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Legge stampa 05.11.2007    Pdf    Appunta    Letti    Post successivo  

BREAKING NEWS: Cosi' parlo' Ricardo Franco Levi alla commissione cultura 2/2

Seconda parte - 30 ottobre 2007

 

Indice

  • La seduta termina alle 11,30.
&

 

 

BOZZA NON CORRETTA COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE

 

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di marted� 30 ottobre 2007

 


Pag. 2

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALBA SASSO

La seduta comincia alle 10,30.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Seguito dell'audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'editoria, Ricardo Franco Levi, sulle prospettive di riforma del settore dell'editoria.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, il seguito dell'audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'editoria, Ricardo Franco Levi, sulle prospettive di riforma del settore dell'editoria.
Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni. Faccio loro presente, inoltre, che il tempo a nostra disposizione non è molto, per cui li invito a svolgere interventi brevi.

EMERENZIO BARBIERI. Mi scuso con il sottosegretario Levi, con lei, presidente, e con i colleghi, perché purtroppo, dovendomi assentare, non potrò ascoltare la replica del sottosegretario Levi, che però leggerò sul resoconto stenografico.

 


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Tenterò di dare un contributo partendo dalla premessa che considero buone l'impostazione e l'intelaiatura di questo disegno di legge delega. Constato il serio sforzo compiuto dal Governo per mettere ordine in una materia in cui esiste grande confusione e a cui è rivolta la grandissima attenzione dell'opinione pubblica, soprattutto dei «grillini». Quando infatti i giornali, indifferentemente, pubblicano le cifre che ricevono, si considerano non i soldi dati a Libero piuttosto che ad un altro giornale, ma quelli erogati ad alcuni organi di partito in modo prioritario, come emerso in questi giorni.
L'impostazione del disegno di legge è buona, per cui desidero limitarmi ad alcune osservazioni, citando gli articoli cui si riferiscono.
All'articolo 1, comma 2, considero superfluo citare nuovamente l'articolo 21 della Costituzione. Ritengo infatti non confacente agli obiettivi citare in una legge delega la Costituzione, Magna Charta, fonte gerarchica primaria; così come non vi è ragione di citare le competenze assegnate alle regioni dall'articolo 117 della Costituzione, le norme comunitarie e, a maggior ragione, la giurisprudenza costituzionale. Quest'ultima potrebbe infatti, teoricamente, anche cambiare se la Corte costituzionale, a distanza di anni, decidesse di interpretare diversamente la questione.
Per quanto riguarda il Capo II (settore editoriale) e il divieto di posizioni dominanti, ritengo che l'articolo 8, comma 2, necessiti di una specificazione e di una riscrittura in grado di renderlo più comprensibile, laddove recita: «L'individuazione e la definizione dei mercati rilevanti che compongono il settore editoriale sono effettuate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sentita l'Autorità garante della concorrenza del mercato». Personalmente, non colgo l'esigenza di sentire l'Autorità garante della concorrenza del mercato, anche

 


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se può avere una sua logica. È necessario, comunque, fissare alcuni paletti rispetto al pronunciamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, definendo con chiarezza a quali principi debba ispirarsi nell'intervenire in materia.
Per quanto riguarda l'articolo 9, comma 2, allargherei la platea degli eventuali segnalatori, perché a mio giudizio l'AGCOM dovrebbe intervenire su segnalazione di chiunque, anche di chi non abbia alcun interesse e anche qualora non decida di procedere di ufficio.
Cito un esempio, sottosegretario, a lei che è emiliano come me. Sul Quotidiano nazionale del lunedì si legge l'interessantissima rubrica curata da Staffelli, che ha un'udienza sempre maggiore, perché il cittadino segnala gli aspetti più disparati e Staffelli svolge la funzione che in un Paese più serio del nostro appartiene al difensore civico. La forza di questa rubrica deriva dal fatto che chiunque è autorizzato a intervenire. Suggerisco, quindi, di allargare la platea degli eventuali segnalatori, rendendola universale.
Trovo invece molto ristretto l'ultimo periodo del comma 3, che recita: «(...) ove risulti indispensabile la dismissione di aziende o di rami di azienda, fissa un termine che non può essere inferiore a sei mesi e superiore a 18 mesi». Quando, infatti, si devono vendere aziende o rami di aziende e la legge fissa un termine obbligatorio, questo deve essere congruo. Avanzo quindi la proposta di estendere il termine a due anni, per dimostrare al sottosegretario che non c'è alcuna volontà di non fissare un termine. Tuttavia, ciò rischia di costituire una spada di Damocle sulla testa dell'azienda che deve essere ceduta, come nel caso di chi, costretto a vendere una casa o un podere per pagare i propri debiti, ha più l'esigenza di realizzare un'entrata che non quella di vendere a una cifra adeguata.

