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Osservatorio sul diritto e telecomunicazioni informatiche, a cura del dott. V. Spataro dal 1999, documenti.

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Bullismo 09.01.2014    Pdf    Appunta    Letti    Post successivo  

Prima lettura del codice di autoregolamentazione contro il cyberbullismo

Adesione spontanea, ma riservata ai grandi operatori. Cosi' non si fa lotta al bullismo. Anche le sanzioni limitate. Quindi ? Gli operatori potranno identificare i visitatori. Forse questo e' il punto dolente, sbaglio ?

 

Indice

  • La fattispecie e' una sola: alcuni sogge
  • Ogni regola che preveda soluzioni di car
  • Credere ancora una volta nel potere dell
  • Ripeto: ogni proposta in materia dovrebb
  • Si promuova la cultura della rimozione d
  • Un principio, cosi' affermato, ancora un
  • Ok alla campagna informativa, ma limitat
  • In poche parole in caso di bullismo e di
  • Non sarebbe debole se invece di voler fe
  • il succo del codice, alla presenza del
I

Il bullismo, in rete e fuori dalla rete.

Cosi' il comunicato:

"È stata approvata l'8 gennaio, durante la riunione tecnica dedicata a combattere il cyberbullismo, la prima bozza del Codice di Autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del fenomeno. Intervento ritenuto necessario anche a seguito dei gravi fatti di cronaca che hanno visto alcuni giovanissimi arrivare a gesti estremi dopo essere stati oggetto di insulti e diffamazioni su Internet.

"Al tavolo, presieduto dal Vice Ministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà, partecipano rappresentanti delle Istituzioni (Mise, Agcom, Polizia postale e delle comunicazioni, Autorità per la privacy, Garante per l’infanzia e Comitato media e minori), delle Associazioni (Confindustria digitale, Assoprovider ecc.) e degli operatori (Google, Microsoft ecc.)."

Secondo il ministero quindi e' stata approvata una bozza (approvata da chi ?) per la consultazione pubblica.

Chi abbia realizzato la proposta non e' noto. Dal comunicato si comprende invece che si e' cercato di coinvolgere tanti operatori in rete.

Ci sono 45 giorni per la consultazione pubblica (non vincolante, solo consultativa naturalmente).

Ecco i miei personali rilievi.

Il cyberbullismo non esiste. Esiste il bullismo.

Dai primi tempi di internet (meglio, delle telecomunicazioni) chi conosceva meno il mezzo lo ha usato per danneggiare altri affermando un proprio potere psicologico sulle vittime.

In rete si e' parlato di troll, di cyberbullismo.

Fuori dalla rete si parla di molestie o di bullismo.

Sia in rete che fuori si parla di di stalking.

Anni fa si parlava di telefonate di disturbo, senza scomodare internet.

La fattispecie e' una sola: alcuni soggetti, di ogni eta', possono usare gli strumenti di telecomunicazione per imporre una violenza psicologica contro altri.

Chi la subisce teme di piu' di una semplice pressione psicologia: e i giornali non tralasciano di segnalare le tante denunce cadute nel nuovo di chi, spaventato, ha poi subito realmente anche violenze fisiche, dal sequestro all'omicidio, o il suicidio.

Di solito si distingue questo fenomeno dalla comunicazione in pubblico, preferendo strumenti privati. In realta' oggi vediamo che si usano gli spazi di commenti, i social network e altri strumenti "piu' persistenti" nel tempo per impaurire altri.

E' un fenomeno vecchio come il mondo. Il web non offre situazioni particolarmente diverse da chi subisco il pizzo dopo tante pressioni.

Si chiama "impaurire". Ripeto: e' vecchio come il mondo.

Ogni regola che preveda soluzioni di carattere generale al fenomeno su internet che e' speciale rispetto al comune vivero sociale, e' destinata a produrre populismo e danni, invece che soluzioni.

L'ambito

Come sottolineato, il codice parla di internet.

Chi conosce il cyberbullismo sa che se ne parla quando il minore e' fuori dall'ambito scolastico. Questo comporta una primaria responsabilita' dei genitori dei minori sotto due profili:

  1. l'esercizio della funzione genitoriale, in aiuto alla crescita del figlio
  2. il dovere di intervenire presso la famiglia degli altri minori coinvolti, per affrontare il problema.

Nelle scuole e' ben noto che il bullo ha di solito una situazione familiare particolare, e spesso non condivide i valori di rispetto e socialita' insegnati nelle altre famiglie o percepiti come tale da almeno uno dei due genitori.

Il fenomeno e' studiato da qualche decina di anni. Gli studi sono iniziati nel nord Europa e da li' si sono diffusi nelle altre nazioni, con sensibilita' assai diverse.

