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Eutanasia

Eutanasia: quando il solo vegetare pone problemi

Domande di questi mesi
10.02.2011 - pag. 76699 print in pdf print on web

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Non e' un tema attuale: ormai si puo' dire che entra da mesi nelle riflessioni di tutti.

Il tema dell'eutanasia in Italia resta fortissimo. Di recente poi ci si e' soffermati su una distizione, quella tra il vivere e lo stato vegetativo.

Come pretendere la qualita' della vita quando ormai si vegeta solamente ?

La domanda riguarda tutti coloro che, come me, vorrebbero non rendersi conto un domani di essere solo vegetanti e non vivi e senzienti.

Si', perche' e' evidente che il problema non e' se e quando gli altri se ne accorgono, ma quando tu te ne accorgi.

Pensiamo ad un malato di Alzheimer. Pensiamo ai malati del film "risvegli". Bellissimo.

Dormire per anni, pur mangiando e camminando, salvo poi svegliarsi dopo 30 anni e rendersi conto che si e' invecchiati con una esperienza ancora da bambini. Film stupendo.

La realta' e' un'altra, e il malato e' la realta'. Vive, ma non si accorge di vivere, non capisce piu' quello che fa, quello che dice, e cosi' via.

Si dira': alcuni si rendono conto di essere malati. Alcuni di questi chiedono la dolce morte, chiedono di non soffrire.

Il cristiano sa che la sofferenza e' il passaggio per perdonare i propri errori, ma anche quelli degli altri per poter perdonare i propri. Ma lo Stato e' laico, e il valore del malato e' un altro, altrimenti basterebbe sopprimerlo quando inguaribile.

Altri invece non possono proprio lasciarsi morire, perche' non lo capiscono.

Si attaccano alle proprie cose quotidiane perdendo il senso di quello che hanno attorno. E sappiamo tutti che nemmeno questi possono chiedere di morire, ne' altri possono chiedere per loro di staccare la spina, togliere gli alimenti, chiudere in una stanza e dimenticare.

Testimonianze riportate in questi mesi raccontano che in Danimarca agli anziani ricoverati si dice che in fondo non e' poi male chiuderla li', dolcemente. E gli anziani ricoverati temono che altri prendano la decisione per loro.

La morte naturale.

In un mondo dove il senso di naturale, per alcuni, e' la possibilita' di scaricare i propri liquami, personali o aziendali, addosso al mondo che lo circonda, e' sicuramente difficile.

Parliamo di energie nuove, giovani, rinnovabili, rispettose dell'ambiente, ma quando ci cade uno scontrino a terra tutto sommato possiamo fare a meno di raccoglierlo.

Possiamo pensare a rispettare la vita degli altri cosi' come quella strada coperta da cicche e dal nostro scontrino ? Dobbiamo.

Dobbiamo proteggere la vita umana ad oltranza, cosi' come dobbiamo rispettare le vite umane dei pazienti accanto ai malati, di tutti coloro che sono attorno al malato e ne subiscono l'impotenza, l'incapacita' di capire anche le cose piu' evidente e ovvie.

Tutto sommato il malato consuma nostre energie, che vorremmo dare ai giovani. Ma un domani saremo anche noi anziani, magari stanchi, magari malati, e vorremmo un po' di comprensione.

Cio' non significa che la persona malata e pericolosa diventi un qualcosa che si deve subire ogni giorno: lo sanno bene i parenti dei tossicomani che allontanano i propri figli per proteggere gli altri figli, o se' stessi: la mela marcia non puo' rovinare quella sana.

La domanda semmai e' dove metterli.

Una volta la Chiesa si occupava di bambini abbandonati, di esiliati, di perseguitati. Non e' forse il caso di cominciare ad aprire un nuovo ordine dove poter mettere persone pericolose ?

In tema di pazzia si e' scelto di chiudere le strutture. Lo Stato ha dimostrato che una cultura laica non e' sufficiente. Ci vuole uno sforzo sovrumano.

Ed e' quello sul quale, anche oggi 9 febbraio, ci troviamo ad interrogarci.

Solo questo. Non altro.


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10.02.2011 Spataro

Spataro

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