Criterio utilizzato soprattutto in ambito pubblicitario per indicare il messaggi pubblicitario in grado di viziare la volontà del compratore nel momento in cui essa si forma. Su internet non sono ancora noti specifici casi di ingannevolezza, ma si racconta non essere infrequenti i casi su siti a contenuto erotico nel momento in cui chiedono i dati relativi alle carte di credito. La richiesta di tali dati infatti non è per l'esecuzione del contratto, ma per farne smercio illecito. La difficoltà di verifica riguarda sia chi illecitamente subisce l'inganno, sia chi, offrendo fedelmente una prestazione lecita, vede contestato dal cliente la non verità dell'ordine. In generale non è peregrino ipotizzare che un sito possa associare al link "maggiori informazioni" l'evasione immediata di un ordine. Però esistono dei meccanismi a tutela: il compratore può sempre rinunciare all'acquisto senza spiegarne i motivi, grazie alle leggi vigenti, e qualora l'acquisto avvenga tramite i gestori di carta di credito, l'ordine viene evaso solo in un secondo momento, collegandosi alla banca, da sempre ritenuta più affidabile, così che l'utente può ripensarci nel momento in cui vengono chiesti i dati della carta di credito da parte della banca convenzionata. Diversa ipotesi di ingannevolezza consiste nei banner pubblicitari che non reclamizzano un prodotto ma imitano un messaggio di sistema di windows, con un errore o una avvertenza, e l'utente lo clicca credendo si tratti di una finestra di windows, invece è un semplice link ad un altro sito. Questa può essere ritenuta pubblicità ingannevole e potrebbe essere vietata qualora il Giurì fosse investito della questione.
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