 


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Allo stesso articolo 9, al comma 6, la sanzione pecuniaria mi sembra troppo pesante, in quanto si prevede una forbice dal 2 al 5 per cento. Senza farne una questione fondamentale, chiedo se sia eventualmente possibile ridurre la forbice dall'1 al 4 per cento.
All'articolo 11, comma 4, si legge: «Gli esercenti attività di intermediazione sulla pubblicità non possono ricevere alcuna remunerazione o vantaggio da parte di soggetti diversi dai committenti». Concordo su questo, anche se sarebbe necessario aggiungere un paragrafo, perché è fondamentale evitare che in questa posizione si possano effettuare pagamenti al nero. È necessario, dunque, rafforzare il comma 4, perché esiste un rischio reale.
Al comma 5 dello stesso articolo...

PRESIDENTE. Onorevole Barbieri, la prego di concludere.

EMERENZIO BARBIERI. Presidente, se lei mi invita a concludere, non posso che aderire al suo invito. Le faccio presente, però, che ho svolto solo un terzo del mio intervento; presumo, inoltre, che dopo questa audizione il Governo tirerà le somme. Non sono in polemica con lei, perché sta facendo ciò che anch'io farei al suo posto. Le chiederei soltanto di aiutarmi a capire in che modo posso concludere le mie considerazioni, perché quanto sto dicendo è molto importante.

PRESIDENTE. Può formulare le sue considerazioni per iscritto.

EMERENZIO BARBIERI. Avrei preferito illustrarle, ma non è un problema.
Vorrei concludere con la seguente considerazione. Al comma 5 dell'articolo 11, laddove si legge «a decorrere dal 1o

 


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gennaio 2009» - signor sottosegretario, evito le facili battute, perché ignoro il futuro di questo Governo -, sarebbe opportuno indicare come termine «sei mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale», anziché fissare date categoriche.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE EMERENZIO BARBIERI

ALBA SASSO. Cercherò di essere molto breve, esprimendo alcune considerazioni.
Ringrazio molto il sottosegretario Levi per la sua determinazione, per la sua sensibilità, per la sua capacità di ascolto. Finalmente, abbiamo una legge di sistema sull'editoria, che comporta ovviamente grandi responsabilità e attenzione da parte del Parlamento e del Governo, al fine di giungere a una formulazione profondamente condivisa.
Il tema dell'editoria, della stampa, dell'articolo 21 della Costituzione, collega Barbieri, riguarda tutti, non solo una parte politica. Ritengo quindi importante questo passaggio in Commissione. Ovviamente, quando ci sarà la legge, cercheremo di lavorare per migliorarla. Concordo con molte proposte dell'onorevole Barbieri. Sicuramente, potremo condividere un percorso, anche se ritengo sia sempre positivo richiamare l'articolo 21 della Costituzione. Credo che esso sia stato richiamato, insieme alle modifiche al Titolo V della Costituzione, per sottolineare come il quadro giuridico sia oggi cambiato.
Ritroviamo, a proposito della legge sull'editoria, la questione delle risorse, ma nelle scorse settimane il Senato ha giustamente operato una riduzione dal 7 al 2 per cento dei tagli iniziali al settore per i contributi diretti e una progressione sui contributi indiretti. In questo modo, si mirava a

 


