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Delibera

Delibere per consulenze tecniche, ripartizione spese e annullabilita': Cass.8010 del 2012

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 30 marzo – 21 maggio 2012, n. 8010
"testimonianza dei condomini, termine impugnazione, decadenza"
Tante le questioni sottoposte all'attenzione della Cassazione, alcune nuove, altre infondate, altre di merito.
Si ripropone la necessita' di essere completi nei giudizi di merito.
30.05.2012 - pag. 81503 print in pdf print on web

P


Presidente Triola – Relatore Matera   Svolgimento del processo  Con sentenza del 16-1-2007 il Tribunale di Pescara dichiarava inammissi bile per intervenuta  decadenza l'impugnativa della delibera condominiale del 3-10-1997, e rigettava le altre impugnative  proposte avverso le delibere condominiali del 4-12-1997 e del 17-2-2000 da V.L. nei confronti del  Condominio (omissis) , condannando l'attrice alla rifusione delle  spese di lite.


La V. proponeva appello avverso la predetta  decisione, insistendo per l'accoglimento della  domanda. Essa chiariva, in particolare, che l' impugnazione delle delibere condominiali del 4-12-1997 e del 17-2-2000 riguardava l' aggravio ingiustificato dei costi che essa condomina avrebbe  sostenuto in relazione alla nomina, non necessaria, di un tecnico ed alla sostituzione di tutti i  pannelli dei balconi, compresi quelli in buono stato conservativo; spese da ritenersi voluttuarie e non necessitate da alcuna imminente situazione di pericolo.
Con sentenza depositata in data 8- 7-2010 la Corte di Appello di L'Aquila, in parziale riforma della  sentenza impugnata, riduceva le sp ese del giudizio di primo grado,  rigettando per il resto l'appello.
Per la cassazione di tale  sentenza ricorre la V. , sulla base di sette motivi.
Il Condominio resiste con controricorso, proponendo altresi' ricorso in cidentale, affidato a un unico  motivo.
Motivi della decisione


1) Con il primo motivo la ricorrente principale denunc ia la violazione dell'art. 112 c.p.c.. Sostiene  che oggetto delle delibere impugnate del 4-12-1997  e del 17-2-2000 era esclusivamente la nomina  di un consulente da parte del Condominio per la redazione di un computo metrico, ritenuto non  necessario anche dal C.T.U. Rileva che il giudice  del gravame, statuendo invece sulla necessita' dei  lavori, ha omesso di pronunciare sul punto decisi vo della domanda, con conseguente violazione del  principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
Il motivo e' infondato.
La Corte di Appello si e' pronunciata sulle censure mosse dall'appellante con il primo motivo di  gravame, evidenziando (v. pag. 5 della sentenza impugnata) che "i lavori inerenti la eliminazione  della situazione di pericolo conseguente alle  lesioni presenti sui parapetti dei balconi" erano  "urgenti e non piu' differibili", e  che, pertanto, per l'assemblea condominiale appariva indispensabile  "la nomina di un tecnico per la verifica e la quantificazione dei lavori da  eseguirsi sui balconi in  ragione della situazione di  pericolo in atto".
Non sussiste, pertanto, il vizio di omessa pronuncia de nunciato dalla  ricorrente.


2) Con il secondo motivo la V. lamenta la viol azione degli artt. 1130, 1135, 1137 c.c. e l'illogicita'  della motivazione. Deduce che il giudice di appello e' incorso nel vizio di eccesso di potere, in  quanto non si e' limitato ad esercitare il sinda cato di legittimita' sulle delibere assembleari  impugnate, ma ne ha valutato il contenuto nel meri to, senza considerare, peraltro, che l'impugnativa  proposta riguardava esclusivamente la nomina di  un tecnico per la redazione di un computo metrico  per la sostituzione dei pannelli.
Il motivo e' privo di fondamento, in quanto la Corte di Appello, nel dare atto che le delibere  impugnate costituivano espressione del legittimo esercizio dei poteri discrezionali attribuiti  all'assemblea condominiale, e nell'escludere che la  spesa deliberata avesse car attere voluttuario, ha  esercitato un sindacato di mera legittimita'.


3) Con il terzo motivo la ricorrente si duole della violazione degli artt. 2729, 2697 c.c., 115 e 116  c.p.c.. Sostiene che sia il giudice di primo grado che il giudice del gravame hanno travisato le  risultanze della prova testimoniale ed hanno omesso di valutare le prove documentali. Rileva che i  condomini, incapaci di testimoniare, in quanto parti  in causa, hanno riferito che l'incarico dato al  perito per la redazione del computo metrico  serviva per la trasformazione del balcone, mai  deliberata, e non certamente per la sostituzione dei pannelli; e che dal computo metrico redatto  dall'architetto F.G. si evince che la deliberazione di sostituzione dei pannelli implicava l'intervento  su parti di proprieta' esclusiva del singolo condomino.
Il motivo, nella parte in cui denuncia l'erronea valutazione della prova testimoniale, e'  inammissibile, non avendo alcuna co rrelazione con le ragioni poste  a base della decisione, nella  quale non si fa alcun riferiment o alle deposizioni testimoniali rese dai condomini. Anche le  deduzioni svolte riguardo al c ontenuto del computo metrico redatto dall'architetto F. sono  inammissibili, non risultando che con i motivi di  gravame l'appellante abbia posto in dubbio la  natura comune dei beni oggetto di intervento, e non potendo la relativa questione essere sollevata  per la prima volta in sede di legittimita'.

