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Fecondazione

Referendum: 103 giuristi per l'astensione

Da Eco di Bergamo. E il clecicalismo ...
07.06.2005 - pag. 28722 print in pdf print on web

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"Lo sostengono 103 giuristi, tra i quali i presidenti emeriti della Corte costituzionale Riccardo Chieppa e Cesare Mirabelli, i vicepresidenti emeriti della Consulta Massimo Vari e Fernando Santosuosso, aderiscono alla linea astensionista del comitato «Scienza e vita», presentando un manifesto dal titolo inequivocabile: «Giuristi per la scelta del non voto». "

Segue il manifesto:

I quattro referendum abrogativi in materia di procreazione medicalmente assistita pongono all'opinione pubblica gravi problemi circa l'inizio della vita e la tutela della vita umana nascente. La legge n. 40 del 2004, che è oggetto di tali referendum, si propone di regolare l'accesso alla procreazione assistita, prevedendo i casi in cui essa può avere luogo e stabilendo disposizioni a tutela dell'embrione. Tale legge contiene norme essenziali per tutelare il concepito, il quale, pur godendo - secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale - di una protezione costituzionale meno intensa di quella assicurata alla persona già nata, è comunque una vita umana. Esso, pertanto, non può essere trattato come strumento (di desideri ed obiettivi altrui), ma solo come fine: in ciò consiste la dignità che è propria dell'uomo. Trovano qui radice le norme della legge n. 40 del 2004 le quali vietano che gli embrioni siano utilizzati come mero oggetto di sperimentazione e aspirano ad evitare che siano prodotti embrioni in soprannumero. La legge, d'altro canto, offre una disciplina della fecondazione assistita che - contrariamente a quanto affermato dalla propaganda abrogazionista - consente che la fecondazione possa essere realizzata con probabilità di successo analoghe a quelle precedenti. Tale disciplina, pertanto, costituisce una base idonea per regolare la fecondazione assistita e per tutelare i diritti dell'embrione, senza penalizzare la ricerca scientifica. La normativa andrà in futuro sottoposta al vaglio della sua applicazione pratica per misurarne l'efficacia. Potrà essere sempre modificata per adeguarla al continuo sviluppo della scienza e della tecnica in questo campo o per consentire un bilanciamento ancora migliore di quello attuale fra i diversi interessi in gioco: l'aspirazione delle coppie sterili a procreare, la tutela della salute della donna nell'ambito della procreazione assistita, la tutela dell'embrione. I referendum per cui il corpo elettorale è chiamato a decidere il prossimo 12 giugno non mirano, tuttavia a proporre semplici correzioni, ma finirebbero, se approvati, per eludere le finalità perseguite dalla intera legge. Il loro eventuale successo, pertanto, riporterebbe la legislazione italiana in materia ad una sostanziale assenza di regole, di poco dissimile dalla situazione esistente sino all'entrata in vigore della legge n. 40. Di fronte alla scelta referendaria, gli elettori hanno - in base all'articolo 75 della Costituzione - tre alternative, tutte legittime e compatibili con il sistema costituzionale: il si (per coloro che intendono abrogare la legge), ovvero il no e l'astensione, per coloro che ritengono che i principi ispiratori della legge n. 40 vadano salvaguardati. In questa concreta situazione, l'astensione è il solo modo per impedire il successo dell'iniziativa referendaria e le funeste conseguenze per la tutela del diritto alla vita che essa produrrebbe. Essa mira a impedire che sia raggiunto il quorum di partecipanti che l'articolo 75 della Costituzione richiede perché sia valido un referendum. Non votando, quindi, si difende la vita, mantenendo in vigore la legge attuale, senza escluderne successive modifiche migliorative in sede parlamentare. Il voto per il "no", invece, potrebbe consentire il raggiungimento del quorum di partecipazione e finire così per agevolare indirettamente l'abrogazione della legge. In questo senso, del resto, l'estrema complessità tecnica delle questioni coinvolte ci convince che il referendum non è la via adeguata per decidere su questi problemi, e che occorra lasciare al Parlamento la ricerca delle soluzioni più adatte. Cosicché, in definitiva, la fondamentale esigenza di tutela della vita umana sin dal concepimento ci spinge a indicare come via più credibile proprio il non voto: una astensione consapevole, a difesa della dignità dell'uomo, che secondo la Costituzione europea è inviolabile e che a nostro avviso fonda la coesistenza civile. (06/06/2005)

07.06.2005

Spataro

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