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"La guerra che genera guerra, un terrorismo contro l'altro, tanto a pagare saranno poi civili inermi. Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra" - Gino Strada
Voto
Cortellesi, il discorso per la laurea honoris causa in diritto a MessinaCome spiegare il diritto di voto delle donne ? A parole ? Paola Cortellesi, con un film in bianco e nero, sta raccogliendo premi (in Giappone) e altri riconoscimenti. In tempi in cui il diritto e' abusato con interpretazioni faziose, il suo discorso e' oro per tutti. Non e' banale parlare di voto, lavoro e arte in tempi di astensionismo malato. I capitoli sono stati aggiunti con la human genai.
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Discorso di Paola CortellesiIntroduzioneBuongiorno a tutte e a tutti: gentili ospiti, studentesse e studenti, grazie per la vostra affettuosa partecipazione. Sono molto onorata di essere qui oggi a ricevere questo riconoscimento che mi riempie di orgoglio. Ringrazio la Magnifica Rettrice Prof.ssa Giovanna Spatari, il Senato accademico e il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Prof. Alessio Lo Giudice, per aver proposto di rendere omaggio al mio lavoro onorandomi di questo titolo prestigioso. Ringraziamenti e RiconoscimentiDevo dire subito che ho avuto il privilegio di ricevere un altro titolo tempo fa. Questo ha sollevato un esiguo coro di indignati tra coloro che non hanno ben compreso che una laurea “honoris causa” non viene conferita per specifiche competenze in materia ma, appunto, per altri meriti, correlati, nel mio caso, al mio mestiere, l’unica cosa su cui mi sento competente. Mi ritrovo quindi improvvisamente plurilaureata senza aver mai discusso una tesi. Prevedo dunque un nuovo coro di indignati sulla questione, ma devo dire che in questo caso mi sento serena perché almeno qui – ovemai si rendesse necessario difendermi- non farei fatica a trovare dei bravi legali. Grazie dal profondo del cuore per il vostro elogio del mio percorso professionale e soprattutto del mio film. Il Viaggio nel PassatoCon c’è ancora domani desideravo compiere un viaggio nel passato perché risuonasse nel nostro presente. Perché fosse chiaro come – nonostante gli evidenti progressi in termini di tutele e diritti – le dinamiche che caratterizzano un rapporto di coppia che ora definiamo tossico non siano cambiate. Perché avessimo ben presente quanto la cultura della prevaricazione sulle donne sia ancora profondamente radicata nel nostro paese. Ma avevo intenzione di mettere in scena un riscatto. Come? Con una eclatante prova di forza? Per quello sarebbe servita una donna con i super poteri degli Avengers. Improbabile per la nostra Delia, che non è una super eroina tantomeno una delle grandi politiche e attiviste che hanno combattuto il nazifascismo e poi redatto la nostra costituzione. Delia è una di quelle donne qualunque che non abbiamo ricordato, che hanno accettato una vita di prevaricazioni perché così era stabilito, senza porsi domande, fidandosi solo di ciò che era stato raccontato loro sin da piccole: Non conti nulla, non vali nulla. Il Riscatto di DeliaCome infonderle il coraggio, dunque? La risposta è arrivata leggendo con mia figlia un libro per bambine sull’evoluzione dei diritti delle donne; in quelle pagine, nella chiamata alle urne del 46, ho trovato il riscatto di Delia; la consapevolezza del proprio valore, e il coraggio di spezzare la spirale di violenza a cui è destinata anche sua figlia. La rivoluzione di Delia non avviene grazie a una coscienza socio politica ma per un semplice istinto d’amore. L’amore, quello possono averlo tutte, senza distinzioni di ceto sociale, provenienza, livello di istruzione. Il FilmMa non voglio dilungarmi sul mio film perché sinceramente non potrei aggiungere molto a quello che è già stato magnificamente espresso da voi oggi. Anzi, ho l’impressione che lo abbiate capito meglio di me. Questa, anche se ispirata da tanti racconti custoditi negli album fotografici di quasi tutte le famiglie italiane, dalla memoria