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Ugc 28.11.2012    Pdf    Appunta    Letti    Post successivo  

Australia: condannato motore di ricerca per non aver rimosso i link a contenuti - pdf

Il motore di ricerca rifiuta di rimuovere contenuti (nel 2009) e viene condannato in Australia; al link il pdf, mobi ed epub della sentenza anonimizzata

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  • Il tema e' se Google, dopo contestazione
G

Google sta mettendo in pericolo l'equilibrio tra responsabilita' e liberta'.

Il caso di cui parla il Guardian e' emblematico: una persona viene coinvolta in una sparatoria da un proiettile vagante. Essendo famosa i media la coinvolgono come destinatario e coinvolto in questioni criminali.

L'interessato chiede a Google, tramite il proprio avvocato, di rimuovere dei contenuti. Google risponde nel 2009 che deve chiederlo ai siti coinvolti e Google togliera'. Ma da solo non lo puo' fare.

Non lo vuole fare.

Ora il tema e' che un algoritmo non e' onnipotente, anche esso e' soggetto a tutte le leggi, sia quelle a favore che contro, ed e' la magistratura che decide come contemperare gli interessi.

Ma qui viene il problema.

Il problema non e' se Google sia libero di indicizzare tutti ed essere non responsabile per un meccanismo automatico.

Il tema e' se Google, dopo contestazione, sia responsabile qualora rifiuti di rimuovere dei contenuti esattamente indicati.

La confusione tra questi due aspetti cambia tutto.

La decisione australiana, che stiamo cercando, applica lo stesso principio della direttiva ecommerce europea: nessun risponde di un trattamento automatico finche' non gli venga chiesto di rimuovere un contenuto e non lo rimuove.

"Non e'" che si diventa editori. Si risponde di continuare  a diffondere una informazione dopo che venga chiesto di rimuoverla.

C'e' da dire che Google continua su questa posizione, ma anche acceetta segnalazioni esterne, con procedure diverse che non ho mai provato. Quella affidata ai singoli siti funziona. Io personalmente ai miei clienti consiglio di effettuare anche alcune modifiche tecniche nei metadata, per migliorare l'autotutela.

A parte questo il tema e' molto ampio.

I droni sono programmati per uccidere con software appositi, che decidono in autonomia. Non se ne parla ancora molto, ma si vorrebbe dichiarare la non responsabilita' in caso di errori, e la non responsabilita' perche' azioni di guerra in caso di successo.

Altri software prendono decisioni automatiche, e si vorrebbe che non rispondano di nulla.

C'e' sicuramente un contemperamento di interessi che la magistratura sta trovando in tutto il mondo in modo equilibrato, ma i politici quotidianamente anche in Italia voglio sbilanciare.

La nozione e' questa: non rispondo. Ma se mi contestano, rispondo personalmente se non rimuovo.

Nel caso di droni pero' la bilancia si sposta. Ma in quel caso non vi e' la liberta' di parola da difendere, quando il diritto legato alle armi. Gli americani hanno una loro visione, noi la nostra.

Interessante pero' vedere come nel caso che ha coinvolto il Corriere della Sera vi sia stata una condanna ad inserire un meccanismo per vedere subito le altre notizie successive di rettifica, anche se vi era un form di ricerca per cercare le altre notizie a favore.

Insomma: chi parla di diritto all'oblio non capisce nulla. Dipende da mille aspetti. Anche la finalita' di documentazione e' importante per una nazione. E comunque chi consulta non e' un soggetto passivo. E' qualcuno che deve approfondire le ricerche se vuole avere tutte le opinioni sul caso.

E per concludere: tutti devono giocare insieme. Se qualcuno vuole fare il furbo, si finisce davanti al magistrato.

In questo gli avvocati giocano un ruolo decisivo, ma ancora molti credono di poter difendere solo gli interessi del proprio cliente. Ma attenzione: gli interessi che il cliente chiede di proteggere; non gli interessi che l'avvocato deve spiegare al cliente essere migliori.

Ma si sa: per fare questo si potrebbe perdere il cliente. 

Se non si imposta il rapporto di fiducia nel modo corretto sin dall'inizio.

Una ultima nota: pensate di chiedere la rimozione di contenuti con il testo ADSDFG345345vfv234. Facile.

Provate a chiedere la rimozione di tutto quello che riguarda Mario Rossi, o John Black. Cambia vero ?

Il tutto cambia ulteriormente se pensiamo non ai risultati di ricerca, ma ai suggerimenti di ricerca.

Insomma: meno sicumera da parte di tutti, e piu' senso del diritto. Costa meno e si risolve prima.

Al link, la notizia dal Guardian

28.11.2012 Spataro
Fonte: spataro

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Sentenza della Corte Suprema di Victoria, Australia, sulla responsabilita' dei motori di ricerca
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