Pensare di combattere il cyberbullismo significa dimenticare che nasce nel momento in cui i minori si aggregano, ovviamente per motivi cronologici soprattutto a scuola, ma non esclusivamente. Nelle strade si parla di "branco", "bande" ed altri termini simili.

Nel momento in cui nelle premesse si dice: "La crescente tendenza dei giovani a sviluppare, attraverso l’uso dei nuovi media, una forma di socialità aggressiva e violenta che può indurre all’adozione di quei comportamenti discriminatori e denigratori verso i propri coetanei che spesso sfociano in episodi di cyberbullismo, attraverso la diffusione di post ed immagini o la creazione di gruppi "contro”;" si banalizza un tema che non e' di internet. Il problema e' nella societa', e quindi anche in quella aggregazione sociale che si sviluppa anche in internet.

Il problema e' quindi nei valori che girano attorno al bambino.

Credere ancora una volta nel potere della tecnologia di influire sui comportamenti umani, migliorandoli, e' pericolosa piu' della cura che vuole promettere.

Specificamente, per l'art.1

Gli operatori che forniscono servizi di social networking, i fornitori di servizi on line, di contenuti, di piattaforme User Generated Content e social network che aderiscono al presente Codice, di seguito denominati “aderenti”, si impegnano ad attivare appositi meccanismi di segnalazione di episodi di cyberbullismo, al fine di prevenire e contrastare il proliferare del fenomeno.

La definizione tradisce l'obiettivo. E' talmente ampia che tocca tutta internet interattiva, non solo i termini attualmente di moda.

Come detto, nulla vieta di usare la carta da lettere o il telefono, e perche' non coinvolgere le poste e gli operatori di telefonia ? E' un problema generale.

Pensate di poter chiedere al gestore di telefonia di bloccare tutte le telefonate che provengano da uno o piu' numeri, come ora twitter e facebook consentono. Non sarebbe una vera innovazione di carattere generale che tutela la liberta' dei singoli e la funzione educativa dei genitori ?

Invece usare il termine "prevenire" va chiarito. Una attivita' generale di prevenzione e' censura, sia pure per finalita' condivisibili. Ma tutti abbiamo superato Machiavelli, anche se va ricordato.

La prevenzione del singolo e' invece educazione al vivere sociale, ben vengano gli strumenti generalizzati per bloccare chi ci vuole contattare contro la nostra volonta'.

Infine la prevenzione condivisibile e' quella culturale: sapendo che ci sono strumenti in mano ai singoli per fermare le comunicazioni, allora si fara' prevenzione. Che l'iniziativa non venga pero' da soggetti diversi da quelli coinvolti.

Art. 2

1. I sistemi di segnalazione che gli aderenti sono chiamati a mettere a disposizione di bambini e adolescenti devono essere adeguatamente visibili all’interno della pagina visualizzata, semplici e diretti, in modo da consentire loro l’immediata segnalazione di situazioni a rischio e di pericolo.

Nulla da dire. Lo consiglio da piu' di un decennio.

2. Gli aderenti si impegnano nell’adozione delle misure necessarie a garantire che l’accessibilità ai sistemi di segnalazione e il riscontro fornito all’utente che ne faccia uso siano fruibili nella lingua dello stesso utente che effettua la segnalazione.

Ok.

Art. 3

1- Gli aderenti si impegnano a rendere efficienti i meccanismi di risposta alle segnalazioni (effettuati da personale opportunamente qualificato) azionati in termini di tempi di rimozione dei contenuti lesivi per la vittima del cyberbullismo, non superiori alle 2 ore dall’avvenuta segnalazione, al fine di evitare che le azioni si ripetano e/o si protraggano nel tempo, amplificando gli effetti che la condotta del cyberbullo ha in Rete sulla vittima, per la quale l’efficacia della segnalazione costituisce l’unico strumento possibile di controllo.

 

Questo impedisce a tutti i piccoli operatori di partecipare al progetto. Chi ha grandi strutture puo' adottare sistemi simili, i piccoli tipicamente utilizzano un meccanismo di moderazione preventiva o basata su criteri di relazioni privilegiate (utenti gia' registrati, amici, amministratori).

L'indicazione di due ore e' fuorviante. Bastera' inviare la comunicazione subito su piu' piattaforme o strumenti per rendere inefficace la risposta.

E' invece piu' importante concentrarsi sulla rimozione dei contenuti, questo si', a richiesta delle parti.

Ma le norme penali dovrebbero confermare che la consumazione avviene nel momento in cui si pubblica ed anche uno solo viene a sapere di quanto e' stato pubblicato.

Pubblicare o meglio diffondere o distribuire; meglio ancora inviare una comunicazione a distanza senza poterla fermare.

Ricordiamo che le persono possono sbagliare e se hanno gli strumenti per correggersi prima di creare danni bisogna tenerne presente.

Ripeto: ogni proposta in materia dovrebbe coinvolgere anche i piccoli operatori, non escluderli. Pensiamo non solo ai blog, ma agli sviluppatori di app che operano con modalita' diverse e spesso semplificate.

