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Avvocati

Il disegno di legge sulla professione di avvocato caldeggiato dalle Camere Penali

Consulenza stragiudiziale riservata, incompatibilità ampie con società di capitali, 3 specializzazioni, iscrizione nell'ordine del domicilio, formazione permanente,assicurazione obbligatoria.
Al link la notizia riportata dall'Unione Camere Penali con il documento integrale.
Qui i primi articoli con alcuni passi da noi evidenziati
16.04.2007 - pag. 42041 print in pdf print on web

D

DISEGNO DI LEGGE

Titolo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1.

(Disciplina dell’ordinamento
della professione di avvocato)

1. La professione di avvocato è disciplinata dalla presente legge nel rispetto dei princìpi costituzionali e della normativa comunitaria.

2. L’ordinamento forense è strumento per garantire la difesa dei diritti e degli interessi legittimi e la consulenza ed assistenza nella interpretazione e nella attuazione del diritto. A tal fine, l’ordine forense, nell’interesse pubblico, garantisce la idoneità professionale degli iscritti.
3. All’attuazione della presente legge si provvede mediante regolamenti, che devono essere emanati dal Consiglio nazionale forense (CNF).
4. Il Ministro della giustizia può annullare i regolamenti di cui al comma 3 per motivi di illegittimità entro sessanta giorni dalla data in cui gli siano stati notificati.

Art. 2.

(Funzioni dell’avvocato)

1. La professione forense si esplica, in piena autonomia e libertà, attraverso la rappresentanza e la difesa in giudizio e ogni altra attività di assistenza e consulenza giuridica, senza limiti territoriali.

2. Nell’esercizio delle sue funzioni, l’avvocato è soggetto soltanto alla legge.
3. Sono funzioni esclusive dell’avvocato: la rappresentanza, l’assistenza e la difesa nei giudizi avanti a tutti gli organi giurisdizionali, negli arbitrati rituali e nei procedimenti di mediazione e di conciliazione, salve le competenze delle leggi speciali per l’assistenza e la rappresentanza per la pubblica amministrazione.
4. Sono riservate in via generale agli avvocati e, nei limiti loro consentiti da particolari disposizioni di legge, agli iscritti in altri albi professionali, l’assistenza, la rappresentanza e la difesa in procedimenti di natura amministrativa, tributaria, disciplinare e simili.
5. È riservata, inoltre, agli avvocati l’attività, svolta professionalmente, di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale in ogni campo del diritto, fatte salve le particolari competenze riconosciute dalla legge ad altri lavoratori per particolari settori del diritto.

Art. 3.

(Doveri e deontologia)

1. La professione forense deve essere esercitata, sia in forma individuale, sia in forma collettiva, con indipendenza, probità, dignità, diligenza, lealtà, discrezione, tenendo conto del rilievo sociale della difesa.

2. Le norme deontologiche sono approvate dal CNF, sentiti gli Ordini forensi circondariali, e riviste ogni quattro anni. Esse devono realizzare i princìpi etici della professione e quelli enunciati dalle leggi, nel rispetto del diritto comunitario, da attuare tenendo conto delle consuetudini e delle tradizioni italiane, nei limiti della discrezionalità riconosciuta.

Art. 4.

(Associazioni e società tra avvocati)

1. La professione forense può essere esercitata, oltre che a titolo individuale, anche in forma associativa o societaria, purché con responsabilità illimitata dei soci.

2. Le associazioni e le società possono essere anche multidisciplinari, comprendendo, oltre agli iscritti all’albo forense o al registro dei praticanti, professionisti appartenenti a categorie definite compatibili dal CNF. In caso di società od associazioni multidisciplinari, esse possono comprendere nel loro oggetto l’esercizio di attività proprie della professione di avvocato solo se, e fin quando, vi sia tra i soci od associati almeno un avvocato iscritto all’albo. Solo gli avvocati e gli iscritti nell’albo degli avvocati possono eseguire le prestazioni esclusive o riservate indicate nell’articolo 2.
3. Gli avvocati facenti parte, a qualunque titolo, di una associazione o società sono soggetti al controllo disciplinare del loro ordine.
4. Le associazioni e le società sono iscritte in un elenco speciale aggiunto all’albo forense nel cui circondario hanno sede.
5. I soci hanno domicilio professionale nella sede della associazione o della società.
6. I redditi delle associazioni e delle società sono determinati secondo i criteri di cassa, come per i professionisti che esercitano la professione in modo individuale. Essi sono imputati a ciascun associato o socio, indipendentemente dalla percezione, in proporzione della sua quota di partecipazione e sono tassati soltanto in capo a lui come redditi professionali, se derivanti da prestazioni professionali della associazione o della società, e come redditi da partecipazione in società di persone, se derivanti da altra fonte di reddito. I redditi spettanti ai soci, a fronte di loro conferimenti, sono tassati come reddito di capitale.
7. L’attività professionale svolta dagli associati o dai soci dà luogo a tutti gli obblighi e i diritti previsti dalle norme previdenziali; i contributi indiretti e quelli di carattere oggettivo sono dovuti nella stessa misura che si applica agli atti compiuti dal professionista singolo, per la quota spettante a ciascun avvocato o praticante.

Art. 5.

(Segreto e discrezione professionali)

1. L’avvocato è tenuto al segreto professionale nell’interesse del cliente e alla discrezione.

2. L’avvocato è inoltre tenuto all’osservanza del massimo riserbo verso i terzi in ordine agli affari in cui è stato chiamato a svolgere la sua opera.
3. L’avvocato è tenuto ad adoperarsi per far osservare gli obblighi di cui ai commi precedenti anche ai suoi collaboratori e dipendenti.

Art. 6.

(Prescrizioni per il domicilio)

1. L’avvocato deve eleggere domicilio professionale nel capoluogo del circondario del Tribunale ove ha sede l’ordine presso cui è iscritto; l’elezione avviene con dichiarazione scritta da inserire nel fascicolo personale dell’avvocato. Ogni variazione deve essere tempestivamente comunicata per iscritto all’ordine.

