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Cassazione

In caso di disconoscimento del testamento per la perizia occorre l'originale: Cassazione 1903/09

Non è sufficiente depositare una copia: per la validità della perizia occorre l'originale
24.04.2009 - pag. 68394 print in pdf print on web

"Soltanto nel documento originale possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità o addirittura singolarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione in relazione alla conosciuta specificità del profilo calligrafico, degli strumenti di scrittura abitualmente usati, delle stesse caratteristiche psico - fisiche del soggetto rappresentati dalla firma; non può invece che risultare inattendibile un esame grafico condotto su di una copia fotostatica, essendo questa inidonea a rendere percepibili segni grafici personalizzati ed oggettivi".

* * * * *

Cass. civ. Sez. II, 27-01-2009, n. 1903

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VELLA Antonio - Presidente

Dott. MALZONE Ennio - Consigliere

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio - Consigliere

Dott. ATRIPALDI Umberto - Consigliere

Dott. MAZZACANE Vincenzo - rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 11837/2004 proposto da:

*****, erede di *****, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA *****, presso lo studio dell'avvocato *****, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato *****; - ricorrente -

contro

*****, *****, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA *****, presso lo studio dell'avvocato *****, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato *****;- controricorrenti -

avverso la sentenza n. 1113/2003 della CORTE D'APPELLO di GENOVA, depositata il 23/12/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/10/2008 dal Consigliere Dott. MAZZACANE VINCENZO;

udito l'Avvocato *****, difensore della ricorrente che ha chiesto accoglimento del ricorso;

udito l'Avvocato ***** con delega depositata in udienza dell'Avvocato*****, difensore dei resistenti che ha chiesto rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott., LO VOI Francesco, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo

Con atto di citazione ritualmente notificato *****, quale procuratrice speciale di ***** assumeva che la sorella di quest'ultima, *****, deceduta il *****, con testamento olografo del *****, aveva disposto dei propri beni in favore di tali *****(cui aveva lasciato in legato un negozio e del denaro) e ***** (alla quale aveva lasciato la casa di abitazione).

Ciò premesso l'attrice conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Savona il ***** e la ***** chiedendo l'accertamento della propria qualità di erede "ex lege" della "de cuius", la declaratoria di nullità del suddetto testamento olografo in quanto non di mano di ***** o, in via subordinata, l'annullamento del testamento stesso per essere la testatrice, date le sue condizioni psicofisiche deteriorate negli ultimi anni, incapace di testare; conseguentemente chiedeva la condanna dei convenuti al rilascio dei beni dimessi da ***** oltre al risarcimento dei danni.

Si costituivano in giudizio il ***** e la *****. chiedendo il rigetto delle domande attrici e, in via riconvenzionale, la condanna della controparte al risarcimento dei danni art. 96 c.p.c..

Con sentenza del 22.6.2000 il Tribunale adito rigettava le domande attrici e la domanda riconvenzionale.

Proposto gravame nella suddetta qualità da parte della *****, cui resistevano il ***** e la *****, la Corte di Appello di Genova, con sentenza del 23.12.2003, ha rigettato l'impugnazione.

Per la cassazione di tale sentenza *****, nella asserita qualità di erede di ***** nel frattempo deceduta, ha proposto un ricorso basato su due motivi, cui il ***** e la ***** hanno resistito con controricorso;

entrambe le parti hanno successivamente depositato delle memorie.

Motivi della decisione

Preliminarmente deve rilevarsi la sussistenza della legittimazione ad agire della ricorrente, nella dedotta qualità di erede di *****; invero, pur non essendo indicata in ricorso la documentazione comprovante la sua legittimazione ad agire, si rileva che, unitamente al ricorso per Cassazione (la ricorrente ha depositato il certificato di morte di *****, deceduta il *****, e una dichiarazione sostitutiva di atto notorio del *****, relativa alla qualità di erede della ***** quale figlia della *****.

