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Giustizia

I punti significativi della relazione annuale sullo stato della Giustizia in Italia nel 2007 - Mastella

RELAZIONE ANNUALE SULLO STATO DELLA GIUSTIZIA IN ITALIA
IL GUARDASIGILLI CLEMENTE MASTELLA ALLA CAMERA E AL SENATO
presentato alla Camera il 16 gennaio 2008. Photo credits to rgvmonster
17.01.2008 - pag. 51005 print in pdf print on web

Q

Questa l'introduzione.

Sotto alcuni passaggi secondo noi significativi

  1. L'aumento dei processi pendenti:
  2. Le durate medie dei processi:
  3. La riforma dei professionisti
  4. La Riforma del processo civile
  5. Informatica utile e spiccia

Al link indicato il testo completo in pdf alla fonte

 

Alcuni passaggi signifiticativi:

 

L'aumento dei processi pendenti:

"L’aumento della pendenza però non è omogeneo tra gli uffici giudiziari. Se, infatti, presso i tribunali si registra un minimo incremento, l’aumento delle pendenze finali assai rilevante presso le corti di appello (+11,04%) e presso i giudici di pace (+14,35%), "

 

Le durate medie dei processi:

"La giacenza media dei procedimenti civili varia da circa 980 giorni per la cognizione
ordinaria di primo grado (ma occorre ricordare che quasi il 90% dei procedimenti in
primo grado finisce con la pronunzia della sentenza che non viene impugnata) a circa
758 giorni per i procedimenti civili in materia di lavoro.


"La situazione è più grave in corte di appello dove la giacenza media di un procedimento
di cognizione ordinaria è stato di circa 1.405 giorni nel 2006, mentre per le controversie
di lavoro è stato di circa 814 giorni, durata che si va a sommare a quella già accumulata
per il giudizio di primo grado.


"Per il giudice di pace la giacenza media delle cause relative a risarcimento danni da
circolazione stradale si è attestata a circa 545 giorni nel 2006 mentre per le opposizioni
avverso le sanzioni amministrative in materia di circolazione stradale si è giunti nel
medesimo periodo a 286 giorni. "

 

La riforma dei professionisti

 

"Deve essere accentuata la garanzia della qualità del servizio, devono essere
ridotte le asimmetrie informative e i costi sociali recati da prestazioni non sempre
adeguate. Solo con questo salto di qualità sarà possibile aprirsi al futuro e al mercato
globale, con un potenziamento della qualità dell’offerta che potrà tutelare i
professionisti italiani dalla concorrenza intracomunitaria.


"La regola vale anche per la professione forense, che ci è cara tra tutte, perché è
coessenziale al concetto di giustizia. Il suo malessere progredisce con quello dell’intero
sistema giudiziario, dal quale si contagia, ed al quale propaga i malanni suoi propri. "

 

La Riforma del processo civile

"Voglio qui ricordare innanzitutto il DDL sull'accelerazione del processo civile,
presentato al Senato nello scorso mese di aprile 2007, che costituisce a mio avviso un
provvedimento assolutamente prioritario per la semplificazione del rito e la
velocizzazione delle procedure. Esso non ha l'ambizione di proporre l'ennesima riforma
dell'intero processo, ma introduce meccanismi acceleratori concreti e immediatamente
praticabili, fondati su pochi e chiari criteri guida:

"responsabilizzazione dei magistrati anche attraverso programmi di produttività;
accentuazione del principio di lealtà processuale, così da responsabilizzare tutti i
protagonisti dell’iter giurisdizionale;

"valorizzazione della conciliazione giudiziaria, con previsione di sanzioni per il rifiuto
ingiustificato di proposte conciliative;

"concentrazione delle udienze e più accurata scansione dei tempi nel compimento di atti
processuali, compreso l’espletamento di consulenze tecniche;

"semplificazione del regime delle nullità non incidenti sulla correttezza del
contraddittorio;

"revisione delle questioni di competenza, unificando il rito e sopprimendo il regolamento
necessario e facoltativo;

"sostituzione della sentenza con la più semplice e sollecita ordinanza quando il
procedimento si chiude senza una decisione di merito;

"introduzione di un procedimento sommario non cautelare per il pagamento di somme e
la consegna o il rilascio di cose;

"obbligo di indicazione specifica dei motivi d’appello a pena d’inammissibilità;

"da ultimo, sostanziale riduzione dei termini di sospensione del processo nel periodo
feriale, che attualmente decorrono dal 1° agosto al 15 settembre e che, con la riforma,
saranno ridotti di 1/3 e andranno dal 1° al 31 agosto.