2. L’avvocato può tenere uffici ed eleggere domicilio anche in luoghi diversi dal domicilio professionale. L’avvocato deve dare immediata comunicazione scritta dell’apertura o della variazione di tali uffici, sia all’ordine di iscrizione, sia all’ordine del luogo ove si trova l’ufficio.
3. Presso ogni ordine viene tenuto un elenco degli avvocati aventi ufficio nel circondario ove ha sede l’Ordine, ma che siano iscritti in altri albi.
4. Gli avvocati i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori dal capoluogo del circondario di Tribunale ove sono iscritti oppure ove hanno stabile domicilio, ai sensi del secondo comma, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio presso un avvocato avente domicilio nel comune ove ha sede l’autorità giudiziaria adita. In mancanza dell’elezione di domicilio questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria.
5. Gli avvocati italiani, che esercitano la professione all’estero e che ivi hanno la loro residenza, conseguono o mantengono l’iscrizione nell’albo del circondario del Tribunale ove avevano l’ultimo domicilio in Italia.
6. La violazione degli obblighi prescritti nei commi 1 e 2 costituisce infrazione disciplinare.

Art. 7.

(Impegno solenne)

1. Per potere esercitare la professione l’avvocato deve assumere dinanzi al Consiglio dell’ordine in pubblica seduta l’impegno di osservare i relativi doveri, secondo la formula: «Consapevole dell’alta dignità della professione forense e della sua elevata funzione sociale, mi impegno solennemente ad osservare con il massimo scrupolo e con onere i doveri della professione di avvocato».

Art. 8.

(Titolo di avvocato e settori specialistici)

1. L’uso del titolo di avvocato spetta esclusivamente agli iscritti negli appositi albi o elenchi, anche se cancellati da essi.

2. L’uso del titolo è vietato a chi sia stato radiato per ragioni disciplinari.
3. Nello svolgimento dell’attività professionale, l’avvocato può indicare soltanto il proprio titolo e, se lo ritiene, i settori di attività nei quali svolge prevalentemente la propria opera in numero non superiore a tre, scelti tra quelli individuati dal CNF; egli inoltre può indicare l’abilitazione all’esercizio avanti giurisdizioni superiori o avanti i tribunali ecclesiastici.
4. Gli avvocati possono ottenere il titolo di specialista, nei rami del diritto individuati dal CNF, secondo modalità stabilite con apposito regolamento, approvato di concerto tra i Ministri della giustizia e dell’università e della ricerca, su proposta del CNF.
5. Gli avvocati docenti universitari in materie giuridiche e coloro che abbiano conseguito titoli specialistici riconosciuti possono indicare il relativo titolo con le opportune specificazioni.

Art. 9.

(Informazioni sull’esercizio
della professione)

1. È consentito all’avvocato, italiano o straniero abilitato all’esercizio della professione in Italia, dare informazioni sul modo di esercizio della professione, purché in maniera veritiera e non elogiativa, nel rispetto del prestigio della professione e degli obblighi di segretezza e di riservatezza. Il CNF determina criteri per modi e mezzi dell’informazione.

2. Quando l’avvocato italiano svolge attività professionale all’estero, forme e contenuto dell’informazione possono adeguarsi alle norme e ai princìpi deontologici locali.

Art. 10.

(Formazione permanente)

1. L’avvocato ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale in conformità al regolamento che il CNF approva, sentiti gli Ordini territoriali. L’aggiornamento ha il fine di assicurare la qualità delle prestazioni professionali dell’avvocato e di contribuire al miglior esercizio della professione.

2. La violazione dell’obbligo di aggiornamento espone alle conseguenze stabilite nel regolamento.
3. L’aggiornamento professionale richiede la partecipazione a convegni, seminari ed altri eventi formativi, secondo regole e criteri di valutazione, specificati nel regolamento.
4. Il controllo del compimento delle attività prescritte per l’aggiornamento e l’adozione dei provvedimenti conseguenti è affidato ai Consigli degli ordini.
5. Le regioni, nell’ambito delle potestà ad esse attribuite dall’articolo 117 della Costituzione, disciplinano l’attribuzione di fondi per l’organizzazione di scuole, corsi ed eventi di formazione professionale per avvocati, organizzati dalle Università, dai Consigli degli ordini, dalle associazioni forensi, dalla Cassa nazionale di previdenza forense e da ogni altro ente autorizzato dal regolamento.

Art. 11.

(Assicurazione per la responsabilità civile)

1. L’avvocato deve assicurarsi per la responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione, compresa quella per la custodia di documenti, somme di denaro, titoli e valori, di volta in volta ricevuti in deposito dai clienti.

2. I massimali dovranno essere adeguati alla natura degli incarichi e delle conseguenti possibili responsabilità, secondo i criteri indicati nel regolamento.
3. Della stipulazione della garanzia assicurativa e di ogni successiva variazione deve essere data comunicazione al Consiglio dell’ordine.
4. La mancata osservanza di quanto previsto nel presente articolo costituisce illecito disciplinare.

Art. 12.

(Tariffe professionali)

1. Per ogni incarico professionale, l’avvocato, a cui è equiparato il praticante abilitato, ha diritto ad una giusta retribuzione e al rimborso delle spese generali e particolari, ai sensi dell’articolo 2233 del codice civile. Egli può chiedere congrui acconti. L’avvocato può prestare la sua attività gratuitamente per giustificati motivi di carattere sociale o familiare. Sono fatte salve le norme per le difese d’ufficio e per il patrocinio dei non abbienti.

