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Osservatorio sul diritto e telecomunicazioni informatiche, a cura del dott. V. Spataro dal 1999, 11251 documenti.

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Strategie 28.10.2025    Pdf    Appunta    Letti    Post successivo  

AI: la verità, nient'altro che la verità - Max Ciociola Musixmatch

Interviene su Linkedin. Sa tanto di discorso pubblico. Lo cito integralmente con il link alla fonte perche' e' questa la visione necessaria oggi per vedere domani.

Seguitemi negli incontri fisici che organizzo a Milano per restare sintonizati.

Al suo intervento segue il mio intervento in commento su Linkedin


Max Ciociola & Spataro

 

Indice generato dai software di IusOnDemand
su studi di legal design e analisi testuali e statistiche

M

Max Ciociola Musixmatch

2035: quando l'AI rallenta, ma il mondo accelera

Max Ciociola

Max Ciociola 

Founder and CEO of Musixmatch
27 ottobre 2025

Ogni giorno dedico tanto tempo a informarmi, leggere, osservare come l’intelligenza artificiale stia cambiando il mondo, questo ovviamente in linea con il mio lavoro di imprenditore e di appassionato tech.  Non lo faccio con l’ansia di chi teme l’arrivo dell’ AGI (la super Intelligence) o di un futuro dominato dalle macchine, ma con la curiosità di capire dove stiamo andando — e come l’AI possa diventare una forza silenziosa, utile, e profondamente umana.

Mi interessa immaginare scenari realistici, non distopie né miracoli tecnologici.  Chi da imprenditore oggi si sente un visionario (che sa quasi di veggente nei nostri giorni) sbaglia ed è per questo che in questo articolo mi piace immaginare scenari, anche diversi.  E mi piacere contraddirmi.

Già, contraddirsi. Per un imprenditore non c’è cosa più utile e bella che riformulare le proprie idee nel tempo.

Ho pensato allora , Cosa succede se l’AI non esplode in una super intelligenza, ma semplicemente matura, si diffonde, si adatta a ogni contesto della nostra vita quotidiana? Cosa accadrebbe se nei prossimi dieci anni l’intelligenza artificiale non facesse alcuna rivoluzione, ma semplicemente industrializzasse ciò che già abbiamo oggi? Nessuna Super Intelligenza, niente “salto quantico”. Solo un lento, costante affinamento. Forse il risultato sarebbe comunque un mondo completamente trasformato. Ho cercato di immaginare come.

1. Dalla corsa ai modelli alla società degli agenti

Entro il 2035, il paradigma non sarà più “chi ha il modello di Ai più grande”, ma chi ha l’agente più personale. Ognuno di noi avrà un proprio “gamma simulation” — un agente costruito su anni di dati, feedback e scelte (quello che GPT chiama memory) Non sarà un assistente, ma una proiezione cognitiva di noi stessi: capace di parlare, negoziare, imparare e prendere decisioni in modo coerente con il nostro stile. Gamma simulation sta per una generazione avanzata di simulazioni cognitive, successiva agli attuali LLM (che potremmo chiamare oggi “beta” ). In sostanza ciò che viene dopo gli LLM . Gli agenti.  Gran parte delle interazioni online avverrà tra questi agenti, non tra persone.

Il web diventerà un ecosistema di identità digitali, reti di fiducia automatizzate e micro-servizi interconnessi. Gli esseri umani resteranno il livello semantico più alto — ma raramente quello operativo.

2. L’economia dei micro-servizi

Ogni decisione — un volo, un investimento, una pratica fiscale, esami del sangue — sarà gestita da agenti che dialogano tra loro, scambiandosi micro pagamenti per micro-servizi.  Questo cambia radicalmente il modo in cui le aziende dovranno progettare i loro servizi, modelli di business e infrastrutture digitali.

2.1 Esporre piattaforme intelligenti e interoperabili

Oggi un’app o un servizio parla con un utente. Domani parlerà con migliaia di agenti AI che rappresentano quegli utenti. Le aziende dovranno quindi esporre interfacce di comunicazione comprensibili e semantiche, che consentano agli agenti di:

  • accedere ai dati in modo sicuro,
  • chiedere informazioni o azioni specifiche
  • negoziare prezzi, termini o opzioni.

Non basteranno più piattaforme (o API) “tecniche”: serviranno piattaforme (o API) cognitive, che dialogano nel linguaggio del contesto e comprendono l’intento, non solo la richiesta.

2.2 Costruire identità digitali verificabili

Quando la maggior parte delle interazioni avviene tra agenti, la fiducia diventa il nuovo perimetro competitivo. Le aziende dovranno certificare chi sono e cosa rappresentano, creando identità digitali verificabili, riconosciute dagli ecosistemi di agenti. Questo significa:

  • protocolli di autenticazione trasparenti
  • reputazione algoritmica,
  • attestazioni pubbliche (simili a un “marchio di fiducia AI”, una trustpilot di AI ).

