utilizzazione delle cose comuni da parte di tutti i condomini.

Nella specie, la delibera impugnata si era limitata a consentire un mutamento di destinazione  d'uso della canna pattumiera, senza tuttavia prevedere l'esecuzione, da parte del Condominio,  di alcuna opera, da realizzarsi, eventualmente, solo successivamente  su iniziativa di singoli  condomini interessati e non da parte di tutti i condomini. 

Si deve quindi ritenere che  l'impugnata delibera non dovesse essere assoggettata al regime delle innovazioni, e  segnatamente al requisito della maggioranza qualificata di cui al citato art. 1136 c.c., comma  5. Del resto, questa Corte, proprio pronunciandosi in materia di utilizzo della canna pattumiera,  ha avuto modo di affermare che "la deliberazione dell'assemblea condominiale di sigillare le  cosiddette canne pattumiere non concreta l'approvazione di un'innovazione vietata a norma del  secondo comma dell'art. 1120 cod. civ., bensi' la statuizione di una modalita' di svolgimento del  servizio di smaltimento dei rifiuti, per il quale dette canne non sono indispensabili, che  puo'  essere adottata dalla maggioranza dei condomini sulla base di valutazioni di opportunita' (nella  specie, relativa ai costi ed alle ragioni di igiene) e, come tale, insindacabile, quanto al merito,  dall'autorita' giudiziaria" (Cass. n. 11138 del 1995).

In  motivazione, in tale sentenza si e'  rilevato, da un lato, che le innovazioni designano le nuove opere, le modificazioni, materiali o  funzionali, dirette al miglioramento, all'uso piu' comodo o al maggior rendimento delle parti  comuni nell'interesse di tutti  i condomini, che possono essere deliberate dall'assemblea con la  maggioranza qualificata (o che alla stessa assemblea sono vietate); dall'altro, che il giudizio  sulla liceita' di una delibera dipende dal suo contenuto precettivo e, talora, si giustifica alla  stregua degli effetti, in considerazione della sua incidenza sui poteri e sulle facolta' inerenti ai  diritti dei condomini.

E nella fattispecie allora in esame (sigillatura della canna pattumiera),  poiche'  il contenuto non consisteva nella approvazione di  innovazioni e nell'impedimento al  diritto dei condomini di beneficiare del servizio comune di smaltimento dei rifiuti, ma si  esauriva nella modifica delle modalita' di svolgimento di esso, si e' ritenuto che rientrasse nella  competenza dell'assemblea il potere di deliberare a maggioranza la modifica delle modalita' di  attuazione del servizio di smaltimento dei rifiuti e, per conseguenza, trattandosi di parti comuni  non indispensabili per lo svolgimento di esso, la decisione di sigillare le cosiddette canne  pattumiere ormai obsolete e antigieniche.

Ricondotta, quindi, la destinazione della canna pattumiera ad una delle modalita' di svolgimento  di un servizio condominiale, deve rilevarsi che opera il principio per cui "le attribuzioni  dell'assemblea condominiale riguardano l'intera gestione delle cose, dei servizi e degli impianti  comuni, che avviene in modo dinamico e che non potrebbe essere soddisfatta dal modello della  autonomia negoziale, in quanto la volonta' contraria di un solo partecipante sarebbe sufficiente  ad impedire ogni decisione. Rientra dunque nei poteri dell'assemblea quello di disciplinare beni  e servizi comuni, al fine della migliore e piu' razionale utilizzazione, anche quando la  sistemazione piu' funzionale del servizio comporta la dismissione o  il trasferimento di tali beni.

L'assemblea con deliberazione a maggioranza ha quindi il potere di modificare sostituire o  eventualmente sopprimere un servizio anche laddove esso sia istituito e disciplinato dal  regolamento condominiale se rimane nei limiti della disciplina delle modalita' di svolgimento e  quindi non incida sui diritti dei singoli condomini" (Cass. n. 144 del 2012; Cass. n. 6915 del  2007).

E' ben vero che, nel caso di specie, deve ritenersi pacifico che la sigillatura della canna  pattumiera fosse avvenuta in precedenza sulla base di una diversa delibera assembleare,  mentre la delibera impugnata dagli odierni controricorrenti e ricorrenti incidentali ha un  contenuto diverso, implicante la possibilita' di un mutamento di destinazione del vano  in  questione; tuttavia, non puo' non rilevarsi che costituisce circostanza altrettanto pacifica quella  che, per effetto della sigillatura e della successiva delibera comunale che aveva inibito l'utilizzo  di quella modalita' di espletamento del servizio condominiale inerente al conferimento dei  rifiuti, la canna pattumiera aveva perso la sua originaria destinazione. Anche da questo punto  di vista, dunque, non appare condivisibile la sentenza impugnata nella parte in cui ha  individuato unna innovazione per mutamento di destinazione nell'utilizzo di una cosa comune,  ritenendo rilevante la inesistenza di una attuale utilizzazione di quel bene comune.

