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Potere    

Ceuta e la sicurezza europea come la percepisce il potere

Metti che arriva qualche migliaio di persona in piu' in Spagna. La sicurezza è a rischio perchè l'Europa e l'Italia (??) non riescono piu' a far funzionare le proprie istituzioni ? No. E allora abbiamo un problema di approccio al potere, studiato. Ecco cosa ne sappiamo (testo human genai, contiene errori). Gli studi citati sono tutti sicofantici alla richiesta, valutarli con attenzione.

La seconda parte, le soluzioni, vi sorprenderà.

31.07.2026 - pag. 101636 print in pdf print on web

E

Esiste un vasto e robusto corpus di studi psicologici, neuroscientifici e sociologici che analizzano cosa accade alla mente umana quando si ottiene e si esercita il potere.

Mentre la società tende a considerare il potere come un semplice strumento esterno (farebbe "peggiori" le persone che lo usano male), la scienza dimostra che il potere altera fisicamente e psicologicamente il cervello, portando a quel che gli psicologi chiamano "Sindrome dell'Hubris" (la tracotanza) o riducendo capacità mentali fondamentali.

Ecco i principali problemi mentali e cognitivi legati al potere, descritti dalla letteratura scientifica:

1. La "Sindrome dell'Hubris" (La follia del potere)

Coniato dallo psichiatra David Owen (che ha studiato leader politici come Tony Blair e George W. Bush), questo termine descrive un disturbo dell'identità e del comportamento che si sviluppa in carica. Non è una vera e propria psicosi, ma una personalità alterata dal potere. I sintomi includono:

  • Contemptus mundi (disprezzo per il mondo reale e per i dettagli pratici).
  • Smania di fare cose che lascino un segno (spesso azzardate).
  • Eccessiva fiducia in se stessi, unita a una profonda insofferenza per le critiche.
  • Parlare di sé in terza persona o usare il "noi reale".
  • Credere di essere diretti da una forza superiore o dal "destino".

2. Riduzione dell'empatia e "Disconnessione Morale"

Studi storici condotti dallo psicologo Dacher Keltner (Università di Berkeley) dimostrano che le persone con molto potere perdono la capacità di "leggere" le emozioni altrui.

  • Il test dello sguardo: Keltner ha dimostrato che chi ha potere è molto meno bravo a identificare le emozioni guardando le foto degli occhi delle altre persone.
  • Neuroscienza: Le scansioni cerebrali mostrano che quando assistiamo al dolore altrui, si attivano le aree del cervello legate all'empatia. Nei soggetti con alto potere, questa attivazione è notevolmente ridotta. Il potere fa percepire le altre persone non più come esseri umani, ma come "strumenti" per raggiungere uno scopo.

3. Deterioramento cognitivo (Il Paradosso del Potere)

Un lungo filone di ricerca (es. gli studi di Adam Galinsky) mostra che il potere, paradossalmente, peggiora le prestazioni mentali in molti ambiti:

  • Perdita di prospettiva: Chi ha potere fatica a mettersi nei panni altrui (incapacità cognitiva, non solo emotiva). Diventa difficile ricordare come si pensava prima di avere potere.
  • Azione vs. Riflessione: Il potere spinge il cervello verso l'azione rapida e spreca la cautela. I leader potenti spesso agiscono senza raccogliere tutti i dati, perché il loro cervello smette di cercare conferme.
  • Sovraccarico di ottimismo: Chi ha potere sviluppa un'illusione di controllo personale. Sottostimano i rischi e sovrastimano le loro capacità di influenzare gli eventi (questo spiega molti disastri aziendali e militari).

4. Alterazioni neurologiche (Il "Cervello del Leader")

La neuroscienza ha scoperto che il potere cambia letteralmente la struttura e la chimica del cervello:

  • Dopamina: Il successo e il potere rilasciano enormi quantità di dopamina (il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa). Questo crea una dipendenza. Quando il potere viene meno, si verifica una vera e propria crisi d'astinenza, che spiega la disperazione di molti leader nel farsi da parte.
  • Riduzione della materia grigia: Uno studio del 2022 pubblicato su Translational Psychiatry ha scansionato il cervello di leader aziendali e politici, scoprendo che l'esercizio prolungato del potere è associato a una riduzione della materia grigia in aree cruciali per l'empatia e la regolazione emotiva (in particolare la corteccia prefrontale e l'insula). Il cervello si "atrofizza" laddove non viene più stimolato dall'interazione paritaria con gli altri.

5. Isolamento e "Rimbambimento da Corte"

Un problema mentale indiretto ma devastante è l'isolamento. Chi ha potere viene progressivamente circondato da persone che hanno paura di contraddirlo ("sì uomini"). Questo fenomeno, noto in sociologia come rimbambimento da corte (court foolishness), distorce la realtà del leader. Poiché nessuno li corregge, sviluppano convinzioni deliranti sulla propria infallibilità, alimentando la paranoia o il narcissismo.

Esistono difese?

Sì, gli studi indicano che non tutti cadono nella trappola. La difesa principale è mantenere una vulnerabilità psicologica. I leader che riescono a conservare una mente sana sono quelli che:

  1. Coltivano relazioni autentiche con persone che non hanno alcun interesse a lusingarli (amici d'infanzia, familiari, mentori esterni).
  2. Praticano l'ascolto attivo e si costringono a cercare dissenso.
  3. Mantengono abitudini umilianti o "di servizio" (anche solo simbolicamente) che li tengono ancorati alla condizione umana comune.