2. Le tariffe professionali sono approvate ogni quattro anni con decreto del Ministro della giustizia, sentito il consiglio di Stato. La proposta è formulata dal CNF.
3. Le tariffe possono indicare onorari minimi e massimi ed essere distinte in relazione al tipo di prestazione e al valore della pratica. I compensi devono essere determinati in modo da consentire all’avvocato un guadagno adeguato alla sua condizione sociale e al decoro della professione. Per le prestazioni giudiziali, possono essere mantenute e aggiornate le tariffe fisse attualmente in vigore per adempimenti processuali.
4. Gli onorari minimi sono vincolanti:

a) per la liquidazione giudiziaria delle spese a carico del soccombente;

b) per la liquidazione dei compensi posti a carico dello Stato o di altri enti pubblici, per le difese d’ufficio e per il patrocinio dei non abbienti;
c) per la liquidazione degli onorari da parte del Consiglio dell’ordine o dell’autorità giudiziaria, in assenza di accordo tra le parti.

5. Non sono derogabili le tariffe minime giudiziali tranne che per controversie aventi ad oggetto il pagamento di una somma di denaro, per le quali si applica il comma 6. Per le altre prestazioni, con accordo tra avvocato e cliente, è consentito derogare i minimi delle tariffe alla condizione, a pena di nullità, che siano riconosciuti all’avvocato il rimborso delle spese generali e particolari ed un compenso non inferiore ai minimi fissati per lo scaglione di valore più basso per il tipo della prestazione compiuta.

6. Il compenso, nelle controversie e nelle pratiche aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro, può essere concordato, anche in deroga alle tariffe minime, in misura percentuale sul risultato utile, ma deve essere rispettata, a pena di nullità, la condizione indicata nel comma 5. La misura delle percentuali non può superare un limite massimo determinato nella tariffa.
7. Per ogni categoria di controversie, diverse da quelle del comma precedente, sono nulli gli accordi che prevedano la cessione all’avvocato, in tutto o in parte, del bene oggetto della controversia o che attribuiscano all’avvocato una quota del risultato della controversia. È tuttavia consentito che venga concordato tra cliente e avvocato un compenso ulteriore rispetto a quello tariffario per il caso di esito positivo della controversia.
8. Deve essere redatto per iscritto a pena di nullità ogni accordo:

a) in deroga ai minimi di tariffa;

b) con previsione di compensi percentuali;
c) con previsione di un premio per l’avvocato in caso di esito positivo della controversia.

9. Sono, in ogni caso, nulli gli accordi che coinvolgano l’interesse personale dell’avvocato in misura tale da influire sulla sua indipendenza.

10. Quando un giudizio viene definito mediante accordi presi in qualsiasi forma, le parti sono solidalmente tenute al pagamento dei compensi e dei rimborsi delle spese a tutti gli avvocati costituiti.

Art. 13.

(Mandato professionale e procura)

1. Salvo quanto stabilito per le difese d’ufficio e il patrocinio dei meno abbienti, l’avvocato ha piena libertà di accettare o meno ogni incarico; il mandato professionale si perfeziona con l’accettazione. L’avvocato ha inoltre sempre la facoltà di recedere dal mandato, con le cautele necessarie per evitare pregiudizio al cliente.

2. Il conferimento della procura all’avvocato può essere tanto scritto quanto orale, anche in sede giurisdizionale, in ogni grado del giudizio, compreso quello avanti le giurisdizioni superiori. Se è orale, la procura è attestata dall’avvocato per iscritto anche per quanto attiene la data, con efficacia fino a querela di falso.
3. Solo il cliente può contestare l’esistenza o la validità di una procura.
4. La procura può essere conferita anche ad una società o associazione professionale forense, con efficacia per ogni socio o associante avvocato.

Art. 14.

(Sostituzioni e collaborazioni)

1. Gli avvocati possono farsi sostituire in giudizio da altro avvocato, con incarico anche verbale, o da un praticante abilitato, con delega scritta.

2. L’avvocato, che si fa sostituire o coadiuvare da altri avvocati o praticanti, rimane personalmente responsabile verso i clienti.
3. Solo il cliente può contestare l’esistenza e la validità della delega in sostituzione.
4. L’avvocato può nominare stabilmente uno o più sostituti presso ogni ufficio giudiziario, depositando la nomina presso la cancelleria di ciascun ufficio.
5. L’avvocato, che si avvale della collaborazione continuativa di altri avvocati o di praticanti, deve corrispondere loro adeguato compenso per l’attività svolta. Tale collaborazione, anche se continuativa e con retribuzione periodica, non dà mai luogo a rapporto di lavoro subordinato.

Titolo II

ALBI, ELENCHI E REGISTRI

Art. 15.

(Albi, elenchi e registri)

1. Presso ciascun Consiglio dell’ordine sono istituiti:

a) l’albo ordinario degli esercenti la libera professione; per coloro che esercitano la professione in forma collettiva, devono essere indicate le associazioni o le società di appartenenza;

b) l’elenco speciale degli avvocati dipendenti da enti pubblici;
c) l’elenco speciale dei docenti e ricercatori universitari a tempo pieno;
d) l’elenco degli avvocati sospesi dall’esercizio professionale per qualsiasi causa, che va indicata, ed inoltre degli avvocati cancellati per mancanza dell’esercizio continuativo della professione.
e) il registro dei praticanti;
f) il registro dei praticanti abilitati al patrocinio;
g) il registro degli avvocati stabiliti, che abbiano il domicilio professionale nel circondario;
h) l’elenco delle associazioni e delle società comprendenti avvocati tra i soci, con l’indicazione di tutti i partecipanti, anche se non avvocati;
i) ogni altro albo o registro previsto dalla legge o da un regolamento.

2. La tenuta e l’aggiornamento dell’albo, degli elenchi e dei registri, le modalità di iscrizione e di trasferimento, i casi di cancellazione e le relative impugnazioni dei provvedimenti in materia dei Consigli dell’ordine sono disciplinati con un regolamento emanato dal CNF.