Il ricorso principale deve essere quindi accolto, sussistendo il denunciato vizio, per avere la  Corte d'appello ricondotto la delibera assembleare impugnata al regime delle innovazioni e non  anche a quello dell'uso da parte di singoli condomini del bene comune "dismesso".


5. All'accoglimento del ricorso principale consegue la necessita' di procedere all'esame dei  motivi del ricorso incidentale.

5.1. Il primo motivo del ricorso incidentale (B/1) e' inammissibile, atteso che esso si fonda sul  presupposto che la sentenza impugnata abbia ritenuto maturata la prescrizione della  destinazione della canna pattumiera alla sua originaria funzione, laddove nella sentenza  impugnata una simile affermazione non si rinviene, tanto che la Corte d'appello ha accolto  l'appello e ha ricondotto la delibera impugnata all'ambito di applicazione della disciplina delle  innovazioni, pur dando atto del fatto che la destinazione originaria era, da anni, venuta meno.

5.2. Il secondo motivo, sviluppato dai ricorrenti incidentali sub B/2 e' assorbito  dall'accoglimento del ricorso principale; tale motivo, per la parte in cui si lamenta il fatto che  l'utilizzo della canna pattumiera, secondo le indicazioni contenute nella deliberazione  impugnata, non sarebbe possibile per tutti i condomini, in considerazione della conformazione  dell'edificio condominiale, postula, invero, il nuovo esame della compatibilita' della delibera con  la disposizione di cui all'art. 1102 cod. civ., e dovra' quindi essere valutato all'esito del detto  esame.

Per la parte concernente la compatibilita' della detta delibera con le norme di sicurezza e quindi  per la dedotta invalidita' della delibera impugnata, il motivo e' infondato, atteso che la Corte  d'appello ha ritenuto che la domanda volta a far accertare la nullita' della delibera per tale  ragione non fosse stata tempestivamente proposta, avendo i ricorrenti introdotto unicamente  una domanda di annullamento della delibera e non di dichiarazione della nullita' della stessa per  contrarieta' a norme imperative, ed avendo invece prospettato il detto contrasto solo in sede di  comparsa conclusionale. Ne' poteva la Corte d'appello rilevare  d'ufficio il detto contrasto, in  considerazione della natura meramente autorizzativa della delibera impugnata, di per se' non  necessariamente comportante una situazione attuale di contrasto con le norme tecniche poste  a garanzia della sicurezza dell'edificio.

5.3. Il terzo motivo e' inammissibile, atteso che la Corte d'appello ha implicitamente ritenuto  assorbiti gli ulteriori motivi di impugnazione. In assenza di una statuizione sul punto, la  questione andra' riproposta in sede di rinvio.

5.4. Il quarto motivo (sviluppato sub C) e' assorbito, attendo alla regolamentazione delle spese  del giudizio.

6. In conclusione, il ricorso principale va accolto e quello incidentale va complessivamente  rigettato, salvo per quanto riguarda le censure relative alle questioni assorbite.

La sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio, per nuovo esame alla luce delle  considerazioni e dei principi enunciati in precedenza, ad altra sezione della Corte d'appello di  Torino. Al giudice del rinvio e' demandata altresi' la regolamentazione delle spese del giudizio di  legittimita'.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, rigetta l'incidentale; cassa la sentenza  impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimita', ad altra sezione della Corte  d'appello di Torino.

 

Commento interessante alla fonte: studiolegalemartignetti.it

06.02.2013

Spataro

Studiolegalemartignetti.it
Link: http://www.studiolegalemartignetti.it/public/pages

Segui le novità di Civile.it via Telegram oppure via email: (gratis Info privacy)

Tags:





Innovazioni - Indice:
1. Milano: Prospettive e innovazioni del nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza CCI
2. Condominio: il regolamento contrattuale puo' limitare le innovazioni
3. Targhe e insegne su parti comuni: Cassazione civile del 21.8.2003 n. 12298
4. Ascensori: Cassazione Civile, Sezione II, 8 ottobre 2010, n. 20902
5. Facciata e decoro architettonico: Cassazione 1286 del 2010
6. Rifacimento facciate e innovazioni: Tar Lombardia sentenza 4414 del 2010
7. Cassazione sentenza 17128/2004 - assegno divorzile - innovazioni**



eventi sponsorizzati:


Store:

    





"Il mio cliente non ha alcuna fretta. Dio ha tutto il tempo del mondo" - Antoni Gaudì

Visita lo Store On Demand


Internet Law - Procedura - Sportivo - Consulenze - Store