 

2- Gli aderenti si impegnano, per quanto tecnicamente possibile e praticabile, a garantire ulteriore efficacia al contrasto del fenomeno del cyberbullismo anche attraverso l’oscuramento cautelare temporaneo del contenuto lesivo segnalato.

 

Francamente questo mi sembra una resa e una assoluzione. E' questo il punto semmai: predisporre che ogni contenuti, inserito anche gratuitamente, possa gratuitamente essere tolto.

Tipicamente i contratti d'uso delle piattaforme sono considerate offerte al pubblico, le cui condizioni possono cambiare unilaterlmente purche' pubblicate.

Si tratta quindi contratti con i consumatori. Spesso contratti d'uso gratuito senza limiti di tempo ("precario").

Nei contratti con i consumatori e' importante notare che ogni clausola vessatoria, o comunque non regolata da uno specifico sinallagma, puo' essere annullata o dichiarata comunque inefficace. Insomma: il gestore che prende un contenuto non puo' imporre ai contraenti di non poterli rimuovere, cosi' come il gestore si riserva di chiudere un account.

Si promuova la cultura della rimozione dei contenuti. Nulla di male su base consensuale, senza artificiosi e illiberali interventi d'autorita' non giudiziaria.

 

 

 

Art. 4

1- Nel rispetto della normativa sulla riservatezza dei dati personali, gli aderenti potranno promuovere e attuare apposite politiche che consentano alle Autorità competenti di risalire all’identità di coloro che utilizzano il servizio per porre in essere comportamenti discriminatori e denigratori con l’intento di colpire o danneggiare l’immagine e/o la reputazione di un proprio coetaneo.

 

L'identicabilita' (qui auspicio, non dovere) comporta un diverso meccanismo di qualsiasi servizi online. Non ultimo si pensi a Wikipedia che fa del limitato anonimato nelle modifiche un punto di forza.

Wikipedia insegna invece che l'uso di diverse misure e strumenti, sempre aggiornato nel tempo, e' una soluzione che funziona.

Un principio, cosi' affermato, ancora una volta impone l'identificazione di tutti e l'esclusione dei piccoli dal coinvolgimento alla lotta del bullismo, non potendo identificare gli utenti al pari di qualsiasi piattaforma di grandezza planetaria.

 

2- Gli aderenti si impegnano altresì a sensibilizzare con campagne di formazione e informazione sull’uso consapevole della Rete, ciascuno per quanto di propria competenza e sulla base di linee guida indicate dal Comitato di cui all’articolo 5, l’utenza Internet sulla possibilità per chi pone in essere comportamenti discriminatori e denigratori con l’intento di colpire o danneggiare l’immagine e/o la reputazione di un minore di essere scoperto e per le vittime sulla concreta possibilità di difesa offerta dal presente Codice

 

Ok alla campagna informativa, ma limitata alle guide indicate dal Comitato mi sembra francamente irragionevole.

 

Art. 5

1. Al fine di monitorare periodicamente l’effettiva applicazione del Codice da parte degli operatori aderenti, è istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico un Comitato di monitoraggio, composto da esperti di comprovata esperienza e professionalità sulle tematiche connesse alla protezione dei minori e all’utilizzo delle nuove tecnologie e dai firmatari del presente Codice.

2. In esito al monitoraggio, qualora venga riscontrato il reiterato mancato rispetto degli impegni assunti con il presente Codice da parte dei Firmatari, il Comitato potrà, in esito ad apposita procedura, formulare uno specifico Richiamo nei confronti dell’Aderente che se ne sia reso responsabile.

3. Il Comitato ha, inoltre, il compito di favorire studi e ricerche sul fenomeno del cyberbullismo anche attraverso una relazione annuale sul fenomeno e sull’efficacia delle misure intraprese dagli Aderenti.

4. La partecipazione al Comitato non comporta oneri per lo Stato.

 

Nulla da dire, se non che le "sanzioni" sono pure troppo poche.

In poche parole in caso di bullismo e di contestazione specifica dell'interessato al gestore della piattaforma l'unica sanzione in caso di non cooperazione e' il richiamo ?

Evidentemente no, restano le altre piu' cogenti norme penali.

E allora l'intero testo dimostra la sua debolezza.

Preciso: e' debole nel momento in cui si propone come strumento di contrasto del bullismo.

E' debole nel momento in cui non consente ai piccoli operatori di compartecipare al progetto.

Non sarebbe debole se invece di voler fermare il bullismo proponesse, molto piu' concretamente, di promuovere una cultura della convivenza nel rispetto.

Possibile quindi che il succo del codice, alla presenza del Ministero, serva ad autorizzare gli operatori ad identificare chi naviga online ?

09.01.2014 Spataro
Fonte:




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