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Rearm    

Non in mio nome: gli Europei hanno piani abbastanza precisi per mandare truppe in Ucraina, dice von der Leyen

Non abbiamo un ministro degli esteri, ma la rappresentante insiste sullo scontro armato con la Russia.

La Commissaria dice invece che abbiamo piani abbastanza precisi.

Papa Leone XIV angelus 31 agosto 2025: 

Let us plead God to stop the pandemic of arms, large and small, which infects our world.
May our Mother Mary, the Queen of Peace, help us to fulfil the prophecy of Isaiah: «They shall beat their swords into ploughshares and their spears into pruning hooks» (Is 2:4).

01.09.2025 - pag. 100088 print in pdf print on web

N

Non siamo pronti ad una guerra.

Per i mass media (giornali e social) siamo in frase di preguerra ineluttabile. L'abbiamo visto in Ucraina prima che scoppiasse: nessun tentativo di dialogo, solo ricorso alle armi.

Le armi in Europa non raggiungeranno mai un livello adeguato in tempo per contrastare un attacco devastante russo. Un libercolo di qualche anno fa diceva: se hai paura del tuo avversario, meglio che ti metti d'accordo invece di ricevere una sonora sconfitta, e diventare suo schiavo. Erano i vangeli.

Oggi il Commissario decide la politica estera usando le competenze militari (che nel Trattato dell'Unione rinviano bellamente alla Nato, l'avete mai letto ?). Fa politica estera facendo politica militare. Non ha competenze nè intenzione di fare pace.

Così annuncia anche di dare la maggior parte di risorse di rearm (debiti) alla Polonia per militarizzare l'Europa e, udite udite, portare l'esercito europeo in Ucraina per difenderla.

Inutile sperare che rifletta che nè lei nè noi ci potremo godere le sue affermazioni surreali.

Però Civile.it lo ripeto: non in mio nome. L'Europa non fa gli stessi sforzi per risolvere il problema come quelli che fa per portarci (non preparare) alla guerra frontale, attualmente siamo già in guerra semifredda. Fredda perchè non ci siamo, semi perchè sosteniamo uno dei belligeranti attivamente.

I racconti di guerra sono ugualmente surreali, ma veri: torture, morti, sofferenza per difendere la parola che un governante non vuole vedere screditata da un collega nè a parole nè con le armi.

E così ci subiamo dichiarazioni quotidiane sempre peggiori, per assuefarci.

Lo ripetono tutti: il problema non è opporsi e dire: "non in mio nome".

Il problema è renderci conto che dobbiamo insistere ad interessarci dei nostri politici belligeranti e simpatizzanti tali, per ricordare che chi pagherà il conto saremo prima noi, poi anche loro.

Non abituarsi. Mai.

Lo dice Papa Leone XIV. Non solo noi. E raccomanda di abituarsi ai cambiamenti, senza cercare facili e miopi sicurezze.

L'Europa è autorevole finchè compone i problemi.

Questa Europa ha perso l'autorevolezza. Non perchè lo dice Draghi, ma perchè quei pochi che vedevano noi come partner (primi per tutti l'Africa) ci vede un continente che non riesce a fare.

E l'Africa ha iniziato a fare, e sta facendo molto bene. Basta seguire le scuole, i progetti, i notiziari europei curati da africani. E' un mondo che corre, grazie agli investimenti cinesi, che vincolano, ma consentono una crescita collaborativa tra Cina e Africa. 

Terzo posto alla ex Minardi di Faenza ora di una società collegata alla Red Bull, con motori Honda (dopo i Ferrari), con un pilota francese di origini algerine.

Questo è il mondo che va avanti. 

Il resto è lotta disperata di un mondo moribondo che non c'è piu', ma vuole distruggere tutto per mantenere il proprio potere (non più autorevole).

Tu da quale parte del mondo vuoi stare ? 

Il Vangelo di Marco ci racconta anche di un giovane che, quando Gesù viene arrestato, scappa via nudo (Mc 14,51).
È un’immagine enigmatica, ma profondamente evocativa.
Anche noi, nel tentativo di seguire Gesù, viviamo momenti in cui siamo colti alla sprovvista e restiamo spogliati delle nostre certezze.
Sono i momenti più difficili, nei quali siamo tentati di abbandonare la via del Vangelo perché l’amore ci sembra un viaggio impossibile.
Eppure, sarà proprio un giovane, alla fine del Vangelo, ad annunciare la risurrezione alle donne, non più nudo, ma rivestito di una veste bianca.

Questa è la speranza della nostra fede: i nostri peccati e le nostre esitazioni non impediscono a Dio di perdonarci e di restituirci il desiderio di riprendere la nostra sequela, per renderci capaci di donare la vita per gli altri.

Cari fratelli e sorelle, impariamo anche noi a consegnarci alla volontà buona del Padre, lasciando che la nostra vita sia una risposta al bene ricevuto.
Nella vita non serve avere tutto sotto controllo.
Basta scegliere ogni giorno di amare con libertà.
È questa la vera speranza: sapere che, anche nel buio della prova, l’amore di Dio ci sostiene e fa maturare in noi il frutto della vita eterna.


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