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Scioperi

Maroni: fermi e arresti preventivi per i sospettati, garanzie patrimoniali per organizzatori di scioperi

Queste le parole usate al Senato dal Ministro Maroni. Alemanno, sindaco di Roma, vieta i cortei per un mese. A futura memoria. Responsabilita' oggettiva per gli organizzatori degli scioperi. Il tutto sapendo di investire garanzie costituzionali.
19.10.2011 - pag. 79363 print in pdf print on web

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Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 626 del 18/10/2011

 

Informativa del Ministro dell'interno sugli incidenti avvenuti a Roma durante la manifestazione di sabato 15 ottobre e conseguente discussione (ore 16,37)

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sugli incidenti avvenuti a Roma durante la manifestazione di sabato 15 ottobre».

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Maroni.

 

MARONIministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, sabato pomeriggio, a Roma, la cieca violenza di tremila delinquenti incappucciati ha oscurato la protesta di migliaia di persone che volevano solo manifestare pacificamente. Abbiamo visto materializzarsi una nuova e per molti versi inedita forma di terrorismo, che potremmo chiamare "terrorismo urbano": quasi tutti italiani, nessun black bloc venuto dall'estero (come invece avvenne a Genova dieci anni fa), persone appartenenti agli ambienti di matrice anarchica e frequentatori più o meno abituali dei centri sociali.

Scene di guerriglia urbana in una piazza simbolo della vita democratica del nostro Paese hanno prevalso sui cortei e sugli slogan di una generazione preoccupata per il proprio futuro. Eppure le immagini dei roghi, dei saccheggi, degli scontri con le forze di polizia - che hanno scioccato tutti i cittadini perbene - avrebbero potuto essere anche peggiori. C'era l'intenzione di assaltare le sedi delle istituzioni repubblicane, in primo luogo Camera e Senato, e ciò è stato evitato. C'era la volontà di ricreare l'incidente che è avvenuto a Genova, e solo la professionalità delle forze dell'ordine ha impedito che ci scappasse il morto. Per questa ragione, ringrazio ancora una volta il prefetto e il questore di Roma, che hanno organizzato i servizi (Applausi), e le forze dell'ordine, che hanno gestito una giornata difficilissima (Applausi), garantendo il diritto di manifestare e contrastando questi gruppi organizzati di violenti.

La gestione dell'ordine pubblico è una materia molto complessa, in cui - anche facendo tesoro dell'esperienza maturata negli ultimi dieci anni - le forze di polizia hanno sviluppato grande professionalità nella gestione dei servizi sul campo. Voglio citare, a questo proposito, alcuni dati: dal primo gennaio al 15 ottobre di quest'anno si sono svolte in Italia 7.905 manifestazioni di rilievo, che hanno richiesto l'impiego, ad integrazione delle forze territoriali di polizia, di 674.147 unità di rinforzo, con un incremento del 29,3 per cento rispetto all'analogo periodo del 2010. In questo contesto, solo durante lo svolgimento di 131 delle quasi ottomila manifestazioni che ho citato - ovvero nell'1,6 per cento delle iniziative svoltesi - si sono verificate situazioni di criticità per l'ordine e la sicurezza pubblica, con il conseguente intervento delle forze di polizia, con azioni di contenimento o anche con cariche di alleggerimento. Questo, per dire quanto buona sia, nel complesso, la gestione della piazza e delle manifestazioni, da parte delle forze dell'ordine.

Prima di procedere alla descrizione di quanto accaduto a Roma, voglio subito anticipare le mie conclusioni su una questione che ha alimentato polemiche, che sono destituite di fondamento, e cioè che non si è fatto abbastanza sul fronte della prevenzione per impedire a questi violenti di giungere a Roma. I vertici delle forze dell'ordine e dei servizi mi hanno confermato due convinzioni che ho maturato. In primo luogo, le informazioni sui movimenti di questi violenti c'erano tutte: c'è stato uno scambio di informazioni da parte dei servizi e delle DIGOS, ma le attuali norme di legge non hanno consentito e non consentono di procedere ad azioni preventive di polizia (fermi o arresti) di chi è solo sospettato di voler partecipare a iniziative di violenza di piazza.