3. L’albo, gli elenchi ed i registri sono a disposizione del pubblico. Almeno ogni tre anni, essi devono essere pubblicati a stampa ed una copia deve essere inviata al Ministro della giustizia, ai presidenti di tutte le Corti d’appello, ai presidenti dei Tribunali del distretto, al CNF, agli altri Ordini forensi del distretto, alla Cassa nazionale di previdenza forense.

Art. 16.

(Iscrizione)

1. Costituiscono requisiti per l’iscrizione all’albo:

a) avere superato l’esame di abilitazione da non oltre cinque anni;

b) avere il domicilio professionale nel circondario del tribunale ove ha sede il Consiglio dell’ordine;
c) godere del pieno esercizio dei diritti civili, e non essere stato dichiarato fallito, salvo che sia intervenuta la riabilitazione civile;
d) non trovarsi in una delle condizioni di incompatibilità di cui all’articolo 18;
e) non essere sottoposto ad esecuzione di pene detentive, di misure cautelari o interdittive;
f) non avere riportato condanna, anche non definitiva, per taluno dei delitti non colposi fra quelli indicati dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale e dagli articoli 368, 371, 372, 374, 374-bis, 377, 380 e 381 del codice penale, per delitti di falso o altro grave delitto;
g) non avere compiuto il quarantesimo anno di età alla data in cui sono stati indetti gli esami per l’abilitazione alla professione il cui superamento dà titolo per l’iscrizione.

2. L’iscrizione all’albo può essere chiesta anche dopo il compimento del quarantesimo anno di età nei seguenti casi:
a) cittadino di Stato estero che sia stato abilitato, prima del compimento del quarantesimo anno di età, all’esercizio della professione di avvocato nel suo Stato, con il quale siano previste condizioni di reciprocità per il riconoscimento dei titoli professionali;

b) avvocati che chiedano la reiscrizione in un albo italiano dopo aver trasferito la propria iscrizione all’estero ed ivi aver effettivamente esercitato la professione;
c) avvocati iscritti nell’elenco speciale dei docenti universitari a tempo pieno quando chiedano il trasferimento nell’albo ordinario;
d) avvocati iscritti nell’albo speciale dei dipendenti degli enti pubblici, che chiedano il trasferimento nell’albo ordinario, alla condizione che, a partire dal quinto anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano conseguito il titolo professionale prima del quarantacinquesimo anno di età, si siano iscritti all’albo, ordinario o speciale, non oltre cinque anni dal superamento dell’esame di abilitazione ed abbiano quindi esercitato, dopo l’iscrizione nell’albo speciale, esclusivamente l’attività di avvocato presso l’ufficio legale dell’ente pubblico, senza interruzione.

3. Coloro che abbiano superato l’esame di avvocato prima della data di entrata in vigore della presente legge possono conseguire l’iscrizione all’albo presentando domanda fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla suddetta data di entrata in vigore.

4. Entro lo stesso termine del comma 3, può essere iscritto all’albo anche chi abbia superato il limite di età di cui al comma 1, lettera g).
5. È consentita l’iscrizione ad un solo albo circondariale.
6. L’avvocato, che abbia superato l’esame di abilitazione e non si sia iscritto all’albo nei cinque anni successivi, o sia rimasto cancellato per qualsiasi motivo per più di cinque anni, può essere iscritto, o reiscritto, subordinatamente alla verifica della idoneità professionale nelle forme da stabilirsi con il regolamento approvato dal CNF.
7. Gli iscritti in albi, elenchi e registri devono comunicare al Consiglio dell’ordine ogni variazione dei dati di iscrizione con la massima sollecitudine.
8. La cancellazione dagli albi, elenchi e registri è deliberata dal Consiglio dell’ordine:

a) a richiesta dell’interessato;

b) quando viene meno uno dei requisiti indicati nel presente articolo;
c) quando viene accertata la mancanza del requisito dell’esercizio continuativo della professione ai sensi dell’articolo 22;
d) in caso di radiazione.

Art. 17.

(Iscrizioni speciali)

1. Hanno diritto di essere iscritti nell’albo degli avvocati, senza limiti di età, purché siano in possesso dei requisiti indicati al comma 1 dell’articolo 16, coloro che, anche se privi del requisito indicato alla lettera a), siano stati avvocati dello Stato e i professori ordinari o associati nelle università inquadrati in settori scientifico-disciplinari attinenti all’esercizio della professione, dopo almeno cinque anni effettivi di insegnamento.

Art. 18.

(Incompatibilità)

1. La professione di avvocato è incompatibile:

a) con qualsiasi attività di lavoro autonomo svolto professionalmente, esclusi quelli di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale; è consentita l’iscrizione nell’albo dei dottori commercialisti, nell’elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili;

b) con l’esercizio di qualsiasi attività commerciale compiuta con fini di lucro, svolta in nome proprio o in nome altrui, compresi gli appalti di pubblici servizi; è fatta salva la possibilità di svolgere le funzioni di liquidatore, commissario giudiziale e curatore nelle procedure concorsuali anche con gestione dell’impresa;
c) con la qualità di socio illimitatamente responsabile di società di persone, in qualunque forma costituite, esercenti effettivamente attività commerciale con fini di lucro, nonché di amministratore unico o delegato di società di capitali esercenti effettivamente attività commerciale con fini di lucro, e inoltre di presidente o di consigliere di dette società, con poteri personali di gestione;
d) con la qualità di imprenditore agricolo professionale, quando l’entità di questa attività ed il suo reddito superino l’entità dell’attività e del reddito professionale; l’incompatibilità sussiste anche con la partecipazione in società agricole di persone o con incarichi con potere di gestione in società di capitali, quando la quota del reddito spettante all’avvocato superi il suo reddito professionale ed egli dedichi alla società una attività prevalente;
e) con qualsiasi attività di lavoro subordinato, pubblico o privato, salva l’iscrizione nell’elenco speciale per gli avvocati che esercitano attività legale per conto degli enti pubblici.

