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Stadi

Omicidio Raciti - Violenza negli stadi - Stenografico della Camera.

Fonte: bozza non corretta stenografico aula in corso di seduta Camera dei Deputati
(Intervento del ministro dell'interno)
06.02.2007 - pag. 40039 print in pdf print on web

G


GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ciò che vi devo dire inizia con un resoconto sui fatti che hanno preceduto lo svolgimento di quella partita e che l'hanno seguita.

La partita Catania-Palermo doveva svolgersi, secondo il calendario ufficiale della Lega calcio, domenica 4 febbraio 2007, ma la partita destava da tempo forti preoccupazioni, sia per l'accesissima rivalità tra le due tifoserie, sia per la concomitanza con la festività di Sant'Agata, una festa popolare fortemente seguita, occasione di manifestazioni e cortei piuttosto partecipati. Dagli inizi di gennaio si erano tenute diverse riunioni del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, nel corso delle quali veniva rilevata la necessità di sensibilizzare la Federazione gioco calcio per un eventuale differimento dell'incontro. Anche la società Catania calcio riferiva al prefetto di aver reiteratamente richiesto alla Lega calcio di spostare l'incontro, ma di non aver ricevuto alcuna risposta.

La situazione richiamava l'attenzione dello stesso Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, che, come sapete, è in funzione, dopo i ripetuti interventi del mio predecessore, l'ex ministro Pisanu, composto da rappresentanti del Ministero dell'interno e ora del Ministero dello sport, oltre che dagli esponenti del mondo sportivo, con il compito di compiere un monitoraggio costante, verificando le singole situazioni. Nel corso di una riunione tenutasi il 25 gennaio scorso, cui ha partecipato il questore di Catania, l'Osservatorio, valutata la situazione, collocava l'ipotesi dello svolgimento della partita a livello «tre» di rischio, che è il livello massimo nei criteri dell'Osservatorio, e su questa base approvava il differimento della partita a data da definirsi.


Il questore propose le 15.00
Nel corso della riunione tenuta dal comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica il giorno successivo, ossia il 26 gennaio, il questore di Catania riferiva che, nella riunione del giorno precedente dell'Osservatorio, pur essendo emerso l'orientamento di proporre il differimento della partita a data da destinarsi, era stata profilata l'ipotesi di far svolgere la partita il 2 febbraio, di venerdì, alle ore 15, anziché il 4 febbraio.

Come sapete, il rischio è ritenuto minore, in questo mondo per me un po' «kafkiano»del calcio valutato come «occasione ellica», se la partita si svolge nelle ore diurne - e questo è facilmente comprensibile - piuttosto che nelle ore notturne. Nella successiva riunione del comitato, svoltasi il 27 gennaio ultimo scorso, arrivava una nota scritta del segretario generale della Lega calcio, il quale, in relazione alla impossibilità, per ragioni inerenti alla sicurezza e all'ordine pubblico, di disputare la gara nei giorni di sabato e domenica, stante l'affollamento del calendario della stagione sportiva 2006-2007, che prevede impegni agonistici in tutte le settimane immediatamente successive a quella in oggetto, insisteva perché la gara si svolgesse il 2 febbraio, perché, quindi, non si pensasse a differimenti a data da destinarsi e perché, in considerazione della giornata infrasettimanale, la gara si svolgesse non alle ore 15, ma alle 18. Ciò in forma di auspicio.


Fissato l'inizio alle 18 per non scontentare le televisioni e tifoserie.
Anche l'amministratore delegato del Catania faceva presente che l'eventuale inizio della partita alle ore 15 sarebbe stato fortemente penalizzante, considerate le difficoltà di raggiungere per tempo lo stadio data la giornata lavorativa; vi erano, inoltre, i contratti stipulati con la televisione. Insomma, venerdì 2 febbraio alle 18.

Anche il rappresentante provinciale del CONI esprimeva un avviso favorevole all'ipotesi del 2 febbraio alle 18. Alla fine, in questo clima e in questo ambiente, il prefetto aderiva a questo insieme di suggerimenti, di pressioni e di valutazioni ed accettava di far svolgere la gara venerdì 2 febbraio alle 18. A quel punto, il dipartimento della pubblica sicurezza decideva di mettere a disposizione della questura catanese 410 unità di rinforzo e, per lo svolgimento di questa partita, venivano così nell'insieme impegnati 1.350 operatori delle forze dell'ordine.


