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Beni condominiali

Terrazzo, usucapione, beni condominiali, servitu' di passaggio

Cassazione VI - 2 civile, ordinanza del 2 agosto 2012, n. 13893
13.11.2012 - pag. 82356 print in pdf print on web

S

Svolgimento del processo - Motivi della decisione
Ritenuto  che  ai  sensi  dell'art.  380  bis  c.p.c.  il  relatore  nominato  per  l'esame  del  ricorso  ha  depositato la seguente relazione:


"Osserva in fatto:


Con atto di citazione dell'11/3/1999 C.G. conveniva in giudizio Ba.Lu., P.A., L.M. A., S.B., G.P. quali  condomini dello stabile in (OMISSIS) e chiedeva l'accertamento della proprieta' del locale adibito a  ricovero dei cassoni dell'acqua (che assumeva inutilizzati dal 1977), posto sul terrazzo di sua  proprieta', per averlo acquistato per successione dalla madre L. P. o, in subordine, per usucapione  a seguito di possesso ultraventennale; chiedeva inoltre la declaratoria di cessazione della servitu' di  accesso verso il predetto locale.


Sia il Ba. che la P. si costituivano con separati atti contestando la domanda attrice formulando  anche  domande  riconvenzionali  di  ripristino  dei  beni  condominiali  e  di  risarcimento  danni;  restavano contumaci gli altri convenuti.


Con  sentenza  n.  29768/03  il  Tribunale  di  Roma,  espletata  CTU  e  sentiti  i  testi,  rigettava  le  domande proposte dal C.


La Corte di Appello di Roma, con sentenza del 15/9/2010 rigettava l'appello del C. e lo condannava  al pagamento delle spese in favore del Ba. e della P.


La Corte territoriale rilevava:


- che il locale nel quale erano alloggiati i cassoni dell'acqua era condominale ai sensi dell'art. 1117  c.c. (per la presunzione di condominalita' dei beni destinati all'uso comune);
- che la condominialita' risultava anche dal regolamento di condominio depositato nel Dicembre  1976 e quindi prima dell'atto di vendita con la quale la societa' proprietaria dell'intera palazzina  (soc. Domus Mea) aveva venduto una frazione immobiliare (interno n. 6 con annesso terrazzo) alla  D. a sua volta dante causa della P. dalla quale era pervenuta al C. iure successionis;


- che, infatti, nel regolamento di condominio, avente natura contrattuale, erano previsti come  condominali le installazioni e il manufatto indispensabili per il godimento dell'edificio e il locale in  questione era definito cabina idrica per accedere alla quale era costituta, a carico dell'interno n. 6  una servitu' di passaggio;


- che  nell'atto  di  acquisto  della  P.  era  richiamata  la  suddetta  servitu'  di  passaggio  a  carico  dell'appartamento contraddistinto con il n. 6 e oggetto di acquisto, con cio' confermandosi la  specifica utilita' comune della cabina idrica;


- che dagli atti di provenienza (quello del 1977 che vedeva come acquirente la D. e quello del 1992  che vedeva come acquirente la P.) la cabina idrica non risultava trasferita e, stante la natura  condominale del bene, sarebbe stata necessaria una specifica previsione per il suo trasferimento,  invece implicitamente esclusa dalla previsione della servitu' di passaggio per accedere al locale  adibito al ricovero dei cassoni dell'acqua;


- che neppure poteva ritenersi usucapita la proprieta' della cabina idrica: trattandosi di bene  condominiale non era sufficiente il mero non uso da parte dei condomini perche' non e' prevista la  prescrizione del diritto di proprieta'; avrebbe dovuto, invece, essere fornita la prova (nella specie  insussistente) di un possesso esclusivo del locale, essendo invece insufficienti quelle condotte  (quali ad esempio il deposito di scatole appartenenti alla D.) che sono manifestazioni di un uso da  parte  del  compossessore  non  in  contrasto  con  il  concorrente  diritto  degli  altri  condomini  di  accedere al locale, privo di serratura; il primo atto di interversione fu compiuto dal C. solo nel 1998  quando rimosse i cassoni dal locale.


C.G. propone ricorso affidato a due motivi.


OSSERVA  IN  DIRITTO 

1.  Con  il  primo  motivo  il  ricorrente  deduce  il  vizio  di  motivazione  con  riferimento  al  principio  di  diritto  per  il  quale  "l'acquisto  per  successione  da  avente  causa  dell'antico proprietario fa ricadere sull'ultimo titolare tutti i diritti ceduti dall'antico proprietario";  nel motivo il ricorrente contesta le conclusioni circa la condominialita' della cabina idrica, alle quali  sono pervenuti i giudici di merito rilevando che:


- nell'atto di vendita D. vendeva a P. anche il terrazzo con quanto contenuto e, quindi, anche con il  manufatto in contestazione;
- a sua volta D. aveva acquistato dal costruttore il terrazzo con quanto contenuto e, quindi, anche  con il manufatto;
- da nessun atto risulta che la cabina idrica e' condominiale.
1.1  Il  motivo  e'  infondato:  come  piu'  volte  affermato  da  questa  Corte,  il  vizio  di  omessa,  insufficiente  o  contraddittoria  motivazione  denunciabile  con  ricorso  per  cassazione  ai  sensi  dell'art. 360 c.p.c., n. 5, si configura soltanto quando nel ragionamento del giudice di merito sia  riscontrabile il mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle  parti o rilevabili d'ufficio, ovvero un insanabile contrasto tra le argomentazioni adottate, tale da  non consentire l'identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione.


Il vizio di motivazione non sussiste allorche' il giudice di merito abbia semplicemente attribuito agli  elementi valutati un valore e un significato diversi dalle aspettative e dalle deduzioni di parte.


