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OUA: nuove astensioni dal 13 al 18 novembre.

Oua, Camere penali e Aiga si mobilitano insieme per rinnovare la professione forense garantendo qualità, rigore deontologico e specializzazione effettiva Tutti obiettivi con i quali contrasta la legge Bersani a tutto danno dei cittadini
31.10.2006 - pag. 30027 print in pdf print on web

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L'Organismo Unitario dell'Avvocatura proclama l'astensione dalle udienze dal 13 al 18 novembre 2006

Il 13 novembre “giornata dei diritti dei cittadini" consulenze gratuite nei consigli dell'ordine e negli uffici giudiziari

Il 29 novembre si terrà un’assemblea dell’avvocatura italiana ed europea a Bruxelles organizzata dall’Oua e dalla Federazione degli ordini d’Europa

Nel rispetto di quanto stabilito dal Congresso nazionale forense di fine settembre l’Oua si riserva di proclamare un’ulteriore settimana di astensione dall’11 al 16 dicembre

La dichiarazione di Michelina Grillo, presidente Oua: «Chi credeva che ci saremmo fermati alla grande manifestazione del 12 ottobre si sbagliava e di molto. Continuiamo a chiedere al governo attenzione e confronto leale sui provvedimenti che investono l’avvocatura, dalla legge Bersani alla riforma delle professioni, senza dimenticare una Finanziaria punitiva nei confronti dei lavoratori autonomi e dei professionisti. Ma non staremo certo zitti in attesa di incontri sin qui mai neppure convocati. Si sbagliava anche chi sperava che gli avvocati marciassero divisi. Oggi è chiaro a tutti che sulle questioni strategiche per il nostro Paese, come la tutela dei diritti dei cittadini e l'efficienza del sistema giustizia, il mondo forense si presenta unito. In Italia come in Europa e lo dimostrerà la grande assemblea già convocata a Bruxelles per il 29 novembre. Se la legge Bersani ha un merito, e ne avremmo fatto volentieri a meno, è quello di aver indotto gli avvocati a far prevalere le ragioni che li uniscono su quelle che li dividono.

Roma, 28 ottobre 2006

Segue la delibera approvata dalla giunta dell’Oua con la proclamazione dell’astensione e il programma delle nuove iniziative.

La Giunta dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura italiana,

riunita in Roma il 27 e 28 ottobre 2006,

ritenuto -

che la mozione politica approvata con il n. 2 del XXVIII Congresso Nazionale Forense dà mandato all’OUA di proclamare l’astensione dalle udienze penali, civili, amministrative e tributarie per le settimane dal 13 al 18 novembre 2006 e dall’11 al 16 dicembre, delegando gli organi dirigenti a valutare l’opportunità di sospendere l’astensione nel caso di adeguato accoglimento delle istanze dell’avvocatura; -

che a partire dalla conclusione del Congresso di Roma l’Organismo Unitario dell’Avvocatura ha più volte ricercato con il Presidente del Consiglio, con il Ministro della Giustizia, con le Presidenze dei rami del Parlamento e delle Commissioni Parlamentari competenti, di avviare un confronto in occasione del quale l’avvocatura potesse rappresentare le proprie elaborazioni in materia di riforma della disciplina legislativa delle professioni, nonché dell’ordinamento professionale legale, in armonia con i contributi forniti dalla classe forense nella scorsa legislatura e con la mozione di principi in materia di riforma approvata dal XXVIII Congresso come mozione n. 1; -

che per un verso non è stato aperto alcun tavolo di concertazione presso il competente Ministero della Giustizia, né pare prossima una convocazione delle rappresentanze professionali e sociali interessate; -

che per altro verso il Ministro dello Sviluppo Bersani, in un’intervista ad un quotidiano nazionale del giorno 25 ottobre, addita come un ineludibile obiettivo del Governo il “rilancio" sul decreto di luglio, con una riforma degli ordini professionali da varare a dicembre, mediante approvazione in Consiglio dei Ministri, rispetto alla quale, come per il decreto-manovra, che conteneva norme di smantellamento parziale della disciplina delle professioni, egli si dichiara già pronto, senza avere in alcun modo consultato le rappresentanze professionali; -