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sanare una situazione purtroppo ancora irrisolta. La legislazione sull'editoria soffre di una carenza di risorse che ha costretto il dipartimento, negli ultimi anni (non solo con questo Governo), a fare salti mortali. Lo scorso anno, si è dovuto ricorrere ad un mutuo con le Poste per far fronte a un arretrato divenuto insostenibile. Quest'anno, con il decreto recentemente approvato al Senato, sono stati sistemati alcuni aspetti per il pregresso e quelli relativi allo stanziamento per il prossimo triennio 2008-2010.
Per quanto riguarda le annualità pregresse, il collegato integra le disponibilità con 50 milioni di euro, purtroppo ancora insufficienti. In Commissione bilancio è emerso l'impegno di riproporre la questione in sede di legge finanziaria; mi auguro che in quella sede essa venga affrontata.
Per quanto riguarda lo stanziamento triennale, la tabella C prevede l'aggiunta di soli 50 milioni, così come ricordato dalla collega Luxuria nella scorsa seduta. Si tratta di 50 milioni da sommare ai 330 milioni di euro, cifra comunque inferiore ai 450 milioni stanziati negli anni passati. Sembra quasi di rilevare la volontà di una continua riduzione delle provvigioni all'editoria e ai giornali.
Probabilmente, esprimo una considerazione di cui il sottosegretario Levi è convinto, ma nel decreto recentemente approvato dal Senato sono contenuti impegni importanti nel campo della cultura, del cinema, dei beni culturali. Poiché ritengo che il settore dell'editoria sia fondamentale per la promozione della cultura media dei cittadini, mi rammarico che continui a essere penalizzato rispetto a quello della cultura, pur nelle difficoltà di questa situazione.
È importante che si tratti di una legge di sistema, anche se mi sembra troppo ampia la definizione del prodotto editoriale. Siamo convinti che oggi il prodotto editoriale non sia solo il

 


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libro e che si assista a un'innovazione tecnologica senza precedenti, a un cambiamento profondo dei modi della produzione e della riproduzione del sapere; tuttavia, l'affermazione che anche l'intrattenimento sia un prodotto editoriale mi lascia perplessa. In sede di discussione potremo definire meglio simili aspetti.
La questione relativa al registro unico semplifica molto e dovrebbe riguardare tutti i settori, laddove la semplificazione amministrativa e il disboscamento legislativo sono necessari per la vita dei cittadini.
Per quanto riguarda la questione riguardante internet, il dipartimento è impegnato a individuare una soluzione per regolamentare il settore senza soffocarlo. Se infatti devo registrare il mio sito, non lo faccio più! Si tratta di una goccia in mezzo al mare di un sistema che promuove e produce cultura. Dobbiamo spingere in questa direzione, senza soffocare la creatività nelle sue tante forme, che possiamo anche non condividere.
Per quanto riguarda la parte relativa alla previdenza, c'è un impegno importante del Governo nel definire criteri più rigorosi sia per l'accesso, sia per l'erogazione. È importante che le provvidenze alle cooperative riguardino vere cooperative di giornalisti e che venga posto un limite al prezzo delle vendite in blocco, giacché ricordiamo l'inchiesta di Report degli scorsi anni.
Il problema è che negli anni passati non solo si è speso poco per l' editoria, ma si è speso in base a una normativa inadeguata, che non definiva una serie di questioni di rigore. Sarebbe importante introdurre altri criteri per quanto riguarda l'accesso all'erogazione, fissando un tetto per il contributo legato al numero dei giornalisti e dei poligrafici, oppure

 


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un requisito che impegni alla diffusione nelle edicole, giacché alcuni giornali hanno provvigioni pur non essendo in edicola.
I parametri rappresentano un problema molto delicato. Sulla base dell'applicazione della legge, sarebbe previsto un taglio della contribuzione di circa il 20 per cento, percentuale troppo alta, che minaccia l'esistenza di tutte le piccole imprese.
Su questa materia è necessario discutere a fondo, ricordando come, giustamente, in questa legge sia stato considerato che le provvidenze non possono essere destinate, come in passato, solo ai giornali più grandi, che hanno utili e sono quotati in Borsa. L'articolo 21 della Costituzione deve essere richiamato per promuovere e sostenere le testate più piccole, voci importanti all'interno del pluralismo dell'informazione.
Per quanto riguarda le regole concernenti i centri di erogazione della pubblicità, forse bisognerebbe individuare regole antitrust sulla concentrazione della raccolta pubblicitaria rispetto ad alcuni gruppi.
Un capitolo molto importante riguarda la promozione della lettura. Ricordo un convegno di qualche anno fa, a Venezia, di cui era relatore Umberto Eco, il quale dichiarò: «Il libro non può morire». Siamo tutti concordi con questa affermazione, ma affinché il libro non muoia e, a partire dalle scuole, si accrescano l'educazione e la passione per la lettura, laddove, come diceva Pennac, il verbo «leggere» non ammette l'imperativo, soprattutto quando sia rivolto a un bambino, occorrono politiche, scelte, strategie e finanziamenti, perché non rimanga solo un'ulteriore grida manzoniana.