A titolo di esempio, segnalo un fatto avvenuto nella mattinata del 15 ottobre, poche ore prima dell'inizio della manifestazione: i carabinieri hanno fermato quattro persone, presso la località Castel di Leva, appartenenti all'area anarco-insurrezionalista, che erano dirette alla manifestazione di Roma e che, all'interno della loro autovettura, trasportavano caschi da motociclista, parastinchi, 500 biglie di vetro, mazzette da muratore, una fionda professionale, un piede di porco, nonché una piantina della città di Roma. I quattro sono stati trattenuti, identificati, denunciati, ma poi rilasciati, non potendo i carabinieri trattenerli perché non avevano ancora commesso il reato di violenza e resistenza che si apprestavano a compiere di lì a poco. È per questi motivi che intendo proporre al Parlamento l'adozione di nuove misure legislative, per consentire alle forze dell'ordine di fare ciò che ora non possono fare, cioè intervenire con efficaci azioni di prevenzione per impedire che le violenze vengano effettivamente attuate.

Veniamo ora alla manifestazione. Come sapete, nel pomeriggio di sabato, indetta e preavvisata dalla Confederazione COBAS, si è svolta a Roma la preannunciata Giornata europea dell'indignazione, con corteo da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. Alla manifestazione hanno partecipato complessivamente circa 80.000 persone. Tra queste, oltre duemila antagonisti, almeno 400 dei quali di area anarchica. L'attività informativa aveva evidenziato l'esistenza, nel circuito antagonista, di significative diversità di vedute sulle modalità attuative della mobilitazione. Le anime più radicali del movimento in particolare (rete Roma bene comune, settori dei collettivi universitari, alcuni centri sociali) erano fermamente convinti della necessità di dare un'impronta di dura contrapposizione all'iniziativa, con fronteggiamenti e scontri con le forze dell'ordine, e così anche la componente anarchica.

Numerose segnalazioni sono state trasmesse da parte delle DIGOS di diverse città italiane proprio in riferimento alla partenza per Roma di elementi della componente anarchica. Dal circuito estero di informazione, invece, non sono pervenute comunicazioni di partenze per l'Italia. Alla luce delle notizie acquisite, il dispositivo di sicurezza pianificato da prefetto e questore ha previsto la protezione di tutti gli obiettivi sensibili, in particolare le sedi istituzionali di Camera e Senato. Peraltro, secondo le informazioni pervenute dai servizi di intelligence, esponenti anarchici e connessi aderenti alle frange ultras delle tifoserie di Roma e Lazio si sarebbero radunati in piazza del Popolo per scontrarsi con le forze di polizia.

È stato pianificato un corposo dispositivo in altri punti della città, con nuclei mobili e contingenti di riserva per eventuali interventi in caso di necessità. Anche in piazza San Giovanni è stato predisposto un nutrito contingente di forza pubblica. Per la sicurezza dei manifestanti pacifici, oltre ai consueti servizi in testa e in coda, il dispositivo è stato integrato da ulteriori contingenti che anticipavano in profondità e seguivano a distanza lo snodarsi del corteo.

Complessivamente, il 15 ottobre, nell'arco delle ventiquattr'ore, sono state impiegate 3.000 unità di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, unità coordinate da 107 funzionari dello Polizia di Stato. Sono stati altresì dislocati nuclei mobili di fiancheggiamento del corteo, il cui contributo si è rivelato risolutivo nel contrastare i diversi tentativi, da parte dei violenti, di forzare e superare gli sbarramenti lungo via Cavour.

L'afflusso dei manifestanti in piazza della Repubblica è avvenuto ordinatamente. Il corteo ha avuto un regolare svolgimento fino al largo Visconti Venosta, dove alcuni soggetti travisati hanno danneggiato un supermercato e incendiato due auto. Contestualmente si sono registrati tentativi di forzatura degli sbarramenti lungo via Cavour, con l'intento di provocare l'apertura di varchi da sfruttare per raggiungere le sedi istituzionali.