2. Qualora l’esercizio di una attività incompatibile, ancorché non rilevato dal Consiglio dell’ordine, abbia avuto carattere di prevalenza rispetto all’esercizio della professione di avvocato, la Cassa nazionale di previdenza forense può dichiarare, senza limiti temporali, l’inefficacia dell’iscrizione ai fini previdenziali. La prevalenza è definita dal Comitato dei delegati della Cassa nazionale di previdenza forense con la delibera che determina i requisiti per l’esercizio continuativo della professione. La suddetta Cassa dà notizia della delibera di inefficacia al Consiglio dell’ordine di iscrizione dell’avvocato.

Art. 19.

(Eccezioni alle norme sull’incompatibilità)

1. In deroga a quanto stabilito nell’articolo 18, l’esercizio della professione di avvocato è compatibile con l’insegnamento o la ricerca nelle materie giuridiche nell’università e nelle scuole secondarie pubbliche o private parificate.

2. I docenti e i ricercatori universitari a tempo pieno possono esercitare l’attività professionale soltanto nei limiti consentiti dall’ordinamento universitario. Per questo limitato esercizio professionale, essi devono essere iscritti in un elenco speciale, annesso all’albo ordinario.

Art. 20.

(Norme transitorie per l’incompatibilità requisiti non previsti dalla precedente registrazione)

1. Gli avvocati e i procuratori iscritti in albi alla data di entrata in vigore della presente legge, per cui sussistano incompatibilità o che non siano in possesso dei requisiti previsti in modo innovativo dalla presente legge, hanno l’obbligo, pena la cancellazione dall’albo, di adeguarsi alle nuove disposizioni entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 21.

(Sospensione dall’esercizio professionale)

1. È sospeso dall’esercizio professionale durante il periodo della carica l’avvocato nominato Presidente della Repubblica, Presidente della Camera dei deputati, Presidente del Senato, Ministro o Viceministro, presidente di giunta regionale, membro della Corte costituzionale, membro del Consiglio superiore della magistratura, commissario straordinario governativo, componente di una autorità di garanzia, presidente di provincia con più di un milione di abitanti e sindaco di comune con più di cinquecentomila abitanti.

2. L’iscrizione all’albo può essere sospesa a richiesta dell’avvocato, che sia stato iscritto da almeno dieci anni. L’iscrizione riacquista efficacia a richiesta dell’avvocato. La reiscrizione non può essere chiesta trascorsi cinque anni dalla delibera di sospensione, dopo i quali il Consiglio dell’ordine delibera la cancellazione.
3. Durante la sospensione l’avvocato non può svolgere alcuna attività professionale.
4. Della sospensione è fatta annotazione nell’albo.

Art. 22.

(Permanenza dell’iscrizione all’albo)

1. L’esercizio della professione in modo effettivo e continuativo è condizione per la permanenza dell’iscrizione all’albo.

2. L’effettività e la continuità non sono richieste, durante il periodo della carica, per gli avvocati sospesi di diritto dall’esercizio professionale, ai sensi dell’articolo 21, e per gli avvocati che svolgono funzioni di sottosegretario di Stato, membro del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo, consigliere regionale, membro di giunta regionale, presidente di provincia con numero di abitanti inferiore a un milione, sindaco di comune con più di diecimila abitanti e meno di cinquecentomila, membro di giunta comunale di un comune con più di trentamila abitanti o che ricoprano un incarico politico giudicato equivalente dal CNF.
3. Vi è esercizio effettivo e continuativo della professione quando l’avvocato dichiari, ai fini dell’imposta sul reddito (IRE), un reddito netto derivante dall’esercizio della professione in misura superiore ai livelli minimi determinati ogni tre anni dal CNF, sentito il Comitato dei delegati della Cassa nazionale di previdenza forense. Il reddito dell’avvocato deve essere dimostrativo di un rilevante e costante impegno di lavoro professionale.
4. Ai fini della dimostrazione del requisito indicato nel precedente comma, si tiene conto della media dei redditi denunciati nell’ultimo triennio. Si considerano soltanto i redditi dichiarati all’Ufficio delle imposte dirette nell’anno posteriore a quello della loro produzione.
5. L’avvocato è esonerato dalla prova dell’esercizio effettivo e continuativo della professione per i cinque anni successivi all’iscrizione, per la prima volta, all’albo e dopo il compimento del settantesimo anno di età. L’avvocato è altresì esonerato dalla prova dell’esercizio effettivo per gravissimo impedimento nei casi indicati dal CNF. La donna è esonerata dalla prova dell’esercizio continuativo per i sei mesi anteriori al parto e per i due anni successivi.
6. Per gli avvocati che esercitano la professione all’estero la dichiarazione del reddito deve essere conforme alle norme fiscali dello Stato in cui viene svolta l’attività professionale.
7. Per consentire la verifica della effettività e continuità dell’esercizio della professione, gli iscritti, entro lo stesso termine previsto per l’inoltro alla Cassa nazionale di previdenza forense della comunicazione annuale dei redditi, devono inviarne copia anche al Consiglio dell’ordine. La Cassa nazionale di previdenza forense, entro novanta giorni dalla scadenza annuale del termine per la comunicazione dei redditi, invia a ciascun Consiglio dell’ordine l’elenco degli avvocati che non hanno inviato la comunicazione o che hanno dichiarato un reddito inferiore a quello minimo prescritto per la prova dell’esercizio continuativo della professione.
8. In caso di omessa comunicazione, il Consiglio dell’ordine può diffidare l’iscritto a provvedere, e, ove questi non ottemperi all’obbligo nel termine di trenta giorni dalla diffida, il medesimo Consiglio può deliberare la sospensione dall’esercizio della professione previa audizione dell’interessato.
9. Gli effetti della sospensione cessano con il compimento dell’atto omesso. La cessazione degli effetti viene accertata dal Consiglio d’ordine d’ufficio o su istanza dell’interessato.
10. Il Consiglio dell’ordine, almeno ogni tre anni, compie le verifiche necessarie anche mediante richiesta di informazione agli uffici finanziari e all’ente previdenziale.
11. La mancanza della continuità dell’esercizio professionale comporta la cancellazione all’albo, previa audizione dell’interessato.
12. In caso di cancellazione, è ammessa una sola reiscrizione all’albo. L’accoglimento della relativa domanda è subordinato alla verifica dell’idoneità professionale nelle stesse forme previste nell’articolo 16, comma 6, ed alla prova che l’avvocato sia dotato dei mezzi strumentali prescritti dal CNF per l’utile svolgimento della professione, anche entrando a far parte di associazione o di società professionale comprendente tra i soci almeno due avvocati.
13. Qualora il Consiglio dell’ordine non provveda alla revisione periodica dell’esercizio continuativo o compia la revisione con numerose e gravi omissioni, il CNF nomina uno o più commissari affinché provvedano in sostituzione. Ai commissari spetta il rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno come per i dirigenti statali di prima categoria e una indennità giornaliera determinata dal CNF. Spese e indennità sono a carico del Consiglio dell’ordine inadempiente.
14. Per i primi tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il livello minimo di reddito è quello in vigore per la Cassa nazionale di previdenza forense per l’accertamento dell’esercizio continuativo della professione secondo quanto previsto dall’articolo 2 della legge 22 luglio 1975, n. 319, e dell’articolo 22, terzo comma, della legge 20 settembre 1980, n. 576.
15. Entro sei anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il reddito minimo per la prova dell’esercizio continuativo della professione deve essere fissato in misura non inferiore al costo del dipendente di studi professionali con la retribuzione più bassa, per il lavoro ad orario completo, certificato dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale.