FLAVIA PERINA. Conosco questo provvedimento anche per competenza diretta e professionale, ma non avrei voluto intervenire in questa sede, perché purtroppo non mi è stato possibile ascoltare la relazione del sottosegretario Levi.

 


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Condivido le considerazioni dei colleghi che mi hanno preceduto e vorrei richiamare l'attenzione su un punto citato dalla collega Sasso, ovvero sulle conseguenze dell'allargamento del concetto di prodotto editoriale. Ritengo che questo sia il nocciolo del problema con il quale la categoria della carta stampata dovrà confrontarsi su questa legge, perché allargare il concetto di prodotto editoriale, e quindi la platea degli interessati a questo tipo di normazione, fa emergere il problema dei blog nella sede del registro unico nazionale e il problema non irrilevante dei contributi. L'incentivo a forme di comunicazione attraverso la rete è sicuramente un positivo segno di adeguamento alla realtà dei tempi, ma in un contesto in cui le risorse sono limitate da anni si è costretti a compiere scelte che penalizzeranno sicuramente la tradizionale e consolidata forma di democrazia rappresentata dalla carta stampata, settore attualmente in fibrillazione per questo provvedimento.
Per quanto riguarda una categoria che seguo con particolare attenzione, i finanziamenti alle cooperative e alla stampa politica, ritengo che uno dei limiti di questa legge, nel momento in cui si deve circoscrivere la platea degli aventi diritto, sia l'aver mantenuto il principio secondo cui vengono riconosciuti contributi non soltanto alle forze politiche che hanno un proprio gruppo parlamentare in una delle Camere, ma anche agli organi di stampa che fanno capo a due parlamentari europei.
Ciò costituisce un ampliamento della platea degli aventi diritto, che danneggia chi possiede più titoli per entrare nella definizione di organo di democrazia collegato all'articolo 21 della Costituzione, che a mio avviso è giusto mantenere tra i riferimenti della legge, ed è fonte di equivoci. Nel dibattito che ha preceduto questo testo, una delle richieste fondamentali

 


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mirava a limitare la platea degli aventi diritto, evitando le scorciatoie di giornali che si avvalgono dell'intestazione di due parlamentari europei, che tra l'altro spesso cambiano, per mantenere un accesso ai contributi. Lo Stato assicura infatti contributi ad organi che abbiano difficoltà a entrare nel mercato pubblicitario. La contribuzione dello Stato è stata individuata 30-40 anni fa come strumento per far crescere gli organi di democrazia, che avevano uno scarso appeal per l'ordinario mercato pubblicitario.
Un provvedimento di intervento così ambizioso deve quindi evitare che giornali inseriti in una normale dinamica di mercato, che hanno fortissimi introiti pubblicitari, possano accedere, attraverso una serie di falle, a un sistema di contribuzione nato per altri scopi.
Desidero pertanto invitare a una riflessione su questo punto, problema ben presente anche al sottosegretario, in quanto ritengo che in questa direzione si possa lavorare.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALBA SASSO

MANUELA GHIZZONI. Non ho intenzione di svolgere un intervento organico, ma, approfittando del tempo a mia disposizione, vorrei porre una domanda, dopo aver rivolto un ringraziamento al sottosegretario Levi per aver accolto il nostro invito e per averci proposto una legge di sistema, sintesi di un lungo lavoro di ascolto. Ritengo importante questo metodo.
La domanda che desidero porre è relativa alla nuova definizione delle categorie e dei requisiti di coloro che possono ricevere contributi diretti all'editoria, in particolare agli articoli 17 e seguenti. Nella nuova definizione di cooperative