Al verificarsi dei primi episodi di violenza, è stato ipotizzato un intervento dissuasivo, con l'impiego dei contingenti di riserva predisposti a ridosso di via Cavour. Tuttavia, il dirigente responsabile presente sul posto, ritenuto di dover garantire la sicurezza dei manifestanti pacifici che sfilavano compatti a distanza ravvicinata dal gruppo dei violenti, ha deciso di non intervenire.

Da tale momento i contingenti di fiancheggiamento, allertati per l'imminente intervento, hanno seguito lungo le vie laterali l'itinerario del corteo in corrispondenza del gruppo di violenti. Analoga situazione all'altezza della fermata Metro Colosseo, dove il gruppo di violenti si è ricompattato. È stato fatto convergere sul posto un contingente nutrito di reparti inquadrati, ma il dirigente responsabile, valutata la persistente compattezza tra manifestanti delle diverse estrazioni, ha comunicato l'inopportunità di procedere all'intervento per la mancanza delle condizioni minime di sicurezza.

In diverse occasioni, inoltre, in vari punti del corteo, sono state registrate aggressioni fisiche da parte delle anime violente in danno di gruppi di manifestanti pacifici in forte dissenso con le azioni dei primi.

La prima condizione ambientale favorevole per intervenire è stata individuata in corrispondenza dell'intersezione tra via Labicana e via Merulana. Contestualmente allo spostamento dei reparti, il gruppo di violenti ha danneggiato anche con il lancio di bottiglie incendiarie un edificio del Ministero della difesa.

L'intervento delle forze dell'ordine, con cariche protrattesi per alcuni minuti, ha consentito di disperdere il fronte, che si è successivamente ricompattato avanzando verso piazza di Porta San Giovanni, dove nel frattempo era giunta la testa del corteo.

Al fine di tutelare l'incolumità delle decine di migliaia di manifestanti in marcia verso piazza San Giovanni, a richiesta del promotore dell'iniziativa, l'itinerario del corteo è stato deviato su via Merulana. Altri contingenti sono stati fatti convergere nella zona di via Emanuele Filiberto e via Carlo Felice, dove si stavano verificando lanci di oggetti, grossi petardi, bottiglie e sassi verso le forze dell'ordine.

Le fila dei violenti sono andate via via ingrossandosi fino a far ritenere attendibile una stima di 3.000 presenze, e a questo punto il dirigente responsabile ha disposto l'utilizzo di tre mezzi speciali muniti di idranti. Erano più di vent'anni che non venivano usati, e mi sembra che l'utilizzo sia stato molto utile.

Per tutta risposta i violenti hanno tentato di accerchiare i reparti, utilizzando transenne e pali della segnaletica stradale divelti, picconi ed armi improprie. In supporto sono stati fatti convogliare sul posto ulteriori reparti, fino ad arrivare ad un numero di circa 400 unità operative. I contingenti sono stati accerchiati dai violenti, alcuni dei quali addirittura si arrampicavano sui mezzi blindati per aprirli: in questa fase, il conducente di un autoblindo dei carabinieri è riuscito ad abbandonare il mezzo prima che gli aggressori riuscissero ad incendiarlo.

Compattati i reparti a ridosso di piazza San Giovanni, intorno alle 18,30 i violenti sono stati respinti e dispersi verso via Merulana, dove sono stati ulteriormente caricati dalle forze dell'ordine, che hanno così sventato l'assalto alla caserma dei Carabinieri di via Tasso nonché l'incendio di un distributore di benzina di via Merulana.

Da ultimo, intorno alle ore 20, interventi dissuasivi sono stati necessari in piazza Vittorio, dove si sono registrati gli ultimi atti di violenza.

Per quanto concerne i numeri dell'attività di contrasto, sono stati tratti in arresto 12 partecipanti agli scontri; altri 8, di cui 6 minorenni, sono stati denunciati in stato di libertà.

