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Procedura civile

Riforma processo civile - competitivita' - avvocati e magistrati insieme.

COMUNICATO STAMPA DEI MAGISTRATI E DEGLI AVVOCATI DEL GRUPPO DI LAVORO “ALLARGATO” SUL PROCESSO CIVILE


A RICHIESTA IUSONDEMAND STA PREDISPONDENDO UN AMPIO DOSSIER IN MATERIA
20.06.2005 - pag. 28758 print in pdf print on web

A

Ancora una volta si inseriscono in modo disorganico singole norme che richiederanno anni di aggiustamenti giurisprudenziali senza risolvere il vero problema della organica riforma del processo civile. Giudici, avvocati, personale amministrativo, utenti, cittadini aspettano da anni misure che valgano a restituire una qualche speranza ai diritti, mortificati dalla durata interminabile dei processi il cui scopo dovrebbe essere quello di assicurarne la tutela. I fondi destinati alla giustizia subiscono tagli e riduzioni; nulla si fa per rimettere ordine alla irrazionale distribuzione delle risorse, ancora in gran parte legata ad una geografia giudiziaria ottocentesca; non si pone rimedio alle gravi carenze di organico del personale amministrativo ed all’impossibilità, che ne deriva, di assicurare una minima assistenza per la quasi totalità dei giudici istruttori civili; il processo civile telematico e altri programmi destinati a rendere più moderna e funzionale la macchina giudiziaria restano al palo di partenza. Delle leggi che cadono a pioggia ben poche mirano alla cura dell’interesse collettivo. Si susseguono riforme che, anziché rendere più incisiva la tutela giurisdizionale, vanno spesso nella opposta direzione con restrizione delle garanzie specie in danno dei soggetti più deboli e che, proprio per questo, sono state ripetutamente censurate dalla Corte costituzionale. Con un decreto legge assai poco conforme al canone costituzionale della straordinaria necessità ed urgenza di cui all’art. 77 della Cost. e con un disegno di conversione che – ignaro dei moniti formulati dal Capo dello Stato anche in specifici messaggi di rinvio alle Camere - stravolge in gran parte l’oggetto del decreto, si introducono disposizioni che, oltre ad incidere profondamente sulle procedure fallimentari e a vanificare il lavoro per i processi per bancarotta ancora pendenti, incidendo così su quella certezza del diritto sempre auspicata tra i cittadini, fanno scomparire tutte le misure che in testi precedenti si intendeva introdurre al fine di contrastare gli abusi e le dilazioni ingiustificate del processo civile; viene approvata una delega che comporterebbe un colpo di piccone alla possibilità di funzionamento della Corte di cassazione, già fortemente compromessa dalla immane congerie dei ricorsi; si rende possibile, con l’accordo dell’attore e del convenuto o dei convenuti (dimenticando che nel processo possono esservi altre parti, anche successive), l’applicazione a tutte le controversie civili del d. lgs. n. 5/2003, che ha già dato negative prove di funzionalità nei processi coinvolgenti più soggetti. Mediante la previsione, del tutto eccentrica rispetto al sistema processuale e costituzionale (art. 25 Cost.), di rimettere alle parti la scelta non solo del rito applicabile ma anche – come il testo letterale della norma potrebbe suggerire - dell’organo, monocratico o collegiale, che dovrà decidere la causa, e con una serie innumerevole di complicazioni che ne deriverebbero sul piano interpretativo, un altro rito viene ad aggiungersi ai tanti che già affollano il campo, con conseguenze gravi per l’organizzazione della già disastrata macchina giudiziaria e con disagi ancora più acuti per il lavoro quotidiano di giudici, avvocati, cancellieri nonché, prima di tutto, per gli utenti. Vi è davvero qualcosa di agghiacciante in questa degenerazione delle modalità di formazione delle leggi, avulse ormai da un contesto di razionalità progettuale e così distanti dalla realtà e dai suoi problemi. Magistrati ed avvocati non possono non sentirsi preoccupati e chiedono con forza che le Commissioni Giustizia dei due rami del Parlamento ascoltino il naturale moto di protesta che – portato dai soggetti che la giustizia quotidianamente applicano – deriva dalla prospettiva di riforme squassanti e prive di ragionevolezza. Auspicano, quindi, che sia aperto un confronto con le associazioni degli operatori della giurisdizione, oggi, prima del definitivo varo di una nuova disciplina processuale non sufficientemente meditata e, per il futuro, per i comunque opportuni interventi di riforma nell’ambito della giurisdizione. Roma, 4 maggio 2005

Mario Fresa (coordinatore del gruppo civile ANM) Avv. Salvatore Grimaudo (presidente Unione Nazionale Camere Civili) Avv. Paolo Alvigini (vice presidente U.N.C.C.) Avv. Fabrizio Fusco (componente direttivo nazionale U.N.C.C.) Eduardo Campese, Antonio Didone, Pasquale D’Ascola, Alfonso Pappalardo, Patrizia Pompei, Francesco Ranieri (componenti del gruppo civile ANM)

20.06.2005

Associazione Nazionale Magistrati Unione Nazionale delle Camere Civili spataro

Anm e camere civili
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