Senza un’identità verificabile, gli agenti eviteranno di interagire con te — esattamente come oggi un browser evita siti non sicuri.

2.3 Operare su licenze e crediti algoritmici Il modello di business cambierà o meglio sta già cambiando. Gli agenti non “sottoscrivono abbonamenti mensili”, ma consumano risorse e servizi in micro-unità — query, insight, modelli, contenuti, decisioni (come avviene oggi con i token su GPT, Claude) Questo porterà alla nascita di:

  • licenze algoritmiche (diritti d’uso granulari e misurabili)
  • crediti digitali consumabili (pagamento per utilizzo i famosi token)
  • royalties machine-to-machine, dove un agente paga un altro agente per informazioni o azioni.

In pratica, l’economia diventerà modulare e atomica — ogni pezzo di conoscenza, modello o dataset avrà un suo valore negoziabile in tempo reale.  Questo va in un’ottica di “fair training” (allenati con dati attraverso licenze) in cui io credo fortemente.

Non vedo futuro per modelli “not fairly trained” , sarebbe un pò come entrare nel Louvre e rubare quello che si vuole, senza essere rincorsi o arrestati.

Dall’era “mobile-first” a quella “agent-first”

Di questo se ne parla da tempo ormai. Per 15 anni abbiamo progettato tutto pensando a uno schermo: mobile-first.  Nel 2035, progetteremo tutto pensando a un’intelligenza che interagisce al posto dell’utente: agent-first. Questo avrà un forte impatto sull’economia

  • I prodotti non avranno più interfacce visive, ma interfacce semantiche
  • la user experience sarà invisibile ma personalissima
  • i brand dovranno imparare a comunicare con le AI prima ancora che con le persone

2035 come 1935: il ritorno dell’informazione “locale”

Paradossalmente, il futuro digitale più avanzato potrebbe assomigliare al passato. In un mondo in cui i nostri agenti AI filtrano miliardi di segnali e decisioni al giorno, la complessità si ridurrà fino a diventare leggibile.  Non ci sommergeranno più notifiche, feed o flussi infiniti: ogni mattina riceveremo una sintesi personalizzata — un piccolo giornale locale del nostro mondo personale, scritto dalla nostra AI.

Solo le notizie che ci riguardano davvero. Solo le persone che contano davvero.

Niente più caos informativo, niente più interazioni tossiche: il rumore si trasforma in contesto, la quantità in significato. Oggi succede già questo

In molti aspetti, il 2035 potrebbe ricordare il 1935: un tempo in cui le relazioni erano più dirette, l’informazione più curata, e la quotidianità più prevedibile. Nel 1935 nascevano le reti di comunicazione (telefono, telegrafo, radio) che collegavano per la prima volta il pianeta in tempo reale. Nascevano le prime reti globali di scambio e conoscenza (Reuters e Associated Press) ma ancora lente, umane, comprensibili. Solo che oggi, dietro quella semplicità, ci sarà una rete di intelligenze artificiali invisibili che lavorano per rendere il mondo nuovamente umano.

Il lavoro nel 2035: meno mansioni, più orchestrazione

Se l’AI non compirà un salto evolutivo verso la super intelligenza , che è la tesi e la base di questo articolo (e non necessariamente quello che succederà) ma continuerà a diffondersi in modo capillare, il mondo del lavoro non verrà travolto — verrà ricodificato.

Non verranno impattati i lavori, ma le mansioni.

Le persone non saranno più “operatori di processi”, ma curatori di sistemi intelligenti.

Nel 2035, ogni professionista avrà un proprio agente cognitivo personale — una sorta di “co-pilota professionale” che:

  • gestisce i flussi informativi e burocratici,
  • prepara report, simulazioni e sintesi,
  • anticipa decisioni e segnala anomalie,
  • dialoga con i sistemi aziendali e con gli agenti degli altri colleghi.

Chi sarà più esposto ?

Non saranno i “lavori manuali” ad essere più impattati — ma quelli cognitivi standardizzati. Le professioni più esposte saranno quelle oggi basate su:

  • intermediazione informativa (impiegati, analisti, customer service, back office),
  • burocrazia e controllo (contabilità, compliance, HR operativo),
  • sintesi e reportistica (ricerche, marketing, project documentation)

Tutto ciò che può essere anticipato da un agente cognitivo verrà progressivamente automatizzato o “delegato”.

Chi avrà maggiori vantaggi ?

Guadagneranno sempre più centralità le competenze

  • di interpretazione (sapere leggere i contesti, non solo i dati),
  • di coordinamento umano-macchina,
  • di empatia e leadership adattiva

Il valore non sarà più nella memoria, ma nella visione e su questo la Scuola e Università insieme a tutti i docenti hanno ed avranno un ruolo sempre più centrale nella nostra società.