Art. 23.

(Albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori)

1. L’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori può essere richiesta da chi sia iscritto in un albo circondariale e abbia, alternativamente:

a) superato l’esame disciplinato dalla legge 28 maggio 1936, n. 1003, al quale sono ammessi gli avvocati iscritti all’albo da almeno cinque anni. In deroga a quanto prescritto nella suddetta legge n. 1003 del 1936, sono dichiarati idonei i candidati che, in ciascuna prova, abbiano ottenuto una votazione non inferiore a sei e una media, tra tutte le prove, non inferiore a sette;

b) conseguito da almeno cinque anni il titolo di professore associato o professore ordinario nelle università italiane per l’insegnamento in una materia attinente l’esercizio della professione e sia stato iscritto per almeno otto anni nell’albo degli avvocati;
c) esercitato lodevolmente e proficuamente la professione di avvocato per almeno venti anni. I requisiti per la prova del lodevole e proficuo esercizio della professione sono determinati con regolamento dal CNF. In tale regolamento, deve essere previsto un controllo della qualità degli atti processuali, redatti dall’avvocato, che devono essere dimostrativi di ottima capacità a trattare questioni giuridiche.

2. La conservazione della iscrizione all’albo speciale è condizionata alla permanenza della iscrizione nell’albo circondariale e all’esercizio effettivo del patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, accertato dal CNF. I requisiti dell’esercizio effettivo sono determinati con regolamento dal CNF tenendo conto di un periodo pluriennale, considerando, in particolare, la partecipazione alle udienze. Sono esonerati dalla prova dell’esercizio effettivo gli avvocati iscritti in forza delle lettere a) e b) del comma 1.

3. Gli avvocati iscritti all’albo speciale alla data di entrata in vigore della presente legge conservano l’iscrizione, ma alla condizione indicata nel comma 2.

Art. 24.

(Avvocati degli enti pubblici)

1. Gli avvocati degli uffici legali specificatamente istituiti presso gli enti pubblici, anche se trasformati in società per azioni, sino a quando siano partecipati esclusivamente da enti pubblici, con autonomia e indipendenza da ogni altro ufficio, che si occupano, con autonomia e indipendenza da ogni altro ufficio, esclusivamente della trattazione degli affari legali dell’ente, sono iscritti in un elenco speciale annesso all’albo.

2. Per l’iscrizione nell’elenco gli interessati devono presentare la deliberazione dell’ente dalla quale risulti la stabile costituzione di un ufficio legale con specifica ed esclusiva attribuzione della trattazione e degli affari dell’ente stesso e l’appartenenza a tale ufficio del professionista incaricato in forma esclusiva di tali funzioni.
3. Gli avvocati iscritti nell’elenco sono sottoposti al potere disciplinare del Consiglio dell’ordine.

Titolo III

ORGANI E FUNZIONI DEGLI ORDINI FORENSI

Capo I

GLI ORDINI CIRCONDARIALI

Art. 25.

(Gli Ordini forensi)

1. Presso ciascun Tribunale è costituito l’ordine degli avvocati, al quale sono iscritti tutti gli avvocati aventi il domicilio professionale nel circondario.

2. I Consigli circondariali hanno la rappresentanza istituzionale dei rispettivi Ordini.
3. Gli Ordini forensi sono enti pubblici associativi non economici istituiti per garantire il rispetto dei principi previsti dalla presente legge, e delle regole deontologiche. Ad essi non si applicano le disposizioni della legge 21 marzo 1958, n. 259, l’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e la legge 14 gennaio 1994, n. 20.

Art. 26.

(L’ordine circondariale forense)

1. Fanno parte dell’ordine circondariale gli avvocati iscritti all’albo e agli elenchi.

2. Gli iscritti eleggono i componenti del Consiglio dell’ordine e del collegio dei revisori dei conti, con le modalità stabilite dai regolamenti di cui all’articolo 1, comma 2.

Art. 27.