Personale della DIGOS, nelle fasi di tensione registratesi all'interno del corteo tra i violenti e i manifestanti, in via Cavour ha proceduto al recupero di una borsa contenente nove bottiglie molotov confezionate con stoppino e un'altra bottiglia piena di benzina. A piazza di Spagna, invece, nei pressi di un istituto di credito, sono state trovate numerose spranghe in ferro e pietre.

Al momento, si lamentano 105 feriti tra gli appartenenti alle forze dell'ordine, di cui 58 dell'Arma dei carabinieri, 35 della Polizia di Stato e 12 della Guardia di finanza. Risultano feriti anche 35 manifestanti.

Da un primo bilancio, risulta che sono state bruciate nove auto, sono stati frantumati varie vetrine e bancomat di istituti bancari e bruciati diversi cassonetti, distrutto un mezzo dei carabinieri e danneggiati numerosi altri mezzi delle forze dell'ordine. In via Labicana è stato danneggiato il portone centrale e sono state bruciate alcune porte e finestre interne di una caserma del Ministero della difesa. Sempre in via Labicana un gruppo di violenti ha poi frantumato la statua della Madonna di Lourdes, ubicata all'ingresso della chiesa Santi Marcellino e Pietro.

Nei pressi di piazza Tuscolo, sono stati registrati danni presso la sede del PdL, all'esterno della quale sono stati incendiati cassonetti, addossati alla porta d'ingresso.

Nel complesso, i danni sono pari a circa 5 milioni di euro.

Chi sono i violenti? Per quel che riguarda la componente romana, certamente hanno partecipato alle violenze alcuni dei gruppi più radicali dell'antagonismo individuabili nel centro sociale Acrobax e nel gruppo dei RASH (Red anarchist skinheads), molti dei quali appartenenti al gruppoultras romanista dei Fedayn. Agli scontri avrebbe partecipato anche un ristretto gruppo di elementi tra i più radicali dei Disoccupati organizzati napoletani.

Tra i fermati figurano persone provenienti da Bari, Varese, Brindisi, Siracusa, Trento, Frosinone e della provincia romana. Dei dodici arrestati, nove sono residenti a Roma e provincia, e solo uno di loro era in precedenza noto agli atti DIGOS per essere stato denunciato per un rave party. Uno, invece, studente a Bologna, appartiene al gruppo CAOS (Comitato autonomo organizzazione studentesca) ed ha partecipato a numerose iniziative anarchiche, anche violente. Tra gli arrestati anche un rumeno di anni 21, residente a Varese, e un ragazzo barese di 22 anni, mai evidenziatosi in precedenza agli atti DIGOS.

La nuova emergenza di ordine pubblico che si è manifestata sabato a Roma (quella che ho definito una sorta di terrorismo urbano) ha la sua principale fonte nell'area anarchica, largamente diffusa in molte aree dell'Italia e dell'Europa mediterranea. È utile fare una ricognizione delle caratteristiche che riveste questa area.

L'anarco-insurrezionalismo nasce, in Italia, sul finire degli anni '80, quale radicale evoluzione del più ampio movimento anarchico, dal quale si è distaccato, assumendo connotazioni marcatamente eversive ed improntate alla violenza. In luogo di un assetto organizzativo verticistico e strutturato, tale componente è caratterizzata dallo spontaneismo ovvero dall'operare attraverso la costituzione di gruppi informali, che rappresentano unità autonome di base dedite alla pratica dell'azione diretta contro lo Stato ed il capitalismo.

Negli ultimi anni gli anarchici hanno evidenziato un progressivo ed esponenziale incremento di pericolosità anche sotto il profilo della tutela dell'ordine pubblico, traducendo la teoria insurrezionale nelle grandi manifestazioni di piazza, considerate occasione per esercitare iniziative violente contro gli obiettivi prefissati, riuscendo a compensare la limitatezza numerica grazie alla copertura offerta involontariamente dalla restante massa di manifestanti pacifici, destinati a divenire - come accaduto anche a Roma - essi stessi vittime di reazioni violente e rabbiose al minimo tentativo di enuclearli dal corteo.

