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Praticanti

Compiuta pratica: la verifica alla richiesta del certificato, il Tar della Lombardia 550 del 2010

Chiede il certificato di compiuta pratica, al colloquio risultano carenze, e viene negato. Decide il Tar della Lombardia - photo courtesy by Spataro
18.06.2010 - pag. 74357 print in pdf print on web

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"l’effettività del periodo di pratica debba essere valutata, non soltanto, sulla base del dato numerico relativo al numero di atti compiuti e/o al numero delle udienze cui si è assistito, così come descritte nell’apposito “libretto” ma, altresì, tenendo conto della proficuità dell’attività stessa, in quanto finalizzata alla formazione professionale del praticante."

Nel caso in esame dopo un primo colloquio non soddisfacente il praticante e' stato riconvocato insieme al dominus.

"Né, d’altra parte, può disconoscersi in capo al medesimo Consiglio la titolarità di un potere di valutazione della qualità della pratica forense, come vorrebbe indurre a credere il patrocinio ricorrente, sostenendo che la valutazione del profitto della pratica dovrebbe essere effettuata esclusivamente in sede di esame dinanzi alla competente Corte di Appello. "

Sull'effettivita' della pratica:

- il praticante, non soltanto, non ha posto in essere un numero adeguato di atti giudiziali, ma, anche avuto riguardo ai pochi atti redatti, gli stessi non sono stati portati a termine dal tirocinante, ma hanno richiesto l’intervento, a carattere sostanziale, del dominus (come efficacemente reso palese dall’espressione utilizzata dallo stesso dominus, che ha definito tali atti come “tentativi di atti”);

- le risposte fornite dal ricorrente sulle domande volte ad approfondire la qualità della partecipazione dell’istante medesimo alle udienze riportate nel libretto, sono risultate generiche e insufficienti.

 Testo della decisione al link indicato


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