 


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giornalistiche si rivede, quindi, l'articolo 52 della legge precedente sulle cooperative del settore giornalistico. Nella nuova formulazione, da coloro che possono ricevere le provvidenze vengono espunte le famose cooperative femminili, che nel panorama della cultura italiana hanno svolto un ruolo fondamentale, soprattutto per quanto attiene ai diritti non solo delle donne.
Vorrei sapere se vi sia un ripensamento in questo senso, che sarà poi oggetto di discussione, come tutto il provvedimento. Vorrei conoscere la sua opinione su tale questione molto specifica ed estremamente interessante per il panorama della cultura femminile.

PRESIDENTE. Do la parola al sottosegretario Levi per la replica.

RICARDO FRANCO LEVI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'editoria. Grazie, presidente, per questa nuova occasione di incontro.
Quanto ho ascoltato oggi e nella seduta precedente, in particolare le puntuali osservazioni dell'onorevole Barbieri, più che una replica esige una riflessione attenta, trattandosi di contributi importanti per affinare la legge.
Mi sembra di cogliere un sentimento di generale condivisione dell'impianto del disegno di legge. Non vorrei entrare nel dettaglio delle considerazioni dell'onorevole Barbieri, anche perché ha dovuto assentarsi e gentilmente mi ha lasciato un testo con le osservazioni relative alla parte del disegno di legge che non ha fatto in tempo a esaminare questa mattina. Per quanto riguarda la considerazione dell'onorevole Ghizzoni sul problema delle cooperative femminili, confesso che non mi era apparso nel suo rilievo. Mi riservo di valutarlo con attenzione.

 


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Vorrei affrontare il tema del prodotto editoriale, più volte emerso questa mattina. Veniamo quindi al cuore dei problemi di un settore, quello dell'editoria, che ha conosciuto e sta conoscendo una mutazione sotto l'influsso dell'innovazione delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione, che ci pone di fronte al mondo di internet, che sta cambiando così velocemente da rendere impossibile immaginare cosa possa accadere tra qualche anno.
Mi rendo conto che con questo siamo chiamati a una duplice sfida: da un lato, quella di dare un sostegno al mondo della carta stampata, che ha una tradizione e un ruolo, nel consolidare la diffusione dell'informazione e dunque la possibilità di partecipare in modo attivo alla vita sociale, pubblica e civile del Paese, che deve essere riconosciuto, difeso e sostenuto; dall'altro, quella di considerare una nuova realtà che preme e la necessità per il mondo e le imprese della carta stampata di non perdere le occasioni offerte dalla nuova tecnologia. Le due esigenze spingono in direzioni spesso opposte, laddove poi abbiamo la coperta troppo corta delle risorse, come ricordato dal presidente Sasso, che cerchiamo sempre di allungare con fatica. Ancorché non strettamente legato al disegno di legge, il tema delle risorse è un problema che si ripropone costantemente, anche in questi giorni di discussione della legge di bilancio e della legge finanziaria.
L'onorevole Barbieri ha posto il problema della complessità dei rilievi all'articolo 1 come fonti di diritto e riferimenti. Lo studieremo con attenzione. I nostri consulenti giuridici ci hanno consigliato di mettere in chiaro la gerarchia delle fonti, a partire da quelle costituzionali ed europee, per arrivare a quelle regionali. Esamineremo quindi con attenzione questo

 