Già negli incidenti verificatisi in Val di Susa quest'estate era possibile cogliere i segnali di una recrudescenza del fenomeno insurrezionale che, vagheggiando una deriva greca della situazione socio-economico-politica italiana, ha individuato nelle proteste "no TAV" il laboratorio ideale dove sperimentare pratiche di guerriglia mutuate dal repertorio militare classico (utilizzo di catapulte, arieti) e rivoluzionario (incursioni mordi e fuggi, barricate) da poter esportare, adattandole, in contesti urbani in previsione di un autunno caldo sotto il profilo delle manifestazioni di piazza.

Questi violenti - é ormai prassi consolidata e confermata da quanto accaduto a Roma - raggiungono i luoghi di incontro con mezzi propri e alla spicciolata, senza concentrarsi sui mezzi pubblici (treni o pullman), per rendere difficoltoso il controllo preventivo alla partenza.

La maggior parte degli strumenti di offesa (spranghe, bottiglie, benzina, corpi contundenti) viene reperita sul posto, ad esempio prelevando tubi in ferro da ponteggi di cantieri edili, divellendo il selciato, rapinando pompe di benzina del carburante necessario a fabbricare rudimentalimolotov, devastando locali per ricavarne mazze, bastoni e quant'altro. Questo avviene in concomitanza con l'inizio e durante gli scontri, così da rendere comunque inefficace o quasi ogni tipo di verifica durante il tragitto dalla città di provenienza. Altra modalità che si adotta è quella di portare al seguito indumenti di colori diversi, con i quali cambiarsi prima e dopo le azioni dirette, per rendere più difficoltoso il riconoscimento da parte delle forze dell'ordine e confondersi tra la folla di manifestanti pacifici, prima e dopo le sortite.

L'attività informativa ha altresì permesso di accertare, accanto alla componente anarco-insurrezionalista, la presenza nella Capitale di un segmento estremista di estrazione violenta appartenente al circuito più radicale dell'antagonismo di ispirazione marxista-leninista. Questi elementi non si sottraggono allo scontro, ritenendo strumentale ai propri fini offrire sostegno sul campo ai gruppi anarchici, concorrendo fattivamente negli incidenti. In questo contesto si inserisce la partecipazione alle manifestazioni violente di elementi del centro sociale Gramigna di Padova, del centro sociale Askatasuna di Torino, dei Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo-CARC (attivi soprattutto a Latina, Livorno e Napoli), dei Corsari di Milano, del centro sociale Camilo Cienfuegos di Firenze, cui vanno aggiunti omologhi ambienti romani, in primo luogo il centro sociale Acrobax.

La DIGOS capitolina ha inoltre riscontrato la fattiva presenza nel gruppo dei violenti, come accennavo prima, di skinhead antifascisti della corrente RASH (Red anarchist skinhead) e frange ultras calcistiche riconducibili soprattutto ai Fedayn romanisti. La ricostruzione che ho fatto del composito panorama estremistico e violento presente sabato nelle strade di Roma è suffragata anche dal fermo e dall'arresto di numerosi soggetti appartenenti alle aree descritte, anche nelle fasi precedenti e in quelle successive alla manifestazione.

Così come accaduto il 14 dicembre 2010, tra gli arrestati e i fermati compaiono numerosi giovani che appaiono privi di un precedente percorso militante, e ciò a dimostrazione sia dell'effetto trainante che le degenerazioni violente riescono ad esercitare su soggetti condizionati o condizionabili emotivamente, sia dell'effettiva presenza nelle fila degli insurrezionalisti di nuove leve, accomunate soprattutto dalla voglia di esprimere il proprio disagio sotto forma distruttiva, senza una precisa collocabilità politica.

Per quanto concerne la reazione dello Stato, nella mattinata del 16 ottobre, presso l'area di servizio di Chianti Nord (Firenze), personale della Polizia di Stato ha perquisito un camper con a bordo sei manifestanti, rinvenendo un piede di porco, due maschere antigas e protezioni che erano state utilizzate per difendersi negli scontri di sabato. Il proprietario del veicolo e la compagna gravitano nell'area anarchica toscana, mentre i restanti quattro gravitano nell'area anarchica bolognese (sempre di area anarchica trattasi). Tutti sono stati denunciati in stato di libertà per possesso di oggetti atti ad offendere.