Nella  specie,  la  Corte  territoriale,  ha  preso  cognizione  dei  documenti  rilevanti  (gli  atti  di  compravendita e il regolamento condominiale) e, all'esito della loro interpretazione, ha concluso  che la cabina idrica risultava essere un bene condominale (in quanto destinato all'uso comune) sin  da data antecedente alla prima vendita, come confermato dal regolamento condominale che  creava una servitu' di passaggio per accedervi, mentre negli atti di vendita si faceva riferimento al  solo terrazzo e non anche alla cabina idrica che su di esso si trovava. Si tratta, come e' evidente, di  una valutazione di fatto e dell'interpretazione dei contratti e del regolamento (rispetto alla quale  non sono stati dedotte censure relative all'applicazione dei criteri di ermeneutica contrattuale),  tutte attivita' devolute al giudice del merito, non censurabili in cassazione in quanto assistite da  motivazione sufficiente e non contraddittoria; al riguardo si deve ricordare che il controllo sulla  motivazione non puo' risolversi in una duplicazione del giudizio di merito e che alla cassazione della  sentenza impugnata puo' giungersi non per un semplice dissenso dalle conclusioni del giudice di  merito - poiche' in questo caso il motivo di ricorso si risolverebbe in un'inammissibile istanza di  revisione delle valutazioni e del convincimento dello stesso giudice di merito, che tenderebbe  all'ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalita'  del giudizio di cassazione - ma solo in caso di motivazione contraddittoria o talmente lacunosa da  non consentire l'identificazione del procedimento logico giuridico posto alla base della decisione  (cfr. ex plurimis Cass. 10657/2010, 9908/2010, 13157/2009, 18885/2008).


Il  principio  di  diritto  relativo  agli  effetti  dell'acquisto  per  successione  e'  stato  richiamato  a  sproposito  proprio  perche'  il  trasferimento  della  proprieta'  della  cabina  idrica  non  era  mai  avvenuto.


2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce il vizio di motivazione con riferimento al principio di  diritto per il quale "il possesso ventennale e continuo di un bene immobile determina l'usucapione  e quindi l'acquisto in favore del medesimo possessore anche se sprovvisto di titolo".
Il ricorrente sostiene che prima il Tribunale e poi la Corte di Appello avrebbero ingiustamente  disconosciuto l'acquisto per usucapione non considerando che sia la D. che la P. e, infine, il C.  avevano sempre disposto del manufatto per loro uso adibendo gli spazi a ripostigli di beni e  oggetti di loro proprieta' senza opposizione di alcuno, mentre i condomini non avevano provato di  avervi acceduto neppure una volta.


2.1 Anche questo motivo e' infondato perche' si risolve in un'inammissibile istanza di revisione delle  valutazioni e del convincimento dello stesso giudice di merito, che tende all'ottenimento di una  nuova  pronuncia  sul  fatto,  sicuramente  estranea  alla  natura  e  alle  finalita'  del  giudizio  di  cassazione.
Nel caso di specie la Corte di Appello ha ritenuto non fornita la prova di un possesso esclusivo del  locale, essendo insufficienti quelle condotte (quali il deposito di scatole appartenenti alla D.) che  sono manifestazioni di un uso da parte del compossessore non in contrasto con il concorrente  diritto degli altri condomini di accedere al locale che, inoltre, era privo di serratura e, quindi,  liberamente accessibile; il primo atto di interversione fu compiuto del C. solo nel 1998 quando  rimosse i cassoni dal locale e da tale data non era maturata l'usucapione ventennale; ha infine  motivato sulla rilevanza del non uso da parte degli altri condomini, correttamente osservando che  il  diritto  di  comproprieta'  non  si  estingue  per  non  uso  e  che  la  dimissione  del  sistema  di  approvvigionamento dell'acqua per mezzo dei cassoni non stava a significare che il locale avesse  perso la sua funzione di ricovero di beni comuni.


Appare pertanto di assoluta evidenza che la Corte territoriale ha fornito una motivazione che, ben  lungi dall'essere insufficiente o altrimenti viziata, e' stata ampia e completa, affrontando tutte il  profili rilevanti in fatto e in diritto, mentre nel motivo di ricorso il ricorrente si limita a ribadire fatti  (il deposito di oggetti nel locale, la dismissione del sistema di approvvigionamento, sostituita con  l'acqua diretta, il mancato uso del bene da parte degli altri condomini) che, come detto, sono stati  approfonditamente e motivatamente esaminati dalla Corte di Appello e correttamente ritenuti  irrilevanti.


3. In conclusione, il ricorso puo' essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt.  376, 380 bis e 375 c.p.c. per essere rigettato in considerazione della manifesta infondatezza.


Considerato  che  il  ricorso  e'  stato  fissato  per  l'esame  in  camera  di  consiglio,  che  sono  state  effettuate le comunicazioni alle parti costituite e la comunicazione al P.G.


Considerato  che  il  collegio  ha  condiviso  e  fatto  proprie  le  argomentazioni  e  la  proposta  del  relatore, tenuto anche conto della circostanza, ritenuta provata dalla Corte territoriale e non  contestata, per la quale la cabina idrica neppure era dotata di serratura, il che ulteriormente  conferma  la  correttezza  della  motivazione  della  sentenza  impugnata  laddove  ha  escluso  un  possesso esclusivo;


che di conseguenza non e' accoglibile l'istanza di trattazione in pubblica udienza formulata dal  ricorrente con istanza del 9/5/2012;


Che nulla va statuito in tema di spese in mancanza di costituzione degli intimati.


P.Q.M.
La Corte di cassazione rigetta il ricorso.

13.11.2012

Spataro

Cassazione

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