delle nostre bisnonne e dal presente di tante nostre ragazze contemporanee, è una trama inventata. Questo film è il frutto del lavoro creativo di tante persone. Ogni volta che faccio riferimento al mio lavoro, in verità lo sto facendo a una squadra numerosa. Ho potuto realizzare questo film grazie alla fiducia dei miei inseparabili compagni di scrittura Giulia Calenda e Furio Andreotti, che per primi mi hanno compresa e incoraggiata. Di produttori che non hanno battuto ciglio di fronte a uno spericolato film d’epoca – in bianco e nero- che tratta di prevaricazione e violenza- (credetemi, tutti elementi che avrebbero messo in fuga chiunque). La fiducia di un cast artistico portentoso, fino al più piccolo ruolo, in grado di passare da un registro all’altro con stupefacente agilità. Di una squadra tecnica così preparata da potersi permettere di essere gentile. Si sente spesso parlare della squadra ma quasi nessuno conosce bene il nostro mestiere. Il Lavoro ArtigianaleQuesto vostro riconoscimento ha un significato ancora più grande oggi, in un momento piuttosto doloroso per il nostro settore in cui sovente, in una retorica odiosa e banale si descrivono le varie categorie di artisti come privilegiati, inetti, profittatori. Non è così. È un percorso lavorativo che il più delle volte inizia quando si è molto giovani ed è costellato di molti rifiuti e poche conferme, di disciplina, studio, allenamento, preparazione ossessiva. Al netto -me compresa- dei pochi volti conosciuti, ci sono migliaia di interpreti, che tengono in piedi le fondamenta di teatro e cinema e che al momento, a causa degli ulteriori tagli, sono in grave difficoltà. Ma sono troppo spesso considerati lavoratori di serie B… “Hai voluto fare l’artista, problemi tuoi”. Vale ahimè anche per gli autori, i piccoli produttori, i tecnici. Tutti sappiamo cosa fa un avvocato, una cameriera, una dentista, un operaio. Pochi sanno bene quale sia il lavoro di un capo elettricista, di un macchinista, di una segretaria di edizione, di un attrezzista di scena, di un assistente operatore, un aiuto costumista e di cosa si occupino di preciso, nella realizzazione di un film. Sarebbe magnifico raccontare Il lavoro di queste eccellenze, che faticano ogni giorno dietro le quinte con cura e passione. L’Importanza dell’ArteAllora oggi, io questo titolo prestigioso di cui mi fate dono, lo prendo in prestito per tutta la nostra categoria, che non ha “titoli” ma solo incarichi. Lo divido con la mia e le altre squadre. Professionisti con competenze specifiche uniche, guadagnate in anni di pratica, persone in grado di lavorare in sinergia in un modello di società ideale, in cui le varie abilità si intrecciano per realizzare al massimo il lavoro di una giornata, che non è mai uguale alla precedente o alla successiva, in cui si tornerà naturalmente a fare del proprio meglio. Si dice “la fabbrica dei sogni, la magia del cinema”, certo, ma tutto quello che sullo schermo può evocare qualcosa di magico, è il risultato di un lavoro artigianale. Raccontare la costruzione, anche quella dei sogni, da dignità e forza al nostro mestiere. Perché l’arte ci serve. È il nutrimento imprescindibile delle nostre coscienze. L’arte rivela la bellezza, insieme ai conflitti, i difetti, i limiti. Stimola il confronto, ci mostra che possiamo desiderare, faticare, dissentire. Mette in scena il coraggio e la possibilità di fallire e ci ricorda che non siamo soli. Ci racconta che è permesso cambiare idea. L’arte serve a proporre nuovi punti di vista, ad esercitare un pensiero critico e non omologato. ConclusioneQuesto riconoscimento, oggi, lo condivido con le lavoratrici e i lavoratori del nostro settore. Lo dedico a tutte le donne che stanno ancora cercando il proprio spazio, la propria indipendenza, il proprio valore. Lo dedico ai ragazzi e alle ragazze che impareranno a difendere ciò che è giusto. E a chiunque creda che il racconto dell’emancipazione sia un racconto che riguarda tutte e tutti noi. 04.12.2025 Paola Cortellesi Paola Cortellesi
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