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Il ruolo dei social network secondo Dante Alighieri

Possibile che Dante abbia parlato dei social network ? No. Ma mise in bocca a Virgilio una affermazione che vale, come allora, per dare forza all'uomo che ricorda di essere umile e attento alla mèta che si e' proposto.
Il quinto canto del purgatorio veniva cosi' commentato da Olindo Guerrini nel 1908.

 

Indice

  • Virgilio lo redarguisce per ricordargli
D

Dante rallenta perche' si sente al centro dell'attenzione delle anime del purgatorio che si accorgono che ha un corpo che fa ombra, non e' solo anima come loro, senza ombre.

Virgilio lo redarguisce per ricordargli di andare avanti, spiegandogli che l'ascoltar i bisbiglii non fa altro che indebolire l'azione.

Ecco cosa ne penserebbe oggi Dante dei social network...

Il commento del Guerrini.

ps: perdoni il lettore l'ardire nel titolar: "Il ruolo dei social network secondo Dante Alighieri" ... :-)

 

"Comunque sia di tutto questo, il Poeta che, viaggiatore curioso ed intelligente, si fermava o rallentava il passo per vedere o per ascoltare, è rimbrottato secondo il solito dal Maestro, il quale voleva far presto a compiere la sua missione:

 

Perchè l’animo tuo tanto s’impiglia,
Disse il Maestro, che l’andare allenti?
Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?
Vien dietro me e lascia dir le genti:
Sta come torre ferma che non crolla
Giammai la cima per soffiar de’ venti.
Che sempre l’uomo, in cui pensier rampolla
Sovra pensier, da sè dilunga il segno
Perchè la foga l’un dell’altro insolla


cioè debilita.

E non è da notare qui altro che alcuni comentatori, Benvenuto da Imola per es., attribuiscono a questo passo un senso recondito di allegoria morale, poichè Virgilio redarguirebbe qui Dante di vanità e lo inciterebbe a maggior modestia, il che mi par troppo voler cercare sensi riposti dove facilmente non ce ne sono. Il terzetto della torre che non crolla è diventato oramai uno di quei luoghi comuni per indicare la fortezza e la costanza, che non occorre insisterci, se non per ricordare che le alte torri, percosse da un vento forte, trepidano, oscillano e crollano il capo in modo misurabile e misurato dagli strumenti. Ma questo al tempo di Dante non si sapeva.

21.09.2012 Spataro
Fonte: Dante - Olindo Guerrini - Wikisource




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