4) Con il quarto motivo la V. lamenta la violazione dell'art. 1135 n. 2 e 3 c.c., in relazione alla  ritenuta inammissibilita' per intervenuta decadenza della delibera assembleare del 3-10-1997.
Sostiene che, contrariamente a quanto ritenuto da lla Corte di Appello, la  delibera assembleare che  modifica i criteri di ripartizione delle spese condominiali e' a ffetta da nullita' radicale deducibile  senza limiti di tempo, e non meramente annullabile mediante impugnativa da proporsi entro il  termine di trenta giorni.
Il motivo e' infondato.
Secondo il costante orientamento di questa Corte, riguardo alle delibere dell'assemblea di  condominio aventi ad oggetto la ripartizione delle spese comuni, occorre distinguere quelle con le  quali sono stabiliti i criteri  di ripartizione ai sensi dell'art. 112 3 c.c. ovvero sono modificati i criteri  fissati in precedenza, per le quali e' necessario, a pena di radicale nullita',  il consenso unanime dei  condomini, da quelle con le quali, nell'esercizio della attribuzioni assemblear i previste dall'art. 1135  n. 2 e 3 c.c., vengono in concreto ripartite le spese medesime, atteso  che queste ultime, ove adottate  in violazione dei criteri gia' stab iliti, devono considerarsi annullabili, e la relativa impugnazione va  proposta nel termine di decadenza di trenta giorni  previsto dall'art. 1137, ultimo comma, c.c. (Cass.
S.U. 7-3-2005 n. 4806; Cass. 9-2-1995 n. 1455; Cass. 8-6-1993, n. 6403).
Nel caso di specie, la Corte di Appello ha dato atto che la delibera assembleare del 3-10-1997 non  ha riguardato la modifica dei criteri legali o convenzionali di ripartizione  delle spese, ma la  ripartizione in concreto tra i condomini delle spese, nell'ambito dei  criteri gia' stabiliti.
Correttamente, pertanto, essa ha ritenuto che ricorresse una ipotesi di mera annullabilita' della  delibera in esame, soggetta al termine di decadenza di  trenta giorni dalla da ta di comunicazione ai  condomini assenti.


5) Con il quinto motivo viene denunciata la violazione dell'art. 112 c.p.c., per avere il giudice di  appello omesso di pronunciare sulla invocata cessazione della materia del contendere, dovuta al  fatto che con successiva delibera del 7-1-2002 l'assemblea ha optato per la sostituzione dei pannelli.
Il motivo e' infondato, essendosi la Corte di  Appello pronunciata sull'eccezione sollevata  dall'appellante con il quarto motivo di gravame, escludendo che la nuova delibera abbia prodotto un  effetto sostitutivo delle delibere impugnate.


6) Con il sesto motivo, attinente alle spese, la ricorrente sostiene che, avendo la V. impugnato le  delibere assembleari con cui veniva deliberata la nomina di un consulente per la redazione del  computo metrico, il valore della causa non poteva essere considerato indeterminabile, ma doveva  essere correlato al compenso spettante al tecnico.
Il motivo e' inammissibile per la sua genericita', non muovendo specifiche censure avverso le  argomentazioni svolte dalla Corte  di Appello, la quale, nel procedere alla liquidazione delle spese,  ha ritenuto la causa di valore  indeterminabile, sul rilievo che la stessa aveva ad oggetto  l'impugnazione, per motivi diversi, di una serie di  delibere assemblea e,  quindi, non concernenti il  solo incarico al consulente.


7) Con il settimo motivo, infine, la ricorrente lamenta che i giudici di primo e secondo grado hanno  considerato i lastroni di cemento armato di proprieta' condominiale, laddove gli stessi, costituendo  parte strutturale dei balconi a ggettanti e svolgendo una funzione  protettiva delle singole unita'  abitative, sono di proprieta'  esclusiva dei condomini.
Il motivo e' inammissibile, prospettando una questione che, come si desume dalla lettura della  sentenza impugnata, non e' stata dedotta in appello e che, pertanto,  non puo' essere fatta valere nel  presente giudizio di legittimita'.


8) Con l'unico motivo di ricorso incidentale il Condominio si duole della violazione degli artt. 91,  92 e 112 c.p.c., nonche' della contraddittorieta', illogicita' e carenza della motivazione. Sostiene che il  quinto motivo di appello proposto dalla V. non si fondava sulla eccessiva liquidazione delle spese,  bensi' sull'erronea individuazione dell o scaglione tariffario di riferimento; e che,  pertanto, la Corte di  Appello, avendo confermato che la causa era di valore indeterminabile, non avrebbe potuto ridurre  le spese liquidate dai giudice di primo grado.
Il motivo e' inammissibile, in quanto la Corte di Appello, nel ridurre, in parziale accoglimento  dell'ultimo motivo di gravame, le spese di primo grado in ragione della non complessita' della  materia, ha implicitamente ritenuto che le  censure dell'appellante investissero non solo  l'individuazione dello scaglione ta riffario di riferimento, ma la  liquidazione delle spese nel suo  complesso, e sul punto sono mancate specifiche censure da parte del ricorrente incidentale,  attraverso il preciso riferimento a dati testuali idonei  a palesare l'erroneita' de lla valutazione espressa  dal giudice di merito.


9) Per le ragioni esposte devono esse re rigettati sia il ricorso principale che quello incidentale. In  ragione delle reciproca soccombenza delle parti, va  disposta l'integrale compensazione delle spese  del presente grado di giudizio.


P.Q.M. 

  La Corte rigetta sia il ricorso principale che quello incidentale e compensa le spese del presente  grado di giudizio.

30.05.2012

Spataro

Delibere per consulenze tecniche, ripartizione spese e annullabilita'

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