La partita ha avuto inizio alle 18. C'erano 20 mila spettatori locali e dovevano arrivare i tifosi ospiti che, come ormai è noto, sono giunti in ritardo per un insieme di ragioni. Vi leggo quanto mi è stato predisposto: i tifosi palermitani, che viaggiavano a bordo di 6 pullman e di almeno 60 autovetture private scortati da personale delle forze dell'ordine, hanno lasciato il capoluogo siciliano alle ore 14,45, in ritardo rispetto ai tempi programmati, malgrado le continue sollecitazioni operate dal personale della questura. Poi, i quattro pullman fanno un errore di percorso e, alla fine, arrivano in prossimità di Catania quando la partita è già iniziata. Dopo le previste operazioni di filtraggio, giungono allo stadio alle ore 19,15. Quindi, siamo già nel secondo tempo della partita. Quando i tifosi del Palermo sono arrivati allo stadio, un consistente numero di ultras catanesi ha tentato di aggredirli.

I disordini hanno avuto inizio con reiterati lanci di pietre e altri corpi contundenti contro le forze dell'ordine da parte di squadre di teppisti che stazionavano all'esterno dello stadio. Al fine di riportare l'ordine, le forze di polizia hanno attuato interventi di alleggerimento, ricorrendo anche all'uso di alcuni lacrimogeni per disperdere i facinorosi che facevano uso di spranghe di ferro e di bastoni continuando nel contempo a lanciare bulloni, pietre, bombe carta ed altri oggetti.

Tra le due tifoserie, grazie a questi interventi, non vi sono stati contatti. Però, nel frattempo, tra i lacrimogeni utilizzati dalle forze dell'ordine e i fumogeni accesi dai tifosi e scaraventati verso il campo, si è creato un ambiente nel quale l'arbitro ha ritenuto di sospendere la partita, che è ripresa dopo circa mezz'ora. Al termine dell'incontro, gli ultras della curva nord continuavano gli scontri con il sostegno di altre persone che, all'esterno dello stadio, tentavano di colpire sul fianco i reparti di polizia.

Qui inizia la parte che credo molti di voi abbiano visto in televisione, grazie all'emittente che si è messa in diretta e ci ha fatto vedere quello che stava accadendo fuori dallo stadio. È stato a questo punto che rimanevano feriti numerosi militari dell'Arma dei carabinieri ed agenti di pubblica sicurezza e vi è stato l'incidente che è costato la vita a Raciti; un incidente di cui ancora non sappiamo esattamente quando è accaduto ciò che ha provocato la sua morte. Raciti si trovava nella macchina di servizio.

Quando vede il fumo scende dalla macchina e gli esplode addosso la bomba carta; viene allora portato all'ospedale Garibaldi (tra l'altro, le agenzie lo danno per morto subito, ma non è così, perché morirà un'ora dopo). Si è scoperto che ciò che ha provocato la morte è stato un trauma addominale con fratture multiple del fegato compatibili - scrive il linguaggio medico - con un corpo contundente di importante adeguatezza lesiva.


Raciti continuo' a lavorare pur ferito
Quindi, questo nostro funzionario era stato colpito da qualcosa - forse, una spranga, un masso -, ma ha continuato a lavorare, nonostante gli fosse accaduto un fatto del genere; oi il contatto con la bomba carta ha provocato un trauma che deve essere intervenuto, ma il fattore determinante della morte è stato l'effetto di questo oggetto che lo aveva colpito.

Non sappiamo da chi evidentemente l'oggetto possa essere stato lanciato. Sino ad ora - mi scrivono ieri pomeriggio - sono state arrestate 33 persone (ora sono diventate 34 con l'arresto del custode dello stadio, in circostanze e per ragioni che fanno capire quale era il clima ed il contesto nel quale la vicenda è accaduta), di cui 22 adulti e 11 minorenni ritenuti responsabili di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamenti aggravati ed altro.
Sono stati ispezionati i luoghi, lo stadio, eseguite perquisizioni anche nelle sedi dei circoli di tifosi e nelle abitazioni dei principali responsabili dei circoli. Sono stati sequestrati stupefacenti, oggetti idonei all'offesa, spranghe, catene, bastoni e poi vi è stato l'ultimo reperto all'interno dello stadio che ha portato all'arresto del custode stesso. Sono state, inoltre, visionate le videoregistrazioni effettuate dalle telecamere dislocate all'interno dello stadio e nelle sue adiacenze. Ci si sta ancora lavorando ed è grazie a questo che sono avvenute diverse identificazioni. Il procuratore di Catania sta lavorando con il massimo impegno e ha affermato che, allo stato, non può escludersi che i gravi disordini siano stati espressione di un preordinato attacco che ha avuto come unico e reale obiettivo le forze di polizia, nei confronti delle quali, già nel recente passato, si sono dovute registrare reiterate manifestazioni di violenza verbale e fisica. Qui termina, al momento, il racconto dei fatti.