che tale riforma, secondo l’annuncio del Ministro Bersani, ribadito con decisione in altre interviste (ad. es. quella concessa al settimanale Panorama) e lanci di agenzia, verrebbe varata indipendentemente dal concorso del Ministro della Giustizia, che, anch’egli senza confronto con le rappresentanze delle professioni ed anzi in aperto rifiuto di dialogo, tanto con le rappresentanze istituzionali che con quelle politiche, che con i vertici degli enti previdenziali del mondo delle professioni, ha predisposto un disegno di legge in materia che ha già suscitato puntuali e motivate critiche da tutti i professionisti e dall’avvocatura in particolare; -

che pertanto, al fine di consentire il rispetto del diritto delle professioni a concorrere con pari diritti rispetto alle altre componenti sociali, è necessario attivare, così come nelle altre occasioni di mobilitazione attuate in questo scorcio di anno, e da ultimo con l’imponente incontro del mondo professionale tenutosi a Roma il 12 ottobre, il complessivo impegno degli avvocati per rappresentare alle istituzioni, alla politica e soprattutto all’opinione pubblica in tutte le sue articolazioni, la forza delle loro ragioni; -

che tali ragioni sono primariamente orientate alla rinascita del sistema giustizia, centrale pilastro di civiltà per il paese, dal massimo sviluppo e dalla massima qualità del quale soltanto può derivare la contemporanea soddisfazione del bisogno dei cittadini di tutela dei loro diritti e il corretto esplicarsi della delicata funzione demandata alla categoria forense; -

che il conseguimento di tale obiettivo deve muovere innanzi tutto dalla ferma contestazione delle molteplici inadempienze in cui è incorso e tuttora incorre lo Stato italiano nell’esercizio della giurisdizione, funzione costituzionale e primaria dello Stato di diritto, con contemporanea mortificazione del diritto di difesa e della tutela effettiva e piena dei diritti dei cittadini, nel rispetto puntuale dei principi del giusto processo, e dell’impegno degli operatori, e tra essi degli Avvocati; -

che tali inadempienze, a tacer d’altro, si manifestano attraverso l’assenza di seri e credibili piani di interveto strutturale, parallelamente a costanti e drastici tagli agli stanziamenti per la giustizia, tali oggi da mettere in concreto pericolo il funzionamento quotidiano degli Uffici, afflitti da una penuria di mezzi e di risorse del tutto inaccettabile per un paese civile; -

che la riduzione degli stanziamenti, unita alla sospensione delle anticipazioni da parte delle Poste, in particolar modo con riferimento ai compensi per il patrocinio a spese dello Stato, si rivela gravemente lesiva delle categorie sociali meno abbienti; -

che ciò denota una inaccettabile volontà politica di abbandonare l’intero settore nel suo stato di ormai pressoché irreversibile decozione, oltre tutto ignorando i pesantissimi moniti provenuti dalle istituzioni europee; -

che i recenti e censurati interventi normativi, così come quelli di analogo segno quotidianamente preannunciati da esponenti del Governo, hanno mosso dall’intento, neppur troppo sotteso, di mercificare la funzione difensiva, di rango costituzionale, e correlativamente il ruolo del difensore, nel contempo da ridimensionare, se non addirittura da eliminare, come purtroppo accade in larga parte dei procedimenti di definizione dei conflitti, propugnati come miracolosa medicina a fronte dell’inadeguatezza della giurisdizione pubblica, i quali – per contro – possono avere reale e concreta efficacia unicamente se realmente alternativi ad un sistema pubblico efficiente, e rispettosi del contraddittorio e della difesa tecnica; -