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elemento, con la consapevolezza che l'articolo 21 resta il punto di riferimento della nostra azione, il valore a cui vogliamo che si conformi l'intero provvedimento.
Oltre che ribadire che esaminerò con grandissima attenzione quanto mi avete suggerito, vorrei sottolineare solo il tema dell'intrattenimento. Non vorrei farne una questione di cultura bassa o alta, popolare o di élite, ma vorrei piuttosto ricordare come una parte importante di prodotti editoriali sfugga alle definizioni più impegnative di prodotti che veicolano informazione, formazione e divulgazione. Certo, ogni prodotto editoriale, per definizione, porta con sé anche informazione. Topolino, prodotto nobile, caro a noi e a tutti i bambini, è anche cultura. Non mi sento turbato nel riconoscere come alcuni prodotti di intrattenimento meritino la definizione di prodotto editoriale, ma sono aperto a una discussione serena su questo punto, anche perché sono consapevole che parliamo lo stesso linguaggio.
Oggi mi sentirei in difficoltà ad aggiungere altro. Ribadisco di essere molto attento a tutti i vostri suggerimenti, da cui trarrò insegnamento.
Aggiungo un'ultima osservazione sul tema dei blog e di internet. Abbiamo l'ovvia necessità di non soffocare la possibilità di espressione dei cittadini, molto spesso giovani, che a questi strumenti sono più sensibili e pronti. Anche nella prima proposta di aggiunta al testo del disegno di legge, che vi ho illustrato nella seduta precedente, emergeva come la singola persona che apra un sito individuale per comunicare con gli altri e rendere noti aspetti riguardanti la propria attività sfugga all'interesse di una legge di questo genere.
Vogliamo avere un mercato che sia nel contempo aperto e libero, per consentire ai singoli e alle imprese di comunicare e di crescere, ma anche regolato, per evitare che, attraverso la

 


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prevalenza di operatori che diventino troppo forti e violino le regole della concorrenza e del pluralismo, perda le sue caratteristiche di pluralità.
Da questo punto di vista, esiste un mondo di Internet che si sta affermando, che in parte non riusciamo neppure a immaginare, ma che dobbiamo conoscere. Nel disegno di legge si prevede l'iscrizione al registro degli operatori professionali della comunicazione, con un'organizzazione imprenditoriale del lavoro finalizzata al loro scopo, prevedendo che ciò riguardi anche gli operatori su internet, perché il prodotto di oggi non va solo sulla carta, sulla radio e sulla televisione. Questo è dovuto all'esigenza di riconoscere come il giornale on line debba avere le medesime caratteristiche di responsabilità che ha il giornale cartaceo, nonché alla necessità di avere compiuta conoscenza delle strutture del mercato e degli operatori che operano su internet.
Ci preoccupiamo di fissare un tetto alle tirature, affinché singoli operatori non possano diventare troppo grandi, di garantire nella distribuzione un'organizzazione del mercato che non soffochi le voci più piccole, come per il mercato della pubblicità. Non sappiamo, però, cosa potrà diventare domani il mercato della pubblicità e della distribuzione, quanta pubblicità si raccoglierà su internet, quanta distribuzione potrà essere fatta in rete. Non possiamo quindi escludere da questa conoscenza gli operatori, perché potremmo trovarci in una situazione perfetta, priva di situazioni dominanti o lesive del pluralismo nei settori tradizionali, in cui però i grandi operatori si impadroniscano di posizioni a rischio dal punto di vista del pluralismo attraverso la rete. Dobbiamo quindi conoscere questi operatori e le loro relazioni di proprietà.

 


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È questa la logica profonda che induce a prevedere l'iscrizione al ROC anche degli operatori su internet. Il singolo ragazzo che lavora sul blog sfugge, invece, all'interesse di questa legge.

NICOLA BONO. Vorrei fare una breve introduzione, chiedendo con forza all'onorevole Veltroni di dimettersi da sindaco di Roma, perché questa capitale non è più vivibile. Ho impiegato oltre due ore a raggiungere il centro dall'aeroporto, fatto che si ripete ormai da troppo tempo.
Mi sentivo in dovere di fare questa premessa, che nulla ha a che fare con la riforma dell'editoria, perché non è possibile lavorare in questo modo.
Desidero rinviare un giudizio più completo su questo provvedimento dopo aver letto attentamente l'intero articolato, la scheda tecnica, il dossier. Da quanto ci ha riferito il sottosegretario, ritengo però possibile esprimere una prima valutazione circa la sensatezza della proposta. Mi chiedo, semmai, se occorresse tanto tempo per esprimere una proposta sensata, anche perché, signor sottosegretario, condivido e apprezzo che lei abbia rilevato esplicitamente - altro motivo per cui Alleanza Nazionale guarda a questo provvedimento con apertura e disponibilità - come questo disegno di legge si ponga in continuità con il progetto di legge Bonaiuti, la cui approvazione nella scorsa legislatura fu ostacolata dal fato più che da altro, avendo già registrato ampie e convinte convergenze.
Desidero sottolineare, inoltre, come il disegno di legge abbia l'ambizione di essere sistemico, quindi di intervenire a regime per disciplinare un settore troppo a lungo gestito con leggi-tampone, con provvedimenti di carattere disorganico, che hanno determinato numerose storture e speculazioni.