Il nuovo rischio: la diseguaglianza cognitiva

Non penso che Il vero rischio del 2035 sarà la disoccupazione, ma la diseguaglianza cognitiva: ovvero chi saprà usare, addestrare e interpretare gli agenti AI, avrà un vantaggio esponenziale rispetto a chi li subisce.  È lo stesso salto che nel Novecento separava chi sapeva leggere da chi no — ma su scala più profonda, perché qui si tratta di governare intelligenze.

Questo lo vedo già adesso nel 2025. E ahimè non può che amplificarsi.

E i Governi ?

I governi dovranno spostare il loro focus dalla protezione del posto di lavoro alla protezione della capacità cognitiva, investire massivamente in alfabetizzazione AI come un tempo si investiva nella scuola dell’obbligo, creare fondi di aggiornamento continuo legati alla carriera, introdurre infrastrutture pubbliche di AI — agenti civici, modelli trasparenti — per garantire a tutti un punto di partenza paritario.

Sul primo punto voglio essere più chiaro .

Per oltre un secolo, la politica del lavoro si è basata su un presupposto: “Il posto di lavoro è la forma primaria di sicurezza economica.”

Le leggi, i sindacati, la previdenza e la fiscalità sono stati costruiti giustamente per difendere il posto di lavoro: mantenerlo, tutelarlo, renderlo stabile. Ma nel mondo del 2035, dove il lavoro sarà fluido, distribuito e co-pilotato da AI, il posto non sarà più la vera unità economica. Per intenderci, quello “fisso” del buon Checco Zalone tantomeno.

La nuova risorsa da proteggere sarà la capacità cognitiva dell’individuo, come pensa e come agisce un individuo.
la sua abilità di capire, usare e governare gli strumenti di intelligenza artificiale che mediano ogni attività. Ecco perchè l’AI quindi non deve essere un servizio privato per pochi, ma un diritto di cittadinanza , per tutti.

Il ruolo dei Sindacati nel 2035

I sindacati dovranno evolversi da difensori del “posto” a curatori del capitale cognitivo collettivo.  Questo significa: negoziare standard etici e trasparenti per l’uso degli agenti AI sul lavoro, garantire accesso equo alla formazione, rappresentare non solo le persone, ma anche i loro dati e le loro identità digitali (che generano valore economico).

Il contratto collettivo del lavoro del futuro dovrà quindi includere clausole sull’interazione uomo-macchina:
Chi controlla l’output degli agenti ? Chi ne è responsabile ? Come si misura la produttività quando parte del lavoro è svolto da sistemi autonomi ?

Nel 2035, il lavoro umano non sparirà: cambierà pelle.

Ma senza un nuovo patto sociale tra individui, istituzioni e AI, rischiamo di sostituire l’ingiustizia economica con una ingiustizia algoritmica.

La sfida non è far lavorare l’AI per noi, ma con noi.

Chi riuscirà a creare equilibrio tra automazione e significato, tra efficienza e libertà, guiderà l’economia del 2035 che Non sarà solo human-centric, ma human-empowering.

Max Ciociola , CEO & Founder Musixmatch

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Valentino Spataro IusOnDemand

1) l'agente personale: ho iniziato a lavorarci nel gennaio del 2018, ancora ignoravo gli llm.

2) microservizi: manca un mercato. Ora. Domani ? Ora è lasciato alle API ai dev. Quando sarà pane per i dirigenti ? Et voila, i punti 2.1 2.2 2.3 sono un progetto dettagliato di marketplace con royalties in un tempo in cui il gratuito è usato come sottocosto per spiazzare la concorrenza. Quindi la domanda: con quale forza è sostenibile ? Un tema da risolvere.

3) agent first (però parli di ux): non capisco gli altri con la smania del codeless. Me li sto scrivendo da solo, a pacchi. Ux ? Siamo figli di Armani, ma abbiamo le competenze a sistema ?

4) glocal: è un trend in hype. Basta seguire youtuber italiani

5) orchestrazione: forse è la volta buona che impariamo a farla imparando a governa le migliaia di combinazioni di AI, modelli, parametri e contesti

6) il ruolo delle capacità cognitive nel futuro ? non basta saper proporre soluzioni pratiche, devono essere aperte all'utente/cliente che deve usarle facile come una tv e un contesto di promozione dell'AI, non di ostracismo medioevale.

7) sindacati e clausole: sante parole, meglio scrivano prima di lasciar scrivere ai tribunali.

Grazie. Conforta non sentirsi soli.

28.10.2025 Max Ciociola & Spataro
Max Ciociola , CEO & Founder Musixmatch


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