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Successioni

Beneficio d'inventario e vendita del bene ereditato in comproprieta'

In caso di accettazione dell'eredita' con beneficio d'inventario, la vendita di un bene ereditario e il reinvestimento del denaro ricavato, rispettati gli oneri procedurali imposti dagli artt. 747 e segg. cod. proc. civ., non rendono il bene dell'erede impignorabile da parte dei creditori del de cuius, i quali ben potranno pertanto sottoporlo ad esecuzione e rivalersi sul ricavato, nei limiti del valore del bene ereditario, ove l'erede, proponendo la relativa eccezione, faccia valere il beneficio.
12.09.2012 - pag. 82105 print in pdf print on web

C

CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 26 luglio 2012, n.13206
Motivi della decisione
1.1 Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione degli artt. 490, 495 e 507 cod. proc.
civ.. Sostiene che la sentenza impugnata avrebbe fatto malgoverno del principio per cui l'erede  beneficiato risponde dei debiti e dei legati intra vires hereditatis e cum viribus hereditatis, e cioe'  con i beni dell'asse ereditario, di talche' i beni personali dell'erede che abbia accettato con  beneficio d'inventario non sarebbero suscettibili di esecuzione forzata da parte dei creditori  ereditari.
1.2 Con il secondo mezzo lamenta violazione degli artt. 490 e 832 cod. civ., nonche' mancanza e  contraddittorieta' della motivazione.
Secondo l'esponente, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di merito, nel nostro  ordinamento vigerebbe il principio per cui i creditori del de cuius possono soddisfare i loro  crediti solo sui beni che facevano parte del patrimonio del debitore, al momento della morte,  non gia' sui beni personali dell'erede beneficiato. Ne' sarebbe rinvenibile nell'ordinamento una  norma che preveda il trasferimento della garanzia patrimoniale sui beni personali dell'erede che  abbia accettato con beneficio d'inventario.
Pertanto, del tutto contraddittoriamente la sentenza impugnata, dopo aver riconosciuto che il  bene staggito non era un bene ereditario, aveva ritenuto sussistente il diritto di procedere  esecutivamente sullo stesso.
1.3 Con il terzo motivo l'impugnante torna a denunciare violazione degli artt. 490 e 832 cod. civ.,  nonche' vizi motivazionali. Il giudice di merito non avrebbe per vero considerato che  pacificamente l'immobile sottoposto ad esecuzione era stato acquistato anche con denaro  proveniente da un contratto di mutuo stipulato dalla madre nell'interesse della minore.
Conseguentemente esso era, almeno in parte, un bene personale dell'erede, bene sottoposto,  malgrado cio', per intero a esecuzione.
2. Le critiche, che si prestano a essere esaminate congiuntamente, per la loro evidente  connessione, sono infondate.
Occorre muovere dalla considerazione che la dichiarazione di accettazione con beneficio di  inventario - mediante la quale si realizza la separazione del patrimonio del defunto e la  restrizione della responsabilita' dell'erede intra vires hereditatis - e' pur sempre dichiarazione di  volere accettare l'eredita', sicche' l'erede beneficiato acquista i diritti caduti nella successione e  diventa soggetto passivo delle relative obbligazioni. Come tale, a differenza del chiamato che  non abbia ancora accettato, il quale a norma dell'art. 486 cod. civ. sta in giudizio in  rappresentanza dell'eredita', l'erede beneficiato e' legittimato in proprio a resistere e a  contraddire, tant'e' che l'eventuale pronuncia di condanna al pagamento dell'intero debito  ereditario va emessa nei suoi confronti, salvo che, in concreto, la responsabilita' andra' contenuta  intra vires hereditatis nel caso in cui egli abbia fatto valere il beneficio, proponendo la relativa  eccezione (Cass. civ. 19 marzo 2007, n. 6488; Cass. civ. 14 marzo 2003, n. 3791).
