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Giudici di pace

Perche' scioperano i giudici di pace dal 21 al 3 dicembre 2011

Oggetto: Proclamazione dello sciopero nazionale dei Giudici di Pace dal 21 novembre al 2 dicembre 2011.
11.11.2011 - pag. 79653 print in pdf print on web

Avendo esperito infruttuosamente le procedure di raffreddamento previste dall’articolo 7 del Codice di autoregolamentazione per l’esercizio dello sciopero, predisposto dall’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, per le astensioni dalle attività giudiziarie nel comparto degli uffici del  giudice di pace, e di cui alle note del 3.11.2011 e precedenti, l’Unione Nazionale Giudici di Pace, d’intesa con altra organizzazione rappresentativa della categoria, proclama con la presente lo sciopero nazionale dei giudici di pace dal  21 novembre al 2 dicembre 2011.

Le associazioni di categoria hanno da tempo denunciato:

1) La situazione di precarietà  e di  grave illegalità del trattamento della categoria, che richiede la rinnovabilità dei mandati fino a 75 anni e le tutele previdenziali, retributive e ordinamentali previste dalla Costituzione.

2) Le gravissime disfunzioni degli Uffici del Giudice di Pace determinate dalla: a) assoluta insufficienza del personale  amministrativo in servizio, carente del 50% rispetto alle necessità, che nella sede di Roma, ad titolo puramente esemplificativo, ha provocato, tra l’altro, ritardi di 2 anni nella pubblicazione delle sentenze; b) irrazionale distribuzione dei giudici sul territorio, con enormi differenze dei carichi di lavoro da ufficio a ufficio (fino a 500 volte) non sanate dalla recente revisione delle dotazioni organiche.

3) La pubblicazione nella G.U. n. 255 del 2.11.2011, su richiesta del Ministro Nitto Palma, del d.p.r. del 24.08.2011, per la “Rideterminazione delle piante organiche del personale della magistratura onoraria addetto agli uffici del giudice di pace”, per la copertura dei posti vacanti in tutte le 846 sedi attuali del Giudice di Pace, che si pone in aperta violazione, da parte del Ministro Nitto Palma, della delega ricevuta dal Parlamento, con l’articolo 1, comma 2, lettere b) e l), della legge n. 148 del 14 settembre 2011 che prevede “la  riduzione  degli  uffici  del  giudice  di  pace dislocati in sede diversa da quella circondariale, da operare tenendo in specifico conto, in coerenza con i criteri di cui alla lettera b), dell'analisi dei costi rispetto ai carichi di lavoro”;  pertanto, per buona parte delle sedi destinate dal Parlamento alla soppressione, il Ministro Nitto Palma sta tentando di riaprire incostituzionali procedure concorsuali di nomina di nuovi giudici in un numero doppio rispetto a quello dei giudici in servizio e con un consistente e ingiustificato aumento dei costi che graveranno  sull’Erario dello Stato.

Senza la normalizzazione e la legalizzazione della condizione della magistratura di pace, con 700 giudici di pace già in scadenza definitiva del mandato il 31 dicembre prossimo, ed i restanti 1600 giudici di pace in scadenza nei successivi 2 anni, si arriverà nei prossimi mesi alla completa paralisi degli uffici ed all’impossibilità di garantire l’assolvimento dei loro compiti istituzionali, con particolare riferimento alla inesigibilità delle espulsioni ed alla  improcedibilità dei reati di immigrazione clandestina con gravissime ripercussioni sull’ordine pubblico per l’intero Paese e sulla sicurezza dei cittadini.

Stante la gravità della situazione e l’incomprensibile e reiterato atteggiamento negativo ed illegale del Ministro Nitto Palma, che contrasta addirittura, con la volontà manifestata dal Parlamento in numerosi ordini del giorno (sulla stabilizzazione dei giudici di pace) e nella richiamata legge delega, lo sciopero viene indetto per la durata massima consentita dal codice di autoregolamentazione e con riferimento a tutte le attività dei giudici di pace (udienze civili e penali, decreti ingiuntivi, fissazioni udienze per sanzioni amministrative e tutti i  provvedimenti riguardanti gli immigrati clandestini).

LO SCIOPERO VIENE INDETTO IN PRESENZA DI UNA CRISI POLITICA IN QUANTO LA MAGISTRATURA DI PACE CHIEDE UN INTERVENTO DI NECESSITA’ ED URGENZA, COSTITUZIONALMENTE COMPATIBILE CON L’ATTIVITA’ DI QUALSIASI GOVERNO, COME ANCHE PRECISATO DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO.

 

Il Presidente Nazionale

Gabriele Longo

 

Il Segretario Generale

Alberto Rossi

11.11.2011

Spataro

Unigipa

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