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Osservatorio sul diritto e telecomunicazioni informatiche, a cura del dott. V. Spataro dal 1999, documenti.

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Censura 06.02.2009    Pdf    Appunta    Letti    Post successivo  

Diritto di Rettifica e Apologia di reato: due occasioni per chiudere un sito

Due testi ancora non definitivi, ma sui quali c'e' gia' consenso da parte di tutti.

 

Indice

  • Voterà contro il provvedimento
O

Obbligo di rettifica entro 48 ore senza commenti: ci pensate ai blogger che vanno in vacanza, timorosi di non leggere le email o le raccomandate ?

Se qualcuno chiederà la rettifica (senza formalità, magari in segreteria telefonica o ad un indirizzo email disattivato), voi non ne saprete niente. Il testo non prevederebbe nemmeno forme particolari. Da venerdi' a lunedi' sono piu' di 48 ore, per non parlare delle vacanze.

E cosi' un blogger dovrà strutturarsi ... come ?

Andiamo avanti.

Apologia di reato: pesantissime sanzioni per le cavolate che scrivono gli utenti sui siti. Obbligo quindi di controllare ogni cosa prima di pubblicarla ? Certo. Si blocca cosi' ogni user generated content, e anche le aziende straniere non avranno interesse ad usare l'Italia.

Vogliamo dirne altre ? No.

Da oggi ci limitiamo a documentare. Spiegheremo come applicare la legge e null'altro. E' piu' utile.

 

Riferimenti documentali :

 

Camera atto n. 1415

Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

Dalla relazione:

L'articolo 15 contiene alcune modifiche alla legge sulla stampa (legge 8 febbraio 1948, n. 47), relativamente al procedimento per la rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti interessati, diffuse attraverso trasmissioni radiofoniche e televisive ovvero tramite i siti internet. Viene, inoltre, prevista una specifica procedura di rettifica anche per la stampa non periodica e si dispone che la rettifica non rechi nessun commento ulteriore. 

 Art. 15.(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47).

      1. All'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

          a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:

      «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell'articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

          b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;

          c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:

      «Per la stampa non periodica l'autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all'articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l'ha determinata»;

          d) al quinto comma, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma,» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma»;

          e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:

      «Della stessa procedura può avvalersi l'autore dell'offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

 

 

 Ddl 733 approvato in prima lettura al Senato

«Art. 50-bis.(Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet)

        1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

        2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

        3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell'attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

        4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.

        5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".».

La discussione in Senato del 5.2.09 N. 142 (pom.) :

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi all'articolo 50. Gli emendamenti 50.0.100/1 e 50.0.100/2 sono stati ritirati.
 
BERSELLI, relatore. Si rimette al parere del Governo sull'emendamento 50.0.100 (testo 3).
 
MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprime parere favorevole sul nuovo testo dell'emendamento.
 
Il Senato approva l'emendamento 50.0.100 (testo 3) e l'articolo 51.


 Tuttavia: 11 novembre 2008  Fissato termine per la presentazione degli emendamenti: 12 novembre 2008 alle ore 10:00

E infine:

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Il Gruppo UDC-SVP-Autonomie voterà contro il provvedimento in discussione, con l'amarezza e il rammarico di non aver potuto instaurare un confronto serio con la maggioranza, ma di aver dovuto assistere all'adozione di una serie di interventi puramente propagandistici, che non offrono risposte efficaci alle esigenze del Paese e dimostrano che il Governo è ostaggio della Lega Nord. È vero che il provvedimento contiene anche misure condivisibili, tra cui le norme per il contrasto alla criminalità organizzata, quelle per prevenire il preoccupante fenomeno dell'apologia di reato sui nuovi mezzi di comunicazione (in particolare Internet) e le norme contro lo stupro, queste ultime tuttavia adottate in modo disorganico e con finalità demagogiche. Nel complesso, però, l'azione del Governo e della maggioranza negli ultimi mesi denota la mancanza di una chiara strategia complessiva in materia di sicurezza, come dimostrano peraltro da un lato i tagli di risorse al comparto sicurezza e, dall'altro, il susseguirsi di dichiarazioni contraddittorie da parte di esponenti del Governo su argomenti quali il contrasto all'immigrazione clandestina e l'impiego dei militari nelle città; quest'ultima è stata una decisione sbagliata, costosa e di scarsa efficacia. Appare altresì inopportuna l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nello Stato; un atto odioso, inutile e dannoso, in quanto produrrà solo un intasamento degli uffici giudiziari. Non si è voluto invece dar seguito, più correttamente, al recepimento della recente direttiva europea in materia di rimpatrio degli stranieri irregolari. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e IdV).