 


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Da quanto riferito da lei e dalla lettura sommaria di un testo non ancora ufficializzato, distribuito in Commissione nella scorsa seduta - la ringraziamo per questa anticipazione -, si evincono forse troppe dichiarazioni di principi, quindi un'enfasi eccessiva in alcuni passaggi. Queste dichiarazioni sono spesso afflitte da ovvietà e appaiono inutili ed eccessive. Alcuni passaggi di dettaglio devono essere chiariti con molta attenzione. Alcuni sono stati evidenziati dalla collega Perina, mentre su altri occorre essere più puntuali nelle definizioni, per individuare con esattezza i contorni di questo provvedimento e gli aspetti che esso intende disciplinare.
Non condividiamo alcuni aspetti, come l'eccessiva larghezza di paletti per le deleghe, in particolare la delega prevista dall'articolo 29 sulla revisione del testo unico, perché, al di là della necessaria risistemazione della complessa normativa dell'editoria, rappresenta un'autorizzazione a riscrivere ex novo la norma, a uniformarla. Comporterebbe infatti innovazioni che possono essere realizzate nell'ambito della delega, purché circoscritte con paletti precisi, che al momento non ci sembra di ravvisare.
Credo che su questi temi si possa raggiungere una convergenza. Condividiamo la sua precisazione circa il tema del blog, il famoso registro in cui dovevano essere raccolte tutte le attività editoriali. A me sembra che la legge, così come era stata scritta, fosse sufficiente a sgombrare il campo da ogni pericolo di estensione ai cosiddetti blog, ma fare precisazioni in una materia così delicata non è mai sbagliato.
La sua dichiarazione è stata apprezzata e condivisa, così come le norme di trasparenza sugli intermediari della pubblicità e sulla nuova disciplina dei contributi postali, punti nodali su cui la legge traccia un percorso condivisibile per giungere a una soluzione definitiva.

 


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In conclusione, signor sottosegretario, riconosciamo pubblicamente di apprezzare il metodo, che lei ha voluto introdurre, del confronto preventivo su una proposta del Governo, che non nasce adesso ma è il portato di una serie di riflessioni risalenti anche alla precedente legislatura, e che lei ha voluto in anteprima sottoporre alla valutazione del Parlamento, prima di iniziare l'iter di discussione e di approvazione della legge. Avremmo gradito che tale metodo fosse condiviso anche da altri esponenti del Governo, che invece spesso, dopo aver per mesi investito questa Commissione del dibattito, inseriscono soluzioni confezionate all'interno di provvedimenti diversi, tagliando fuori il Parlamento dalla fase di discussione e di approfondimento.
Con lo stesso metro da lei adottato, le anticipo una sincera volontà di confronto sul tema in discussione. L'editoria è uno dei settori più delicati in un sistema democratico. Il diritto alla parola attraverso organi di stampa, telecomunicazione, audiovisivi, è un elemento fondamentale dell'affermazione del diritto costituzionale della libertà di opinione. È quindi opportuno svolgere una discussione su questo provvedimento, giungendo a un prodotto finale in grado di soddisfare le aspettative degli operatori, ma soprattutto dei cittadini e dell'opinione pubblica nazionale.