I tribunali e le corti italiane garantiranno cosi l’ordinario servizio di udienza per l'intero mese di settembre.

 

Informatica utile e spiccia 

"I pagamenti virtuali a mezzo di carte di debito o di credito diverranno lo strumento
privilegiato (nel caso dell’imposta di registro sui provvedimenti giudiziari, il mezzo
esclusivo) di pagamento di contributi, diritti e spese del processo civile e penale.


"L’Amministrazione conta di incentivare i privati al prelievo di copie digitali invece che
cartacee, differenziando opportunamente i diritti di rilascio.


"Nel campo delle vendite giudiziarie saranno consentite forme di pubblicità più efficaci
ed immediate, quali la ripresa fotografica dei beni pignorati e la pubblicità su siti
internet. "

 

L'introduzione del Ministro:

"Onorevoli Colleghi,


"Un anno fa, era per me la prima volta da Ministro, vi ho presentato il progetto che avevo
in mente per operare una effettiva riforma della giustizia. Lo avevo fatto partendo da
una descrizione senza reticenze dello stato di profonda crisi in cui essa versa da tempo,
connotata da ritardi, gravi inefficienze, conflitti politico-istituzionali e, quindi, da una
risalente e progressiva perdita di legittimazione e da un rapporto con i cittadini
contrassegnato da crescente sfiducia.


"Pur consapevole della estrema difficoltà diquella che alcuni reputano una missione
impossibile, rifiutai allora, come rifiuto oggi, la pericolosa tentazione di chi vorrebbe
indirizzare la Giustizia italiana verso la palude della rassegnazione e dell’impotenza,
suggerendo l’ineluttabilità di un disfunzionamento ormai cronico e irreversibile.


"Dissi allora, essendone oggi ancor più convinto, che fronteggiare la complessiva crisi di
affidabilità della giustizia non è solo una priorità per il Governo, ma un’urgenza ed una
sfida per tutta la classe dirigente del Paese: una vera e propria questione nazionale.
Il sistema di Giustizia è struttura fondamentale dello Stato, vero pilastro
dell’ordinamento democratico per la difesa dei diritti individuali e la sicurezza dei
cittadini, fattore decisivo per la competitività economica del Paese.


"Le Istituzioni tutte, la Politica nel suo complesso, i diversi attori della vita pubblica, pur
nella diversità dei rispettivi ruoli, devono insieme farsi carico di questo capitolo centrale
del nostro vivere in comunità.


"Troppo spesso ciascuno dei protagonisti del Sistema Giustizia rinvia alla responsabilità
di altri, laddove di quel Sistema è chiamato istituzionalmente a determinare gli esiti.
Passare dall’Io al Noi in materia di Giustizia è necessario, renderlo possibile è
responsabilità di tutti.


"Non si tratta di buonismo di risulta o di furba ipocrisia, ma solo della realistica analisi di
una vicenda istituzionale le cui coordinate essenziali sono ormai note. Fingere di
ignorarle significa eludere una responsabilità collettiva al cui adempimento siamo tutti
tenuti, pena il perpetuarsi di pesanti handicap per il Paese, per la sua vita democratica,
per la sua crescita civile ed economica.


"Sia chiaro. Il Ministro della Giustizia ha il suo ruolo, che rivendico, e la sua propria
responsabilità, alla quale non mi sottraggo.


