Il burnout digitale è una condizione di esaurimento e stress legata all'uso eccessivo o problematico delle tecnologie digitali, in particolare dei social media.
Può manifestarsi con sintomi come stanchezza, ansia, difficoltà di concentrazione e sensazione di disconnessione dalla realtà.
La definizione, molto comune, è in realtà sviante. Non si tratta solo di social media, strumenti che permettono l'interazione tra chiunque, ma anche con strumenti da uno a molti come YouTube, TikTok, e così via.
Non è il "social media" ad essere intossicante, quanto le interfacce disegnate per mantenere a lungo gli utenti sul singolo servizio. Qualcosa che abbiamo visto nei videogiochi.
Le interfacce non sono neutre. Possono seguire dei dark pattern pensati per sviare l'attenzione.
Il calo di attenzione digitale e reale è evidente nelle popolazione.
Alcuni parlano di desiderio di lasciare i social, ma hanno paura a farlo.
Dall'analisi delle ricerche online sembra ci siano periodi dove il desiderio di mollarli sia più forte.
Ma poi ci si ricasca.
Nel frattempo aumentano le persone che aggrediscono verbalmente chi si allontana dai servizi più intossicanti, sottintendendo giudizi valoriali di discredito.
E i legislatori non capiscono. I tecnici invece ripropongono servizi onesti, come quelli del fediverso e dell'open source.