Ciò premesso, si rileva che, con il primo motivo la ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 61 - 113 - 115 - 2001 - 216 c.p.c., art. 2697 c.c. e vizio di motivazione, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto che legittimamente la Consulenza Tecnica d'ufficio, di natura grafologica, del testamento olografo del *****, era stata eseguita sulla copia fotostatica della scheda testamentaria e non sull'originale.

La *****, premesso che, a seguito del disconoscimento da parte dell'attrice del documento suddetto del *****, costituiva onere probatorio delle controparti, che di tale scrittura intendevano avvalersi, chiederne la verificazione, producendo, a tal fine, l'originale, assume che, contrariamente al convincimento del Giudice di Appello, la consulenza grafologica effettuata su fotocopia o, come nella specie, su fotografia dell'originale, è priva di attendibilità, atteso che, solamente nel documento in originale, possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità; al reale autore della sottoscrizione.

La ricorrente, infine, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto che l'attrice, nel primo grado di giudizio non avesse nominato alcun C.T.P., posto che dal verbale di udienza tale nomina non risultava, mentre l'elaborato redatto dal professor *****, privo di data di redazione, era presente nel fascicolo di primo grado di parte attrice con impressa la data di trasmissione via fax del 22.7.1999, laddove la C.T.U. era stata depositata in cancelleria il 3.3.1999; la ricorrente rileva che il C.T.U. non ha dato conto dei rilievi sollevati dal M..

La censura è fondata nei limiti che saranno ora precisati.

La Corte territoriale, nel condividere il convincimento espresso dal Giudice di primo grado, in ordine alla autografia del testamento olografo per cui è causa da parte di ***** all'esito della C.T.U. espletata con riferimento anche a numerose scritture di comparazione, ha rigettato i motivo di appello formulato da ***** circa la dedotta erroneità dell'esame della scheda testamentaria su una fotocopia invece che sull'originale in proposito ha affermato che tale censura riguardava "il metodo operativo e non la parte comparativa e valutativa della C.T.U., anche perchè non spiega per quali motivi, in concreto, le correlazioni del C.T.U. non siano condivisibili"; si trattava, quindi, di una denuncia di irregolarità attinente allo svolgimento delle operazioni peritali da far valere in pendenza delle operazioni stesse oppure, in forma specifica, alla prima udienza dopo il deposito della C.T.U.; non essendo ciò avvenuto, la dedotta irregolarità doveva ritenersi sanata.

In proposito si rileva che la censura sollevata dall'appellante come riportata dallo stesso Giudice di appello non afferiva alla regolarità o meno dello svolgimento delle operazioni peritali, ma riguardava la contestata attendibilità delle conclusioni della C.T.U. in ordine alla ritenuta autografia della scheda testamentaria in oggetto a seguito del rilievo che l'esame grafologico era stato effettuato sulla copia fotostatica del documento invece che sull'originale.

Il vizio denunciato riguardava quindi il fatto che erroneamente il Giudice di primo grado aveva attribuito alla suddetta scrittura privata l'efficacia probatoria prevista dall'art. 2702 c.c., laddove la riconducibilità del contenuto e della sottoscrizione della scrittura privata stessa alla "de cuius" (così da determinare una presunzione legale superabile soltanto con l'esito favorevole della querela di falso) postulava che l'esame grafologico fosse eseguito sul documento in originale.

Orbene le argomentazioni in proposito ribadite dalla ricorrente in questa sede sono fondate, posto che in effetti soltanto nel documento originale possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità o addirittura singolarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione in relazione alla conosciuta specificità del profilo calligrafico, degli strumenti di scrittura abitualmente usati, delle stesse caratteristiche psico - fisiche del soggetto rappresentati dalla firma; non può invece che risultare inattendibile un esame grafico condotto su di una copia fotostatica, essendo questa inidonea a rendere percepibili segni grafici personalizzati ed oggettivi (vedi al riguardo in motivazione Cass. 18.2.2000 n. 1831).