 

e ancora:

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, voteremo contro questo provvedimento e lo faremo con amarezza e profondo rammarico. Sei mesi fa, infatti, abbiamo aperto un confronto in Parlamento sul tema della sicurezza senza pregiudizi e, come è noto, sul decreto-legge che ha anticipato alcuni provvedimenti ci siamo astenuti. Ci saremmo aspettati in questo periodo un confronto serio, approfondito e soprattutto efficace su cosa fare per la sicurezza dei cittadini. Invece, ci siamo trovati di fronte ad una lunga serie di annunci, alla spicciola propaganda, a veri e propri spot elettorali. E tutto ciò proprio mentre è cresciuta l'emergenza clandestini, con il moltiplicarsi degli sbarchi e degli ingressi illegali, e numerosi ed intollerabili reati di violenza sessuale si sono moltiplicati, occupando incessantemente le pagine dei giornali.

Certamente, signor Presidente, non tutto è da buttare. In questo provvedimento vi sono norme che abbiamo votato, condiviso e concorso a scrivere. Vi sono tante nuove fattispecie di reato e tanti nuovi inasprimenti di sanzioni: le norme contro la mafia, l'inasprimento del carcere duro per i mafiosi, l'inasprimento delle sanzioni per l'associazione a delinquere di stampo mafioso, un regime più efficace per la confisca dei beni e dei patrimoni mafiosi e, ancora, le norme contro lo stupro.

Anche in questo caso, però, le norme approvate anche con il nostro concorso e che prevedono il carcere preventivo obbligatorio per una serie di reati sono state approvate in maniera disorganica e demagogica. Oggi, infatti, in base al testo che voi voterete, un soggetto indagato per frode informatica deve essere arrestato con la reclusione in carcere al pari di un soggetto indagato per stupro; invece, per un soggetto indagato per omicidio, per rapina aggravata o per strage la detenzione preventiva in carcere è affidata al libero apprezzamento del giudice. Non si legifera così perché, alla fine, questo crea un sistema penale disorganico che va contro gli interessi dei cittadini.

Ancora, mi riferisco alle norme che ha seguito in maniera particolare il sottosegretario Mantovano, che ringraziamo insieme a lei, signor Presidente. Non sono solo norme riguardanti la prevenzione sull'associazionismo contiguo ai fenomeni di terrorismo, ma anche quelle riguardanti forme di propaganda e di apologia sui nuovi mezzi di comunicazione, come Internet e come quei social network dove ancora oggi si inneggia in maniera volgare e violenta a Riina, a Provenzano, alle Brigate Rosse, a coloro i quali hanno compiuto stupri collettivi.

Riguardo a queste norme, che anche noi abbiamo concorso a scrivere e che sono importanti, non possiamo non dare atto al Governo e alla maggioranza di averle sostenute anche su nostra proposta. Tuttavia, signor Presidente, questo Governo e questa maggioranza hanno trasformato un tema fondamentale per la vita degli italiani, cioè la sicurezza, in un pasticcio demagogico e pericoloso. Per brevità, faccio solo qualche esempio.

Per quanto riguarda l'uso e l'impiego dei militari, cito testualmente: Roma, 24 gennaio, il presidente Berlusconi: 30.000 militari per combattere l'esercito del male; Roma, 24 gennaio, ministro La Russa: bene Berlusconi su aumento militari; Lodi, 26 gennaio, ministro Maroni: militari? Ne parleremo giovedì con Napolitano; Roma, 26 gennaio, ministro La Russa: cauto, non facile impiegare altri 30.000 soldati; Roma, 26 gennaio, Lega: no a 30.000 soldati. Bastano 6.000; Roma, 3 febbraio, ministro La Russa: prorogato impiego 3.000 militari fino a luglio. Allo studio ipotesi aumento uomini senza variare risorse; Roma, 4 febbraio, ministro La Russa: 30.000 soldati? Nelle città al massimo 10.000, ma solo se i militari vengono affiancati da altri corpi dello Stato.