che l’azione riformatrice così esercitata, con modalità discusse e discutibili, si snoda in assoluta assenza di qualsivoglia adeguata analisi dell’impatto in tal modo prodotto sul sistema delle tutele, determinando situazioni di grave incompatibilità costituzionale del sistema, sia, come detto, con riferimento all’esercizio della funzione giurisdizionale, sia con riferimento all’attuazione piena del giusto processo, come ancor oggi si riscontra nell’ambito dell’ordinamento giudiziario, ancorché recentemente oggetto di insufficienti interventi riformatori. Il tutto a totale e grave danno proprio di quel cittadino – indebitamente degradato al rango di mero “consumatore", - che per contro si è demagogicamente ed ingannevolmente sostenuto di voler tutelare; -

che, nell’interesse del cittadino, va ribadito che devono essere garantite al difensore, quale soggetto della giurisdizione, altresì portatore di una rilevante funzione sociale, libertà, autonomia ed indipendenza, gravemente compromesse dai censurati provvedimenti; -

che l’avvocatura italiana da tempo, e sin qui inutilmente, ha richiesto e tuttora richiede interventi riformatori dei propri assetti ordinamentali, che coniughino le pur ineludibili esigenze di ammodernamento e di competitività con il miglioramento dei livelli di formazione, qualificazione, professionalità effettiva e verificata, con peculiare attenzione al conseguimento e spendita di specializzazioni; -

che in tale ottica correttamente riformatrice ben possono inserirsi interventi – peraltro propugnati dalla stessa avvocatura - che attuino semplificazione e maggiore trasparenza delle tariffe, nell’interesse del cliente; che consentano una migliore e più efficace articolazione delle forme collettive di esercizio della professione; che favoriscano il cittadino nella individuazione di professionisti competenti, adeguatamente formati, realmente in grado di fornire risposte di alto profilo alle loro esigenze difensive; che tutelino adeguatamente la giovane avvocatura e ne favoriscano l’ingresso nel mondo professionale; -

che al fine di rendere più trasparente ed efficace questo complessivo sforzo della avvocatura è compito di tutte le sue componenti, dal Consiglio Nazionale Forense, all’Organismo Unitario dell’Avvocatura, alla Cassa Forense a tutte le Associazione generaliste e specialistiche che si riconoscono in questo impegno di civiltà, rivendicare con ogni azione democratica il diritto a quella concertazione che questo governo sembra incomprensibilmente negare solo al mondo delle professioni; -

che, infatti e loro malgrado, gli avvocati italiani hanno dovuto prendere atto della impossibilità a tutt’oggi di realizzare con la politica una costruttiva e sinergica azione riformatrice, che – come prescritto anche da una recentissima risoluzione del Parlamento Europeo – valorizzi al meglio l’apporto di esperienza e di conoscenza specifica delle categorie interessate, soprattutto quando si verta in tema di riforme interessanti l’avvocatura, che esercita funzione di rilevante e preminente interesse pubblico, tale da giustificare deroghe alla applicazione “tout court" delle regole della concorrenza dettate per gli operatori commerciali; -

che, pertanto, in ossequio alla mozione politica congressuale, devono essere proclamate le forme di agitazione già programmate dal Congresso; -

che l’obiettiva gravità del momento, e la rilevanza degli interessi in gioco, che vanno ben oltre le ingenerose accuse di corporativismo pur strumentalmente mosse alla classe forense, inducono l’Organismo Unitario a sollecitare la corale e convinta partecipazione di tutte le componenti dell’avvocatura, ciascuna nel rispetto dei reciproci ruoli e funzioni, sia alle iniziative di protesta che al percorso di elaborazione e presentazione delle proposte.

Ritenuto dunque

che occorre innanzi tutto procedere alla formale proclamazione dell’astensione dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie e dalle altre attività giudiziarie per i giorni dal 13 al 18 novembre 2006, facendo naturalmente salva la trattazione degli affari civili, penali, amministrativi e tributari di cui agli artt. 4 e 5 della Regolamentazione provvisoria dell’astensione collettiva degli avvocati dall’attività giudiziaria di cui alla Delibera n. 02/137, in data 4.7.2002, della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, ferme tutte le riserve più volte esplicitate nei riguardi di tale Regolamentazione;

delibera,

fermo quanto sopra, di proclamare l’astensione dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie e dalle altre attività giudiziarie per i giorni 13, 14, 15, 16, 17 e 18 novembre 2006; è fatta salva la trattazione degli affari civili, penali, amministrativi e tributari di cui agli artt. 4 e 5 della Regolamentazione citata.

