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"Art. 16 Ordine pubblico 1. La legge straniera non e' applicata se i suoi effetti sono contrari all'ordine pubblico." - Legge 31 maggio 1995, n. 218


Osservatorio divorsi

Osservatorio assegno divorzile: lo sfogo di un padre

Un lettore ci segnala un caso. Parliamone insieme.
24.02.2010 - pag. 72705 print in pdf print on web

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A

Abbiamo ricevuto una lettera accorata di un padre.

Non e' con facilità che scriviamo queste righe, ma vogliamo farlo.

Il padre ci dice che dopo l'abbandono della casa da parte di lei si arriva all'ordinanza presidenziale che decide quanto dare a chi e a chi spetta la casa, oltre alle modalità di visita.

Il padre e' disperato: scopre che non puo' vedere a Natale i figli e che di 400 euro che guadagna ne deve dare 250 ai figli. Oltre a trovarsi una nuova casa.

La lettura della decisione, che alleghiamo anonimizzata, fara' vedere come l'emotività normale abbia messo in evidenza quello che un padre non puo' piu' fare e i costi della decisione.

Non dico che il padre stia esagerando. E' veramente una tragedia da affrontare e risolvere. Ma vogliamo ringraziarlo evidenziando i punti che la giurisprudenza attuale non riesce ad affrontare.

  • sul nodo reddito ci sono equivoci. Da una parte il reddito che si porta a casa, dall'altro quello che si dichiara, dall'altro i nuovi costi. Insomma: finche' insieme, tutti mettono quello che serve. Se poi si devono separare i conti, il giudice in presenza di una situazione conflittuale e' piu' in difficolta'.
  • la casa ai figli, per ragione di eta'. Quindi la madre con i figli. Il padre fuori entro un congruo termine, ma deve andare in affitto. Su queste decisioni raramente si puo' approfondire meglio. L'affido e' condiviso, ma la madre resta in casa con i figli. E' un assioma che, giustamente o meno, ricorre sempre e che le parti non possono discutere piu' di tanto senza aumentare la conflittualita'
  • il coniuge che esce ha un affitto da pagare. Chi resta no. Di queste somme non viene fatto calcolo. In compenso chi esce e ha il costo dell'affitto deve contribuire al mantenimento con un importo di 125 euro per bocca (ovvio che parteciperà anche la madre, ma non si dice nella decisione).
  • Della forte disparità di reddito reale e pervenuto sembra che non vi sia traccia nella decisione finale.

La valutazione della decisione non e' negativa, intendiamoci. Se due persone non riescono a trovare un accordo nella separazione, il giudice dovra' decidere d'imperio.

Nella maggior parte dei casi poi le parti non hanno mai avuto un foglio di carta bollata che li condanna a fare qualcosa, e la reazione emotiva e' ovviamente fortissima.

Per questo ringraziamo dell'invio del testo che abbiamo anonimizzato e mettiamo in lettura perche' ognuno sappia dove si  va a parare in caso di separazione.

Tuttavia gli aspetti economici, in tempi di crisi, vanno calcolati con molta attenzione. Se chi esce ha un affitto da pagare, e chi resta no, si deve tenere presente di questo. Altrimenti l'affitto e l'assegno per i figli diventa una condanna.

Aggiugiamo che chi resta con i figli dara' loro da mangiare, ma solo chi esce e' costretto a dare dei soldi (con le sanzioni che l'ordinamento da' al mancato pagamento).

Vi e' anche una valutazione: chi esce si trova ad avere nuovi costi, ma non deve dimenticarsi dei figli. Talvolta l'assegno ha la funzione di ricordare che i figli restano tali, ed anche per questi si e' restii ad togliere l'assegno (pur minimo) a carico di chi esce di casa.

Insomma: la separazione comporta come dicono tutti un impoverimento. In tempi di crisi questo significa che e' impossibile mantenere un tenore di vita: dividendo in due si resta con meno della metà. I giudici lo sanno bene e riducono gli importi degli assegni che comunque restano a carico di chi esce di casa. Come si possa quantificare l'assegno in modo meno oppressivo per le parti, e' tutto da studiare.

E' chiaro infatti che anche il giudice conosce l'inefficienza italiana di calcolare il reddito delle persone anche per il fisco. Figurarsi per un giudice che deve separare due persone. E' possibile quindi individuare un criterio flessibile per le parti onerate, senza penalizzare i figli ?

In sintesi:

  • casa ai figli. Madre con i figli, Padre fuori in affitto;
  • assegno alimentare a carico del padre;
  • segnalazione ai servizi sociali per valutare la conflittualità; 
  • comparazione dei redditi e delle nuove spese deciso in via equitativa
Ci sono margini per approfondire non solo i motivi delle decisioni ma le conseguenze delle decisioni.


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24.02.2010 Spataro

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