L'idea alla base è che il prezzo cambia in tempo reale in funzione di vari criteri.
Tempo fa si parlava di prezzi maggiori per gli utenti iphone durante l'orario lavorativo, o prezzi scontati per utenti privati con sistemi operativi vecchi.
In realtà i meccanismi alla base sono:
- territorio
- data di partenza (viaggi)
- tipo di viaggio (business, famiglia, single)
- orario e data di acquisto
- precedenti acquisti (spesso come follow up o come accessori)
- dispositivi usati
Si cerca di distinguere il dynamic pricing dal surveillance pricing, il cui termine nasce con un bias enorme, per il fatto che vengono analizzate tutte le abitudini, tutti i dati personali anche in tempi e settori completamente diversi.
Il pubblico è abituato al prezzo dei biglietti aerei e degli alberghi, che cambiano moltissimo.
Meno a quelli di Amazon, che comunque cambiano, tanto che ci sono servizi dedicati al tracciamento dell'andamento dei prezzi.
In generale le piattaforme cercano di parlare di offerta conveniente, quindi una pratica utile della quale non lamentarsi. Ma in generale cercano di non far notare variazioni di prezzo a chi si collega con la stessa wifi, lo stesso dispositivo, lo stesso account.
Il prezzo in Italia dovrebbe essere certo, ecco perchè nelle vetrine deve essere esposto, per non essere sanzionati. In taluni casi il prezzo va esposto di dimensioni specificate proprio per gli abusi tra prezzo e unità di misura.
In poche parole, si cerca di nascondere che il prezzo cambia, suggerendo la solita "urgenza" per non perdere l'offerta.
Il risultato è quello di non poter comparare facilmente il prezzo, per il cliente; per chi invece offre beni, l'incapacità di stare al passo di un concorrente che conosce meglio come adeguare i prezzi.
L'effetto generale è l'ansia da prezzo a la ricerca della cancellazione gratuita, che permette di ripensarci: prendo, poi tanto disdetto.