Insomma, qual è la posizione del Governo su questa vicenda? Possiamo continuare a dare i numeri alle spalle dei cittadini? La verità sui militari, cari colleghi, è che questi costano di più di Polizia e Carabinieri e possono fare meno, perché non hanno le funzioni di polizia giudiziaria e non possono arrestare o fare fermi di polizia senza avere gli insegnanti di sostegno, che sono i poliziotti e i carabinieri che li affiancano quotidianamente nel pattugliamento. Questi militari costano più dei poliziotti e dei carabinieri e fanno di meno. Percepiscono un'indennità aggiuntiva di 26 euro al giorno contro i 6 euro di Polizia e Carabinieri.

Ma è possibile immaginare una strategia sulla sicurezza fatta solo di annunci, di chiacchiere, di numeri dati in libertà? Credo che ciò non sia più tollerabile nell'interesse dei cittadini. Sappiamo tutti bene che non si può parlare di 30.000 militari nelle strade perché, per il grado che hanno i militari, 30.000 sono tutti quelli a disposizione del Ministero della difesa. Sappiamo anche che nel triennio 2009-2011 è previsto un taglio alle risorse del comparto sicurezza di tre miliardi di euro. Sappiamo bene che è stato bloccato quasi del tutto il turnover delle forze di polizia e che è previsto che su 100 poliziotti che andranno in pensione solo 20 potranno essere rimpiazzati, dal 2012 addirittura solo 10 su 100. Io credo che sia finito il tempo degli annunci.

Vorrei fare un altro esempio, signor Presidente, cioè quello di Lampedusa. Cito testualmente: Roma, 8 gennaio, «Maroni: a Lampedusa solo turisti e niente più barconi»; Arzachena, 24 gennaio, «Berlusconi: a Lampedusa situazione sotto controllo»; Varese, 25 gennaio, «Bossi: a giorni una nave per le espulsioni»; Lampedusa, 3 febbraio, «Il sindaco di Lampedusa: contro di noi accanimento di Maroni». Con due voli, oggi, sono stati trasferiti a Roma 120 tunisini. Il primo volo ha portato all'aeroporto di Fiumicino 44 immigrati scortati da 40 poliziotti, mentre con il secondo volo, partito da Lampedusa alle ore 17,40 sempre per Fiumicino, ne sono stati trasferiti 75 con una scorta di 47 poliziotti. Poiché la matematica non è un'opinione, vorremmo sapere, e rivolgiamo la domanda al ministro Maroni, i 1.200 tunisini quando torneranno tutti nel loro Paese di origine? È una semplice operazione matematica.

Inoltre, signor Presidente, in tutto questo contesto, voi avete dato in venti anni, con il Trattato italo-libico, 4 miliardi di euro, pagati con l'aumento delle tasse ai cittadini italiani, al colonnello Gheddafi per far si che il nostro personale di polizia o militare potesse andare in Libia non a formare i poliziotti libici per il contrasto all'immigrazione clandestina ma a pattugliare al posto dei libici le frontiere con il deserto. Anche questo è un modo sbagliato di contrastare l'immigrazione clandestina.

Avete introdotto, in maniera odiosa ed inutile, il reato di immigrazione clandestina. È inutile, signor Presidente, perché servirà solo a rompere le scatole - mi si passi il termine - alle famiglie italiane con le colf e le badanti, diciamolo con chiarezza, e in aggiunta a questo servirà solo ad intasare gli uffici dei giudici di pace perché è noto che, siccome è un nuovo reato ed è difficile capire chi è entrato prima o dopo l'entrata in vigore della legge, il giudice di pace non potrà applicare questa norma, dunque intaseremo soltanto gli uffici giudiziari utilizzando personale in maniera impropria.

Avevate un'occasione, signor Presidente, lo abbiamo detto, vi abbiamo scongiurato di farlo e non avete voluto. Il 28 dicembre dello scorso anno l'Unione europea ha fatto entrare in vigore la direttiva rimpatri che disciplina, per la prima volta in tutto il territorio dell'Unione in maniera uniforme, la lotta all'immigrazione clandestina e all'irregolarità: quella era ed è la sede in cui confrontarsi per trovare soluzioni positive ai problemi dei cittadini italiani e ai problemi dell'immigrazione, non questo zibaldone di norme che servono solo a soddisfare la pancia degli italiani.

 

06.02.2009 Spataro
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