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Influcencer 16.01.2024    Pdf    Appunta    Letti    Post successivo  

AGCOM: ora meglio ma e' un mondo conversazionale, non editoriale

Distinguere tra privato e lavoro. Piu' chiarezza. Piu' sicurezza.

Pero' non sono documenti. Sono conversazioni. Instagram e i social sono conversazioni, non libroni.

Immagine generata da IusOnDemand srl con Dall-e3 16.1.2024 cc nc sa - due giocatori si stringono la mano prima del confronto


Valentino Spataro

 

N

Negli ultimi mesi avevo apprezzato in AGCOM un approccio diverso rispetto alla gestione di 20 anni fa.

Il ritorno di alcune proposte hanno fatto crollare la speranza di un approccio diverso.

Le nuove dichiarazioni sembrano confermare una correzione o almeno una apertura al dialogo, ma staremo a guardare.

Nel frattempo meritano apprezzamento le dichiarazioni rilasciate a RaiNews:

Massimiliano Capitanio, commissario Agcom:

1) FONTI DI DIRITTO

"Le nuove linee guida impongono trasparenza sotto il profilo della pubblicità e responsabilità per i contenuti che potrebbero danneggiare i minori, ma abbiamo inserito anche la tutela dei valori sportivi. Sono il riassunto di alcuni provvedimenti già in capo all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) che sviluppano le direttive europee e allo stesso tempo rafforzano principi fondamentali già contenuti nel codice civile e penale".

Si conferma quindi che le regole già esistono, sia per tutelare i minori, loo sport e le direttive prima ancora del TUSMA.

Il richiamo a codice civile e penale confermano le fonti normative, che escludono ogni riferimento al ROC obbligatorio (pur annunciato).

2) DISTINZIONE

"Gli utenti dovranno essere messi nelle condizioni di capire quando l'influencer racconta episodi di vita quotidiana o quando sta facendo pubblicità perché in corso un contratto con lo sponsor. In questo caso lo deve segnalare con una scritta in sovrimpressione sul video. Prima l'hashtag #adv, spesso affogato tra decine di altri hashtag non rendeva chiaro questo messaggio".

I giornali indicano in alto con la scritta ben piccola: "promoredazionali". I social usano #adv o altro.

Non ci siamo ancora: è la qualità di chi parla che fa la differenza. L'imprenditore che parla a titolo personale del proprio lavoro fa promozione, forse pubblicità in casa propria ?

Ricordo ancora quando negli anni '90 lessi 5 libri nella biblioteca del Tribunale di Milano sulla pubblicità e le agenzie. Non esisteva alcun testo sulla pubblicità in proprio. Erano tutte intermediate. Poi arrivò la Bassanini che permetteva di vendersi i propri spazi senza essere una agenzia pubblicitari ... di sè stessi.

25 anni dopo quella ricerca ritorna attuale.

Sui social è solo promozione. Diciamolo chiaramente. Vanità per i privati e promozione per le aziende. Campagna elettorale per i politici. Non trattati di filosofia.

Rispetto alle qualificazioni giuridiche gli utenti hanno ben chiaro che si promuove sè stessi.  Dissento totalmente quindi sul "non rendeva chiaro" questo messaggio. Va visto l'uso dell'intero canale, la bio, le attività, la fama del singolo. E gli utenti lo sanno. I social non si leggono come un libro, si usano per conversare (anche solo in ascolto) con interfacce diverse. Per favore, iniziamo a tenerne conto. Capisco che io conoscono bene le interfacce conversazionali e tale non conoscenza ha già creato altri errori in passato. Però una app non è un libro. Una app dei social serve a conversare.

3) GLI INTERMEDIARI

Saranno chiamati al tavolo. Non sono gli intermediari sic et simpliciter. La direttiva europea dà la definizione giusta, rispettiamola: chi sceglie e valorizza i contenuti generati dagli utenti. Si'. Si chiamano ancora UGC. Resta quello il criterio: chi usa algoritmi e non l'ordine cronologico.

4) RESPONSABILITA' ed EDITORIA

"Il concetto di responsabilità editoriale è un concetto di civiltà e di democrazia, lo hanno le tv, lo hanno i direttori dei giornali, lo hanno i singoli giornalisti. Io credo che le piattaforme stiano facendo un ottimo lavoro per ripulire la Rete dai contenuti dannosi per i minori e per togliere i discorsi d'odio e le fake news". E ancora "Un contributo da parte degli influencer, che quando hanno uno, due milioni, se non ancora più follower sono paragonabili alle tv e alle radio, credo che vada nella direzione di tutti e che aiuti anche gli influencer".

Sorry. E' un problema di qualità, non di quantità.

Altrimenti mi chiedo perchè anche Vasco Rossi o la Pausini non dovrebbero diventare editori solo per poter usare i social.

La nozione di editore impone una scelta di contenuti altrui. Non propri. Per questo la scelta di diventare editori è libera, e la non scelta non porta a irresponsabilità.

Ancora su questo non ci siamo, ma apprezziamo il dialogo aperto.

Ciò non toglie che non ci siamo ancora. Editori si diventa per scelta, non per legge. La soluzione di venti anni fa fu: sei editore se ti prendi i contributi all'editoria.

Fu uno scontro durato un anno. Torniamo alla soluzione di allora e non perdiamo altro tempo.

Le regole esistono.

Applichiamo queste senza dover fare una legge nuova ogni volta che i media sfondano le vite di una persona che ha sbagliato per distruggerla.

Non è una tendenza da incoraggiare. Per recuperare gli ascolti dei giovani, usciti dalle statistiche dei lettori degli editori. Non a caso.

E' uno scontro su come leggiamo. Non si legge piu', si conversa. Prendiamone atto e prendiamo atto che si è comunque responsabili di quello che diciamo.

Grazie a tutti per aver ripreso così velocemente le tesi e averle diffuse come proprie. E' così che si fanno battaglie per le idee in un mondo che usa ben altri metodi.

16.01.2024 Valentino Spataro
Valentino Spataro




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