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Reati di opinione

Reati d'opinione: introdotti ed estesi, contro negazionismo, antisemitismo, crimini contro l'umanitā ...

Qui la relazione. Manca il testo degli articoli.
26.01.2007 - pag. 39945 print in pdf print on web

R

RELAZIONE ILLUSTRATIVA
L’attuale crescita esponenziale del fenomeno della realizzazione di atti di discriminazione per
motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’identità sessuale o di genere, spesso
prodromico alla realizzazione di più gravi crimini
od alla realizzazione di atti emulatori, deve ricevere
fermo e sicuro contrasto nell’ambito di ogni democrazia moderna: come ha già avuto modo di
affermare la Suprema Corte (Cass., sez. I, sentenza 28.2.2001, n. 341) “le norme in tema di
repressione delle forme di discriminazione razziale, oltre a dare attuazione ed esecuzione agli
obblighi assunti verso la comunità internazionale con l’adesione alla Convenzione di New York,
costituiscono anche applicazione del fondamentale principio di uguaglianza indicato nell’art. 3 della
Costituzione”.
Proprio in attuazione di tali obblighi è stata emanata la legge 13 ottobre 1975, n. 654, la quale,
all’articolo 3, prevede l’incriminazione di ogni forma di discriminazione nonché degli atti che possano
favorire la successiva concretizzazione di tali condotte
.
Il presente ddl si pone due obiettivi di grande rilevanza: da un lato intende ripristinare, con lievi
modifiche, l’articolo 3, comma 1, lettere a) e b) della legge 13 ottobre 1975, n. 654, nel testo sostituito
dall’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122 (cosiddetto “decreto Mancino”), dall’altro
intende estenderne l’applicazione alle discriminazioni motivate dall’identità di genere o
dall’orientamento sessuale.

L’articolo 3 della legge citata, che ratifica e dà esecuzione alla Convenzione internazionale
sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, è stato infatti recentemente modificato
dall’articolo 13 della legge 24 febbraio 2006, n. 85, sotto due profili: la descrizione della condotta
incriminata e le pene previste.
Nel testo risultante dalle modifiche apportate nel 1993 la disposizione prevedeva infatti la
reclusione fino a tre anni per chiunque diffondesse in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o
l’odio razziale o etnico, ovvero incitasse a commettere o commettesse atti di discriminazione per
motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La legge n. 85 del 2006 ha dimezzato la pena della
reclusione (ora prevista fino ad un anno e sei mesi) ed ha introdotto la pena della multa fino a 6.000
euro, in alternativa a quella della reclusione; sotto altro profilo, la condotta è stata ridefinita
modificando il termine “diffusione” con quello “propaganda” e sostituendo il termine “incitamento”
con quello “istigazione”.
L’articolo 1 della presente proposta di legge reintroduce, in luogo della propaganda, la condotta
della diffusione, in qualsiasi modo, delle idee fondate sulla superiorità o l’odio razziale; prevede
nuovamente, sia alla lettera a), sia alla lettera b) del comma 1 dell’art. 3 della legge cit., la condotta di
incitamento in luogo dell’istigazione (fattispecie più circoscritta), in linea con la Convenzione sopra
citata e con il comma 3 dell’articolo 3 della legge n. 654 del 1975 (il quale incrimina l’associazione a
fine di incitamento dell’odio razziale). Prevede per le condotte descritte alla lettera a) la pena della
reclusione fino a tre anni e per le condotte descritte alla lettera b) quella della reclusione da sei mesi a
quattro anni.