(Organi dell’ordine circondariale)

1. Sono organi dell’ordine circondariale: l’assemblea degli iscritti, il Consiglio, il presidente, il segretario, il tesoriere e il collegio dei revisori.

2. Il presidente rappresenta l’ordine circondariale.

Art. 28.

(Le assemblee)

1. Le assemblee, previa delibera del Consiglio, sono convocate dal presidente o, in caso di suo impedimento, da uno dei vicepresidenti, o dal consigliere più anziano per iscrizione.

2. L’avviso di convocazione, contenente l’indicazione dell’ordine del giorno, deve essere portato a conoscenza degli iscritti con le modalità indicate con regolamento approvato dal CNF, almeno dieci giorni liberi prima della data fissata per l’assemblea.
3. L’assemblea ordinaria è convocata almeno una volta l’anno per l’approvazione dei bilanci, consuntivo e preventivo; quella per la elezione del Consiglio e dei revisori dei conti deve svolgersi, per il rinnovo normale, entro il mese di gennaio successivo alla scadenza. Nel caso di cessazione dalla carica di singoli consiglieri, se non è possibile la sostituzione ai sensi dell’articolo 29, comma 7, oppure nel caso di scioglimento dell’intero Consiglio, l’assemblea deve svolgersi entro novanta giorni dall’evento che impone il rinnovo.
4. L’assemblea per le elezioni è valida se vota un quarto degli iscritti negli ordini con meno di cinquemila iscritti e un sesto in quelli con più di cinquemila iscritti. Nel caso in cui non venga raggiunto il numero legale, l’assemblea deve essere riconvocata immediatamente e svolgersi non oltre quindici giorni dalla precedente. Nell’avviso della prima convocazione, possono essere indicate le date delle riunioni successive eventualmente necessarie.
5. Il Consiglio delibera altresì la convocazione dell’assemblea ogni qualvolta lo ritenga necessario o qualora ne faccia richiesta almeno la metà dei suoi componenti o almeno un decimo degli iscritti nell’albo oppure almeno duecento iscritti negli ordini con più di duemila iscritti.

Art. 29.

(Il Consiglio dell’ordine)

1. Il Consiglio ha sede presso il tribunale ed è composto:

a) da cinque membri, qualora l’ordine conti fino a cento iscritti;

b) da sette membri, qualora l’ordine conti fino a duecento iscritti;
c) da nove membri, qualora l’ordine conti fino a cinquecento iscritti;
d) da undici membri, qualora l’ordine conti fino a mille iscritti;
e) da quindici membri qualora l’ordine conti a millecinquecento iscritti;
f) da ventuno membri, qualora l’ordine conti fino a cinquemila iscritti;
g) da venticinque membri, qualora l’ordine conti oltre cinquemila iscritti.

2. Per l’elezione dei consiglieri, devono essere presentate liste di candidati contenenti un numero non superiore a quello dei componenti del Consiglio. La presentazione delle liste deve essere fatta almeno dieci giorni prima di quello fissato per la votazione.

3. I componenti del Consiglio sono eletti dagli iscritti con voto segreto. Hanno diritto al voto tutti coloro che risultano iscritti negli albi il giorno antecedente l’inizio delle operazioni elettorali.
4. Ciascun elettore può indicare sulla scheda un numero di voti non superiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere, arrotondati per difetto. Il voto può essere espresso anche per candidati di liste diverse.
5. Sono eleggibili coloro che abbiano un’anzianità di iscrizione non inferiore a sei anni, che non abbiano riportato, nei cinque anni precedenti, una condanna anche non definitiva ad una sanzione disciplinare più grave dell’avvertimento.
6. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di voti; in caso di parità di voti risulterà eletto il più anziano per iscrizione; i consiglieri possono essere rieletti consecutivamente non più di due volte.
7. In caso di morte, dimissioni, decadenza, impedimento permanente per qualsiasi causa, di uno o più consiglieri, subentrerà il primo dei non eletti della stessa lista e successivamente nell’ordine coloro che hanno riportato il maggior numero dei voti tra i candidati della stessa lista; in caso di parità di voti, subentrerà il più anziano per iscrizione; il Consiglio, preso atto, provvede all’integrazione improrogabilmente nei trenta giorni successivi al verificarsi dell’evento.
8. Il Consiglio dura in carica un triennio e scade il 31 dicembre del terzo anno, ma cessa dalle funzioni con la proclamazione dei nuovi eletti. La elezione per il rinnovo deve svolgersi nel mese di gennaio successivo alla scadenza.
9. L’intero Consiglio decade se cessa dalla carica oltre la metà dei suoi componenti.
10. Se cessa dalla carica un consigliere, che non può essere sostituito ai sensi del comma 7, e se il Consiglio viene sciolto o decade, si procede immediatamente alla elezione in sostituzione nei termini indicati nell’articolo 28, comma 3, di un nuovo consigliere o di un nuovo consiglio, che durano in carica quanto sarebbero durati il consigliere o il consiglio cessato o sciolto o decaduto.
11. Il Consiglio elegge il presidente, il segretario e il tesoriere. Nei consigli con almeno quindici componenti, il Consiglio può eleggere fino a due vicepresidenti. A ciascuna carica è eletto il consigliere che ha ricevuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è eletto presidente o vicepresidente il più anziano per iscrizione all’albo, e segretario o tesoriere il più giovane.
12. La nomina a consigliere è incompatibile con quella di consigliere nazionale e di componente dei vari organi della Cassa nazionale di previdenza forense.
13. Per la validità delle riunioni, è necessaria la partecipazione della maggioranza dei membri. Per la validità delle deliberazioni è richiesta la maggioranza assoluta di voti dei presenti.

Art. 30.