Nella giornata del 17 ottobre, Polizia di Stato e Arma dei carabinieri hanno eseguito 163 perquisizioni domiciliari su tutto il territorio nazionale. Molte sono le persone denunciate e numerosi gli strumenti di offesa sequestrati, normalmente utilizzati nelle manifestazioni, quali fumogeni, filtri per maschere antigas, spray urticanti, bombe carta, taniche con liquido infiammabile.

Nella giornata di oggi, la DIGOS di Roma, in seguito alla visione dei filmati delle fasi degli incidenti di sabato, ha identificato un ventiquattrenne viterbese, Fabrizio Filippi, il quale è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per il reato di resistenza pluriaggravata. Il giovane è stato ripreso dalle telecamere mentre lancia un estintore contro alcuni agenti di polizia impegnati nei servizi di ordine pubblico.

La manifestazione di sabato ha riproposto all'attenzione del dibattito politico la questione dei fondi per il comparto sicurezza per assicurare agli operatori delle forze di polizia le risorse necessarie per assolvere al meglio ai propri compiti. Già nel Consiglio dei ministri di venerdì ho chiesto al Presidente del Consiglio e ai colleghi Ministri di azzerare i tagli previsti dalla manovra economica per il Ministero dell'interno per i prossimi anni, pur condividendo l'obiettivo perseguito dal Governo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e CN-Io Sud-FS). Un primo significativo risultato è stato ottenuto con la decisione di ridurre il taglio di risorse per il 2012 di 250 milioni di euro.

Dopo i fatti di Roma è facilmente prevedibile che lo sforzo per garantire l'ordine pubblico nelle nostre città sarà destinato a crescere, in quello che si preannuncia un nuovo autunno caldo. Faccio riferimento ad una dichiarazione - che a me pare gravissima - di uno degli organizzatori della manifestazione che si dovrebbe tenere domenica prossima in Val di Susa, Alberto Perino, uno dei leader della protesta contro la TAV in Val di Susa, che definisce il lancio delle pietre «una reazione, giusta o sbagliata che sia» e commenta gli scontri di Roma affermando di non fidarsi di quello che ha letto sui giornali, e - ancora - che spaccare le reti non è azione violenta, nonché, infine, che alla prossima manifestazione, quella di domenica prossima, «succederà qualcosa di brutto». Domani mattina si svolgerà la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza a Torino e io ho dato indicazione al questore perché, tenendo conto di queste e di altre dichiarazioni fatte da chi vuole partecipare alla manifestazione, vengano prese tutte le misure più adeguate e idonee per evitare manifestazioni di violenza. (Applausi). In particolare, il messaggio che ho rivolto, e che rivolgo, agli amministratori locali, ai sindaci, alle tante persone per bene della valle, è di dissociarsi da queste dichiarazioni, di dissociarsi dagli atti di violenza. (Applausi).

Proprio perché quello che si preannuncia è un autunno caldo, che vedrà impegnate le forze dell'ordine per garantire l'ordine pubblico, ieri ho chiesto e ottenuto dal Ministero dell'economia - non è stato facilissimo, ma ce l'ho fatta - uno stanziamento straordinario di 60 milioni di euro (30 milioni subito e 30 milioni entro la fine del 2011) da destinare all'ordine pubblico, per le spese che il Viminale dovrà affrontare nella gestione dell'ordine pubblico.

L'impegno del Ministro dell'interno e di quello della difesa è confermato nell'ottenere non solo la cancellazione dei tagli previsti per il comparto sicurezza-difesa, ma anche per incrementare le risorse a disposizione del comparto, anche attraverso un potenziamento dell'azione di utilizzo dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata, che ammonta oggi complessivamente alla ragguardevole cifra di 25 miliardi di euro (più 300 per cento rispetto ai 3 anni precedenti). (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e CN-Io Sud-FS).