3. Posto dunque che l'erede beneficiato e', comunque, erede e che, come tale, succede anche nei  debiti, l'affermazione secondo cui la disposizione dell'art. 490, secondo comma, n. 2, cod. civ. ne  limita la responsabilita' per il pagamento dei debiti ereditari e dei legati intra vires e cum viribus,  va posta in relazione alle cautele che nel sistema circondano l'aggressione dei beni propri  dell'erede beneficiato, atteso che, a norma dell'art. 497 cod. civ., questi non puo' essere  costretto al pagamento con i propri beni, se non quando e' stato costituito in mora a presentare  il conto e non ha ancora soddisfatto a quest'obbligo (primo comma) ovvero, dopo la liquidazione  del conto, fino alla concorrenza delle somme di cui sia debitore (secondo comma).
In tale contesto e' stato quindi da questa Corte affermato che (il beneficio d'inventario limita,  normalmente, la responsabilita' dell'erede non solo al valore, ma anche ai beni allo stesso  pervenuti, assoggettando, in via di principio, questi e non quelli personali all'esecuzione forzata  (confr. Cass. civ. 29 aprile 1993, n. 5067). Il che tuttavia non vuol dire che la vendita di un bene  ereditario e il reinvestimento del denaro ricavato, rispettati gli oneri procedurali imposti dagli  artt. 747 e segg. cod. proc. civ., valga a purgare definitivamente l'acquisto. È sufficiente al  riguardo considerare che il nodo della disciplina che limita la responsabilita' dell'erede  beneficiato e' pur sempre il valore dei beni (art. 490, secondo comma, n. 2 cod. civ., e proprio al  fine di evitarne la dispersione il legislatore ha previsto non solo che gli atti dispositivi degli stessi  debbano essere autorizzati, pena la decadenza dal beneficio d'inventario, dal tribunale, ma ha  altresi' stabilito che il giudice, quando occorre, fissi le modalita' per la conservazione e il  reimpiego del prezzo ricavato (art. 748, secondo comma, cod. proc. civ.).
A ben vedere, infatti, in relazione all'eredita' accettata con beneficio d'inventario, la trasparente  ratio di tale norma e' proprio quella di bloccare il valore del bene in modo che, se non cum  viribus, i creditori possano comunque soddisfarsi intra vires.
4. Venendo al caso di specie - pacifico in causa che il bene staggito venne acquistato, in parte,  anche grazie al denaro ricavato dalla vendita di un bene del de cuius e rimasto, per altro verso,  fuori del dibattito processuale ogni questione in ordine a una eventuale presentazione del conto  - non ha errato il giudice di merito quando ha ritenuto il cespite pignorabile ed espropriabile,  ancorche' sul ricavato il creditore potra' soddisfarsi soltanto entro i limiti del valore del bene  pervenuto alla minore. Ne' e' sostenibile che l'esecuzione dovesse essere ab initio contenuta alla  sola frazione dell'immobile staggito ipoteticamente corrispondente al ricavato della vendita di  quello ereditario, come la ricorrente sostiene nel terzo motivo di ricorso.
Sul piano dogmatico soccorre il rilievo, innanzi evidenziato, che l'erede beneficiato e' pur sempre  erede e, come tale, successore del defunto anche nei debiti; sul piano pratico, non par dubbio  che la quota del bene acquistato in cui si e' materializzato il valore di quello ereditario e'  elemento accertabile solo ex post, a esecuzione avvenuta, e che gli unici dati certi al momento  del promovimento di questa sono, da un lato, il debito del de cuius rimasto impagato, e,  dall'altro, il prezzo ricavato da quello ereditario reinvestito nel cespiste pignorato.
Ne deriva che il ricorso deve essere rigettato in applicazione del seguente principio di diritto: in  caso di accettazione dell'eredita' con beneficio d'inventario, la vendita di un bene ereditario e il  reinvestimento del denaro ricavato, rispettati gli oneri procedurali imposti dagli artt. 747 e segg.
cod. proc. civ., non rendono il bene dell'erede impignorabile da parte dei creditori del de cuius, i  quali ben potranno pertanto sottoporlo ad esecuzione e rivalersi sul ricavato, nei limiti del valore  del bene ereditario, ove l'erede, proponendo la relativa eccezione, faccia valere il beneficio.
Il ricorso deve pertanto essere rigettato.
La difficolta' delle questioni consiglia di compensare integralmente tra le parti le spese di  giudizio.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

12.09.2012

Spataro

Cassazione

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