ENZO CARRA. Desidero ringraziare, e quindi spendere il mio grano di incenso in questa circostanza. Nella scorsa legislatura, eravamo quasi giunti alla definizione di una legge sull'editoria. Certamente, non è stato per l'opposizione di allora che non ci si è arrivati. Non vorrei che si ricreasse la stessa situazione, ma a parti invertite. Abbiamo bisogno di una buona legge, questione su cui ci siamo impegnati non soltanto

 


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nella scorsa legislatura, ma anche nel candidarci come maggioranza uscita dalle urne lo scorso aprile. Una legge sull'editoria deve essere condivisa.
Ho ascoltato il collega Bono e mi pare che questa sia un'ottima notizia, non so quelle che provengono dalle altre parti dell'opposizione. Siamo in attesa di lettere o telegrammi, magari in abbonamento postale, dal momento che costa anche leggermente di più.
Ho pochissimi punti da sottolineare al sottosegretario Levi, il primo dei quali riguarda internet. Non vorrei che alla materia internet, alla più innovativa rivoluzione delle tecnologie (della quale si era già parlato nella legge Bonaiuti della scorsa legislatura) e ad altre questioni afferenti (arriviamo anche al codice penale, per quanto riguarda la diffamazione a mezzo stampa) cercassimo di imporre delle «mutande» cinquecentesche. Ritengo doveroso svolgere un ragionamento più ampio. Non chiedo una commissione, un rinvio, una riflessione, però credo che su questo punto lo squilibrio tra legislatore e tecnologia sia tale da rendere necessario un lavoro maggiore, forse anche in sede di discussione della legge.
Concordo sul trasferimento dai tribunali, notoriamente ingorgati da altre pratiche, al ROC, senza però renderlo un tribunale sussidiario con gli stessi problemi. Questo vale anche per l'AGCOM. Se dovessi esprimere un giudizio molto superficiale, e magari anche di parte, affermerei che spesso autorità di recente costituzione si comportano come vecchie autorità obsolete. Non vorrei quindi dare altro lavoro a questa autorità prima di valutare se si tratti soltanto di una questione di personale, di computer, di locali e di promozioni. Su questo punto consiglierei un confronto con il ROC e con l'AGCOM.
Per quanto concerne la parte meno positiva, la prospettiva è luminosa, ma il cammino è a zig-zag. La legge raccoglie

 


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fermenti e considerazioni da anni emersi in tema di editoria, però poi si constata la mancanza di risorse oppure si passa ad altro. Questo passaggio è delicato, perché, mentre la prospettiva è condivisa e luminosa, nel presente c'è un decreto che toglie risorse, e lo stesso emendamento presentato al Senato intende fare giustizia di una pesante mannaia. Cerco di valorizzare anche quanto realizzato al Senato. Attualmente, si rilevano problemi di finanziamento. Lei, signor sottosegretario, sa che per anni le leggi finanziarie sono state «matrigne» dell'editoria, che è stata spogliata dalla legge Gasparri. Il Governo ha quindi l'obbligo di garantire solidarietà e giustizia all'editoria. Se lo fa con grandi prospettive, a noi sta benissimo. Vorrei, però, che questi punti venissero considerati.
Non vado oltre, perché la presidente Sasso, che ringrazio, scuote la testa, spero non contro di me, ma solo per il tempo trascorso. Chiedo pertanto una riconsiderazione anche in tema di abbonamenti postali, in quanto i giornali che arrivano per abbonamento postale non rappresentano piccole truffe mascherate, o l'abitudine antiquata di qualche pensionato. Ritengo che quanto è utile a far circolare informazioni scritte, e non soltanto immagini, debba essere garantito dallo Stato, compito che credo vi competa. Spero di essere esaudito almeno in parte.

PRESIDENTE. Do la parola al sottosegretario Levi per una replica conclusiva.

RICARDO FRANCO LEVI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'editoria. Signor presidente, non voglio farvi perdere altro tempo. Vi ringrazio per la disponibilità al confronto, dialogo che ho sempre cercato e che considero autentico, per affinare la legge e arrivare a quel prodotto di sistema che tutti consideriamo

 


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importante, sapendo che, accanto a questo lavoro, permane l'altro grande problema di assicurare alle politiche dell'editoria le risorse necessarie, a partire dalla legge finanziaria. È un tema che purtroppo conosco bene e sul quale sono dolorosamente impegnato.

PRESIDENTE. Ringrazio il sottosegretario Levi e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 11,30.

 

 

05.11.2007 Spataro
Fonte: camera




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