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Previdenza

Cassa Forense: ripensare l'approvazione del si' agli avvocati dipendenti

Approvato al Senato "l'emendamento all’art. 17 del progetto di riforma dell’Ordinamento Professionale Forense, per effetto del quale è stata abolita l’incompatibilità tra la libera professione di Avvocato e il lavoro dipendente presso imprese private."
25.10.2010 - pag. 75465 print in pdf print on web

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COMUNICATO STAMPA
RIFORMA AVVOCATURA, NO DELLA CASSA FORENSE
AGLI AVVOCATI DIPENDENTI

Marco Ubertini, presidente Cassa forense: “È una norma che aiuta solo le grandi aziende, rischia di far crescere il numero delle cause e di mettere in crisi l’intero sistema previdenziale forense. Spero che nel prosieguo del dibattito il Parlamento possa correggere questo grave errore”.

Il Comitato dei Delegati della Cassa di Previdenza e Assistenza Forense, ha approvato oggi un deliberato nel quale si critica l’abolizione tra libera professione di avvocato e il lavoro dipendente presso imprese private, previsto in un emendamento alla riforma forense approvato ieri al Senato,

L’emendamento, si legge nel documento è “in contrasto con la definizione dell'Avvocato contenuta nell'articolo 1 dello (stesso) progetto di riforma, in quanto incide gravemente, compromettendoli, sui caratteri fondanti di autonomia e indipendenza della professione forense...perché l'avvocato-dipendente, quale subordinato, non avrebbe la facoltà di decidere liberamente le scelte difensive, dovendo "obbedire" al datore di lavoro”.

E nel deliberato sottolineano come questa modifica ha molteplici conseguenze, per esempio sullo stesso funzionamento della macchina giudiziaria: “Gli effetti negativi – scrivono - per l'amministrazione della Giustizia sono numerosi ed ineliminabili. Le imprese non avrebbero costi aggiuntivi in relazione alla quantità del contenzioso, avendo spese pressoché fisse. Non vi sarebbe perciò alcun freno al ricorso alla Giustizia, con l'effetto di gravare ulteriormente il suo già intasato funzionamento”.


Ancora più gravi le ricadute sulla stessa cassa previdenziale e sulle stesse future pensioni degli avvocati, come si mette in rilievo nel deliberato: “Se gli avvocati dipendenti, infatti, cessassero in numero rilevante la loro iscrizione alla Cassa autonoma e venissero iscritti all'INPS, calerebbe notevolmente il numero di iscritti alla Cassa stessa e gli attuai ed economisti unanimi affermano che ciò metterebbe in gravissimo pericolo gli equilibri finanziari dell'Ente. Gli avvocati che rimanessero liberi professionisti, quindi, vedrebbero inevitabilmente in grave pericolo la possibilità di conseguire, dopo una vita di lavoro e rilevanti contribuzioni versate, il trattamento pensionistico ora consentito dalla Cassa autonoma.

In ogni caso, tutta la disciplina normativa andrebbe rivista con un conflitto difficilmente risolubile tra autonomia normativa della Cassa per i liberi avvocati e disciplina legislativa per gli avvocati-dipendenti soggetti all’INPS.


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