Questi fatti di Catania, in realtà, ci dicono due cose.


Catania e' pericolosa
Il primo fatto che emerge è che certamente a Catania vi è una situazione specifica che è essa stessa fonte specifica di violenze e di tale situazione specifica ci dobbiamo fare carico. La dobbiamo capire e dobbiamo rendercene conto. Siamo alle prese con una città nella quale i quartieri periferici sono diventati - in parte avevano cessato di esserlo, poi evidentemente il degrado ha ripreso il sopravvento - una sorta di Bronx in mano, in parte, alla povertà e alla mancanza di lavoro e, in un parte, alla criminalità. Ieri, mentre stavamo andando al funerale, il prefetto mi diceva che molti dei bambini e dei ragazzi che vivono in taluni quartieri di Catania hanno i genitori, il padre dentro oppure in procinto di andarci oppure che ne è da poco uscito, e per loro lo «sbirro» è il nemico.

Quindi, esiste questa psicologia, poi alimentata da moduli di vita nei quali ciascun ragazzo finisce per cercare l'identità nell'esercizio della violenza e nell'autoaffermazione di sé, nei modi che sono possibili nell'ambiente in cui vive. Questo ci porta al tema generale della violenza, che certo non nasce negli stadi, finisce per connettersi con gli estremismi politici e trova alimentazioni diverse in situazioni diverse. Indiscutibilmente, questo è un grande problema che abbiamo tutti davanti: il responsabile dell'economia, il responsabile del governo del territorio, la scuola, le nostre famiglie. Più vado avanti nel mestiere che sto facendo più mi rendo conto che spesso mi trovo con un pentolino in mano a togliere l'acqua da una barca nella quale ci sono tante falle attraverso le quali l'acqua entra.


Napoli rischia
Napoli è un'altra situazione nella quale viene di fare questo tipo di riflessione. Quindi, c'è un grande tema: la violenza nella società del nostro tempo, le ragioni che la determinano. Inoltre, dai fatti di Catania ci viene il secondo insegnamento: il calcio finisce per essere uno dei grandi catalizzatori di questa violenza ed è difficile dire quanto coaguli violenza che ha radici altrove, quanto diventi esso stesso occasione che ne forma di sua, che le dà la possibilità di organizzarsi, che le offre canali, occasioni, simboli attraverso i quali e in ragione dei quali esprimersi. Non c'è dubbio che questo secondo aspetto finisce per avere una sua specificità e per esigere la nostra attenzione.

In realtà, l'attenzione c'è stata, perché nel corso degli anni il fenomeno ha acquistato una sua corposità, e nella scorsa legislatura vennero adottate misure indiscutibilmente forti e capaci di una loro efficacia, tanto che oggi possiamo senz'altro dire che una parte dei fenomeni che ci troviamo a fronteggiare sono dovuti alla non ottemperanza complessiva a quelle misure.


Non applicate le leggi esistenti
Indiscutibilmente questo va detto e guai se non venisse detto. Con l'esperienza che siamo venuti facendo ci accorgiamo, però, anche dei limiti che queste hanno dimostrato e della necessità, oltreché di portare all'ottemperanza, anche di raddrizzare ciò che non ha funzionato e di collocare in un orizzonte che finora è mancato la prospettiva dell'utilizzazione degli impianti sportivi. Sapete quali sono le misure: riguardano il prefiltraggio e l'ingresso selezionato degli spettatori, il biglietto nominativo, la possibilità di controllare elettronicamente all'ingresso la corrispondenza tra il nome scritto sul biglietto e la persona che entra, la separazione delle tifoserie negli stati, la videosorveglianza.

06.02.2007

Spataro

Camera

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