"Ma senza il superamento di logiche di casta, di gruppi e di corporazioni l'une contro
l'altre armate, semplicemente la Giustizia italiana non si risolleverà dal conflitto
perpetuo e dalla cronica inefficienza. Senza il riconoscimento di una reciproca
legittimazione tra gli opposti schieramenti politici, senza il concorso dei diversi attori
istituzionali e dei molteplici decisori pubblici, non realizzeremo l'interesse generale in
questo ambito cosi prezioso, delicato e complesso della nostra società. In questo quadro,
la convinzione della superiorità gerarchica degli eletti dal Popolo rispetto ai magistrati
nominati per concorso fa il paio con quella, altrettanto errata ed esiziale, di una pretesa
superiorità morale dei secondi sui primi in base a giudizi etici sbrigativi ed infondati.
Entrambe sono foriere di derive nei comportamenti individuali e di indebite torsioni
nell'esercizio di pubbliche funzioni e nella vita delle Istituzioni. Entrambe,
potenzialmente moltiplicabili in progressione geometrica per il numero dei soggetti
politici, delle categorie professionali e degli attori del processo, costituiscono il velo
culturale ed ideologico dietro il quale nascondere la radice del problema, comune del
resto a tanti ambiti della vita pubblica: l'incapacità collettiva e politica di fare sintesi e
realizzare le necessarie innovazioni su temi essenziali per il vivere civile.
Voglio qui affermare, con convinzione e senza riserve, il valore, fondamentale nel
nostro assetto costituzionale, del principio della esclusiva soggezione del giudice alla
legge.


"Soltanto - sottolineo soltanto - alla legge, ma almeno alla legge. In mancanza di ciò, è la
base stessa su cui poggia l’indipendenza della magistratura ad esser messa a rischio,
salvo a non immaginare un ben più grave rischio per l’intero assetto delle nostre
Istituzioni democratiche. La soggezione del giudice solo alla legge, privata del muro di
cinta costituito dal rispetto delle regole deontologiche, scolorirebbe fino a dissolversi,
consegnando prima i singoli magistrati, e poi l’intero Ordine Giudiziario, non più alla
garanzia indefettibile dell’autogoverno, ma alla perniciosa ricerca del consenso della
piazza. Oltre questo confine non c’è più la giustizia quale noi conosciamo e vogliamo.
Se è assolutamente condivisibile che i detentori di responsabilità politiche non debbano
sottrarsi ad un effettivo controllo di legalità del loro operato - così come sono sottoposti
al sovrano giudizio degli elettori - allo stesso modo credo debbano valere per i magistrati
le parole pronunciate da Platone, allorché ammoniva: “Quelli che abitualmente si dicono
magistrati, io li ho chiamati servitori delle leggi. Non per uno stravolgimento nell’uso
delle parole, ma perché sono convinto che in ciò sopra tutto sia tanto la salvezza di uno
Stato quanto la sua decadenza. Infatti, uno Stato in cui la legge è esautorata e calpestata
vede incombere la distruzione. E invece, per quello in cui la legge prevale sui magistrati
e i magistrati ad essa si sottomettono, prevedo la salvezza e il godimento di tutti i beni
che gli dei concedono agli Stati.”


"La nostra capacità di sciogliere con equilibrio e saggezza tutti questi nodi determinerà in
larga parte l'avvenire della Giustizia nel nostro Paese. Esserne consapevoli è la base
essenziale per valutare il cammino fatto ed affrontare i problemi che abbiamo di fronte.
Riprenderò questi temi, a mio parere fondamentali, nella parte conclusiva della mia
relazione, dopo avervi esposto sinteticamente quanto, nel corso del 2007, si è verificato
nell'amministrazione della giustizia e quanto, come Ministro responsabile e col concorso
di tutto il Governo, ho proposto al Parlamento ed al Paese. Ad un più ampio documento
scritto, corredato di dati statistici e proposto all’attenzione del Parlamento, riservo i
maggiori dettagli."

 

17.01.2008

Spataro

Giustizia.it
Link: http://www.giustizia.it/data/multimedia/2316.pdf

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