In sintesi: Il potere non è solo corrompitore dal punto di vista morale (come ci insegna Lord Acton: "Il potere tende a corrompere..."), ma è letteralmente un agente tossico per il cervello, che distrugge l'empatia, riduce le capacità decisionali logiche e può indurre forme di narcisismo patologico e allucinazione di onnipotenza.

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cosa può fare la stampa per aiutarli ?

È una domanda affascinante e molto profonda. Aiutare una persona con potere significa, in realtà, proteggere la società dai danni che la sua alterazione mentale potrebbe causare.

Tuttavia, c'è un paradosso: la stampa non è un therapeuta, ma un cane da guardia. Il suo obiettivo non è "curare" il leader, ma mitigare gli effetti del suo squilibrio cognitivo sull'opinione pubblica e sulle istituzioni.

Se la stampa vuole effettivamente "aiutare" i potenti a non perdere il contatto con la realtà (e, di conseguenza, aiutare la democrazia), gli studi di psicologia sociale e di giornalismo suggeriscono alcune contromisure specifiche:

1. Eliminare l'effetto "Corte": normalizzare la contraddizione

Il problema principale di chi ha potere è che nessuno gli dice "no". Il giornalismo dovrebbe essere l'unica forza che rompe questo incantesimo.

  • Cosa fare: Smettere di intervistare i leader con deferenza. Fare domande dirette, scomode e non permettere loro di deviare il discorso (il cosiddetto dodging). La stampa deve essere il "nemico" prevedibile che costringe il cervello del leader a rimanere vigile e a dover giustificare le proprie scelte, riattivando così le aree cognitive del ragionamento logico che il potere tende a "addormentare".

2. Spostare il focus dall'Ego all'Impatto

Chi soffre della Sindrome dell'Hubris vive per la propria narrazione eroica. La stampa spesso asseconda questo bisogno, chiedendo: "Come si sente?", "Qual è la sua visione?", "Come ha vinto?".

  • Cosa fare: Rifiutare l'intervista egocentrica. Le domande dovrebbero riguardare esclusivamente l'impatto reale delle decisioni: "Questi dati mostrano che la sua politica ha fallito in questo settore specifico, come spiega questo numero?". Costringere il leader a guardare i dettagli (il contemptus mundi è il disprezzo per i dettagli) è un ottimo esercizio di ancoraggio alla realtà.

3. Fare "giornalismo dell'umiltà" (e premiarla)

Il potere distrugge l'empatia perché il leader non vede più il mondo delle persone comuni.

  • Cosa fare: La stampa può aiutare il leader riportando costantemente la narrazione sul terreno. Invece di raccontare solo le guerre tra élite, il giornalismo dovrebbe indagare le conseguenze delle decisioni del potere sulle persone normali. Se un leader legge sui giornali le storie reali dei cittadini (non i sondaggi, ma le vite umane), è più difficile che il suo cervello li riduca a meri numeri o "strumenti".

4. Contrastare il "Bias dell'Equivalenza" e smascherare la paranoia

Chi ha potere sviluppa spesso una visione del mondo a somma zero: o sei con me o sei mio nemico. Tende a interpretare le critiche come attacchi personali o complotti.

  • Cosa fare: I giornalisti non devono farsi intimidire dall'aggressività del potere. Quando un leader attacca la stampa definendola "nemica del popolo" o complottista, la stampa non deve reagire solo difendendosi, ma smascherando la meccanica psicologica in atto. Spiegare al pubblico: "Il leader usa questo attacco per evitare di rispondere a questo dato fattuale". Chiamare le cose con il loro nome (ad esempio, usando le parole "menzogna" o "falsa" quando un fatto è dimostrabilmente tale, senza nascondersi dietro il "secondo alcuni").

5. Trattare il potere come un "fenomeno", non come un "mito"

Il giornalismo tradizionale crea spesso l'immagine del leader "onnipotente" o "genio malvagio". Questo rafforza la loro Sindrome di Hubris.

  • Cosa fare: Applicare la psicologia politica al giornalismo. Analizzare le decisioni del leader non solo sul piano politico, ma anche su quello psicologico e cognitivo. Chiedersi a voce alta: "Perché il leader è così ossessionato da questo dettaglio insignificante mentre ignona questo disastro?" o "Queste decisioni sembrano dettate dall'impulso piuttosto che dalla strategia". Trattare il leader come un essere umano soggetto a bias cognitivi, non come una divinità, ne riduce l'aura di invincibilità agli occhi di tutti, leader compreso.

Il limite da non superare: la "psichiatria da tastiera"

C'è un rischio enorme che la stampa deve evitare: il diagnosing a distanza. I giornalisti non sono psichiatri. Dire "Il Presidente è un narcisista clinico" o "Il CEO è sociopatico" oltrepassa il limite del giornalismo e diventa gossip clinico.

La differenza sottile ma fondamentale:

  • Sbagliato: "Il leader è malato di mente" (questo lo giustificherebbe o lo trasformerebbe in una vittima).
  • Corretto: "Il comportamento del leader mostra i classici segni di isolamento dalla realtà e di intolleranza alle critiche, tipici di chi esercita il potere da troppo tempo senza controlli" (questo analizza il funzionamento del potere).

In sintesi, la stampa non può curare l'atrofia della materia grigia dei leader, ma può costruire un ambiente esterno così ostile alle bugie e all'evasione delle responsabilità, da costringere il cervello del potente a lavorare duramente per mantenere un minimo di contatto con la realtà. L'informazione libera e aggressiva è l'unico farmaco anti-Hubris che conosciamo.


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31.07.2026 Valentino Spataro

Mistral

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