E' dunque evidente che l'errata qualificazione della effettiva natura del motivo di appello formulato da ***** ha determinato una palese carenza della motivazione in proposito resa dalla sentenza impugnata, che invero non ha minimamente chiarito se l'esame grafologico eseguito dal C.T.U. si fosse svolto sull'originale o sulla copia fotostatica della menzionata scheda testamentaria, e che dunque non si è pronunciata, qualora ricorresse questa seconda ipotesi, sulla questione di diritto sopra esaminata.

L'enunciata carenza motivazionale su di un punto decisivo della controversia comporta la necessità sotto tale aspetto di un suo nuovo esame in sede di giudizio di rinvio.

E' invece infondato l'ulteriore profilo di censura relativo alla nomina del C.T.P. professor *****, nomina esclusa dal Giudice di Appello perchè di essa non vi era traccia nel verbale di udienza e perchè comunque nella C.T.U. non vi era alcun accenno al deposito di una relazione di parte redatta dal suddetto professionista; la Corte territoriale, peraltro, ha evidenziato che, essendo stato inserito nel fascicolo di parte attrice un elaborato del professor ***** successivamente al deposito in cancelleria della C.T.U., ed avendo egli comunque preso parte alle operazioni peritali, come risultava dalla delega ricevuta dal C.T.U. al riguardo, si doveva rilevare che il ***** non aveva svolto alcuna censura specifica alla relazione di C.T.U., essendosi limitato solo successivamente a trasmettere uno scritto contenente rilievi critici sui criteri metologici seguiti dal C.T.U..

In proposito la ricorrente rileva che la sentenza impugnata non ha preso in esame la lettera del 12.10.1998, inviata dal professor ***** via fax al C.T.U. dottoressa *****; con la quale egli era stato nominato C.T.P., nonchè la delega del 16.2.1999, rilasciata dal C.T.U. al ***** perchè questi potesse esaminare compiutamente la scheda testamentaria.

Orbene tali argomentazioni devono essere disattese, posto che anzitutto la ricorrente non ha neppure dedotto di aver sollecitato con i motivi di appello la Corte territoriale ad esaminare la lettera del 12.10.1998 di cui comunque non è stato trascritto nel ricorso il contenuto onde apprezzarne il necessario requisito di decisività;

quanto poi alla delega del 16.2.1999, rilasciata dal C.T.U. al *****, per poter prendere visione della scheda testamentaria, il Giudice di Appello, contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, ha esaminato, come si è visto, tale documento, ritenendolo rilevante ai fini della prova della effettiva partecipazione del ***** alle operazioni peritali pur in assenza di una sua nomina formale come C.T.P..

D'altra parte l'assunto della ricorrente è infondato anche per il decisivo rilievo che essa deduce, a seguito dell'erroneo convincimento del Giudice di Appello circa la mancata nomina del C.T.P., l'omesso esame, da parte del C.T.U., delle osservazioni sollevate dal *****, senza peraltro aver censurato la sopra richiamata statuizione della sentenza impugnata, secondo cui l'elaborato redatto dal ***** era stato inserito nel fascicolo di parte attrice a seguito di trasmissione via fax del 22.7.1999, quindi in epoca successiva al deposito in cancelleria della C.T.U., avvenuto il 3.3.1999.

Con il secondo motivo la ricorrente, deducendo violazione o falsa applicazione dell'art. 591 c.c. e art. 115 c.p.c., e/o vizio di motivazione, censura la sentenza impugnata per aver escluso l'incapacità di testare della "de cuius" negando l'ammissione di prove necessarie e basandosi su di una C.T.U. scarsamente attendibile.

Tale motivo resta assorbito all'esito dell'accoglimento del primo motivo del ricorso.

In definitiva quindi la sentenza impugnata deve essere cassata all'esito dell'accoglimento del primo motivo di ricorso, e la causa deve essere rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Genova anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte:

Accoglie il primo motivo di ricorso, nei limiti di cui in motivazione, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto e rinvia la causa anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio, ad altra sezione della Corte di appello di Genova.

Così deciso in Roma, il 30 ottobre 2008.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2009.


24.04.2009

Renato Savoia

Cassazione

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