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Editoria 08.06.2016    Pdf    Appunta    Letti    Post successivo  

Google News piace agli editori italiani

Fine di un'era. Riusciranno i blog a reggere il peso degli accordi commerciali che li escludono e riusciranno a innovare ? WordPress ci sta provando, con le API.

 

Indice

  • E' il divorzio definitivo con i blog ed
  • Vuole l'attenzione tutta per i propri sp
  • Facebook ha piu' importanza sui blog per
  • Google news offre agli editori spazio pe
  • In Italia non si puo' fare profilazione
  • "dopo la cartella esattoriale non facci
  • Riusciranno i blog a reggere il peso deg
G

Google e FIEG si accordano.

E' il divorzio definitivo con i blog ed e' il matrimonio per i prossimi decenni. Sempre che Facebook non attiri di piu' le news.

"In sostanza – ha continuato D’Asaro Biondo – la FIEG e Google hanno fatto causa comune su diverse aree dell’online, dallo sviluppo di nuove modalità di interazione con gli utenti al raggiungimento di audience più grandi, fino alla protezione dei contenuti."

Che i blog abbiano tolto la pubblicita' di Google, come Civile.it ha fatto gia' da tanti anni, e' un fatto. Google non remunera e anzi vuole l'attenzione tutta per i propri spazi promozionali, non per i post dei blog.

Facebook ha piu' importanza sui blog per il tempo passato su Facebook, ben superiore.

Ma queste metriche hanno semplicemente falsato il valore dei blog portando a sminuirne il valore grazie a pessima pubblicita' e pessima indicizzazione.

Basta vedere Amministrativo.it, che basa tutto sulla cronologia e sugli utenti (non su algoritmi rispettosi del marketing), per vedere che c'e' molto di piu' di quello che Google offre.

Ma parliamo di soldi.

Google news offre agli editori spazio per vendere le news e profilare i comportamenti dei clienti.

Evidente che l'esperienza italiana di unirsi per raccogliere la pubblicita' e' fallita. Gli editori ci hanno provato, ma il business e' nei dati di navigazione.

Cosa che Google, negli Usa, sa fare bene.

Sembra strano leggere somiglianze nell'articolo di Repubblica sulle arance italiane, troppo costose rispetto a quelle importate dall'estero senza gli stessi controlli. A noi resta il lusso, che si puo' fare innovando nel vino, non troppo nelle arance.

In Italia non si puo' fare profilazione cosi' come chiesta (e pagata) dai pubblicitari USA. Ergo ci si accorda per lasciar fare a loro il lavoro improduttivo in Italia e portare i risultati gia' puliti.

Chi ne va di mezzo e' il blog. Quell'aggregato informe di persone che creavano comunita', gruppi di interesse, di aggregazione, voglia di identificarsi. I piccoli alla riscossa. Disqus, WordPress, Piwik, Magento sono le parole di questa comunita' disaggregata.

Perche' i blog regalano i dati di traffico a Google, che invece li compra dagli editori.

Come dissi: i blog scompariranno in Facebook. Vedo gia' oggi negozianti incazzati al solo sentire parlare di blog: "siamo matti, meglio Facebook e Tripadvisor", oppure "dopo la cartella esattoriale non faccio nulla di mio".

Il web italiano e' fallito se pensa che la soluzione sia mettersi a casa dei centri commerciali online e rinunciare ad un rapporto diretto con propri strumenti ai propri clienti.

Ma commercialmente oggi conviene a molti. Hanno ragione a prendere le cose come vanno ora. Domani si vedra'. Forse.

Riusciranno i blog a reggere il peso degli accordi commerciali che li escludono e riusciranno a innovare ?

In tutto questo la domanda e': ma quante news siamo in grado di digerire ogni giorno, invece di fare ?

08.06.2016 Spataro
Fonte: Fieg




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