La teoria che “la macchina può fare soltanto ciò che sappiamo come ordinarle”, sembra strana se consideriamo tutto questo.
La maggior parte dei programmi che possiamo inserire nella macchina avranno come risultato di farle fare qualcosa che non possiamo assolutamente capire, o che giu- dichiamo come comportamento completamente casuale.
Il comportamento intelligente consiste presumibilmente nello staccarsi dal comportamento completamente prevedibile implicato nel calcolo, ma di poco, in modo da non determinare un comportamento casuale o dei giri viziosi che si risolvono in inutili ripetizioni.
Preparando la macchina per la sua parte nel gioco dell’imitazione mediante un processo di insegnamento e di apprendimento conseguiamo un altro importante risultato: `e probabile cio`e non occorra pi`u preoccuparsi della “capacit`a dell’uomo di commettere errori” imitandola in modo naturale, ossia senza un “tirocinio speciale”.
I processi che si apprendono non assicurano al cento per cento il risultato: altrimenti non potrebbero essere disimparati.
`E probabilmente un buon provvedimento introdurre un elemento casuale in una macchina che impara.
Questo è Alan Turing 1950. Oggi parliamo di intelligenza artificiale in termini apparentemente simili. 70 anni dopo è di massa.
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