Invita

tutta l’avvocatura italiana a dar corso, con l’apporto dei Consigli dell’Ordine e delle Associazioni forensi, alle seguenti ulteriori iniziative, pure parzialmente indicate nella mozione congressuale del 23 settembre 2006: 

svolgimento di una giornata di assistenza e consulenza gratuita in favore dei cittadini, nelle giornate del 13 novembre e dell’11 dicembre, secondo modalità e termini demandati alle deliberazioni degli ordini territoriali, nel corso della quale diffondere una lettera-manifesto che illustri le ragioni della protesta dell’avvocatura; 

attuazione di forme di c.d. “sciopero bianco", ove possibile sin dal 6 novembre p.v., e come da indicazioni separatamente fornite con la richiesta dell’osservanza rigorosa delle norme processuali, tra cui la verbalizzazione delle udienze a cura dei cancellieri, a ciò appositamente designati; 

indizione di assemblee pubbliche, aperte alla cittadinanza, per l’illustrazione, l’approfondimento e la discussione delle tematiche oggetto della protesta; 

pubblicazione sugli organi di stampa, a livello locale e nazionale, di manifesti e/o comunicati che illustrino le posizioni dell’Avvocatura, chiarendone e valorizzandone il ruolo e la funzione nell’ambito della giurisdizione e al di fuori di essa.

Delibera inoltre

che la proclamata astensione, e le ulteriori iniziative correlate, si connotino per essere momento iniziale di un percorso più articolato di attività, che vedrà quali successive tappe: •

lo svolgimento di una Assemblea dell’Avvocatura italiana ed europea in Bruxelles, in data 29 novembre p.v., organizzata dalla F.B.E. e dall’O.U.A. ed aperta alla compartecipazione di tutte le componenti dell’Avvocatura, delle rappresentanze delle casse professionali e delle altre professioni; •

l’organizzazione in data 1dicembre 2006 in Roma di una manifestazione pubblica, aperta alla partecipazione di esponenti della cultura, dell’accademia, della società civile, nonché dei cittadini e delle forze politiche, nell’ambito della quale esaminare le ragioni di fondo della protesta degli avvocati e dei professionisti italiani, i valori nel nome dei quali la stessa non può venire abbandonata e le proposte concrete di intervento; •

lo svolgimento, come da mandato congressuale, di una Assemblea Nazionale dell’Avvocatura italiana in Roma, in data 16 dicembre 2006, per la quale sarà inviata separata e successiva formale convocazione, nel corso della quale valutare lo stato delle iniziative di riforma, il livello di dialogo e di intervento consentito alla classe forense e le eventuali ulteriori iniziative da assumersi.

Fa salva

nel rispetto dei limiti e delle condizioni fissate dalla già richiamata mozione congressuale, la proclamazione eventuale dell’ulteriore settimana di astensione prevista dall’11 al 16 dicembre 2006.

Si impegna

a proseguire la ricerca di ogni possibile ed utile sinergia con tutte le componenti dell’avvocatura, con gli organismi di rappresentanza dell’avvocatura europea e con le rappresentanze del mondo professionale, per un opportuno ed auspicato agire univoco e congiunto, nell’ambito del percorso più innanzi delineato.

Conferma peraltro

che ove le autorità politiche, recedendo dal tetragono rifiuto di qualsiasi forma di dialogo e concertazione sin qui manifestato, assumessero concrete determinazioni e impegni e creassero opportune sedi di confronto delle ragioni politiche portate dalla classe forense a sostegno dei progetti di intervento a favore del sistema giustizia e della disciplina della professione, la disponibilità dell’Avvocatura a sospendere le forme di lotte programmate

Roma, 28 ottobre 2006 il Segretario

avv. Maurizio Cecconi

il Presidente

avv. Michelina Grillo

31.10.2006

Spataro

Oua
Link: http://www.oua.it/comunicati/comunicati_2006/new.a

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