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Figli

Amore e diritto: i rapporti tra genitori e figli, illecito civile e responsabilità

La rivoluzione giurisprudenziale degli ultimi anni alla luce del danno esistenziale


[Il presente saggio costituisce la trascrizione di parte dell’intervento al convegno “Amore e Diritto” tenutosi a Ferrara il 19 giugno 2006. Per più compiute argomentazioni si rimanda a Giuseppe Cassano, Rapporti familiari responsabilità civile e danno esistenziale. Il risarcimento del danno non patrimoniale all'interno della famiglia, Cedam 2006]



Sommario: 1. Premessa. 2. I doveri dei genitori. 3. Atti illeciti commessi dai genitori nei confronti dei figli e responsabilità civile. 4. La responsabilità del genitore non affidatario per mancato esercizio del diritto – dovere di visita. 5. La responsabilità del genitore affidatario che ostacola i rapporti con l’altro genitore. 6. Responsabilità da riconoscimento non veritiero di paternità. Il disconoscimento di paternità. 7. La responsabilità da procreazione.

25.06.2006 - pag. 29652 print in pdf print on web

I

Il testo integrale e' disponibile gratuitamente in pdf al link in calce o sul titolo

1. Premessa. I doveri genitoriali trovano la loro fonte, oltre che a livello costituzionale, mediante la previsione dell’art. 30 Cost, anche nell’art. 147 c.c. L’attuale formulazione dell’art. 147 c.c. (Doveri verso i figli) prevede il dovere dei genitori di provvedere al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli, anche se nati al di fuori del matrimonio, assecondandone le inclinazioni, le capacità e le aspirazioni. La norma codicistica è chiaramente ispirata dal principio sancito all’art. 2 Cost. che tutela i diritti inviolabili della persona sia come singolo che “nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità”. Tra esse rientra in modo preminente la famiglia –legittima o meno- intesa come “formazione sociale di cui la prole è parte avente dignità di grado uguale a quello di ogni altro componente” (Fraccon). I doveri dei genitori nei riguardi dei figli, dunque, nascono per il semplice fatto della procreazione, indipendentemente dallo status filiationis, ossia dalla circostanza se siano nati o meno in costanza di matrimonio. Prima di giungere alla riforma del 1975 la filiazione legittima, concepita in costanza di matrimonio, era nettamente contrapposta a quella “illegittima”. Soltanto la prima godeva di considerazione sociale e di una integrale tutela, e la ratio era quella di conferire dignità e rafforzare la sola famiglia legittima, intesa quale unica entità sociale e giuridica - vera e propria istituzione - capace di assolvere ai compiti di mantenimento, istruzione ed educazione necessari per assicurare una ordinata vita sociale; ed altresì come struttura in grado di garantire la conservazione e la trasmissione del patrimonio (Rescigno). Il modello familiare accettato e ritenuto legittimo – in quanto conforme al diritto ed al costume - era quello fondato sul matrimonio, che rappresentava l'unico ambito in cui la filiazione trovava dignità e piena protezione; il presupposto implicito del sistema - ben avvertito nel costume sociale - era che la filiazione per essere lecita dovesse sempre originare da genitori uniti in matrimonio (Sesta). Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata: in primis alla filiazione naturale non è più attribuita l'espressione “illegittima”; inoltre, in seguito alla riforma del diritto di famiglia del 1975, il legislatore ha provveduto ad una sostanziale equiparazione della filiazione naturale a quella legittima, sia nell’ambito dei rapporti di carattere personale- mediante la previsione dell’art. 261 c.c. (Diritti e doveri derivanti al genitore dal riconoscimento)- sia nell’ambito dei rapporti di tipo successorio, attraverso l’introduzione degli artt. 468, 536 e 537 c.c. Inoltre le norme che hanno rimosso il divieto dell'accertamento nei riguardi dei figli adulterini e quelle che hanno fissato i principi della libertà della prova (art.269 c.c.) e dell'imprescrittibilità dell'azione (270 c.c.) consentono al figlio naturale di conseguire agevolmente l'accertamento del proprio status giuridico (Sesta). L’individuazione codicistica dei doveri “mantenere, istruire ed educare”- ripresa in maniera puntuale- dalla formulazione dell’art. 30 Cost., si ritiene vada integrata con il dato normativo contenuto nell’art. 12 della L. n. 184/1983, in cui alla triade viene anteposta “l’assistenza morale”, locuzione significante una relazione rispettosa della persona del minore, ricca di interscambi di natura affettiva e del sostegno necessario per una crescita sana ed equilibrata (Fraccon). Quanto alla natura giuridica dei doveri dei genitori nei riguardi dei figli, si può senz’altro affermare che essi hanno contenuto giuridico, visto che l’ordinamento predispone strumenti specifici- in primis l’art. 330 e 333 c.c.- per soddisfare le esigenze filiali, violate in seguito a comportamenti inadempienti dei genitori. Infatti, ai sensi dell’art. 330 c.c., qualora i genitori violino o trascurino i doveri inerenti alla prole o abusino dei poteri ad essi relativi, con grave pregiudizio per i figli, il giudice (Tribunale per i minorenni) può pronunziare la decadenza dalla potestà genitoriale (che è venuta a sostituire la patria potestas consistente nel potere del capofamiglia nei confronti della prole generata da lui). Invece, nell’ipotesi in cui, ex art. 333 c.c., il comportamento del genitore non sia tanto grave da comportare la pronuncia della decadenza dalla potestà genitoriale, il giudice (Tribunale per i minorenni) potrà adottare i provvedimenti che riterrà convenienti e disporre eventualmente anche l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare. Inoltre, sia nell’ipotesi contemplata dall’art. 330 che in quello dell’art. 333 c.c., – novità, questa, introdotta dall’art.37 della L. n. 149/01 con lo scopo di proteggere il minore senza comportare un suo sradicamento dal contesto familiare - è stata prevista anche la possibilità per il giudice di disporre l’allontanamento dalla casa familiare del genitore/convivente che maltratta o abusa del minore stesso. In passato gli istituti di cui agli artt. 330 e 333 c.c si riteneva avessero natura sanzionatoria rispetto alla condotta dei genitori, mentre attualmente hanno perso tale connotazione per assumere funzione preventiva: tali misure, infatti, mirano ad evitare il perpetuarsi di situazioni dannose e pregiudizievoli per il figlio o a prevenire probabili lesioni successive (Villa, Bucciante).

2. I doveri dei genitori. I doveri dei genitori nei confronti dei figli, elencati nell’art. 30 Cost. e richiamati pedissequamente dall’art. 147 c.c. sono quelli al mantenimento all’istruzione e all’educazione.

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25.06.2006

G. Casssano

Cassano
Link: http://www.civile.it/pdf/saggio amore e diritto.pd

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