Le modifiche apportate consentono in realtà di reprimere con efficacia ogni forma di esternazione
concernente la superiorità e l’odio razziale che assuma caratteristiche di diffusività nell’ambito del
tessuto sociale tali da cagionare un serio allarme in ordine alla possibile successiva realizzazione di
atti di discriminazione.
2
Lo stesso articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, espressione sicuramente
avanzata dei diritti fondamentali dell’essere umano, espressamente stabilisce che la libertà di
espressione è un diritto che, “poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle
formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure
necessarie, in una società democratica, per la sicurezza nazionale, per l'integrità territoriale o per la
pubblica sicurezza, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della
salute o della morale, per la protezione della reputazione o dei diritti altrui”. La corte di Cassazione,
poi, nella già citata sentenza 28.2.2001, n. 341, precisa che “la nozione di razzismo, rilevante ai fini
della applicazione delle norme contro la discriminazione razziale così come di quelle che vietano la
riorganizzazione del partito fascista (l. 20.6.1952, n. 645) indica tutte le dottrine che postulano
l’esistenza di razze diverse superiori ed inferiori, le prime destinate al comando, le seconde alla
sottomissione. Perciò la lettera e la “ratio” delle due leggi si identificano e le comuni proibizioni
sono dirette ad impedire che le ideologie contenenti il germe della sopraffazione o teorie quali il
primato delle razze superiori, la purezza della razza, conducano ad aberranti discriminazioni e ne
derivi il pericolo di odio, violenza, persecuzione.”.
Il sistema costituzionale italiano, infatti, conosce e consacra il principio della tutela dei “diritti
inviolabili dell’uomo, come singolo e nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità”
(articolo 2 Cost.), della “pari dignità sociale” e dell’eguaglianza di fronte alla legge, “senza
distinzioni di sesso, di razza di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali” (art. 3), dell’eguaglianza delle confessioni religiose (art. 8), della tutela delle minoranze
linguistiche (art. 6).
Alle condanne per i reati di cui all’articolo 3 citato, poi, saranno applicabili tutte le pene accessorie
previste dal cd. decreto Mancino (decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122) e più precisamente:
a) obbligo di prestare un'attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di
pubblica utilità;
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora
determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;
c) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per
l'espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché divieto di detenzione di armi proprie di
ogni genere;
d) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni
politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre
anni.
L’articolo 1 della presente proposta, inoltre, estende l’applicazione dell’articolo 3 della legge n. 654
del 1975, anche agli atti di discriminazione di persone compiuti a causa del loro personale
orientamento sessuale o della loro identità di genere, in linea con il ddl recentemente approvato dal
Consiglio dei Ministri ed attualmente in attesa di essere trasmesso alle Camere.
Con tale estensione, si dà parziale attuazione ai numerosi pronunciamenti in materia del
Parlamento europeo e dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, rimasti finora inattuati, se
si eccettua il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, che, nel recepire la direttiva 2000/78/CE per la
parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, tratta anche delle
discriminazioni causate dall’orientamento sessuale.
Il citato decreto legislativo copre però il solo ambito lavorativo, importante ma limitato. Il
presente ddl intende invece proclamare un principio di valenza generale, sancendo l’equivalenza tra le
3
discriminazioni causate da motivi razziali e quelle causate dall’identità di genere o dall’orientamento
sessuale delle persone.
L’articolo 2 prevede, poi, che gli assegni di benemerenza ai perseguitati politici e razziali, nonché
gli assegni vitalizi agli internati nei campi di sterminio non siano rilevanti ai fini della determinazione
dei limiti reddituali per l’erogazione delle pensioni sociali e degli assegni sociali.
L’articolo 3 prevede, invece, il finanziamento della “Task Force for international cooperation on
holocaust education”; la predetta task force nasce nel 1998 con l’obiettivo di promuovere e rafforzare
i programmi educativi sul tema della Shoah. Nel 1999 l’Italia è entrata nell’iniziativa su espresso
invito dei Paesi promotori.
Il Governo italiano, a seguito della propria adesione, si è assunto l’impegno di versare, oltre ad un
contributo iniziale di 50.000 marchi, necessario per la costituzione del Fondo finanziario della Task
Force, anche un contributo annuale pari, per tutti i Paesi aderenti, a 25.000 dollari, che dovrebbe
essere trasformato dal 2007 in 25.000 Euro.
L’articolo 4 prevede l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’Osservatorio
sul fenomeno dell’antisemitismo nell’Italia contemporanea, le cui modalità di funzionamento
dovranno essere successivamente disciplinate con decreto del Presidente della Repubblica da
emanarsi entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge ai sensi dell’articolo 17 della
legge 23 agosto 1988, n. 400.
Non esistono, infatti, attualmente in Italia strutture impegnate nello studio di tali fenomeni, a
differenza di quanto accade in relazione alle materie più ampie del razzismo e della xenofobia, mentre
appare necessario, anche al fine di introdurre misure sempre più efficaci di contrasto nei confronti di
detto fenomeno, acquisire dati costantemente aggiornati in ordine alla sua evoluzione sociale.
Gli articoli 5 e 6 prevedono, infine, rispettivamente le disposizioni relative alla copertura
finanziaria ed all’entrata in vigore del testo di legge.

26.01.2007

Spataro

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1. Reati di opinione
2. Legge 24 febbraio 2006, n. 85 Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione



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