Come ho detto all'inizio, signor Presidente, signori senatori, la manifestazione di sabato ha messo in luce l'insufficienza degli attuali strumenti a disposizione delle forze dell'ordine per intervenire sia a livello preventivo che repressivo in modo efficace nei confronti dei gruppi violenti, soprattutto quelli che gravitano nell'area anarco-insurrezionalista. Quest'area si è infatti caratterizzata sinora per lo spontaneismo e la mancanza di una organizzazione stabile, gerarchicamente strutturata, elementi che hanno reso particolarmente gravoso dimostrare il vincolo associativo in capo agli indagati, per cui possono essere contestati solo singoli episodi.

Oggi gli anarco-insurrezionalisti aderiscono a un'organizzazione, la Federazione anarchica informale, che a sua volta è inserita in una rete internazionale, che informa, forma e sostiene i suoi adepti e quindi si pone come un nuovo soggetto organizzato. È con questa nuova entità che, senza ricorrere a una legislazione di emergenza o a nuove leggi speciali, bisogna fare i conti da qui in avanti.

Sto valutando in particolare l'introduzione di alcune norme specifiche che rendano più efficaci il contrasto e la prevenzione dei fenomeni criminosi che ho descritto, norme e strumenti da dare alla polizia (fermo di polizia e arresto obbligatorio) per bloccare ad esempio chi in prossimità di pubbliche manifestazioni risulta in possesso di veri e propri kit di guerriglia urbana. È il caso di quell'auto che è stata fermata alle porte di Roma: coloro che erano a bordo sono stati rilasciati dopo l'identificazione. (Applausi della senatrice De Feo). Sto poi valutando l'estensione dell'arresto in flagranza differita anche alle pubbliche manifestazioni, analogamente a quanto previsto per le manifestazioni sportive, perché è una norma che funziona, e bene; un provvedimento di polizia preventivo per impedire a chi ha precedenti specifici di partecipare alle manifestazioni di piazza, sul modello del DASPO o dell'ASBO (l'anti-social behaviour order, introdotto nella legislazione inglese dal Governo di Tony Blair); uno specifico reato associativo per chi esercita violenza organizzata nelle manifestazioni; aggravanti speciali per reati comuni, commessi però in occasione di manifestazioni di piazza; maggiori tutele giuridico-legali per gli operatori di polizia, sia sotto il profilo penale che sotto quello civile, sempre più oggetto di attacchi violenti e indiscriminati, per dare maggior serenità a coloro che sono impegnati sul campo (ad esempio, sottopongo alla valutazione del Senato una norma prevista nell'ordinamento giuridico, che è stata segnalata, la quale prevedeva la preventiva autorizzazione del procuratore generale per procedere contro un poliziotto o un carabiniere per presunti reati commessi nell'esercizio delle sue funzioni). Infine, sto valutando l'obbligo per gli organizzatori di una manifestazione di prestare idonee garanzie patrimoniali per gli eventuali danni provocati nel corso della stessa (Applausi dai Gruppi LNP, PdL, CN-Io Sud-FSe della senatrice Garavaglia Mariapia).

Mi rendo conto che queste iniziative investono la sfera di diritti costituzionalmente garantiti, e per questo intendo avviare da subito una preventiva consultazione con tutte le forze politiche, prima di presentare un provvedimento di legge al Consiglio dei ministri, cosa peraltro intendo fare in tempi molto rapidi.

Rispetto a temi così delicati, mi auguro di poter contare sull'approccio responsabile di tutti, al fine di pervenire rapidamente - con il dovuto equilibrio, ma anche con il necessario rigore - a individuare le soluzioni migliori per garantire a tutti il diritto di manifestare il proprio pensiero in modo pacifico, ma anche e soprattutto per tutelare il diritto di tutti i cittadini ad avere città sicure in cui vivere. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL, CN-Io Sud-FS, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD, del senatore Pistorio e dai banchi del Governo).

 

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritto a parlare il senatore Saia. Ne ha facoltà.

...

19.10.2011

Spataro

Senato
Link: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?ti

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