(Compiti e prerogative del Consiglio)

1. Il Consiglio:

a) tutela l’indipendenza e il decoro della professione;

b) provvede alla tenuta degli albi, degli elenchi e dei registri;
c) approva i regolamenti interni;
d) sovraintende al corretto ed efficace esercizio del tirocinio forense, organizza i corsi integrativi di formazione professionale, promuove e favorisce le iniziative atte a rendere proficuo il tirocinio, rilascia il certificato di compiuta pratica;
e) esegue il controllo della continuità dell’esercizio professionale;
f) tutela l’indipendenza e il decoro professionale e promuove iniziative atte ad elevare la cultura e la professionalità degli iscritti e a renderli più consapevoli dei loro doveri;
g) svolge i compiti indicati nell’articolo 10 per controllare la formazione permanente degli avvocati a garanzia verso i clienti della qualità delle prestazioni ed assume, a tal fine, ogni opportuna iniziativa;
h) dà pareri sulla liquidazione dei compensi spettanti agli iscritti;
i) interviene, su richiesta anche di una sola delle parti, nelle contestazioni insorte tra gli iscritti o tra costoro ed i clienti in dipendenza dell’esercizio professionale, adoperandosi per comporle; degli accordi sui compensi va redatto verbale che, depositato presso la cancelleria del Tribunale che ne rilascia copia, ha valore di titolo esecutivo con l’apposizione della prescritta formula;
l) nel caso di morte o di perdurante impedimento di un iscritto, a richiesta ed a spese di chi vi ha interesse, dà i provvedimenti opportuni per la consegna degli atti e dei documenti;
m) designa gli avvocati per la rappresentanza e difesa di chi ne faccia richiesta;
n) può costituire camere arbitrali, di conciliazione e di risoluzione alternativa delle controversie;
o) svolge le funzioni ad esso attribuite dalle norme previdenziali;
p) svolge tutte le altre funzioni ad esso attribuite dalla legge e dai regolamenti.

2. La gestione finanziaria e l’amministrazione dei beni dell’ordine spettano al Consiglio, che provvede annualmente a sottoporre all’assemblea ordinaria il conto consuntivo e il bilancio preventivo.

3. Per provvedere alle spese di gestione, il Consiglio è autorizzato:

a) a fissare e riscuotere un contributo annuale da tutti gli iscritti di ciascun albo, elenco o registro;

b) a fissare contributi per l’iscrizione negli albi, negli elenchi, nei registri, per il rilascio di certificati, copie e tessere e per i pareri sui compensi.

4. Il Consiglio ha la facoltà di provvedere alla riscossione dei contributi di cui alla lettera a) del comma 3 e di quelli dovuti al CNF, ai sensi della legge sulla riscossione delle imposte dirette, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 15 maggio 1963, n. 858, mediante iscrizione a ruolo dei contributi dovuti per l’anno di competenza.

5. Coloro che non versano il contributo fissato nei termini stabiliti sono obbligati al pagamento di una sanzione amministrativa pari all’ammontare del contributo stesso, se il ritardo supera i trenta giorni. In caso di omissione o di ingiustificato ritardo oltre sei mesi, gli inadempimenti sono sottoposti a procedimento disciplinare. Può essere inflitta la sospensione dall’esercizio professionale fino a quando non sia stato provveduto al pagamento.

Art. 31.

(Il collegio dei revisori)

1. Il collegio dei revisori è composto da tre membri effettivi ed un supplente eletti dagli iscritti con le modalità previste dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 1, comma 2.

2. I revisori durano in carica tre anni e sono rieleggibili per non più di due volte consecutive.
3. Il collegio verifica la regolarità della gestione patrimoniale riferendo annualmente all’assemblea.

Art. 32.

(Funzionamento dei Consigli dell’ordine
per commissioni)

1. I Consigli dell’ordine, composti da nove o più membri, possono svolgere la propria attività mediante commissioni di lavoro composte da almeno tre membri, che devono essere tutti presenti ad ogni riunione per la validità delle deliberazioni. Alle commissioni viene conferita delega per determinate attività e deliberazioni. Contro i provvedimenti delle commissioni, può essere proposto da ogni interessato reclamo al Consiglio in seduta generale.

Art. 33.

(Scioglimento del Consiglio)

1. Salvi i casi previsti dalla presente legge, il Consiglio è sciolto:

a) se non è in grado di funzionare regolarmente;

b) se ricorrono altri gravi motivi.

2. Lo scioglimento del Consiglio e la nomina del commissario di cui al comma 3 sono disposti con decreto del Ministro della giustizia, su proposta del CNF.

3. In caso di scioglimento, le funzioni del Consiglio sono esercitate da un commissario straordinario il quale, improrogabilmente entro il termine indicato nell’articolo 28, comma 3, convoca l’assemblea per le elezioni in sostituzione.
4. Il commissario, per essere coadiuvato nell’esercizio delle sue funzioni, può nominare un comitato di non più di sei componenti, scelti tra gli iscritti all’albo, di cui uno con funzioni di segretario.

Capo II

CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

Art. 34.

(Durata e composizione)

1. Il CNF ha sede presso il Ministero della giustizia, dura in carica circa quattro anni; i suoi componenti possono essere eletti consecutivamente non più di due volte.

2. Il CNF è composto da avvocati aventi i requisiti di cui all’articolo 38, eletti dalle assemblee distrettuali formate dai consiglieri degli Ordini circondariali, in numero di un rappresentante per ciascun distretto di Corte d’appello con un numero di iscritti non superiore a cinquemila e in numero di due per ciascun distretto con più di cinquemila iscritti. Nei distretti con più di cinquemila iscritti il voto è espresso per un solo candidato; risulta eletto chi abbia riportato il maggior numero di voti.
3. Il CNF elegge il presidente, tre vicepresidenti, il segretario ed il tesoriere, che, formano il Consiglio di presidenza; nomina inoltre i componenti della sezione giurisdizionale, delle altre sezioni e degli altri organi previsti dal regolamento.

Art. 35.

(Funzioni)

... continua

16.04.2007

Camere Penali - Parlamento

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